Prosegue l’avventura alla scoperta della terra d’Islanda. Giulia ci racconta un viaggio veramente speciale…

banner voyager

28 Luglio, Le Caravelle islandesi*
A differenza di ieri oggi il tempo è brutto e piove sin dal mattino. A mezzogiorno saliamo sul traghetto che ci farà risparmiare parecchi km per i fiordi, il Ferry Baldur . Più che un traghetto è una caffettiera! E’ piccolo e balla un sacco, stiamo quasi tutti male.. Vabbè, fortunatamente arrivati a Stykkisholmur troviamo il modo per consolarci: ci lanciamo in un centro sportivo con piscine, idromassaggi, acque termali, e megascivolo! Ci rilassiamo e divertiamo come matti!
Poi riprendiamo il viaggio alla volta della nostra prossima guest house e ci arriviamo la sera per cena (pasta alla puttanesca!!).
* Caravelle: splendido acquapark di Ceriale (SV)

29 Luglio, Spettacoli geotermici
Partiamo dalla guest house e cominciamo subito l’avventura del giorno, tutto dedicato alle piste sterrate dell’interno. Facciamo un bel po’ di km su pista piuttosto dissestata, e ci troviamo ad attraversare i primi guadi del viaggio: tra fiumi e fiumiciattoli, passiamo ben 9 guadi! Poi imbocchiamo la F35, mitica pista che attraversa da nord a sud tutta l’Islanda occidentale e passa su steppe, praterie, sabbioni. Dopo un paio d’ore di viaggio vediamo in lontananza i ghiacciai del centro, purtroppo in parte coperti dalla nebbia. Arriviamo per pranzo al rifugio dove dormiremo stanotte e mangiamo dentro perché fuori c’è un vento pazzesco, da non stare in piedi!
Nel pomeriggio ci avventuriamo nella zona circostante il rifugio, che è spettacolare per lo sprigionamento dell’energia geotermica dai crateri: fumarole, piscine bollenti, vapori sulfurei…uno spettacolo da oltretomba. C’è anche una vasca di acqua calda termale scavata nella roccia dove è possibile immergersi… la tentazione è forte ma la prospettiva di uscire bagnati con questo vento gelido…ci sentiamo dei pusillanimi ma desistiamo.
Ultima chicca della giornata: imbocchiamo una pista abbastanza impegnativa che ci porta ad un punto panoramico sui ghiacciai, in mezzo ad una landa lunare e di fronte a suggestive montagne di un verde quasi innaturale….ma ormai ci siamo quasi abituati ai colori dell’Islanda!
30 Luglio, Gullfoss & Geysir under the rain
Partiamo dal rifugio di Hveravellir verso le 10: oggi ci aspettano molti spettacoli della natura islandese. Purtroppo vediamo che il tempo è brutto fin dal mattino.. ma neanche immaginiamo quanto dovremo combattere con la pioggia oggi!
Arriviamo dopo pochi km a Hvitàrvatn, un lago ai piedi del ghiacciaio Langjokull; è uno spettacolo bellissimo, perché delle lingue di ghiacciaio scendono sino a gettarsi nel lago e si vedono galleggiare i blocchi di ghiaccio che si staccano. Però mentre siamo sulla riva del lago a goderci quel panorama, si mette a piovere forte e ci tocca scappare.. ‘sta poggia comincia a rompere le scatole!
Ci rimettiamo in macchina e giungiamo nei pressi della cascata Gullfoss, dove pranziamo. Nel primo pomeriggio scendiamo a piedi verso la cascata, ma non facciamo in tempo ad arrivarci che siamo investiti da un tremendo temporale.. corriamo verso le macchine ma ormai siamo completamente zuppi. Ma Gullfoss non ci può sfuggire, quindi non desistiamo, e appena spiove un po’ ci rilanciamo alla scoperta della “cascata d’oro”, chiamata così perché al sole prende un bellissimo colore dorato (peccato che noi non lo vedremo mai visto il grigiore della giornata..); bagnati per bagnati, decidiamo di arrivare proprio sulle rocce a lato della cascata e facciamo la doccia di spruzzi.. ma ne vale la pena perché Gullfoss è stupenda, con tutti i suoi getti d’acqua che confluiscono nel canyon sottostante, è uno spettacolo pazzesco!
Zuppi ma felici riprendiamo il viaggio verso la zona dei geysir, dove abbiamo prenotato un albergo per la notte successiva; andiamo a cercare di asciugarci invano nelle camere, e poi usciamo di nuovo e ci dirigiamo verso geysir. Attraversiamo un’altra zona di fumarole e crateri, finché giungiamo di frante al geysir, che erutta ogni 10-12 minuti: è incredibile.. si vede l’acqua bollire, come respirare, poi gonfiarsi fino a formare una grossa bolla e poi sprigionare tutta la potenza della pressione ed eruttare altissimo, fino a 30 metri. Ma il cielo non ci da tregua, e mentre stiamo osservando la seconda eruzione si mette una pioggia battente dell’altro mondo e un vento fortissimo.. per la terza volta nella stessa giornata ci mettiamo a correre come matti, bagnati come pulcini e spinti dal vento. Rientriamo nell’albergo in condizioni indescrivibili, con i vestiti pesanti d’acqua: ci facciamo dare una stufetta e li appendiamo lì intorno. Poi, senza perdere un minuto, ci infiliamo il costume e ci tuffiamo nella piscina dell’ hotel, rigorosamente all’aperto, ma caldissima. La pioggia continua a cadere ma adesso non ci fa un baffo, siamo belli rilassati in una vasca a 40 gradi.. la giusta conclusione di una giornata bellissima dal punto di vista naturalistico, ma tremenda per il tempo orribile che non ci ha lasciato tregua.

