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20 Gennaio 2002 – Ciudad Bolivar, Canaima. 
Alle 05.50 arriviamo a Ciudad Bolivar. Usciamo dal terminal cittadino e proviamo a telefonare dai telefoni all’angolo della strada. Miracolosamente Michele prende la linea e parla con Dino, a cui spiega i problemi che abbiamo incontrato a telefonare; successivamente dallo stesso telefono, provo io, ma non riesco a comunicare con l’Italia.

Decidiamo quindi di raggiungere il centro : dobbiamo infatti andare all’Hotel Caracas, per informarci sul costo del tour al Salto Angel.
La fermate della buseta, che porta al “Paseo”, ovvero la via che costeggia il fiume Orinoco, si trova sulla strada a destra rispetto all’uscita del terminal; costo del tragitto, 200 bolivares. Tempo di percorrenza, 10 minuti, a meno che non facciate come noi, che un pò addormentati, non abbiamo chiesto all’autista di lasciarci a destinazione, facendoci così due volte il giro !
Finalmente scendiamo davanti all’Hotel Caracas : sono le 06.45. In giro non c’é quasi nessuno e trovatomi sul Paseo, mi sembra di essere tornato indietro di 100 anni !
Purtroppo tutto é molto malandato e sporco e non mi entusiasma più di tanto.
Alle 07.00 entriamo all’Hotel Caracas, dove con grande stupore e contentezza scopriamo che il tour per il Salto Angel costa 200 $ per tre giorni, due notti, più 8.000 bolivares per l’accesso al Parco nazionale di Canaima, da pagare direttamente in loco; non credo alle mie orecchie, sono contento e soddisfatto.
Chiediamo quando é in programma la partenza del primo tour e scopriamo, che alle 08.00 ne parte uno ! Manca solo mezz’ora, ma non abbiamo dubbi, andiamo anche noi !
Paghiamo con i travell cheque rimasti e ci prepariamo.
Dato che lo zaino può essere lasciato al deposito bagagli dell’Hotel, allestisco solo lo zainetto; prendo due magliette, una delle quali a manica lunga, il k-way, le calze, mutande, un asciugamano, il repellente per le zanzare e il necessario per lavarmi.
Potrebbe sembrare poca roba, ma é sufficiente, visto che ho indosso il costume, che risulterà utilissimo, e i pantaloni lunghi; unico cosa utile non pervenuta, le ciabatte !
Il primo tratto di viaggio si svolge con l’immancabile buseta, ma tranquilli sono solo 4 ore ! Circa a metà viaggio, si sosta in un area di servizio, dove prendiamo un café negro, molto, ma molto forte, che ci sveglia definitivamente.
La buseta copre lo spostamento da Ciudad Bolivar a La Paragua, piccolo villaggio fatiscente, dove c’é, esclusivamente, un minuscolo aeroporto, da dove prendiamo un “cessna”, che in circa 20 minuti, ci porta a Canaima.
Mi permetto di spendere alcune righe sul volo che ho fatto, il primo con un aereo così piccolo…
Scesi all’aeroporto, mi ricordo di aver pensato : “quanti rottami di aereo, ma dove saranno quelli che dobbiamo prendere ?”, non ce ne erano altri !!!
Terrificante é la parola che rende meglio il mio stato d’animo…; tuttavia colto da raptus, appena chiamano quattro persone, con Michele mi faccio avanti e saliamo con due ragazzi canadesi sul primo “cessna”, pilotato dal capitano Jose F. Madriz, un incrocio tra il capitano Stubin di “Love Boat” e Sammy Davis Junior !
Il “cessna” ha i suoi annetti e li dimostra tutti; i sedili sono infatti sfondati, i vetri offuscati e le cuffie del capitano vengono tenute insieme dal nastro adesivo per pacchi…
Nonostante tutto questo, l’aereo decolla e atterra a Canaima senza problemi, se si eccettuano i numerosi vuoti d’area !
Giunti a Canaima, bisogna pagare il biglietto di ingresso al parco : costo, già noto, 8.000 bolivares.
