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Viaggio alla scoperta dell’africa australe, di un grande stato come la Namibia. Il viaggio è stato fatto in 16 giorni in automobile 4×4.

Sono arrivato in Namibia una fredda mattina di agosto. Appena sceso dal volo della Air Namibia proveniente da Francofotre una folata di vento freddo ci ha quasi tagliati in due. Arrivavo dall’estate italiana in calzoncini e camicia maniche corte.
Fortunatamente avevo lasciato fuori dallo zaino la giacca a vento, ma avevo aspettato troppo a vestirmi. L’Africa con questo schiaffo gelido ci ha dato il benvenuto.

L’aeroporto di Windhoek non è dei più grandi ma comunque rispetto allo standard africano è ottimo.
Appena arrivati, dopo una bella passeggiata lungo la pista e fino dogana, bisogna compilare la richiesta d’ingresso. Agli Italiani viene consegnata una lettera dell’ambasciatore che da alcuni consigli (per il vero non proprio tutti esatti).


Infatti al contrario di quanto scritto in Namibia per circolare non è necessaria la patente internazionale. Invece estremamente utile l’indicazione sulla velocità da tenere su strada sterrata. Infatti, per noi abituati alle autostrade asfaltate europee, trovarsi alla guida di un grosso e potente fuoristrada, con guida a sinistra, può, al primo impatto, dare alla testa. L’importante è andare a velocità moderata ed in città molto lentamente.

La Namibia infatti con i suoi immensi spazi aperti, sballa la nostra percezioni delle distanze e della velocità.
Può capitare di viaggiare per ore con lo stesso panorama, magari affrontando il deserto del Kalahari, e oltre ad un possibile colpo di sonno non ci si accorge di andare a tavoletta.
La fregatura arriva quando da una pista battuta ci si trova ad affrontare un percorso misto, magari rocce/sabbia.

Il terreno è infatti insidioso e la vettura va dove vuole, quindi è facile perdere il controllo.
Quindi moderare la velocità secondo le situazioni della strada.
Si parte quindi con il mio Toyota Condor 4×4 noleggiato dall’Avis e via verso nord sulla B1 e poi sulla C38.

Windhoek molto facile da girare in automobile, ma quello che colpisce subito è il cielo, e quest’insieme di persone che si muovono per tutta la città.
Il traffico da noi è molto più caotico mentre qui pur essendo intenso è più ordinato, forse saà il viaggio in aereo o forse sarà stato il cambio guida a sinistra ma questo rende tutto più strano. Il primo giorno continuavo a cercare il cambio con la mano sbagliata.
La strada è asfaltata e a due corsie filanti, si esce dalla capitale in poco tempo e subito si cominciano a vedere i primi animali, scimmie a lato. La strada è regolare e si viaggia senza il minimo problema verso nord, toccando Otjiwarongo, poi diventa man mano più piccola ed infine si arriva alle porte del Grande parco Etosha.

Etosha National Park

Il parco è tutto recintato con un a doppia rete in metallo molto alta.
L’ingresso a sud è dall’Andersson’s Gate dove i rangers prendono nota della targa e dove subito si vedono i primi animali. Siamo fortunati un piccolo sciacallo, ma li vicino e nascosto all’ombra un grosso leone si gusta la colazione: uno Gnu!
Proseguiamo dopo aver filmato e scattato molte foto. Da li in poi sarà un susseguirsi di erbivori, elefanti e tanti altri animali. A Okakukuejo d’incanto la strada diventa sterrata e comincia l’avventura.

Il Lodge è un vecchio forte tedesco, come quelli che si vede nei vecchi film in bianco e nero della legione straniera. Qui dopo aver lasciato il numero di targa e i nomi degli occupanti si entra nel regno animale. Nel parco è severamente vietato scendere dalla macchina. Le uniche eccezioni sono aree attrezzate e recintate dove voi state in gabbia e gli animali stanno fuori. Dove dopo aver aperto un cancello si entra e si guarda fuori attentamente. Ma quando scappa la pipi che faccio? O dal mezzo o trovo queste aree attrezzate.