31 Luglio, La laguna blu e la capitale
Dopo i temporali di ieri, oggi speravamo in una bella giornata.. e invece il cielo è ancora grigio: ripartiamo dall’ albergo che ancora non ci si sono asciugati i vestiti che avevamo ieri, e si rimette brutalmente a piovere.
Verso le 11 giungiamo alla faglia di Pingvellir e facciamo una passeggiata lungo tutta la faglia, spaccatura della crosta terrestre che si allarga di ben 2cm l’anno; prendiamo ancora qualche goccia ma sostanzialmente il tempo ci da una tregua, per fortuna.
Poi ripartiamo alla volta di Reykjavìk, dove arriviamo per pranzo e mangiamo un tipico fish&chips + caffè al bar tutto italiano “Un caffè per amico”. La capitale è l’unica città dell’Islanda che si può dire assomigli ad una città nei nostri canoni, con alti palazzi, un grande centro, una lunga via centrale pedonale con tanti negozi, un centro commerciale, ecc.; ma noi abbiamo poco tempo per visitarla perché ci aspetta la Laguna blu, un’enorme centro termale con piscine e fanghi naturali, un posto da vero spasso. In effetti la “Blaà Lonid” è una goduria.. ci stiamo 2 ore piene perché ne vale veramente la pena! E’ un tipo di attrazione tutta naturale che da noi non esiste, in cui il divertimento non sta nel correre tra uno scivolo e l’altro, ma nel rilassarsi cullati dai vapori caldi ed il fondo fangoso. In più l’acqua nella laguna è di un azzurro surreale, chiarissimo ma intenso.. uno spettacolo.
Il tempo ci passa velocemente.. e arriviamo alla guest house che sono quasi le 22; mangiamo e poi, anche se stanchi, decidiamo di uscire per andare a scoprire Reykjavìk di sera. Giungiamo alla via principale del centro che ormai è notte fonda.. siamo nel pieno della vita notturna della capitale islandese. Le vie sono piene di ragazzi che girano, ci sono un sacco di locali, bar e pub in cui si balla e si beve, la cui musica si sente fin nelle strade. Decidiamo di entrare in un locale per ballare un po’, ma non siamo granchè fortunati: prima non ci fanno entrare in un pub dicendoci che c’è troppa gente, poi, dopo che siamo già entrati in un altro locale e ci siamo già seduti con tanto di ordinazione, ci chiedono la nostra età e ci cacciano perché non tutti siamo maggiorenni.. insomma, non ci danno proprio la possibilità di divertirci come i giovani di Rvk! Peccato..
Torniamo alla guest house che sono ben le 3 e ci lanciamo stanchi nei sacchi a pelo.

