Fiume africano
Più che in Africa ci sembrava di essere su un fiume del sud-est asiatico…

Africa terra dal Sole di un rosso corallo e dalla notte di polvere di diamanti…

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A malincuore lasciamo L’isola delle spezie, le sue spiagge bianchissime, l’accoglienza del Bububu, di Omar e della sua gente. Ora ci aspettta un viaggio tutto sommato breve ma con una caratteristica comune negli spostamenti africani: l’incertezza! Come è nostro uso adottiamo la formazione di viaggio a “Testuggine romana“, ovvero i ragazzi all’esterno per protezione di donne e bagagli. Provatela si è infatti dimostrata efficace nell’evitare facchini, tassisti, tour operator alternativi e venditori di noccioline. Ora la nostra meta è Bagomoyo chi in swahili significa”qui lascio il mio cuore”.

Karibuni in Bagomoyo

Dama africana
Partita a dama africana con i locali a Bagomoyo. naturalmente abbiamo perso!

Bagomoyo, non molto conosciuta sulle mete turistiche è probabile che in un prossimo futuro diventi un altro punto di partenza per la scoperta del Continente Nero. E’ infatti collegata alla Capitale Dar es Salaam trammite un’autostrada in fase di costruzione ed è facile che presto avrà anche un aereoporto per i voli interni. Qui a Bagomoyo venivano imbarcati gli schiavi per essere poi trasferiti nell’isola di Zanzibar.

Il Livingstone Club.

Masai!
Sulla strada per i grandi parchi è facile incontrare i Masai, popolo pastore e guerriero, che con i loro mantelli rossi e le lance punteggiano l’orizzonte…

Arriviamo al Livingstone dopo “solo” cinque ore e mezza di viaggio, il tempo per gli spostamenti in africa è indefinibile. Sara tuttavia solo una passeggiata rispetto a quello che ci aspetterà in futuro. Il villaggio è gestito da italiani, è molto bello con piscina e vari bungalows tutti veramente belli. La pulizia e ottima e anche il servizio. Il ristorante è come stare a casa, la cucina è italiana ed è otttima. Il club offre per chi ha intenzione di andare alla scoperta dei dintorni un servizio barca, surf, campo di pallavolo, diving, oppure di scoprire la foresta in jeep. E’ situato sul mare da dove si possono amirare fantastiche albe. Una volta al giorno la bassa marea fa indietreggiare il mare per un centinaio di metri , lasciando a nudo il fondale. Tra neri ricci, granchi dai colori incandesenti, paguri azzurri, e stelle marine si puo decidere se fare una gita a piedi fino alla bariera esterna oppure avventurarsi nella vicina foresta di mangrovie. Portatevi però le ciabatte.

Bagomoyo :”Qui lascio il cuore”

Il paese di Bagomoyo non è molto grande e i “bianchi” che circolano liberamente sono una rarità. Vi consigliamo di farvi accompagnare da qualcuno del posto. A Bagomoyo si può visitare la vacchia fortezza tedesca, il museo della cittadina, la missione cristiana, la chiesetta dove l’esploratore Livinghstone sbarcò e la bellissima scuola d’arte. Effettivamente una delle più grandi e più belle di tutta l’Africa. Si tratta di una struttura vicino al mare, che confina con un piccolo cimitero di guerra, per essere più esatti della Prima Guerra Mondiale. Il cimitero ha vista sul mare e da una strana sensazione vedere incisi sulle lapidi i nomi in tedesco così lontano da casa. E’ strano ma ha un certo alone di romanticismo, vestigia dimenticate di un’epoca passata. Li vicino c’è la scuola d’arte. Quello che colpisce sono la quantità di statue scolpite sparse sul terreno, come se fosse stata la stessa terra a generarle. Se siete fortunati avrete la possibilità di vedere uno spettacolo tribale. Sulla via del ritorno consigliamo una visita al centro del paese per vedere come vivono realmente gli abitanti. Rende molto più aperta la mente. Il paese potrebbe in futuro diventare una grossa meta turistica, sopratutto se si cercasse di restaurare la zona coloniale e si costruisse un piccolo aereoporto.

Risalendo il fiume

L’entrata al Parco Naturale del Tarangire, con tanto di guardie armate di mitra, contro i cacciatori di elefanti.

Una gita da non perdere è quella a bordo di un battelo per risalire un fiume vicino a Bagomoyo.Attraversando con una lancia la foresta di mangrovie e risalendo la corrente si va in cerca di uccelli e di ippopotami. Sembra una scena trattta da Apocalipse Now, le palme e la ricca vegerazione che si gettano nel corso d’acqua, le scimmie sulle rive, gli aironi che sembrano danzare e le aquile marine che dall’alto controllano la loro zona di caccia. Noi con il binoco andiamo a caccia di ippopotami. L’ippopotamo è però astuto quando lo vediamo a distanza si immerge e cerca di sfuggirci. Spegnamo i motori della lancia e ascoltiamo, è un silenzio troppo bello! Lo rivediamo ancora per un attimo prima che scompaia nelle acque limacciose. Al ritorno facciamo pausa su una spiaggetta aspettando che la marea si alzi per uscire dalla bocca fiume. Nell’attesa, mentre il nervosismo cresce, causato anche dal tempo che varia contiunamente, conosciamo dei locali e li stupiamo con le meraviglie della tecnologia dei paesi industrializzati: una telecamera digitale. E’ comunque incredibile di come basti poco per vivere senza pensieri. Rientriamo verso il Livingstone Club con il mare che non è certo dei più tranquilli, ma poi arriviamo a casa. Un’altra gita da non perdere è verso la striscia di sabbia bianca in mezzo al mare, ma le brutte condizioni del tempo non ci hanno dato la possibilità di farla. Sarà per la prossima volta.

