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(la prima parte del racconto)
10 settembre, Wilderness: Dopo due giorni a St. Francis Bay riprendiamo il viaggio: Peter ha voluto assolutamente prenotarci l’ albergo, e sebbene titubanti, accettiamo. Inoltre ci ha dato il percorso, ed e’ stata una scelta felice. Infatti passiamo lo Storm River, famoso perche’ e’ un fiume che scorre in fondo ad un canyon profondo e da un ponte su questo canyon fanno il bungle jumping. Qui c’e’ un autogrill, dove facciamo conoscenza con la carne secca, il biltong, una prelibatezza, anche se dopo due giorni ne siamo nauseati. Inoltre attraversiamo lo Tsitsikamma Park, dove facciamo la conoscenza con il “Big Tree”, un albero yellowood di ca. 800 anni. Seguendo poi la vecchia strada attraversiamo montagne e vallate,entrando nel Western Cape, per arrivare a Knysna (pronuncia “naisna”): splendida cittadina “capoluogo” della Garden Route.

Che dire? Da un paradiso all’ altro. . Wilderness e’ sicuramente “selvaggia”…….Qui hanno si’ costruito sul mare, ma hanno rispettato un po’ meglio la natura. L’ albergo e’ sul mare. Letteralmente. L’ Oceano Indiano e’ un oceano tranquillo, e le mareggiate sono rarissime, per cui non ci sono problemi. A 50 metri ci sono le onde, a 100 le balene (in stagione, come adesso): praticamente da letto vediamo le balene. In mezzo, fra la camera e il mare, un giardino tropicale con prato all’ inglese. Passiamo il pomeriggio a guardare una balena.

12 settembre, Wilderness: visitiamo i dintorni di Knysna. Leisure Island, una penisola dove i ricconi si sono fatti la villa, di fronte alla laguna. Dobbiamo pero’ rinunciare all’ Outeniqua Tjoe Choo (pronuncia “utenìka ciu’ ciu'”), il trenino storico che porta da Knysna a George in un percorso splendido perche’ si deve fare sia l’ andata che il ritorno. E perderemmo un giorno. Che infatti dedichiamo al Feather Bed Reserve, un isola-parco con paesaggi mozzafiato. Qui siamo raggruppati con dei francesi, e una coppia di canadesi, che ci hanno fatto tanta tenerezza: lui, in particolare sembrava molto “rapito”, da tutto. Ed entrambi erano molto attratti dagli uccelli (non posso dargli torto, ci sono specie uniche, qui) ma non sembravano molto svegli. La giornata e’ stata fantastica, e ci siamo “sgranchiti le gambe”. Sulla via del ritorno ancora qualche foto dal Dolphin Point (da dove si vede Wilderness dall’ alto) ed infine abbiamo cenato, come al solito, divinamente. Anche chiacchierando amabilmente con i vicini di tavolo (non impressionatevi, e’ assolutamente normale qui).

13 settembre, Oudtshoor (pronuncia ut-scior): siamo arrivati in questa “capitale” dello struzzo spostandoci all’ interno, e sempre fra paesaggi incredibili. Struzzi, dicevamo: ovunque e migliaia. La cosa divertente e’ che sono come ci si immagina: buffi! Scegliendo accuratamente il B&B, fra le tante proposte decidiamo per quella dal nome piu’ strano: Thylitshia Villa, dal nome dei proprietari. E fuori dal paese, ed e’ una classica Ostrich Farm (Allevamento di struzzi), oltre che una Winery (un produttore di vino). Lasciate le valigie in camera, dopo aver preso gli accordi per il farm tour, ci precipitiamo alle Cango Caves, famose e antiche grotte. Sono molto belle, anche se l’ uomo ha fatto parecchi danni (moltissime le stalattiti e stalagmiti “segate”), e assomigliano molto a quelle che troviamo in Italia. Cosi’, tornati al nostro B&B-allevamento-vinocultore, caricati su pianale di un pick-up insieme ad una coppia svizzera in luna di miele (carinissimi :-)))), Thys ci porta in giro per le sue proprieta’: dapprima gli struzzi, dalle uova (molto resistenti), i piccoli, fino agli esemplari adulti, molto aggressivi, specie se con piccoli.