Quindi si viene portati al proprio campo base; il nostro era quello della “Tiuna Tour”, la migliore per quello che riguarda il rapporto qualità, prezzo.
Qui mi sento in dovere di fare una precisazione importante : state bene attenti ai pacchetti viaggio che acquistate e diffidate dalle imitazioni !
Se volete essere sicuri di acquisire un tour al Salto Angel qualitativamente ottimo, rivolgetevi esclusivamente all’Hotel Caracas; non fidatevi di altre persone o agenzie, che vi offrono cose che poi non troverete, come lance singole, servizi migliori, ecc., magari a prezzi molto più alti.
Un tour al Salto Angel di tre giorni, due notti, con spostamenti, guide e pasti dalla partenza all’arrivo può costare dai 200 ai 350 $ a seconda della compagnia a cui ci si affida e del luogo da cui si viene. A Canaima ci sono solo tre compagnie che gestiscono i tour al Salto Angel : la “Tiuna Tour”, la “Canaima Tour” e la “Bernal Tour”.
L’Hotel Caracas, ve li può vendere tutti e tre; chiaramente la differenza sta nel prezzo.
La migliore come rapporto qualità-prezzo é la “Tiuna Tour”, che con 200 $ offre un buonissimo servizio.
Sappiate inoltre che i tour si acquistano esclusivamente all’interno dell’Hotel Caracas; se vi avvicinano alla stazione degli autobus dicendo di essere operatori, mostrando tesserini e/o biglietti da visita dell’Hotel e cercano di vendervi il tour, non fidatevi, perdereste i vostri soldi !
Andate direttamente all’Hotel Caracas e comprate il vostro tour da Francisco, sarete sicuri di trovarvi bene.
Torniamo ora a Canaima. Al campo base della Tiuna Tour ci viene subito servito il pranzo, quindi si viene assegnati alle guide.
In genere i gruppi sono formati da otto persone, il massimo che possono portare le lance e ad ogni gruppo é affidata una guida. Queste ultime sono molto professionali, parlano correttamente diverse lingue, tra cui l’italiano, e hanno contribuito in modo determinante a rendere il tour al Salto Angel indimenticabile; le nostre erano Joe e Francisco, due ragazzi preparati, simpatici e squisiti.
Prima di partire é necessario chiudere il proprio zaino in un sacco nero dell’immondizia, che vi viene fornito al campo, in modo che non si bagni durante il viaggio in lancia; anche per la macchina fotografica vi viene dato un piccolo sacchetto, prendetene due, vi torneranno comodi !
Vi consiglio di indossare il costume, i sandali e di portare con voi il k-way; tenete invece le scarpe (chiaramente e rigorosamente da ginnastica o meglio ancora da treking) con lo zaino all’asciutto, per la sera ed i giorni successivi.
Verso le due si parte per l’avventura. Con la propria guida si sale sulla lancia e si vanno a vedere i piccoli salti presenti nella laguna di Canaima, che sono nell’ordine : Ocaima, Golondrina, Wadaima, Hacha, Sapo, Sapito e Ara.
Dopo essere passati con la lancia di fronte ai primi quattro, si torna a terra e si prosegue a piedi alla volta dei restanti quattro.
Seguendo il sentiero, passiamo sotto il salto Sapo e andiamo a fare il bagno ai piedi del salto Sapito. Questo, probabilmente, é un privilegio di chi come me é stato in Venezuela a Gennaio, nella stagione secca; in estate infatti, con i fiumi gonfi, dubito che ciò sia possibile.


I salti sono magnifici e l’acqua é molto scura, sembra quasi te o coca-cola; non é fredda come pensavo fosse e farci il bagno é piacevole.
La natura circostante é incredibile; distese sconfinate di verde, molto simili alle scenografie di “Jurassic ParK”, da cui emergono maestosi i tepui, dall’inconfondibile forma rettangolare.
Ripresa la lancia, risaliamo il fiume Carrao per circa tre ore, non senza difficoltà; l’acqua bassa infatti, costringe il timoniere a spostarsi a destra e a sinistra del fiume per evitare le pietre.


