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Partiamo da MILANO Linate con KLM e in “2 ore” siamo ad AMSTERDAM, abbiamo otto ore che ci separano dal prossimo volo, le sfruttiamo facendo un giro per la città, sempre piena di novità e stranezze, si raggiunge in 20 minuti di treno.
Altre “17 ore” per arrivare a SINGAPORE, dove, dopo uno scalo tecnico di tre ore (necessario per permettere l’uscita dei quasi 400 passeggeri) si riparte e in “2 ore” siamo a GIAKARTA.

L’INDONESIA è un paese prevalentemente di religione Mussulmana, (oltre il 70%). GIAKARTA è la capitale, sita ad ovest di JAVA accoglie oltre 25 milioni d’abitanti. Viva e frenetica è una città dai forti contrasti; dal vecchio al modernissimo, dal ricco al povero, dal Cattolico al Mussulmano, tutto sembra però coesistere, immersi in un clima caldo e umido tipicamente Equatoriale.

21/09/01 Arriviamo all’aeroporto di GIAKARTA a metà pomeriggio, abbiamo già deciso dove cercare alloggio, a J.Jaksa (uno dei quartieri economici del centro). Il taxi ci mette un ora e mezza a portarci in zona, non immaginavo una simile densità di traffico, per intenderci, sembra di trovarsi a Milano in ora di punta. Chiediamo i prezzi a quattro alberghi, il più economico ci fa 100.000 Rupie la doppia con prima colazione, ci sembra onesto e la prendiamo, la stanza è piccola, i muri con l’intonaco sgretolato e le mattonelle di vari colori, ma ha l’aria condizionata ed è abbastanza pulita.

22/09/01 La prima vera prova tecnica della funzionalità dei servizi pubblici a GIAKARTA è un pò deludente, i Bus accompagnano tutti i passeggeri davanti a casa, ovviamente portando ritardo. Nella grande stazione di PULU GUDANG (12 Km. ad EST dal centro di GIACARTA) gli autisti si danno da fare, sbraitando e indicando i loro mezzi, per accaparrarsi i pochi turisti che si fidano a viaggiare…..”fai da te”…….Indonesiano. La compagnia più blasonata è la “Lorena” affiliata alla “Karina”, ha Bus apparentemente nuovi e sicuri nonostante ciò spesso si guastano, purtroppo è l’unica compagnia che domani fa la tratta Giacarta-Bali.
Più fiduciosi che convinti prenotiamo i biglietti, li paghiamo e andiamo a cercare un posticino caratteristico dove cenare, visto che dove abbiam trovato alloggio non c’ispira. Dopo cena, a letto senza doccia.
PS. Abbiamo girato cinque banche e tre change per cambiare in Rupie Dollari americani (tagli da 100$ nuovi) che abbiamo portato dall’Italia, niente da fare, fanno mille problemi, (non devono avere la benché minima piega o scarabocchio) su dieci banconote ne hanno cambiata una.

23/09/01 Ore 07:00 Ci alziamo, colazione Indonesiana e voliamo a far quattro passi per le vie di JAKSA (quartiere povero di Giakarta).
Per la strada veniamo attirati soprattutto dall’allegria che questa gente sprigiona nonostante le condizioni precarie in cui vivono; ci fermiamo ad un ristoro, è una baracca di legno e ondulex non più grande di 10 metri quadri, NASI-GORENG (riso fritto) fanta alla fragola, due banane e un mucchio di sorrisi, il tutto per circa 6.500 Rupie (1.600 Lire) a testa.
In un modo o nell’altro, la nostra capacità d’adattamento ci ha portato ad aver riempito lo stomaco,
e con la pancia piena si ragiona meglio, così ci rimettiamo in marcia fra vicoli e venditori ambulanti per assaporare al massimo il folclore di questa città ricca di storia e di tradizioni così diverse dalle nostre.
Ore 16.00 Tornati dove avevamo preso alloggio, prendiamo gli zaini e via verso la stazione, una rapida occhiata e individuiamo il Bus che ci deve portare dall’altra parte dell’isola, è già con il motore acceso, l’autista aiuta i passeggeri a salire e a caricare i bagagli.
Siamo partiti, col naso incollato al finestrino guardando tutto come fosse la prima cosa che vediamo,
non siamo ancora fuori dal centro urbano che il Bus singhiozza e si ferma, l’autista ci rassicura “no problema-no problema”, scende e si mette a dar botte a tutti gli organi visibili dal cofano motore, impreca, mette acqua, olio prova l’avviamento un paio di volte e finalmente ripartiamo. È passata un’ora, ci troviamo sull’Hayway che attraversa orizzontalmente JAVA di abitazioni non se ne vedono più, solo foresta e la storia si ripete: il motore perde i colpi e si ferma, questa volta però l’autista ha finito l’acqua e requisisce le bottiglie dei passeggeri, così facendo si riprende la marcia.