1° Agosto, Paesaggi fiabeschi
Dopo la tirata di ieri sera, stamattina abbiamo dormito un po’ di più.. partiamo da Rvk quasi a mezzo giorno. Oggi abbiamo tantissimi km da fare perché ci spostiamo verso la zona di Vatnajokull, il ghiacciaio continentale più grande del Mondo; ci fermiamo intorno alle 15 per pranzo davanti alla cascata Selijalandfoss, e dopo aver mangiato andiamo a vederla da vicino: non è molto grande, ma la sua particolarità è che è possibile passarci dietro a piedi, e così vedere l’acqua che cade come se ci si fosse dentro. Passiamo così nella grotta dietro alla cascata scavata naturalmente nella roccia, e nel frattempo esce il sole, cosicché vediamo persino l’arcobaleno formarsi ai piedi della cascata. E’ un paesaggio da cartolina, sembra di essere in una favola!
Poi continuiamo il viaggio su una pista che va su per la valle di Posmork, dopo Selijalandfoss, e passiamo alcuni momenti dei più belli della vacanza: questa pista risale un fiume, e quindi ci sono un sacco di guadi più e meno profondi che ci fanno divertire un sacco. In cima a questa pista arriviamo in punto panoramico dove il ghiacciaio si getta in un lago formato dallo scioglimento, e per andare avanti bisognerebbe attraversare un guadone profondo e con forte corrente a causa del vento, il che è troppo rischioso; in più il vento è talmente forte che si fa fatica persino a stare in piedi, perciò ci godiamo velocemente quello spettacolo e poi torniamo indietro.
Dopo aver fatto altri guadi ed essere usciti dalla pista, riprendiamo il ring. Prima di arrivare al nostro prossimo ostello, la farm Bolti, ci fermiamo ancora a vedere Skogafoss, un’altra maestosa cascata; poi attraversiamo una zona bellissima, con pratoni e muschi verde smeraldo, cavalli che pascolano liberi, e tante cascatelle a lato della strada: un altro paesaggio fiabesco.. sembra di essere in una scena del Signore degli anelli.

2 Agosto, Jokulsarlon: la laguna dei ghiacci
Abbiamo dormito benissimo alla farm Bolti, uno degli ostelli migliori che abbiamo trovato. Subito dopo colazione ci incamminiamo verso Svartifoss, una cascata caratterizzata da una cornice di colonne quadrate di basalto, molto fotogenica!
Poi ripartiamo alla volta della famosa Laguna dei ghiacci; purtroppo il tempo è di nuovo brutto, c’è nebbia e fa freddo, e quando arriviamo alla laguna si mette anche a piovere.. tempo glaciale da zona glaciale. Infatti siamo di fronte alla laguna di scioglimento del ghiacciaio più grande del Mondo, il Vatnajokull; dal ghiacciaio si staccano blocchi giganteschi di ghiaccio che diventano veri e propri iceberg vaganti per centinaia di anni nell’acqua. Il risultato è uno spettacolo incredibile, sembra di essere finiti nel film “L’era glaciale”! Decidiamo di fare il giro della laguna a bordo dell’ anfibio, un camion-battello che va sia su asfalto sia su acqua: una figata! Passiamo tra gli iceberg, vediamo pezzi di ghiaccio grandi e piccoli che galleggiano intorno alla barca, e piccole foche che si avventurano in quelle acque gelide per venire a scrutarci.
Finita la visita di Jokulsarlon, ci mettiamo in viaggio verso il rifugio in cui dormiremo stanotte; imbocchiamo una pista piena di guadi che è coperta dalla nebbia e attraversiamo paesaggi spettrali.. tra un guado e l’altro incontriamo anche un gruppo di ciclisti che guadano a piedi e sono mezzi congelati, perché fa un freddo tremendo.
Poi arriviamo al rifugio (il più bello in cui siamo stati!) e vediamo che lì vicino c’è una pozza naturale d’acqua calda che sgorga dal terreno.. dopo tutto il freddo che abbiamo preso oggi, un bel bagno lì non ce lo toglie nessuno, ed è una vera goduria.
E sapete chi ci troviamo nella pozza? Dei genovesi che erano negli scouts con Dina e Flavio 20 anni fa! Una coincidenza pazzesca!
Tornati nel rifugio, ci sistemiamo e scendiamo a cenare, mentre fuori continua a piovere; oltre a quella gente di Genova, qui incontriamo molti altri italiani, e così ceniamo tra una chiacchiera e l’altra.
Anche questa fredda giornata in Iceland è stata stupenda..
Purtroppo non ci rimangono più molti giorni da stare qui, quindi godiamoci questi momenti! Buona notte!

