tramonto zanzibar
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Non avete presente un tramonto se non lo vedete in Africa, terra in cui il Sole diventa di un rosso corallo e si spegne gettandosi nel mare, un’emozione da provare assolutamente, almeno una volta nella vita.

Tramonto africano
Resistete ad un tramonto in terra d’Africa…

Africa, terra di mille contraddizioni, terra arida e ricca di foreste, dove uomo e natura si scontrano ogni giorno e ogni giorno convivono, dipendenti l’uno dall’altra. Africa terra bagnata da mari di un azzurro cobalto, dalla terra rossa come il vino, dove la linea dell’orizzonte si fonde con quella del cielo. Africa terra difficile da capire, come la sua gente, terra che ami o che odi, ma che non ti lascia indifferente. L’Africa segna profondamente un viaggiatore, gli entra dentro, lo conquista poco a poco, magari non subito, ma forgia l’animo ed entra nei sogni.

Questo è il diario di un’avventura in questa stupenda terra, un viaggio di nove ragazzi: Marco, Massimo, Fabio, Gabriele, Mirko, Marisa, Mara, Maria e Franco, alla scoperta di un paese magnifico. Un viaggio attraverso l’isola di Zanzibar, sbarcando poi a Bagomoyo, per percorrere oltre mille chilometri nel cuore del continente Nero. Un viaggio lungo che divideremo in due parti.

Karibuni in Tanzania

Tramonto sul mango
Ne siete sicuri?

Partenza al primo pomeriggio dall’aeroporto di Milano Malpensa, in una giornata di fine agosto. Il chek-in  è abbastanza rapido, ma cominciano i problemi quando la hostess ci fa pesare il bagaglio a mano. L’attrezzatura fotografica non è delle più leggere e se non bastasse negli zaini che spediamo a destinazione, non vi è molto spazio. Cerchiamo quindi di inserire almeno un cambio nel bagaglio a mano. Tuttavia tra le bottiglie di sambuca e l’attrezzatura da sub è difficile ridistribuire i pesi. Dopo un po’ di trambusto tutto va a posto. Aspettiamo l’imbarco mangiando un panino e poi finalmente il volo per Dubai negli Emirati Arabi decide di decollare. L’Emirates è una delle migliori compagnie al Mondo e lo dimostra. I posti sono comodi, tutti hanno a disposizione un televisorino a cristalli liquidi, cuscino, copertae cuffie per la musica. Si possono vedere film, documentari, oppure ascoltare moltissime stazioni radio, in tutte le lingue. Ogni posto a sedere dispone di un telefono a carta di credito. Una telefonata costa 2 dollari al minuto, non è molto se pensate che volate a diecimila metri di quota. Qui è difficile trovare una cabina telefonica libera! Giocando con il televisore scopriamo che è possibile vedere sotto e di fronte a noi. L’aereo ha due videocamere poste sotto la pancia e frontalmente. Si può assistere in diretta all’atterraggio o alla partenza da un aeroporto. Il tempo a bordo passa in fretta grazie alle attenzioni delle hostess. Si mangia e si beve bene, dopo 6 ore atterriamo nel nuovo aeroporto di Dubai. Dall’alto la città è un’immensa distesa di luci dai mille colori, molto emozionante!

Qui non si dorme mai. La struttura è veramente nuova e bella. Negozi e Duty Free sono da mille ed una notte ed i prezzi sono veramente interessanti e competitivi. L’aeroporto dispone di molti bar e ristoranti, nonché di un albergo e delle sale per far riposare i viaggiatori. Puliti anche i bagni.

Vicolo
Passeggiando per i vicoli di Stone Town

Dopo 7 ore ripartiamo alla volta di Dar Es Salaam, la capitale della Tanzania. A Nairobi in Kenya c’è uno scalo tecnico e l’aereo come per magia si svuota. Arriviamo a destinazione. L’aeroporto di Dar non è dei più moderni e fa caldo. Prima del controllo passaporti (dove controllano in visto d’ingresso) bisogna passare il controllo sanitario. Tutti abbiamo in mano il passaporto sanitario,quello giallo. Il funzionario controlla la data di vaccinazione della febbre gialla, se va tutto bene  passi al controllo doganale. Consiglio: la vaccinazione contro la febbre gialla non è più obbligatoria dal 25 di agosto, non è necessario farla quindi. I bagagli arrivano subito come le persone che si propongono guide. L’area è però abbastanza tranquilla e sicura. Dobbiamo ora prendere il taxi fino al porto, per poi imbarcarci per Zanzibar dove ci aspettano.