Scopriamo che le femmine sono grigie, ed i maschi sono bianchi e neri, e che lo si vede solo dopo un anno. Mezzi congelati arriviamo alla winery. Dove assaggiamo nell’ ordine due bianchi (uno molto acerbo, l’ altro discreto) un nero (superbo e di forte personalita’) ed una grappa (meglio, uno schnapps), e a questo punto siamo gia’ ciucchi come delle oche. Oltretutto erano anni che non bevevo, poiche’ da forte fumatore non ne potevo piu’ apprezzare il sapore. Rientrati (a fatica) in camera, ci porta dello Sherry. Ceniamo qui, a base (ovviamente) di struzzo. Dobbiamo dire che e’ una carne fantastica, e assolutamente diverse da quella che gia’ avevamo provato in Italia. Non fatevene scappare l’ occasione!

14 settembre, Swellendam: se ieri eravamo in una classica fattoria “dutch”(olandese) oggi siamo nel paese olandese per eccellenza, in una casa olandese per eccellenza: datato 1789, soffitto a cassettoni, bagno con vasca (in stile) in centro, immancabili cani, giardino da favola, e -pure- cavallo in annesso “corral”. Ma ricominciamo dalla mattina: ancora a Oudtshoor visitiamo la Croc Farm, praticamente uno zoo piu’ aperto con coccodrilli, ghepardi al guinzaglio e fanno le fusa (da non credere), serpenti, ippopotami, e dei suricati molto scemi che fanno morire dal ridere. In citta’ acquistiamo un piumino di struzzo come ricordo, e quindi, seguendo i consigli di Thys, seguiamo la strada interna, tra passi spettacolari e le fantastiche montagne del Klain Karoo, fino ad arrivare a questa magnifica cittadina con le case tutte bianche e antiche. I nostri ospiti ci mandano a mangiare in un ex-mulino, con un menu’ molto particolare: coccodrillo, struzzo, kudu e boboti. Eccezionali. Specifico che sono animali molto diffusi, ed anche il coccodrillo e’ di allevamento.

15 settembre, Hermanus: salutata la nostra donnona inglese (in tipica casa olandese) partiamo diretti al punto piu’ a sud di tutto il continente africano: Cape Agulhas. Agulhas e’ importante anche perche’ si incrociano le correnti calde dell’ Oceano Indiano con quelle fredde dell’ Oceano Atlantico, cosi’ dicono che questo sia il punto piu’ pescoso di tutta la costa, perche’ si trovano sia i pesci dell’ Atlantico, sia quelli dell’ Indiano. Comunque il faro e’ anche un museo, e vale una visitina, cosi’ come la passeggiata sulla costa. Torniamo indietro sempre fra verdi colline sotto uno splendido cielo azzurro, e finalmente arriviamo ad Hermanus, rinomata (e quindi piu’ cara) cittadina turistica, famosa perche’ nelle varie baie vengono ad accoppiarsi e a figliare le balene. Ci parcheggiamo all’ Hortensia Lodge, asettico hotel, il proprietario e’ un tedesco, Rolf, e durante la colazione ci illustra (ordina?) i vari percorsi che potremmo (dovremmo?) fare. Comunque, come al solito sono consigli giusti: infatti su una baia, eccola li’, una bella balena. Come in tutte le localita’ turistiche, qui i bianchi a piedi sono molti. Per negozi, e sul lungomare, a fare un po’ jogging.

19 settembre, Stellenbosch: prima di giungere nella zona enologica piu’ famosa di tutto il Sudafrica, dobbiamo sottolineare la zona a sud-est di Hermanus, ovvero De Kelders e Gansbaii, zone frequentatissime di balene, perche’ un po’ piu’ tranquille, a Hermanus l’ imperdibile camminamento costiero, 6 km immersi nella natura, fra protee, marmotte, donnole e cicaloni, la Steak House, semplicemente la migliore di tutto il Sudafrica. Anche la collina alle spalle di Hermanus, cui si accede da una bella e comoda strada asfaltata, merita una visita, il panorama e’ mozzafiato. Sulla strada per Stellenbosch (costiera) troviamo la Penguin Bay, con centinaia di pinguini….. La Onrus beach (dove si puo’ mangiare in un magnifico ristorante in faccia al mare) , Botrivier e la Gordon Bay. Proseguendo poi per la regione degli ugonotti, la via dei vini (Franschhoek e Paarl) si arriva a Stellenbosch, la capitale della Winelands. In tutto e per tutto sembra una cittadina dell’ Inghilterra. E’ sede, infatti di una famosa (ed esclusiva) universita’, e’ moderna e molto movimentata, ed la zona “storica” e’ molto bene conservata, anche se la maggior parte degli edifici non sono visitabili. Ma e’ piuttosto cara. Il B&B dove abbiamo soggiornato -Evergreen- e’ uno dei meno cari, ma e’ molto carino, eppoi…..ci sono tre meravigliose gattine (Stramacciona, Macchiolina e Bianchetta), tutte coccole e strusci.

