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La prima parte del racconto

Avventura in Kenia di Brunella e Maurizio.

Venerdì 31-Si parte finalmente col pulmino usato anche l’altro pomeriggio a Malindi. Sono con noi solo Gnazio – il beach boy che ci ha proposto la gita in spiaggia – e l’autista, detto “lupo della savana” (quasi tutte le persone che lavorano con i turisti si “attribuiscono” dei nomi ad uso e consumo degli europei e più comprensibili di quelli veri). Constatiamo con piacere che non è stato aggregato al nostro gruppo alcun altro turista. Viaggiare in 4 su un pulmino da 8 posti fa veramente la differenza. Impiegheremo circa 3 ore su strada sterrata per raggiungere l’ingresso est del parco – dalla parte del fiume Galana (altro nome dello stesso che sfocia vicino alla nostra costa): facciamo un pipi-stop al Buffalo Camp su un’ansa del fiume, prima di entrare nel parco vero e proprio.
Qui vediamo il primo elefante, nonché un paio di coccodrilli (opportunamente rifocillati perché rimangano nei pressi) e numerosi camaleonti e lucertoloni dai colori vivaci.
Entriamo finalmente nel parco intorno alle h. 10.45 (eravamo partiti dal resort alle 7): per ogni turista viene pagato un ingresso valido 24 h dell’importo di us$ 23 – per noi già compreso nel prezzo del safari: domani usciremo dal parco da un altro “gate” prima dello scadere del termine.
La pista è molto polverosa e di stacca dal resto per la colorazione rossastra: la vegetazione diminuisce man mano che ci allontaniamo dal fiume.
Cominciamo a vedere qualche animale: gazzelle, zebre, un uccello “segretario”.
Traversiamo tutto il parco Tsavo Est e arriviamo verso le piane circostanti l’altro ingresso (detto Voi gate), vicino all’altro e più importante fiume, appunto il Voi. Qui si vedono molti più erbivori, anche se in distanza. Appena si incrocia un altro pulmino i due autisti si scambiano le informazioni su quanto visto finora: i conciliaboli diventano più frenetici e capiamo che c’è qualcosa in vista – infatti poco dopo Gnazio ci dice di tenere pronte le macchine fotografiche. Poco dopo l’autista è impegnato in un fuoripista (assolutamente vietato) per raggiungere un albero distante un centinaio di metri dal sentiero, all’ombra del quale sta riposando una famigliola di leoni. Due leonesse e 4 piccoli sono accoccolati e per nulla intimoriti dalla nostra presenza. In breve arrivano altri due pulmini; rimaniamo il tempo di pochi scatti, ma la nostra meraviglia è proprio tanta.
Finalmente paghi per la fruttuosa mattinata, raggiungiamo il Tarhi Camp, il campo tendato permanente dove dormiremo stanotte, che ci aspetta anche per il pranzo. Arriviamo intorno alle 13 in questa oasi di tranquillità all’interno del parco; il pranzo viene servito all’aperto, e ritroviamo anche altre persone provenienti dal ns. resort.
Passiamo un paio d’ore – le più calde della giornata – all’ombra di grandi alberi fra uno svolazzare di uccelli grandi e piccoli.
Verso le 16.00 si riparte: arriviamo in un’altra zona con molta acqua, e subito ci appare una colonna di elefanti che si avvicina, e poi ancora bufali, gazzelle e zebre. Ci dirigiamo verso le colline dalla parte del Voi gate, da cui usciremo il giorno dopo: troviamo sempre più elefanti e molto vicini, in uno scenario che cambia rapidamente.
Non si vedranno gnu, che ci sono solo nel Masai Mara, e nemmeno rinoceronti (nello Tsavo Est ce ne sono solo una cinquantina).
Il giro del pomeriggio termina verso le 18.15, quando torniamo al campo soddisfatti e … impolverati. Non avevo detto che il pulmino ha il tettuccio apribile per consentire una migliore visione degli animali e per rinfrescare l’interno, ma le nostre magliette e tutto il resto ne hanno fatto le spese.
Passiamo l’ultima mezz’oretta a contemplare il tramonto attorno al fuoco e poi via verso le tende per una doccia. Niente da dire sulla qualità dell’accomodation: la tenda principale ha un comodo letto matrimoniale in legno, comodino, armadietto, è dotata di luce elettrica, ventilatore, acqua in bottiglia e torcia per le emergenze: nella tenda-bagno posteriore ci sono WC con sciacquone (canalizzato), doccia e lavandino.
Alle 20 ci viene servita un’ottima cena nella tenda ristorante a base di carne alla brace e contorni a buffet – con tanto di cuoco con cappellone e cameriere in papillon. Questa Africa non finisce di stupirci. Per il dopo cena tante chiacchiere attorno al fuoco preparato vicino al fiume e poi a nanna.