Al primo campo consiglio di comperare la cartina del parco con la descrizione di tutti gli animali presenti, la mappa con le distanze e le pozze e le aree recintate dove ci si può fermare e scendere dal veicolo.
Naturalmente l’estensione del parco è talmente grande che non è certo vedere tutti gli animali descritti. Oltretutto il parco ha degli orari stabiliti ed anche i lodge all’interno al calare della sera chiudono i cancelli e se si arriva dopo tale ora “vi tirano le orecchie”.

Il Parco come detto è molto grande, oltre 22.000 kmq e una parte è accessibile solo ai viaggi organizzati con specifici Tour operator (come la costa nord della Skeleton Coast).
Quindi armatevi di pazienza e fede e riuscirete a vedere leoni, elefanti, giraffe, gnu, antilopi, rinoceronti, orici, zebre manguste e tantissimi altri animali in quantità industriale.
Se poi siete fortunati veramente leopardi, ghepardi e licaoni non vi sfuggiranno.
Ma ricordate: non esiste formula magica, solo fortuna. E comunque vedere gli animali in questo modo è veramente emozionante.

All’interno vi sono tre lodge con campeggio e camere dove si può dormire a patto di prenotare con largo anticipo, soprattutto in agosto. Da provare il campeggio. La notte si sveglia l’Africa…
All’interno del parco consigliamo la visita a est fino alla foresta fantasma Ghost Tree Forest, una sosta al Pan dove vedere il grande lago salato. In lontananza si possono scorgere i rari elefanti del deserto.
Tuttavia la zona dove sono segnalati i leoni e i rinoceronti proprio quella vicino a Okaukejo. Da non perdere le pozze e se siete fortunati che potete dormire all’interno (cosa rara) di notte alle pozze c’è veramente di tutto!

Altro Lodge è l’Halali che si trova in collina e dove di solito si vedono branchi di elefanti che si abbeverano nel silenzio di questo magico posto. Infine il vecchio forte di Namuntoni, con i suoi muri bianchi. Qui branchi di manguste simpaticamente scorrazzano per i verdi prati.
Questi tre forti, le oasi del parco per noi esseri umani sono forniti di supermercato e di stazione di rifornimento per il carburante, nonché di negozi di souvenir, alquanto scarsi.

Lasciamo da Est il Von Lindequist Gate il parco a malincuore dopo aver passato 3 giorni da favola, dopo aver dormito in lodge con stanze da sogno, la vera africa. Peccato che il tempo non ci dia la possibilità di rimanere qui di più ma come presto scopriremo la Namibia è un luogo dove in qualsiasi posto c’è qualcosa di grandioso da scoprie.

Verso Nord

La strada fortunatamente è ancora asfaltata e raggiungo Oshivelo e da li Ondawanga. Qui si comincia a veder scarseggiare le macchine di turisti, anzi veramente ci siamo solo noi…
E i locali.

A Ondangwa ci fermiamo al mercato pubblico. Siamo visti con stupore 2 bianchi qui sono abbastanza rari. Decido di non fotografare ne di filmare, non vorrei essere troppo invadente. Le “bancarelle vendono dalle caramelle alle larve essiccate alle scarpe alla carne ai tessuti.
La sezione macelleria è un po’ pesante, soprattutto per l’odore e per il caldo. Tuttavia il mercato è estremamente interessante e la gente a parte essere stupita nel vederci, anzi sembra divertita.
Sopratutto le donne che lavorano i tessuti, dai colori molto sgargianti.
Dopo una sosta in un “namibian” bar dove farsi fare un panino, e dove ci chiedono da dove veniamo, riprendiamo la strada per il nord: dobbiamo arrivare entro sera a Opuwo.
E qui cominciano i dolori. La mia cartina segna una strada, che in relaltà non esiste ancora, ed è solo una pista di sabbia rossa.

Ovvero fino a Oshakati è sterrata, poi diventa sempre più piccola e i cartelli si fanno sempre più rari.
Nel bel mezzo del nulla in terra namibiana ci viene un dubbio? Forse abbiamo sbagliato strada.
Ma a chi chiedere? Qui non passa nessuno. Proseguiamo per istinto finche arriviamo ad un luogo dove un gruppo di operai stanno battendo la “nuova strada”.