24/09/01 Ore 02:30 Siamo all’altezza di PEKALONGAN il motore scoppia, e siamo definitivamente a piedi nel bel mezzo della foresta di JAVA.
È più di un’ora che aspettiamo seduti per terra, la strada è buia e sono passati solo quattro camion che trasportano patate e banane, finalmente arriva un Bus, anzi due, entrambi della Karina, gli autisti confabulano fra loro per qualche minuto, per poi farci accomodare sul Bus che ci dovrebbe portare il più vicino possibile alla destinazione scelta in partenza.
Ore 09:30 Terminal stazione di SURABAYA scendiamo dal Bus delusi dal viaggio, stanchi e affamati non ci facciamo scappare il chiosco della frutta, unico venditore di generi alimentari nei dintorni.
SURABAYA non è una località turistica e a fatica si trova qualcuno che parla inglese, finalmente arriva allo sportello dell’agenzia “Karina” l’addetta che ci capisce e ci dice di accomodarci nella sala d’attesa, che un Bus parte di sicuro, ma non si sa quando.
Dopo un’ora e mezza di attesa, spazientiti e ignorati alziamo la voce:
-Abbiamo pagato il biglietto per BAUYUWANGY (località all’estremo EST di JAVA da dove parte il battello per BALI) dovremmo esser già arrivati, e invece non siamo neanche a metà strada, ora vogliamo sapere quanto si deve ancora aspettare.
Ore 12.00 È stato sufficiente alterarsi e come per magia appare un nuovo autista, che ci viene incontro sorridente, controlla i biglietti e alzando le spalle come per scusarsi del ritardo c’invita a salire sul Bus che ha poc’anzi preparato davanti alla porta, così per tutti gli altri passeggeri; appena lasciata la cittadina siamo di nuovo immersi nella foresta, con un unico pensiero che non riusciamo a toglierci dalla mente, se saremo più fortunati con la “Karina” che con la “Lorena”.
Ore 19:00 Sosta in un ristoro convenzionato, visto da fuori, fa un pò schifo, ma la cena è molto meglio dell’impressione che dà il locale, o forse sarà la fame.
Ancora una dozzina di Km e siamo al porto, il ferryboat, puntuale, parte alle otto e quaranta, e in poco più di mezzora ci porta a GILIMANUK.
Sbarcati dal ferryboat il Bus ci porta in circa due ore a DENPASAR attraversando BALI su strade tortuose e prive di illuminazione.
DENPASAR non è molto frequentata dal turismo se non di passaggio, specialmente fuori stagione.
All’autostazione il più è fatto, veniamo accolti da una folta schiera di taxisti e contrattiamo il prezzo per farci portare in un Hotel a riposare, ci accordiamo per 50.000 Rupie (circa12.500 Lire).
L’hotel è pulito, confortevole e abbastanza economico, 80.000 Rupie la doppia con prima colazione.
Il viaggio ci ha veramente stremato ma non ci ha tolto la fame, e così depositati gli zaini in stanza e appurato che in hotel hanno già chiuso la cucina, usciamo alla ricerca di un ristorante ancora aperto, ne troviamo uno sulla strada principale, entriamo e ordiniamo un piatto di riso con la carne (discreto) e una birra (calda) che ci toglie la voglia di berne una seconda, paghiamo il conto: 30.000 Rupie.
Una breve passeggiata per digerire prima di andare a dormire, ma facendo molta attenzione a dove si mettono i piedi, perché i marciapiedi, veri e propri coperchi delle vie fognarie, o sono sinistrati oppure mancano proprio, formando buchi di un metro che si rivelano molto insidiosi considerata la quasi totale assenza di illuminazione pubblica.

25/09/01 Qui il sole sorge alle 06.00 e tramonta alle 18.00 la cosa curiosa è che in dieci minuti è chiaro e in altrettanti si fa buio, ci scordiamo il nostro classico imbrunire che fa da preludio alla notte.
Alzati di buon ora in taxi andiamo a KUTA BEACH (rinomata spiaggia a Sud di BALI) e lì facciamo passare sistematicamente tutti i Resort finchè non ne troviamo uno che sta nel budget prefissato.
Si va dalle 80.000/100.000 Rupie in su a seconda della posizione, vicino/lontano dal mare; dei bagni, privati/in comune; del ventilatore o dell’aria condizionata; ecc.
Trovato l’alloggio che ci confà, buttiamo tutto a terra, ci mettiamo in costume e subito in spiaggia a fare il bagno, una passeggiata sul lungo mare, un bel ristorante sulla spiaggia, finalmente mangio, e bene, guardando l’oceano; poi arriva la cameriera con il conto, servizio e menù curatissimi, il prezzo sproporzionato rispetto allo standard Indonesiano 500.000 Rupie in due.
La giornata continua fra mare e agguerrite contrattazioni con i venditori ambulanti di souvenirs che non ti mollano un attimo, neanche quando fai il bagno.