Sabato 1-Sveglia alle 6.00 alle prime luci dell’alba. Abbiamo dormito come un sasso – altri meno, impauriti da rumori noti e meno noti provenienti dall’esterno o da altre tende (i tedeschi russavano alla grande). Foto al panorama e discreta colazione. Lasciamo con rammarico questo campo tendato che ci è molto piaciuto (in alternativa sarebbe stato possibile dormire al campo Ndololo – di livello leggermente inferiore).
Fa ancora fresco e dobbiamo tenere una felpa nella prima oretta. Passiamo di nuovo nella zona delle colline intorno al Voi gate (ancora elefanti), le passiamo e arriviamo ad altre pianure dopo distanti: abbiamo la fortuna di vedere altre due leonesse, proprio a fianco del sentiero, e dopo un attimo è tutto un affollarsi di pulmini (comunicano fra loro con la radio). Ancora una splendida pozza con tante zebre intorno, un iguana, un branco di bufali, un paio di aquile appollaiate, un gruppo di babbuini, uno struzzo e ancora gazzelle e giraffe.
Al termine – dei cosiddetti big five (animali di grossa taglia) – non avremo visto solo il rinoceronte e il leopardo….. ma pazienza !!
Poco prima dello scadere del permesso facciamo un pipi-stop presso il Voi Lodge situato su una collinetta subito sopra a una pozza d’acqua, con un panorama straordinario: fa un po’ impressione vedere questi turisti danarosi che possono vedere direttamente gli animali mentre fanno colazione, mentre noi ci siamo “sudati” e “cercati” gli animali in giro per il parco. Comunque è stato meglio così. Usciamo dal parco e intorno alle 11.30 arriviamo alla cittadina di Voi – dove pranziamo presso un discreto ristorante – arriveranno poco dopo anche gli altri pulmini che ricalcano il nostro itinerario.
In seguito ci informano di una possibile sosta (a pagamento – us$ 10 a testa) per vedere un vero villaggio masai; la cosa non ci convince e chiediamo di non fermarci: faremo comunque una sosta, poiché il ritorno dalla superstrada Nairobi-Mombasa (e poi strada sterrata che passa per le campagne) fino a Mambrui durerà circa 4 ore. Ci riprendiamo polleggiati in piscina da queste intense giornate, chiedendoci come fanno quelli che fanno il safari di un giorno solo, con tappe di viaggio così lunghe, anche se risparmiano sulla cifra finale: 100 dollari invece che 150 o 160. Potersi riprendere al campo tendato – sia nel pomeriggio del primo giorno che di notte con una buona dormita, è stato per noi un “must” del safari.

Verso il mare..

Domenica 2-Oggi speriamo di levarci la voglia di mare, con l’escursione detta Safari blu. Siamo più di una ventina che aspettiamo alla sbarra alle 9 fuori dal Karibuni: il pulmino che ci porta a Malindi è veramente nuovo e ha l’aria condizionata sparata a palla (non ci eravamo abituati).
Capiamo meglio come è fatta Malindi. Oltre alle poche strade viste giorni prima, notiamo che non ha una zona mare – come possiamo considerarla noi – con lungomare e passeggiata, ma solo strade interne sulle quali si affacciano alcuni hotel per occidentali e ville private: poco oltre arriviamo alla spiaggia prospiciente l’entrata al parco marino (entrata a pagamento, compresa nella quota).
La spiaggia è molto bianca, in bassa marea con molte zone scoperte con alghe. Veniamo divisi su due barche e capiamo che noi 4 (gli stessi del safari) veniamo aggregati a un gruppo che parte da Malindi, e faremo le stesse soste degli altri, ma pranzeremo però nella barca a noi assegnata. Su ogni barca il capitano e i marinai caricano infatti quanto ci occorrerà per il barbecue – in enormi sportoni:
Finalmente si parte verso il troncone di barriera che fronteggia Malindi e che evidentemente ha dato origine alla spiaggia da cui siamo partiti – così diversa dalla nostra di Mambrui. Vediamo i pesci già dalla barca e possiamo fare un po’ di snorkeling con maschera e pinne – purtroppo il sole è velato e l’acqua non è proprio trasparente. Comunque è bello riassaporare l’effetto “film” alla Folco Quilici.
Poi ci spostiamo verso sud, verso un’isola formata dalla bassa marea, dove ritroviamo i colori delle spiagge tropicali, ma anche tanti ragazzini arrivati lì con minuscole canoe che sperano di vendere souvenir di legno intagliato (tra l’altro è domenica e non vanno a scuola). Nel frattempo l’equipaggio prepara il pesce che verrà cotto nella tappa successiva – un’altra isola formata dalla bassa marea – e cominciano i confronti fra le vivande: ci dicono <<insomma! Le vs. aragoste sono più grosse di quelle che stanno pulendo nella ns. barca>> e così via.