Verso il cuore del Continente Nero

Tarangire
All’interno del Parco l’orizzonte si perde di vista, spazi incredibili.

Decidiamo di anticipare la partenza, un po’ per il cattivo tempo, un po’ perchè effettivamente della zona abbiamo visto quasi tutto, un po’ perchè dieci teste ragionano tutte in modo diverso.

Vogliamo andare nei parchi del Nord, il safari è giusto l’esperienza che ci manca in questo viaggio. Fare un Safari è un po’ il sogno di tutti quelli che visitano l’Africa: vedere animali e coglierli nel loro ambiente naturale. Dopo svariate telefonate alla fantomatica “Prestige Tours & Safari’s” decidiamo di partire il 31 agosto. Non abbiamo la minima idea dell’avventua che stiamo per affrontare. La meta è il parco del Tarangire e quello del cratere Ngorongoro. Il safari comprende due giorni effettivi con sistemazione in lodge, servizio di pranzo gestito dal cuoco personale e due giorni di viaggio via Arusha. Tutto ad un costo di 80 dollari al giorno di safari a testa(!?). Ci accordiamo e partiamo.

Viaggio allucinante

Giraffa
Uno degli abitanti del parco: un’elegante e curiosa giraffa!

Il trasferimento ad Arusha in pulman comincia subito male: Arriviamo alla stazione dei bus di Dar e subito un nugolo di persone circondano il furgoncino. Ubungo è il caos in terra, immaginate centinaia di viaggiatori e decine di autobus, venditori di ogni genere, automobili, bancarelle grida , spintoni, urli. Quello che si apre innanzie è veramente la confusione resa tangibile. L’agitazione intorno al nostro furgoncino è tale che gli stessi organizzatori prendono paura. Noi stessi capiamo dalle facce che ci guardano e gridano che qualcona non va per il verso giusto. Rimaniamo quindi a bordo fino a quando ci spostiamo alla partenza dei bus. Qui riusciamo a prendere l’ultimo bus disponibile appena in tempo, anzi al volo. Saliamo con i nostri zainetti su una coriera stracolma di gente di colore. Quando ci vedono salire si legge in faccia lo stupore della gente. Penseranno chissà cosa ci fanno 10 “busungo” qui. Riusciamo a fatica a sederci ai nostri posti, sparsi qui e la, facendo anche scendere alcune persone. Da ora in poi comincia il nostro viaggio allucinante, seduti in strette posizioni, senza la possibilità di muoverci. Il bus è vecchio quanto il Mondo ed è tenuto in pessimo stato. I sedili sono sporchi e l’odore è nauseabondo, temiamo per i bagagli e ci sono anche le pulci. Non immagianiamo però che il viaggio durerà ben 10 ore. Ben 700 chilometri verso il cuore dell’Africa, a tutta velocità, lungo strade provinciali. E’ sicuramente un’esperienza unica, bella e nello stesso tempo devastante. Dopo un’ora di viaggio l’atmosfera si rilassa, più per sfinimento che per altro. Diventiamo parte del luogo e cominciamo anche a dialogare con i locali. Viaggiano con noi dottori, ingegneri, studenti , mamme con i bambini, forse dovremmo fare come loro: Hakuna Matata.

Aruscha

Il game del Safari
A bordo di jeep alla scoperta del Tarangire

Arriviamo ad Aruscha a notte inoltrata, durante il viaggio ci siamo goduti un tramonto veramente mozzafiato, abbiamo visto un paese incredibile, dal deserto alla savana, dalle pianure alle alte montagne. La temperatura è fresca, anzi quasi fredda. Scendiamo a fatica dal bus dopo 10 ore di immobilità forzata, le gambe fanno fatica a muoversi. La città sembra uscita da un libro di paura, pochissima la gente in giro, le automobili distrutte e i falò accesi creano ombre spettrali. Meno male che doveva essere la svizzera dell’Africa! Arriviamo in albergo e ci scegliamo le stanze. Il City Inn non è male ma purtroppo Fabio e Mirko cominciano subito il safari, nella loro stanza. Appena spegni la luce decine di scarafaggi escono in cerca di cibo. Si dorme quindi a luce accesa. Finisce cosi una giornata d’avventura da Zanzibar al cuore dell’Africa, non si fatica a prendere sonno.

(La seconda parte del racconto)

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