3 Agosto, Pista! F910
Questa mattina abbiamo messo la sveglia alle 6 perciò siamo un po’ rintronati, ma non si poteva fare altrimenti perché abbiamo tantissimi km da fare, tutti su pistoni sterrati, fino ad arrivare all’Askja.
Imbocchiamo le prime piste della giornata, e dobbiamo attraversare molti guadi, ingrossati dalla piovosità dei giorni precedenti.. ce ne ricorderemo uno in particolare, non molto largo ma profondo e impetuoso: dopo un attimo di studio lo passiamo non senza un tuffo al cuore, con l’acqua che arriva quasi al cofano (!).
Dopo ben 5 ore di viaggio ci fermiamo a pranzare a ridosso di un rifugio; poi arriviamo finalmente all’imbocco della mitica F910, famosa pista a nord del Vatnajokull. Avevamo letto alcuni racconti di avventure sulla 910, che la definivano la pista più difficile dell’Islanda.. e abbiamo constatato che si tratta di un percorso da veri esperti..
La strada da subito ci mostra il suo carattere: dopo la prima segnalazione, la traccia praticamente si perde, siamo su terreno vergine in una landa desertica sconfinata, e dobbiamo seguire la rotta orientandoci con la bussola di bordo e seguendo una dopo l’altra le rade paline indicatrici. Ad un incrocio di tracce sbagliamo direzione e siamo costretti a ritornare indietro per qualche km.
Il tratto più emozionante e più difficile della pista è l’attraversamento del campo lavico: passiamo in mezzo a grandi lastroni di solidificazione, rotti e spaccati, o sminuzzati in piccoli sassi sparsi sopra la soffice sabbia.. Un paesaggio da “..ho visto cose che voi umani..” (cfr Blade Runners, R. Scott, 1982).
I panorami sono stupendi, ma il terreno è talmente dissestato che per percorrere 70 km impieghiamo quasi 7 ore! La fatica di guida si fa sentire, insieme alla tensione e all’attenzione necessaria perché, su queste rocce così aguzze e abrasive, basta un attimo di distrazione per squarciare un pneumatico.
Ai passeggeri sembra di essere perennemente sulle montagne russe!
Sono una liberazione gli ultimi km scorrevoli su sabbia pura, dove per non piantarsi bisogna correre a 80km/h, con sbandate e controsterzi da paura.
E finalmente arriviamo all’ Askja: complessivamente 12 ore di marcia; in tutto il tratto della 910 incontriamo solo 3 auto, su una delle quali (un Defender) faceva triste mostra di sé un pneumatico distrutto.
..In effetti siamo stati ore e ore in pieno deserto, lontani da ogni contatto e senza comunicazione con la civiltà, e obbligati a contare solo sulle nostre capacità: non è cosa facile, non è cosa da tutti!
Questa giornata ci ha distrutti ma siamo soddisfattissimi di quel che siamo riusciti a fare.. complimenti ai nostri piloti!

