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La terza parte del racconto

24 Gennaio 2002 – Santa Fe.
Ci alziamo di buon ora e lasciamo “El Cafè del Mar” per andare a prendere la stanza libera della posada “Bahia del Mar”; fortunatamente, nessun altro é arrivato nella notte, ne prima di noi la mattina, così la troviamo libera e per 10.000 bolivares a giorno, la prendiamo.
Nostra intenzione per la giornata é quella di fare il tour, organizzato dal proprietario del “Cafè del Mar” alle piccole isole Caracas.
Purtroppo, siamo solo io e Michele a voler fare l’escursione, e per solo due persone la barca non si muove; minimo “sindacale”, quattro elementi !
Nell’inutile attesa, conosciamo Sandro, un simpaticissimo ragazzo Argentino, con origini siciliane, ospite del “Cafè del Mar”, con cui passiamo il resto della giornata sulla spiaggia di Santa Fe.
Quest’ultima é abbastanza lunga, di sabbia beige e sufficientemente pulita; ci sono poche palme, ma in compenso su di essa si susseguono le posade.
C’é anche il telefono della “CanTv”, che Michele di Bologna, conosciuto a P.to Colombia, ci ha assicurato funzionare anche per le chiamate internazionali, ma nonostante provi diverse volte, non riesco a prendere la linea.
Sotto la posada “Sietes Delfines”, c’é un piccolo bar, che ha dei tavolini sulla spiaggia; chiaramente non possiamo, non approfittarne per sorseggiare una polarcita e conosciamo Giuseppe e Paola dell’Isola d’Elba.
Anche loro stanno girando il Venezuela, ma a differenza di me e Michele che ormai ci stiamo avviando a terminare la nostra avventura, Paola e Giuseppe hanno di fronte a loro ancora molti giorni, che spenderanno all’ Isla Margherita e a le fantastiche isole Los Roques.
Non sarei sincero se non ammettessi di invidiarli un pò, ma purtroppo il tempo a nostra disposizione era limitato e tutto sommato, sono contento delle scelte che abbiamo fatto.
Inevitabilmente il discorso cade sulle reciproche impressioni del paese e in generale sia noi, che loro abbiamo maturato la stessa idea del Venezuela : chiaramente positiva.
Parlare la propria lingua a volte può far piacere e il tempo scorre via senza che neanche ci si renda conto. Il tramonto così non tarda ad arrivare e obiettivamente, chiude una giornata molto tranquilla.
Tornati alla posada, la signora ci comunica che ci sono altri due ragazzi che vogliono unirsi a noi per l’escursione alle isole Arapo, Arapito e la piscina; la cosa ci fa molto piacere, visto che potremo tirare un pò sul prezzo e risparmiare qualcosina, che non é mai una brutta cosa!
Prima di raggiungere il “Café del Mar”, dove ceneremo in compagnia di Sandro, ci fermiamo a casa di William, il pescatore, che ci porterà a fare l’escursione, e Michele riesce nell’impresa di tirare sul prezzo : per il nostro “gruppo”, il costo sarà di 3.500 bolivares!