La forma arrotondata della chiglia delle lance permette alle stesse di passare eventualmente indenne sulle rocce ma ne diminuisce la stabilità, quindi tutti sono chiamati a bilanciare il peso in modo da evitare che la lancia si capovolga.
In pochi minuti, ci si trova bagnati, perché le sponde della lancia sono basse e sovente si viene investiti dagli schizzi della prua; mettersi il più indietro possibile, vi renderà molto meno umido il viaggio.
Intorno alle 17.00 giungiamo al campo base intermedio della “Tiuna Tour”, dove passeremo la notte.
Il campo é ben organizzato, dotato di docce e servizi igienici e ad ognuno é assegnata un’amaca dove dormire !
Di fronte alle amache ci sono i tavoli dove vengono consumati i pasti, di buona qualità, ma non certo di abbondante quantità.
Oltre i tavoli c’é un piccolo prato con un sentiero, alla fine del quale si trova un tranquillo affluente del più ampio e agitato fiume Carrao; qui é possibile in alternativa alla doccia, lavarsi. E’ un’esperienza particolare, che vi consiglio di provare.
Il nostro gruppo é abbastanza omogeneo per età ed é formato da 15 elementi : oltre a me e Michele, unici italiani, ci sono Lisa e Russel americani di Washington D.C., Morten norvegese di Oslo, Tien signore di mezza età australiano, in seguito soprannominato “l’uomo ovunque” due canadesi, cinque inglesi, una coppia di coniugi tedeschi e due signore venezuelane.
Con Lisa e Russel leghiamo in modo particolare, anche perché Lisa avendo studiato un anno all’università di Bologna parla abbastanza bene l’italiano; anche con Morten comunichiamo abbastanza, ma in spagnolo.
Dopo la cena le guide ci spiegano cosa ci aspetterà il giorno dopo e il solo pensare a cosa faremo mi elettrizza; speriamo solo che sia una bella giornata.
Non resta che andare a riposare, ma dormire sull’amaca non é così semplice come si crede, soprattutto se non lo si é mai fatto; fortunatamente Michele ne ha ben due a casa e le ho già collaudate !
Inoltre mi ricordo perfettamente le dritte che mi ha dato e le metto subito in pratica. Sistemo la coperta che ci hanno fornitomi sul fondo dell’amaca come un lenzuolo, in modo da ripararmi dall’umidità che sale dal terreno, quindi mi posiziono in diagonale, così da non dormire con la schiena curva e con i lembi della coperta mi copro. Chiaramente sono vestito con calze, pantaloni lunghi e maglietta a maniche lunghe, visto che la sera la temperatura scende parecchio, rispetto al giorno. In men che non si dica sono nel mondo dei sogni…

21 Gennaio 2002 – Salto Angel.
Durante la notte piove…; mi sveglio più volte e dopo le cinque non riprendo più sonno.
Alle 06.15 albeggia ed in pochi secondi é subito giorno; lentamente tutti si alzano e dopo la colazione siamo pronti per l’avventura.
La giornata é serena, il fiume é alto; condizioni perfette che ci consentono di abbassare ad un’ora e mezza il tempo del nostro spostamento con la lancia.
Se non avesse piovuto, come spesso accade nella stagione secca, ci sarebbe voluto molto più tempo : circa 4 ore ci confida Francisco.
Risaliamo il rio Carrao, sino ad incontrare il rio Chorun, nelle cui acque proseguiamo il nostro viaggio. La canoa fila veloce e a tratti si inclina paurosamente a causa dei repentini spostamenti verso destra e verso sinistra, che si rendono necessari per evitare le secche; é un’avventura nell’avventura !
Gli schizzi sono molto frequenti e copiosi, tanto che a volte sembrano vere e proprie secchiate d’acqua.
Indosso il K-way, come consigliato dalle stesse guide, una maglietta ed il costume, ma ho commesso un grosso errore; mi sono infatti messo le scarpe da tennis, che ormai sono inzuppate d’acqua !
Grossa stupidaggine, visto che si asciugheranno dopo giorni !