Con estrema cortesia ci indicano la pista da seguire. Torniamo in dietro e scopriamo che a volte i tipografi sono un po’ troppo solerti a segnare le strade.
Mi aspettano 50 km di puro sterrato e sabbia dove bisogna correre e mai fermarsi, altrimenti si è perduti.

Nel bel mezzo del nulla, il fedele condor, da il meglio di se correndo e saltando da una parte all’altra della pista. Ad un certo momento nell’affrontare una duna di sabbia rischiamo di rimanere inchiodati ed allora tento il tutto per tutto: c’è un albero caduto e ci butto su la macchina.

Con un po’ di sobbalzi riusciamo a non insabbiarci e a proseguire fino a quando troviamo la strada battuta che ci riporta verso Opuwo. La città sembra un posto di confine del mondo con varie etnie africane Himba Owambo e altro è piccola ma con parecchio caos. Qui pernottiamo in una struttura semplice ma molto carina. La sera i locali danzano fino a tardi a tutto volume. Infatti si dorme poco per il caos. Decidiamo di affidarci ai proprietari dell’albergo per prenotare l’alloggio alle cascate dell’ Epupa Falls. La scelta si rivelerà estremamente buona.

Epupa Falls

La strada che da Opuwo porta a Epupa Falls è sterrata ma percorribile, tra colline millenarie, alberi di Baobab, arbusti e acacie, mano amano che ci si avvicina al confine con l’angola il panorama muta. Diventa sempre più rado. In lontananza si scorgono le famose Zebra Mountains, perché sono striate come le zebre!

Ogni tanto si incontra qualche gregge di vacche o qualche camion che non si sa dove porta il suo mostruoso carico. Si incontrano i primi villaggi Himba. I bambini per farsi fotografare ed anche le donne naturalmente vogliono in cambio qualcosa.
Epupa Falls è un’oasi a metà tra 2 stati l’angola e la Namibia, separati dal fiume Kunene.

Qui tra palme vi sono alcuni campeggi in riva al fiume. Molto tipici e veramente belli. Sul fiume si può fare canottaggio ma non si può fare il bagno per via dei possibili coccodrilli.
Le cascate sono invece uno spettacolo della natura. Qui tra le rapide minori ci si può rinfrescare stando attenti a non andare oltre un certo punto. Tutti infatti qui fanno il bagno.

I locali, che fanno anche il bucato, e i viaggiatori. La scena più bella è stata quando un babino himba guardava con aria molto interessante una bambina bionda nordica. O meglio guardava incuriosito i suoi capelli e la stessa bambina era incuriosita gli stessi capelli crespi dell’himba.

L’atmosfera era molto rilassata e tutti si godevano la rinfrescante brezza generata delle cascate.
Il panorama vede Baobab, Palme ed i colori dell’acqua che salta e gli arcobaleni formati dalla cascata. che in realtà sono molte… Qui i colori sono verametni da togliere il fiato. Si passerebbe ore ad ascoltare il “ruggito della cascata”. Ma cosa altrettanto bella è la tranquillità della zona. Tuti qui sono sprafatti dalla natura e dalla bellezza del posto.

Vicino alla cascata gli imba vendono le loro mercanzie, e una collana Himba è un oggeto da non perdere, pensate che fanno migliaia di chilometri per raccogliere le conchiglie delle loro colane.

Se poi volete treccine o cospargervi di ocra come i locali fate pure. C’è da notare che le donne Himba dai fisici stupendi e dai sorrisi bianchissimi siano di una bellezza incredibile.

Verametne un luogo unico, non facile da raggiungere ma da vedere. questa si che è africa, od almeno quella che intendiamo…

Peccato che staimo qui solo una notte. La notte passa rilassata ed il giorno dopo una colazione veramente africana ripartiamo.

Ora ci aspetta il sud, il massiccio del Brandberg la Skeleton Coast, la foresta pietrificata, le Organ Pipes, le colonie di foche, la bella Swakopmund , l’isolata Luderitz con i suoi diamanti, le dune di Sossusvlei. Quanta strada ancora da fare!

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