4 Agosto, La chiusura dell’ anello
Buon giorno! E’ appena iniziato il nostro penultimo giorno in Iceland, e siamo al rifugio dell’Askja, nel cuore delle high lands..
Nonostante la stanchezza accumulata nella pesante giornata di ieri, oggi ci siamo svegliati presto: prima di ripartire per continuare la 910, facciamo a piedi la gita all’Askja, che è un grandissimo lago (3000 metri di diametro!) formatosi nella bocca di questo vulcano dopo la gigantesca eruzione del XIX secolo, che ha anche trasformato tutta la zona circostante in un campo lavico.
Siamo in una delle zone con maggior altitudine dell’Islanda, e fa parecchio freddo, ma per fortuna il tempo è buono ed il sole, che a parte ieri pomeriggio non vedevamo da giorni, ci fa un piacere incredibile; quassù c’è un panorama stupendo, il lago è veramente gigantesco e l’acqua di un blu cristallino. Di lato c‘è anche una caldera, circondata da fanghi e fumarole, in cui sarebbe possibile fare il bagno.. ma l’acqua non è poi così calda e noi abbiamo fretta, quindi ci limitiamo ad ammirarla e poi torniamo indietro.
La bellezza dell’area dell’Askja sta anche nella zona che si attraversa by foots per raggiungere il vulcano, un pianeggiante e sterminato campo lavico che sembra un paesaggio lunare in terra.
A metà mattinata partiamo dall’Askja e riprendiamo la F910, perché la vogliamo continuare fino infondo, sempre verso est. Fortunatamente questo tratto della pista è molto meno hard di quello di ieri, e, a parte qualche consueto sballottamento, viaggiamo in modo tranquillo. Abbiamo ancora qualche ora prima di arrivare alla fine della pista, l’ultima della vacanza.
Infatti riprendiamo il Ring ormai di pomeriggio, e dopo poco arriviamo ad un trivio in cui eravamo già passati all’inizio del viaggio 2 settimane fa: È LA CHIUSURA DELL’ANELLO, la chiusura del nostro giro dell’isola, del nostro tour alla scoperta dell’Islanda. Ci fermiamo a fare qualche foto, poi prendiamo la direzione opposta rispetto alla scorsa volta (ovvero il Ring in direzione Egilsstadir, mentre la scorsa volta eravamo andati verso Myvatn), e ci dirigiamo verso Seydisfjordur, dove domani ci imbarcheremo.
Arriviamo all’ostello per l’ora di cena, ma prima di mangiare facciamo un mega bagno nella piscina del paese.. finalmente dopo giorni di rifugi siamo tornati alla civiltà ;-P!

5 Agosto, Ciao Islanda!
Che bella giornata!
Oggi comincia il viaggio di ritorno, ripartiamo risalendo a bordo della Norrona alla volta della Scozia. E l’Islanda ha deciso di salutarci con un sole splendente, con una giornata stupenda che esalta i magici colori di questa cittadina (Seydisfjordur è molto carina!), delle scogliere, dei pratoni. Forse vuole farci dimenticare tutti gli acquazzoni, tutto il vento e il freddo che abbiamo preso, e lasciarci di questa terra solo lo splendido ricordo di paesaggi unici, sole e magicità.
Con gli occhi e il cuore pieno di ricordi che ci porteremo dietro per sempre, arriviamo alle 11 all’imbarco; saliamo sulla nave e subito ci dirigiamo sul ponte dell’ottavo piano per goderci da lassù la partenza. Uscendo dal fiordo di Seydisfjordur, la nave passa in mezzo a scogliere e promontori verdissimi, e sull’acqua azzurro intenso. Ma poco dopo, uscendo in mare aperto, entriamo in un fitto mare di nebbia che non ci lascia scampo per tutto il giorno.
Dall’ora di pranzo in poi, passiamo tutto il tempo che abbiamo a disposizione sulla Norrona a divertirci tra le sue mille opportunità: piscina, palestra, sala giochi, shop, discoteca. Ci siamo letteralmente innamorati della Smyril!