Consiglio utile : negli spostamenti in canoa, indossare sempre i sandali e portare le scarpe in un sacchetto di plastica; così facendo resteranno asciutte e potrete usarle tranquillamente per l’escursione e per i giorni successivi !
Anche la macchina fotografica é ben protetta in un doppio sacchetto di plastica; perdere le foto di questo viaggio sarebbe imperdonabile.
Lo scenario che mi circonda é incredibile; bello, selvaggio, incontaminato e affascinate. L’acqua del fiume ha un colore particolarissimo; sembra infatti tè, talmente é ambrata. Causa di ciò é il tannino contenuto nelle piante circostanti.
Dopo circa un’ora e mezza di lancia giungiamo al secondo campo base, dove al termine dell’escursione torneremo a mangiare; abbandoniamo le lance e lasciato il superfluo, proseguiamo l’escursione a piedi.
Tuttavia, tra le fronde degli alberi, da lontano, é già possibile vederlo. Maestoso, di fronte a noi si staglia il Salto Angel; un filo d’acqua ininterrotto, che si lancia dallo “Auyan Tepui”. Quasi mille metri di cascata…, la più alta al mondo.
L’ascesa sino ai piedi della cascata dura circa un’altra ora e mezza e si sviluppa completamente all’interno della foresta tropicale, seguendo uno stretto sentiero, costellato di radici e rocce, che forniscono dei gradini naturali, tanto comodi, quanto scivolosi.
La vegetazione che mi circonda é impressionante. La foresta é viva, sembra quasi che respiri, ne percepisci la presenza, la forza, la purezza; mi avvolge completamente e dopo pochi passi, la luce si attenua e il cielo svanisce tra le sue fronde.
Durante la prima ora di cammino il sentiero é agevole e di media pendenza; poi, però, nell’ultimo tratto, diviene ripido e impervio e i venti minuti finali dell’ascesa, per raggiungere il “mirador”, sono abbastanza impegnativi. E’ il preludio al clou della giornata…
Improvvisamente, infatti, usciti dalla boscaglia mi ritrovo di fronte a sua maestà il Salto Angel (in lingua locale, “kerepakupai mero”).
Non mi sono mai sentito così piccolo in vita mia…; é imponente, maestoso, immenso nel suo chilometro di salto.
Durante la stagione secca é costituito esclusivamente da una sola colonna d’acqua, ma in quella delle piogge, é formato da 14 grandi e 6 piccole e l’accesso al “mirador” é molto difficile e disagevole, visto che si viene letteralmente investiti dalla brezza generata dalla cascata.
Le foto che ho fatto non renderanno mai giustizia a questo prodigio della natura, che porta il nome del pilota inglese Jimmy Angel; riguardandole, mi rendo conto che la macchina fotografica, questa volta, non é stata in grado di ritrarre la bellezza di questo colosso; per riuscire a spiegare l’emozione che mi ha dato trovarmi lì, dovrei essere così bravo da descrivere la fatica, gli odori, i rumori, il clima e mille altre peculiarità, che hanno reso questa esperienza unica e indimenticabile.
Le emozioni non sono però finite qui; la stagione secca, infatti, ci riserva un’altro privilegio.
Torniamo sui nostri passi e scendiamo un poco, sino a giungere ad un laghetto, formato dall’acqua della cascata nel punto in cui si trasforma in ruscello e prosegue la sua discesa verso il rio Chorun. Qui é possibile fare il bagno…, ai piedi del Salto Angel !
Da questo punto di vista mi sembra ancora più affascinante; se lo si guarda per qualche minuto, ci si rende conto che non é una semplice cascata, visto che sotto l’effetto del vento, il suo aspetto cambia continuamente.
La discesa sembra molto più breve della salita, ma porta via un’oretta; giungiamo infatti alle 13.45 al campo, dove molto volentieri consumo il pranzo.
Verso le 15.00 riprendiamo la lancia e con un terzo in meno del tempo, raggiungiamo Aonda, dove passeremo nuovamente la notte.
Trascorro le ultime ore del pomeriggio al sole, che alle 17.30 sparisce. Ripeto l’esperienza del giorno prima, che mi é molto piaciuta e invece di usare le docce, mi lavo nelle acque del fiume.