Dopo un breve summit decidiamo di affidarci al proprietario di un ufficio turistico che alla “modica” cifra di 35 dollari a testa ci vende il biglietto per l’isola e il passaggio fino al porto. Scopriremo più tardi che il biglietto costa solo 20 dollari e che il resto è tutta una cresta. Tuttavia una fregatura è da mettere in lista, di solito nelle prime 24 ore dall’arrivo. Con un furgoncino pulcioso ci avviamo verso il porto e dopo 15 minuti sbarchiamo.Qui la situazione è moto diversa. Siamo in Africa con l’A maiuscola. Traffico, gente che si accalca, venditori di ogni cosa, dal cibo alle gomme. Tutti hanno qualcosa che potrebbe, secondo loro, esserti utile. Facciamo quadrato, proteggiamo le ragazze e i bagagli: ci imbarchiamo. Il viaggio dura due ore. Le passiamo in coperta, annusando l’aria che sa di mare e salsedine, di gasolio e di sudore.Fortunatamente il sole ci scalda, anche se siamo vicini all’equatore qui le stagioni sono invertite. La stagione è secca, la temperatura è ottima. Mentre navighiamo verso il porto di Stone Town ci godiamo il sole che lentamente si avvia verso il tramonto.

Zanzibar: l’isola delle spezie.

Zanzibar
Il porto di Stone Town con la Wonder House

Stone Town ci accoglie con la sua bianca torre dell’orologio, in stile coloniale, che ora è rosa nella luce del tramonto. Subito respiri la magia di quest’isola, che ha sempre affascinato chiunque la visitasse. Pensando ora a quel tramonto forse un po’ di Mal d’Africa ce lo siamo beccato. Il battello attracca al molo. Anche qui come a Dar Es Salam c’è un sacco di gente che si affanna per accaparrarsi i turisti. Tuttavia noi abbiamo già chi ci aspetta. Scopriamo però che le formalità doganali non sono finite. Zanzibar gode di una certa indipendenza dal continente e bisogna passare nuovamente il controllo passaporti. Finalmente mentre la preghiera della sera si alza dalle moschee saliamo su un “Daladala”, un furgoncino locale, ci dirigiamo verso la nostra destinazione finale, prenotata tramite internet: Bububu Guest House.

Bububu Guest House

Daladala
Ve la sentite di fare un giro a bordo?

Devo dire che appena arrivati siamo rimasti un po’ perplessi, complice la stanchezza del viaggio. Più che in Africa sembrava di essere arrivati in Giamaica (!?). Il proprietario Omar si rende subito molto disponibile e ci mette a disposizione il Daladala per i trasferimenti. La città dista 10 chilometri a sud ed il Bububu è vicino alla Fuji Beach. Si tratta di una spiaggia tranquilla, dove vi sono pescatori e dove la bassa marea fa emergere la secca anche per un centinaio di metri.

Al Bububu le camere sono semplici ma spaziose e pulite. Tutte con bagno e doccia calda. I letti hanno la zanzariera. Le finestre non hanno vetri ma la rete contro le zanzare. La sistemazione costa 10 dollari al giorno con la prima colazione. Vi è il servizio di e-mail e la lavanderia. La mattina si è svegliati al tubare dei piccioni che vengono a mangiare nel giardino della casa. Presto ci sentiamo come in una famiglia, chiacchieriamo e giochiamo a scacchi, dividiamo la sambuca e le sigarette. Dovevamo fermarci solo due notti, ne abbiamo passate otto. La spiaggia si può raggiungere anche la notte. Camminando scoprirete che la sabbia è fosforescente e che è popolata da tantissimi granchi. Quando sarete li guardate il cielo. Scoprirete che l’universo è veramente infinito…

Il nord: Nungwi Beach, la spiaggia da mille ed una notte

Nungwi
Uno dei mari più belli del mondo!

Poche spiagge al Mondo sono belle come quelle che ho visto a Nungwi. L’acqua è zaffiro e smeraldo. La sabbia è bianca da abbagliare, fine da sembrare borotalco. Su tutto regna una pace incredibile. La spiaggia di Nungwi è attrezzatissima per i turisti, vi sono hotel, ristoranti e bar direttamente sulla spiaggia. Vi consigliamo di allontanarvi dalla folla, magari scendendo per qualche chilometro verso sud. Scoprirete un vero paradiso. Un consiglio: fatelo quando la marea si abbassa, ma ricordatevi che dopo si rialza!

Nungwi
Vero?

Per muoversi si può anche utilizzare una delle numerose barche di pescatori. Da non perdere i tramonti mozzafiato. La notte quando i generatori si spengono regna il silenzio, rotto solo dal fragore delle onde sulla battigia. Nelle notti senza Luna guardate in cielo e stupitevi delle innumerevoli stelle. Provate a dormire una notte nelle capanne di paglia del Kendwa Rocks. Il villaggio è gestito da una signora tedesca ed è veramente il luogo ideale per chi vuole staccare la spina. Qui si passa tutto il tempo in completo relax. Ah! Non dimenticatevi di portare un bel libro da leggere…

(La seconda parte del racconto)

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