6 Agosto, Navigazione
Abbiamo passato una notte piuttosto burrascosa nelle cuccette, perché alle 5 la nave è approdata alle Isole Faroer, e nello scaricare e caricare ha fatto un casino tremendo! Comunque abbiamo il tempo di riposarci, e poi, nel corso della giornata torniamo in palestra e ci godiamo le ultime ore a bordo della Norrona.
Sbarchiamo intorno alle 10 di sera sulle Shetland, troviamo sistemazione nel bellissimo ostello di Lerwick e ci concediamo finalmente tante ore di relax..

7 Agosto, Lerwick
Oggi, in attesa di prendere il prossimo traghetto, abbiamo un po’ di tempo libero, e decidiamo di passarlo alla scoperta di Lerwick, la città più grande delle Shetland, che si è rivelata molto carina. Visitiamo il centro, la via principale, il forte, il museo cittadino.
Pranziamo tranquilli nella bella sala da pranzo dell’ostello, e poi ci prepariamo a reimbarcarci: alle 18 saliamo a bordo della North Link.

8 Agosto, Scotland: i castelli
Quest’altra notte sulla North Link non è di nuovo stata eccezionale.. insomma, qui si sta proprio scomodi!
Comunque, alle 7 siamo già approdati ad Aberdeen e presto cominciamo la seconda parte del nostro viaggio, quella in Scozia. Visitiamo uno dopo l’altro parecchi castelli, e in più la famosa distilleria, purtroppo non più in funzione, Dallas Dhu. La sera arriviamo sull’Isola di Skye, dove dormiamo.

9 Agosto, La Talisker
Oggi continua il viaggio attraverso la Scozia: nella mattinata visitiamo la Talisker, distilleria attiva di Whisky torbato; poi, sempre sotto la pioggia, visitiamo altri famosi castelli di Scozia.
La sera tardi arriviamo ad Edimburgo e, prima di andare a dormire, giriamo un po’ per le vie principali, nella zona del nostro ostello.

10 Agosto, Edimburg
Indovinate che tempo c’è oggi? Ma che domande.. piove! Ormai ci siamo rassegnati a girare sotto la pioggia: visitiamo tutto quel che possiamo di Edimburgo, dal castello alla cattedrale. E’ veramente una bella città, piena di vita e di artisti di strada divertentissimi. A pranzo mangiamo al Baked potatoes, poi ripartiamo verso l’Inghilterra; ci fermiamo a dormire a York.

11 Agosto, Tappa a Canterbury
Una volta partiti da York, siamo in pieno viaggio di ritorno, e abbiamo tantissimi km da fare; a pranzo facciamo tappa in Canterbury, e non ce ne pentiamo perché è una cittadina splendida!
Poi andiamo a Dover, prendiamo il traghetto per Calais e facciamo ancora un bel po’ di km prima di fermarci a dormire, a St. Quentin.

12 Agosto, Casaaa!
Della giornata di oggi c’è poco da dire: non facciamo altro che chilometri, chilometri, chilometri. E tanto per cambiare un po’, tutti sotto la pioggia! Non riusciamo a scendere dalla macchina neanche per mangiare, tanto è forte l’acquazzone!
Nonostante tutto, dopo ben 1130 km, arriviamo a casa stanchi morti, e qui ci accoglie il bel tempo.

Non è facile descrivere il misto di emozioni che ci invadono, tutte le sensazioni che accompagnano questa fine della nostra avventura. Proviamo felicità per essere tornati a casa, alle nostre comodità che, dopo 27 giorni di viaggio, tanto ci mancavano; e verso le magiche terre d’Islanda che tanto, anzi come non mai, ci hanno affascinato, proviamo già nostalgia, e poi gratitudine e gioia per i ricordi che l’ Islanda ci permetterà di portare con noi per sempre.
Dunque è giunto il momento di dire “The end” ad un’esperienza faticosa ma magica, della quale sono e siamo tutti entusiasti, e che ci ha fatti sentire non semplici turisti, ma esploratori estremamente privilegiati, fortunati per tutto ciò che abbiamo visto, fatto, provato.

Giulia

Prima Parte

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here