La cena non si fa attendere molto e devo dire che l’accolgo con entusiasmo, vista la fame…; la cucina si conferma buona, ma la quantità é appena sufficiente !
Intorno alle 22.00, dopo esserci intrattenuti a parlare con Lisa, Russel, Tien e la coppia di tedeschi, dai quali apprendiamo, che Zanzibar é fattibile anche con il solo volo, raggiungo la mia amaca e buona notte a tutti…
22 Gennaio 2002 – Canaima, Ciudad Bolivar.
Sveglia alle 06.30 dopo una notte umida e freddina, colazione e partenza per il ritorno a Canaima.

Riprendiamo le lance e percorriamo a ritroso il rio Carrao; la lancia fila via veloce, favorita dalla corrente e in poco meno di un’ora e mezza siamo a destinazione.
Piccola passeggiata, costeggiando la laguna e la spiaggia di Canaima, quindi, dopo aver attraversato il villaggio della Canaima tour, Francisco ci accompagna all’aeroporto, dove scopriamo che il nostro rientro é fissato con il volo delle 14.30; sono solo le 11.30 !
Raggiungiamo il villaggio della Tiuna Tour, dove fatta una bella doccia, ci mettiamo pazientemente in attesa.
Fortunatamente non siamo soli; con noi ci sono infatti anche Lisa e Russel e coloro che hanno optato per il tour di 4 giorni.
Purtroppo per loro a Canaima c’é ben poco da fare e da vedere e il giorno aggiuntivo é più un supplizio, che un piacere; inoltre il cibo non é compreso !
Alle 12.45 pranziamo e facciamo una piacevole, quanto terrificante scoperta ! Lisa e Russel, a cui siamo abbinati per il viaggio di ritorno, sono venuti direttamente da Ciudad Bolivar in aereo, quindi, presumibilmente, anche il ritorno sarà uguale : mi aspetta un’ora di cessna !
Sono contento, perché evito le quattro ore di buseta, ma al tempo stesso preoccupato di come sopporterò l’ora di volo.
Alle 15.00 ci portano sulla pista, dove con piacere noto che il cessna é in condizioni molto migliori di quello che mi ha portato a Canaima da La Paragua; anche il capitano, sembra più serio e affidabile, anche se il pretesto per giustificare il ritardo di trenta minuti é un tantino allarmante : si é rotto un sacco di cemento durante l’atterraggio !
Il viaggio di ritorno si rivela tranquillo, anche se attraversiamo diversi nuvoloni carichi di pioggia; riesco anche ad addormentarmi.
Alle 16.00 atterriamo a Ciudad Bolivar, dove ci congediamo da Lisa e Russel.
Provo a chiamare casa dai telefoni dell’aeroporto, ma non si riesce a prendere la linea.
Un ragazzo peruviano che lavora per un’agenzia di viaggio, mi consiglia di chiamare da un telefono a pagamento; prendo la linea, ma la comunicazione è molto disturbata.
Usciti dall’aeroporto saliamo su una buseta per raggiungere il paseo, ma sbagliamo direzione. Quando ci accorgiamo di allontanarci dal centro scendiamo e per tornare l’Hotel Caracas, siamo costretti a prendere un taxi.
Sul paseo c’é moltissima gente; la città sembra molto viva, ma é solo la prima impressione !
Decidiamo di dormire all’Hotel Caracas, dove per una doppia spendiamo 7.000 bolivares; chiaramente le stanze sono consone alla spesa : usare il termine squallido é infatti un eufemismo !
La camera é buia, calda e con scarafaggi inclusi…; il bagno, senza porta, lascia molto a desiderare.
Bisogna davvero dire, che l’Hotel Caracas é ottimo, esclusivamente, come punto di riferimento per acquistare il tour al Salto Angel o, con la “Expediciones Dearuna”, i tour di 2/3/4 giorni nella Gran Sabana. Per quello che riguarda il pernottamento, stendiamo un velo pietoso; tuttavia, se dovete fermarvi solo una notte, il prezzo, così basso, lo rende interessante.