25 Gennaio 2002 – Arapo, Arapito e “la piscina”.
Sveglia di buon mattino e come prima cosa, spesa al mercato, visto che per l’intera giornata saremo fuori.
Sulla spiaggia incontriamo Morten, che è arrivato nella notte e anche lui si unisce a noi per l’escursione.
Provo nuovamente a chiamare casa, visto che dobbiamo confermare il volo di ritorno, ma il telefono della spiaggia non funziona. Proviamo quindi dall’altro apparecchio disponibile a Santa Fe, posto nel centro del paese, sulla strada, che porta alla carrettera, di fronte alla chiesa.
Dopo una breve coda, riesco a chiamare casa e affido a Roberta l’onere di confermare il volo; chiamo anche Cinzia e anche con lei non ci sono problemi di comunicazione : meno male !
Ritorniamo alla posada a recuperare gli altri componenti del gruppo e alle 10.00 ci rechiamo da William. A noi si sono aggiunti altri quattro ragazzi : una coppia francese e una italiana.
Dopo un breve colloquio, in cui William mette in chiaro che il gruppo raccolto da Michele pagherà 3.500 bolivares, come da accordi, mentre i nuovi arrivati 5.000, come da lui richiesto normalmente, lasciamo Santa Fe alla volta della piccola isola di Arapo.
La giornata é splendida, il mare tranquillo, e la barca di William fila via veloce, costeggiando la costa.
All’improvviso avvistiamo un branco di delfini, William dirige la barca verso di loro e per qualche minuto abbiamo l’opportunità di vederli da vicino, in libertà.
Sono fantastici, perfetti nei movimenti; solcano le onde eleganti e veloci e poi emergono in sincrono, mostrando per un breve istante la pinna dorsale.
Lasciamo a malincuore questi splendidi animali, i miei preferiti, e riprendiamo il nostro viaggio.
William ferma la barca tra l’isola di Arapo e Arapito, proprio di fronte ad un’altro minuscolo isolotto, su cui è presente una costruzione apparentemente disabitata da anni : questo luogo viene chiamato “la piscina” e qui facciamo il bagno.
L’acqua é limpida e chiarissima, e sul fondale é possibile vedere il corallo. Indosso la maschera e comincio a scrutare il fondale; é bellissimo, ricco di vita e di colori, non vorrei più uscire da questo piccolo gioiellino della natura, ma il nostro tour non finisce qui, purtroppo…
Risaliamo a bordo e ci rimettiamo in marcia; circumnavighiamo un piccolo scoglio roccioso su sui sono appollaiati moltissimi cormorani e rondini di mare, quindi William indirizza la prua verso la piccola isola Arapito e ci lascia sulla spiaggia; ci accordiamo per essere ripresi nel pomeriggio.
Stranamente vuole essere pagato subito e non al rientro a Santa Fe e, pur fidandomi del nostro pescatore, verso i miei 3.500 bolivares, con qualche remora !
L’isoletta é molto carina, con una piccola spiaggia di sabbia chiara e diverse palme a garantire riparo dal sole, che picchia non poco; ci sono anche due grosse iguane, che non sembrano affatto intimorite dalla nostra presenza.
L’acqua é di un azzurro intenso e il fondale è ricco di piccoli scogli, tra i quali nuotano moltissimi pesci colorati; sembra un acquario naturale.
Resto a mollo con la maschera per molto tempo, anche perché verso riva le onde accumulano una quantità impressionante di coralli e madrepore.
Sembra tutto normale, ma sono convinto, che tra qualche giorno, ripensandoci, sarà incredibile riflettere su dove mi trovavo !
Alle 15.30 William ritorna a prenderci; é un pò presto purtroppo, ma lo sbaglio è stato nostro a non aver indicato un’ora precisa per il rientro.
Il ritorno mi sembra molto più veloce dell’andata e in poco più di mezz’ora giungiamo sulla spiaggia di Santa Fe, da dove siamo partiti in mattinata.
Il sole è ancora alto, quindi ci prendiamo una fresca polarcita da Julio ai “Sietes Delfini”
Michele ne approfitta per chiedre quali siano le marche migliori di “ron” e Julio ci fornisci tre nomi sicuri : “Pampero Anniversario”, “Selecto” e “1860”, affermando però che il primo é il migliore in assoluto, da bere liscio.
Ci indica anche che possiamo trovare un negozio che vende liquori, dove comprarlo, situato all’icrocio con la carretera, che porta a P.to la Cruz.
Visto che é ancora presto, ne approfittiamo; torniamo infatti alla posada, ci cambiamo e ci dirigiamo sulla carrettera.
Prendiamo la scorciatoia che si trova alla fine della spiaggia, poche centinaia di metri a sinistra della posada e ripercorriamo a ritroso la carrettera verso l’incrocio con la strada che porta alla spiaggia.
Ecco la vera Santa Fe, non certo quella delle posade o del centro a ridosso della stessa; quella che vediamo è la parte vera, povera, spoglia e squallida…
Case in lamiera senza pavimento, bambini semi nudi che giocano con nulla, sporcizia e degrado; anche questo é il Venezuela, povertà e indigenza.
Dopo una camminata di dieci minuti arriviamo all’incrocio e di fronte al piccolo spiazzo dove sostano le busete e i por puestos, troviamo la distilleria.
Compro il Pampero Anniversario” e lo pago 5.000 bolivares; alla distilleria vicino al mercato ce ne avevano chiesti 6.500 !
Al momento mi sembra caro, ma fra qualche giorno in aeroporto cambierò idea, visto che lo vendono a 30 dollari !
Incontriamo l’autista del por puestos con cui siamo arrivati qui a Santa Fe e gli chiediamo a che ora parte il primo viaggio della mattina : ci conferma che già alle 05.00, “salgono” a P.to la Cruz.
La cosa ci rallegra e tranquillizza; potremo infatti sfruttare anche l’ultimo giorno a nostra disposizione e lasciare Santa Fe il 27 mattina per raggiungere Caracas.
Fatta la nostra spesa, scendiamo lungo la strada che conduce alla spiaggia di Santa Fe e noto che a differenza della zona ad essa adiacente, qui ci sono moltissime persone; il paese é vivo e frenetico.
Arrivati a ridosso della spiaggia, nella zona del mercato, la gente svanisce e si cominciano a vedere solo i pochi turisti presenti; incontriamo infatti Morten e Sandro seduti al Cafè del Mar !
Portiamo il “ron” alla posada, quindi raggiungiamo i nostri due compagni di viaggio per la cena.
Pazzesco, due italiani, un norvegese e un argentino, che comunicano tra loro fra spagnolo e inglese.
Dopo cena io e Michele andiamo a farci una polarcita nel barettino di fronte al mercato; qui i turisti non vengono volentieri di sera e infatti ci siamo solo noi due insieme alle persone del posto. Tutto appare tranquillo e per nulla pericoloso; beviamo la nostra birra e rientrimo alla posada : domani è il nostro ultimo giorno !
26 Gennaio 2002 – Playa Colorada.
Come sempre ci alziamo presto e dopo aver preso un pò di caffè alla posada ci rechiamo al mercato per comprare qualcosa per la giornata, che abbiamo intenzione di trascorrere a Playa Colorada.
Ne approfittiamo anche per telefonare a casa ed avere conferma che tutto sia a posto per il volo, ma non troviamo nessuno.
Al mercato compro anche un CD di merenge, ma il mio interlocutore non mi da margini per contrattare e finisco per pagarlo 2.000 bolivares.
Come abitudine prendo un litro di acqua (500 bolivares) e completo la colazione con una sorta di bombolone al formaggio, molto buono, che mi costa 350 bolivares (prosciutto e formaggio, 400 bolivares).
Recuperiamo Morten e prendiamo il por puestos per Playa Colorada : costo del viaggio 500 bolivares. Sandro non viene con noi, perché é rosso come un “camarones” !
Il tragitto sino a Playa Colorada é assai breve, circa 15 minuti e prima di giungervi abbiamo la fortuna di osservarla dall’alto della strada; appare molto carina, con la sua sabbia di un beige brillante e molto intenso e le alte palme a ridosso.
L’acqua é di un verde tenue e diventa subito profonda; ci sono vari locali a ridosso della spiaggia, dove poter bere e mangiare spendendo relativamente poco.
Purtroppo é sabato e oltre che pittoresca, Playa Colorada si rivela anche abbastanza affollata.
Incontriamo Paola e Giuseppe e con piacere passiamo il pomeriggio insieme a loro.
Alle 17.00 rientriamo a Santa Fe e riprovo a chiamare casa; questa volta trovo mamma, che mi ribadisce che il volo é confermato. Chiaramente, chiamo anche Cinzia.
Lasciamo la strada e prendiamo la spiaggia, ma prima di andare alla posada, ci beviamo l’ultima polarsita da Julio ai “Sietes Delfines” godendoci il tramonto : fantastico !
La sera ceniamo con tutti gli altri al “Cafè del Mar” : l’ultimo giorno é finito !