20 settembre, Stellenbosch: essendo poco interessati al vino, le numerose winery destano poco interesse, per noi, e quindi ci dirigiamo a nord, eludendo ancora Cape Town (le grandi citta’ ci fanno un certo effetto) pur essendone a non piu’ di 50 km. Raggiungiamo cosi’ la Saldanha Bay, ammirando la fioritura in arrivo. Purtroppo ci vorra’ ancora qualche settimana per vedere i prati completamente fioriti, ma ce ne facciamo un’ idea. Stasera abbiamo cenato in un tipico ristorante di cucina “del Capo”, sapori africani ed europei perfettamente integrati.

21 settembre, Cape Town: che dire? Anche Cape Town e’ una sorpresa. Facile da girare in auto, ma non troppo, troviamo abbastanza in fretta l’ albergo: e’ a 15 minuti a piedi da Victoria and Albert Waterfront, l’ ex porto ora adibito (usanza tipicamente anglosassone) a centro commerciale. Ed infatti scaricati i bagagli in camera, ci fiondiamo al V&A. Fra tanti negozi, ristoranti, centri commerciali si potrebbe passare la vita, e Carla non ne e’ entusiasta. Cosi’, si infiliamo nell’ Acquarium, e vediamo 4 coraggiosi sub dare da mangiare ai pescecani.

22 settembre, Cape Town: la penisola del Capo e’ una delle tante attrazioni. Ma bisogna fare il giro per il verso giusto (al mattino costeggiare da est), senno’ il sole invece che esaltare i colori, ne impedisce la vista. Il tour inizia con la visita al magnifico giardino Kirstenbosch, gia’ abbastanza in fiore, poi a Groot Constantia, vecchissima tenuta agricola ancora produttrice di ottimo vino, di cui abbiamo visitato la casa padronale. Lungo la costa, poi, si incontrano i luoghi di villeggiatura dei ricchi di Cape Town, St. James-Kalk Bay, Fish Hoek, Simons Town, quest’ ultima sede (The Bulders) di un’ altra colonia di pinguini, ed infine il parco del Capo, che poi sono due, il Cape Point, ad est, e il Cape of Good Hope, ad ovest. A Cape Point c’e’ una funicolare per salire al faro, e per riprendersi della fatica al ritorno (fatto a piedi) c’e’ il ristorante (NON lo snack point) dove si deve mangiare: assolutamente fantastico. Attenzione ai babbuini, che per il cibo possono attaccare l’ uomo e fare anche male. Poi il Capo di Buona Speranza, piu’ selvaggio. Al ritorno si gira sulla costa ovest, ma purtroppo il giro non e’ completo, perche’ la strada (Chapman’s route) e’ interrotta e chissa’ quando la riapriranno. Comunque e’ stato un bellissimo giro, con tanti avvistamenti di balene, come neanche in Australia avevamo visto……Splendido anche il tramonto, Concludiamo la serata in un tipico ristorante africano: 20 portate caratteristiche di molti paesi dell’ Africa. Inutile dire che bisogna provarlo.

23 settembre, Cape Town: l’ ultimo giorno…..Visitiamo “The Castle” in centro citta’, il piu’ antico edificio, datato 1679, e per lungo tempo sede dei governatori della citta’. Fino ai primi anni del ‘900 era anche l’ edificio piu’ alto della citta’, e la cosa appare assai insolita, poiche’ ora sembra uno dei piu’ bassi. Poi il quartiere malese, con le case coloratissime, ed infine un altro tramonto, a Sea Point, prima di concludere con una discreta cena a V&A, in un ristorante Cajun, non eccezionale.

Federico F.

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