A Ciudad Bolivar l’umidità é impressionante; fa veramente molto caldo…
Quando usciamo, la gente comincia a diradarsi e dopo le 19.30 in giro non si vede più nessuno.
Percorriamo il Paseo per cercare un posto dove mangiare, ma quelli che vedo sono veramente poco invitanti. Nessuno di quelli in cui entro, mi fa una buona impressione, anzi mi sembrano tutti sporchi e improvvisati.
In generale tutta la città mi appare sporca e squallida, ma sarei poco obiettivo se non aggiungessi, che ho visto solo il paseo…; tuttavia, a mio modesto parere, se riuscite a non fermarvi, é la miglior cosa !
Anche qui i bancomat non ci consentono di prelevare con la carta di credito e l’unico modo di ottenere soldi é farsi fare un anticipo di contante; per fare questo, però, é necessario che la banca sia aperta !
Riusciamo a mangiare in un bar sul paseo a 500/600 metri a sinistra, uscendo dall’Hotel Caracas; il locale é molto carino e caratteristico, ma la qualità e quantità del cibo, appena sufficiente.
Sono abbastanza nervoso e devo ammettere che Ciudad Bolivar é il luogo più brutto che ho visto sino a questo momento in Venezuela; pensare che la guida ne parlava tanto bene…
Facciamo ritorno all’Hotel Caracas, dove sorseggiando l’immancabile polarcità, ci intratteniamo a parlare con Francisco, uno degli operatori da cui é possibile acquistare i vari tour. Ci chiede di scrivere qualcosa sul guest-book del Tour del Salto Angel e non ho difficoltà a farlo, visto che da questo punto di vista, e mi ripeto, mi sono trovato benissimo. Facciamo conoscenza con Toni, un simpatico napoletano, che come noi, é in giro per il Venezuela con la moglie e il figlio di 2 anni.

23 Gennaio 2002 – Ciudad Bolivar, P.to La Cruz, Santa Fe.
La notte di Ciudad Bolivar é caratterizzata da un caldo umido opprimente e devo ammettere che dormo proprio male. Forse, però, molto dipende anche dalla pessima considerazione che ho maturato sulla stanza del Caracas !
Appena svegli ci rechiamo in banca per prelevare del contante. Andiamo al Banco de Venezuela, che si trova su una perpendicolare del Paseo, fatti trecento metri a sinistra usciti dall’hotel.
Apertura prevista per le 08.30; prendiamo quindi un café negro nel bar di fronte e poi ci mettiamo in coda con tutti gli altri.
Qui ci risparmiano la foto, ma la procedura per poter prendere 100.000 bolivares (equivalente di circa 150 euro) ci ruba comunque mezz’ora.
Pagata la stanza, usciamo dal Caracas, attraversiamo la strada e prendiamo la buseta per il terminal; in circa venti minuti siamo a destinazione.
Alle 10.00 arriva il pullman per P.to la Cruz, che quindici minuti dopo ci consente di lasciarci alle spalle la squallida Ciudad Bolivar. Costo del biglietto, 5.000 bolivares.
Verso le 14.30 arriviamo a Barcellona; da qui a P.to la Cruz la strada é breve, ma un inconveniente é in agguato : la superstrada é infatti interrotta a causa di una manifestazione!
Il pullman prende quindi una strada alternativa, ma comprensibilmente, c’é molto traffico, così per percorrere un tratto di pochi chilometri, ci impieghiamo più di un’ora ! Alle 15.47 entriamo nel Terminal di P.to la Cruz.
Per arrivare a Santa Fe, manca ancora uno spostamento, che é possibile fare con i “por puestos”, ovvero, furgoni da 10/12 posti, che partono solo quando sono pieni.
Si trovano facilmente, visto che sono parcheggiati lungo la strada, di fronte all’entrata del termianl.
Ci sono anche i telefoni della Cantv, quelli che funzionano molto raramente, almeno per ciò che riguarda il collegamento internazionale; provo quindi a chiamare e miracolosamente, riesco a parlare con l’Italia.