27 Gennaio 2002 – Santa Fe, P.to La Cruz, Caracas, partenza.
Ci svegliamo alle 05.15 e completato l’affardellamento dello zaino, lasciamo la posada “Baia del Mar”
In poco meno di 15 minuti attraversiamo la piccola Santa Fe che ancora dorme e raggiungiamo l’incrocio con la carrettera, dove troviamo subito un por puestos in partenza per P.to la Cruz; in un’ora e al prezzo di 1.000 bolivares raggiungiamo il terminal.
Qui prendiamo il primo pullman per Caracas della compagnia Los Llanos, che parte alle 07.30; costo del biglietto 10.000 bolivares.
Come al solito é bello e comodo, ma l’aria condizionata porta la temperatura interna a 4 C° !
Parte in orario e dopo una sosta, circa a metà del viaggio in una sorta di autogrill del luogo, tra l’altro caro come il fuoco, alle 12.45, giunge a Caracas.
Dal terminal in pochi minuti, percorrendo a ritroso la strada che già avevamo fatto 16 giorni prima, raggiungiamo la vicina fermata della metropolitana : “La bandera”.
Acquistiamo il biglietto, zona gialla, a 350 bolivares e dopo aver cambiato treno a “Plaza Venezuela” per prendere la linea, che va verso Pro Patria, scendiamo a “Gato Negro”.
La metropolitana conferma la buona impressione che mi aveva fatto al mio arrivo : é pulita, sicura, nuova, funzionale e architettonicamente uguale a quella di Milano.
Usciti, si trovano subito i pullman, che portano all’aeroporto; il costo del biglietto è di 2.500 bolivares e in poco meno di mezz’ora si giunge a Maquetia e si viene lasciati di fronte all’entrata dei voli internazionali.
Facciamo subito il check-in e scopriamo con piacere che il nostro biglietto comprende la tassa di espatrio, che bisogna corrispondere alla propria partenza dal Venezuela; tuttavia tale tassa é aumentata e di conseguenza, corrispondiamo solo la differenza : 11.000 bolivares (tale tassa dipende dal numero di giorni che ci si trattiene, per un periodo di 16 giorni, l’importo era di circa 24 dollari).
Spendiamo gli ultimi bolivares in aeroporto, dove non riusciamo a trovare i francobolli per le cartoline, che partiranno così dall’Italia !
In proposito vi consiglio di cercare appena possibile un Correos, ovvero un ufficio postale se volete inviarle dal Venezuela, altrimenti farete la mia fine !
Alle 16.55 ci imbarchiamo, molto mestamente e prendiamo posto sul nostro volo Alitalia, che in poco più di 8 ore e 30 minuti, ci riporta alla normalità di casa…, sino al prossimo viaggio!

Maurizio Fabbri

Nota: Merito per questa fantastica avventura va sicuramente e indiscutibilmente a Nadia della Cit di Como, a cui, da qualche anno, ci rivolgiamo con fiducia. I suoi sforzi, la sua pazienza e la sua professionalità e tempestività nell’avvisarci della disponibilità dei voli e di questa offerta, oltre a farci risparmiare sensibilmente, hanno contribuito, non poco, all’ottima riuscita di questo viaggio.

Inizio del racconto

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