26/09/01 Gli abitanti di Bali sono preparati al turismo e capirsi non è un problema, tutti dai ristoratori ai taxisti dai venditori di maschere a chi affitta motorini parlano l’inglese.
Noi per non venir meno al nostro principio di entrare nell’atmosfera del luogo, cerchiamo apposta un chiosco caratteristico dove fermarci a mangiare le loro specialità.
Il proprietario del chiosco, di Inglese non sa una parola; di turisti qui non ne vengono, ci fa capire, stupito di vedere che nonostante l’incomprensione linguistica è proprio qui che vogliamo mangiare.
Questi chioschi di solito sono a conduzione familiare, e AGUS (il capofamiglia) è orgoglioso di mostrarci la sua arte nella preparazione del piatto ordinato (l’unico di cui aveva tutti gli ingredienti).
NASI-GORENG con carne di pollo / con verdure / con pesce e frutti di mare, è il piatto più comune in tutto l’arcipelago.
Si mangia con 7.500 Rupie (1900Lire) a testa, chiaramente non bisogna far troppo caso alla sistemazione di fortuna che ci viene offerta.
Abbiamo in ogni modo entrambi la netta impressione di essere trattati con attenzioni non propriamente abituali, il proprietario ci fa spolverare anche il tavolo da uno dei suoi figli, con lo straccio sporco naturalmente, ma a noi che ci frega, non mangiamo mica sul tavolo…. NOI!
A giudicare dall’ordine, dalla pulizia, dall’odore intenso e indecifrabile, un misto di droghe, di chiuso, di pesce e ……Indonesia; sembra di stare in un vecchio fienile della bassa Bresciana in un caldo pomeriggio estivo.
È comunque molto pittoresco il quadretto di questa famiglia, stretta attorno a due clienti così lontani da loro come cultura e abitudini, eppure accontentati.
Al bancone di questi chioschi capita spesso di poter trovare un po’ di tutto, dal cibo in scatola alle sigarette (che ognuno vende al prezzo che stabilisce), dalle aspirine alle scope dai caschi di banane ai vestiti e quant’altro.

27/09/01 Fissata come meta ultima le TOGEAN, (arcipelago d’isole vergini a Nord di SULAWESI) di prima mattina ci rechiamo all’aeroporto di Denpasar per cercare informazioni, (incredibile nei Turist Information di BALI non le conoscono) e magari prendere direttamente i biglietti.
Delle quattro compagnie aeree Indonesiane che toccano l’aeroporto di Denpasar (MANDALA – GARUDA – MERPATI – BOURAC) scegliamo la Merpati che è l’unica che fa voli verso il centro/nord di SULAWESI, e più precisamente verso PALU con scalo a UJUNG-PANDANG.
L’aereo non vola tutti i giorni e così prendiamo i biglietti per il 29.
Soddisfatti dell’operazione lasciamo l’aeroporto e andiamo a dedicarci al mare.

28/09/01 Abbiamo affittato una moto per due giorni, e facendo avanti e indietro sul lungo mare veniamo fermati da un poliziotto con una banale scusa (lei si è fermato con la ruota anteriore Sulla riga di STOP) controlla i documenti, e dopo aver visto la patente comincia ad elencare una serie di problemi legati al fatto che è Europea.Noi facciamo presente che all’agenzia “RentByke” dicono che ha valore il nostro documento. Niente da fare, il poliziotto si scusa a nome dell’agenzia per l’errore commesso e dice: -Loro pur di affittare la moto a un turista raccontano un sacco di balle.
Della serie “tutto il mondo è paese” con 100.000 Rupie (25.000 lire) di multa, che ovviamente si intasca il poliziotto, siamo liberi e ripartiamo, con in tasca una ricevuta scritta a mano su di un pezzo di carta semplice che attesta che siamo stati già fermati e che abbiamo già dato il nostro contributo. Come se li cercassimo apposta, a distanza di un paio d’ore ci fermano di nuovo, questa volta però abbiamo l’arma segreta, la ricevuta, la mostriamo all’agente che ci ha fermato che,
dopo un breve consulto con un suo superiore, con la faccia triste di chi non è riuscito a compiere il suo dovere ci restituisce la ricevuta e ci lascia andare.

Mirko Vallara

Continua…

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