Verso le 17.00 il “por puestos” lascia P.to la Cruz e in circa 45 minuti raggiunge Santa Fe; costo dello spostamento 1.000 bolivares.
P.to la Cruz non mi fa una buona impressione, ma questo é soltanto un giudizio dato a pelle; in seguito scoprirò, per bocca di altre persone, che non avevo sbagliato per niente : é molto cara, rispetto al resto del Venezuela e brutta.
La strada che porta a Santa Fe, costeggia il litorale, che per il primo tratto non é per nulla invitante, visto che ci sono i cementifici e delle grosse navi ormeggiate al largo.
Abbandonata P.to la Cruz, però, il paesaggio ritorna particolarissimo e sotto di noi si susseguono piccole baie con graziose spiagge, tra le quali intravediamo Playa Colorada.
Giunti a Santa Fe il “por puestos” ci lascia quasi sulla spiaggia, dove si trovano le uniche posade del paese.
Leggendo la guida, abbiamo deciso di andare alla “Posada Bahia del Mar”, ma ci facciamo traviare da una signora che era sul “por puestos” con noi, che ci consiglia la “Posada Cafè del Mar”, la prima che si incontra sulla spiaggia, che fa anche da ristorante, dove lavora.
La stanza costa 8.000 bolivares e la prendiamo; é piccola e buia, ma pulita con un bagno spazioso, ma spartano.
Le stanze si trovano sul retro del ristorante e la posada ha due piani; a pianterreno, ci sono le stanze con letti singoli, meno curate e più economiche, al primo piano, le stanze con letti matrimoniali e al secondo una sorta di veranda con alcune vecchie sedie e due amache, dove comprata una bottiglia di ron e di coca, ci facciamo un bel cuba libre come aperitivo.
I tavoli del ristorante sono direttamente sulla sabbia della spiaggia, sotto un pergolato, di fronte al mare; l’atmosfera é molto bella, soprattutto, se penso che é fine Gennaio !
La sera ceniamo proprio qui, in maglietta, con i piedi nella sabbia; del resto non ci sono alternative, visto che a Santa Fe oltre a questo c’é solo un’altro ristorante, posto all’inizio della spiaggia, che però ha prezzi molto più alti.
La cucina si rivela ottima : prendiamo delle seppie all’aglio il cui sughetto é gustosissimo e ci invita all’italianissima “scarpetta” e un filetto di sierra alla plancia, dall’aspetto e dal sapore molto simile al pesce spada. Il tutto, chiaramente accompagnato da alcune polarsite ! Costo del tutto : 8.800 bolivares.
Mentre siamo al tavolo, sulla spiaggia rivediamo Toni, il napoletano conosciuto a Ciudad Bolivar, che ci dice di essere alla posada “Bahia del Mar”, di cui ci parla benissimo e ci invita a passarlo a trovare; chiaramente, anche per curiosità di vedere a cosa abbiamo rinunciato, dopo cena andiamo.
Seguiamo la spiaggia e dopo trecento metri troviamo la posada; gestita da una signora francese, l’impatto é subito molto positivo.
Attraverso un cancello, si passa infatti, dalla sabbia ad un grazioso giardino, ben curato. A destra, sotto un pergolato, c’é la cucina comune, due frigo e un gran tavolo a disposizione; ai pali di legno, che costituiscono il pergolato, penzolano due amache, che fanno molto ambiente. A sinistra c’é una doccia, dove ripulirsi della sabbia, rientrando dalla spiaggia e di fronte alcune sedie in pelle e due piccoli tavolini bassi.
Domandiamo se hanno una camera e visto che la risposta é affermativa, chiediamo di poterla vedere.
Le stanze si trovano, oltre che sul giardino, anche sul retro. Attraversiamo un piccolo corridoio e usciamo in un cortile; qui c’é un secondo edificio, che fa sempre parte della posada, dove a piano terra, c’é la lavanderia, al primo piano, altre due stanze. Sono veramente molto carine, pulite, ben curate e nella loro essenzialità, graziosamente arredate.
La decisione può essere soltanto una : l’indomani verremo a prendere possesso della camera!

Continua…

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