Anche nella seconda isola (detta per gli italiani Sardegna 2) si ripete il copione precedente: equipaggio alle prese con carbonella e barbecue, turisti alla ricerca dell’inquadratura perfetta e a mollo nell’acqua, ragazzini all’inseguimento per un souvenir … ma è uno stress che si può sopportare!!!
Il colpo d’occhio è abbacinante: siamo “stra-incremati” con cappellino e occhiali da sole: comunque il pranzo ci viene servito a bordo della barchetta così stiamo seduti e all’ombra.
Riso con verdure, pesce e aragoste alla griglia – acqua, birra e vino bianco – tutto molto apprezzato anche se mangiato con posate rimediate, o con le mani. Intanto la marea sale e il barbecue viene smontato in fretta.
Si riparte verso Malindi: notiamo una costa di sabbia bianca, orlata di rocce scure su cui si affaccia – di tanto in tanto – la zona mare di alcuni resort o ville private. Ci fermiamo in una spiaggietta dove ci sono donne e bambini che aspettano il ritorno dei pescatori: di lì a poco il pesce pescato sarà eviscerato e caricato in sportoni alla volta dei villaggi dell’interno – intorno alle barchette e piroghe il mare diviene rosso per il sangue del pesce. Salpiamo ancora e dopo una mezz’oretta arriviamo di fronte all’entrata del parco marino, dove ci aspettano gli altri turisti del Karibuni.
Alle 16.30 siamo di ritorno al ns. resort, e prima di rilassarci di nuovo in piscina prendo il coraggio a due mani e prenoto – poiché è compresa nel pacchetto – una passeggiata a cavallo per la mattina dopo con Gigi e Isabella (Maurizio non è interessato – dice che qualcuno dovrà pure guidare verso Bologna al ritorno e lui vuole avere le gambe sane – facciamo gli scongiuri !!!)

Cavalcando su spiagge africane

Lunedì 3 -La passeggiata a cavallo è prevista per le h. 8: decido di fare colazione dopo. Ho detto che siamo “absolute beginner” – anche se è vero solo per me. Comunque i cavalli sono molto buoni e vanno al passo. In spiaggia non c’è ancora nessuno e arriviamo fin sopra alla duna oltre il villaggio. Peccato non aver portato la macchina fotografica piccola – ma ero troppo preoccupata a tenere le redini. Dopo un’ora e mezza siamo tornati sani e salvi.
L’ultimo giorno prosegue con le solite passeggiate, e con la contrattazione degli ultimi souvenir in spiaggia; nel tardo pomeriggio lasciamo ai ragazzini conosciuti – come promesso – i sandali di gomma, i cappellini, le magliette, che sono stati molto graditi. Qualche altra persona sapeva di questo interesse per l’abbigliamento, e aveva portato apposta molte magliette da casa.
A serata apprendiamo che il charter proveniente dall’Italia ha accumulato del ritardo, per cui anche il nostro volo è posticipato. Avremo una sveglia più comoda l’indomani.

Martedì 4-Partiamo alla volta di Mombasa col solito pullman scassato, e lasciamo alla reception i fortunati che fanno due settimane di vacanza. Il volo decolla alle 14.30 e arriviamo a Verona – dopo l’interminabile sosta a Roma per rifornimento e aeroporto congestionato – solo alle 23.30.

Considerazioni finali:
Abbiamo gradito molto la nostra breve vacanza in Kenia – tra l’altro nel periodo migliore, la stagione secca (non abbiamo visto una zanzara).
Consiglierei una permanenza di almeno due settimane per godere appieno del mare e delle immancabili puntate nei parchi per i safari – concordo nel dire che non si va in Kenia solo per il mare.
Se si fa base sulla costa il parco più vicino è lo Tsavo Est. Gli altri più all’interno (Masai Mara, Amboseli, riserva privata Kimana, lago Nakaru) sono raggiungibili in aereo, oppure facendo base Nairobi.
La nostra sistemazione al mare era molto bella ma forse un po’ isolata: i resort nella parte sud di Malindi sono certamente più centrali.
Ci hanno detto un gran bene di Watamu (30 km.a sud di Malindi) dove ci sono molti resort e la spiaggia è corallina, ma noi non siamo riusciti ad organizzare una gita per mancanza di tempo. Vorrà dire che abbiamo un’ottima ragione per tornare, magari con la figlia adolescente lasciata per quella settimana in ostaggio ai nonni (o era viceversa ?!?).

Costo approx in due: €1650 per il pacchetto p.c. (Why not tour di viaggiolibero) + 650 spesi là

Brunella & Maurizio

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