banner voyager

Chi non sogna un viaggio in India? In una terra dal sapore antico e ancora misterioso… Bhè, Chiara non solo lo ha sognato ma l’ha anche realizzato. Ecco il suo racconto sicuramente d’oro per chiunque voglia affrontare un viaggio alla scoperta di questo “continente”.

Ho sempre sentito l’attrazione per l’India, ma non avevo mai deciso di prendere e partire per visitarla senza una minima organizzazione. Ero già stata a Goa in passato, perché il padre adottivo di un mio amico tedesco è indiano, e ero andata al suo secondo matrimonio, a Goa.
Il 2001, invece, è stato l’inizio di un nuovo modo di vedere la vita per me, mio padre ha conosciuto in un ristorante, per caso, un signore indiano, un capitano di navi da crociera, che ha proposto a mio padre di farmi ospitare per quanto volessi, a casa sua in India, a Gurgaon, nello stato di Haryana, a pochi km da Delhi. Quindi, presa da questo atto imprevisto di generosità del signore indiano, e incuriosita da tutti i racconti e libri che avevo letto, ho preso uno scassato aereo dell’Aeroflot, compagnia russa, e via Mosca sono arrivata con la mia amica Barbara, compagna di studi universitari, a Delhi.
A Delhi sono venuti a prendermi la moglie dell’indiano, le sue figlie, e un amico di famiglia. Ho subito notato la differenza che c’era tra loro, una casta molto alta, e la povera gente fuori dall’aeroporto. La sensazione, comunque, non è stata delle più shockanti, visto che bene o male ero già atterrata a Bombay anni prima, e sapevo a che cosa andavo incontro là fuori. Questa famiglia, che vede il padre soltanto 6 mesi l’anno, sta in uno dei quartieri residenziali attorno a Delhi, Gurgaon, nello stato di Haryana. Le figlie studiano in un college inglese, e diciamo, si vede molto che sono state a contatto con diverse popolazioni e che hanno girato il “mondo”, soprattutto a causa del lavoro del padre.

Una cosa, però, parlando del più e del meno, l’ho subito notata. Il legame con la religione, che viene vista come una parte del proprio essere, e non quindi una scelta come da noi in occidente, e purtroppo, il forte legame alla casta di appartenenza… Mi spiegava infatti la figlia maggiore, quando io le ho chiesto se avesse il ragazzo, che non potrà mai stare con un ragazzo che le piace al college, perché di caste diverse. Che tristezza ho pensato io, ma queste ragazze, la vivono in maniera meno tragica di come la vivremmo noi, tutto è relativo a come uno si rapporta con gli eventi della vita; mi hanno detto che ciò che rende felice un hindu, la loro religione, non sono i soldi, ma la felicità interiore. All’inizio pensavo che dicessero cosi’ solo perché erano di una casta più alta, poi, invece, andando avanti nel mio viaggio, e conoscendo gente di tutte le estrazioni sociali, mi sono accorta che è una regola che vale per tutti.

Le religioni in India
Si appartiene ad una casta per nascita e gli appartenenti ad una casta cercano di mantenere la loro purezza evitando di essere contaminati dagli altri. Generalmente le caste sono legate ad attività o a professioni anche se non sempre è possibile identificarle in base ad un puro criterio economico.
All’origine le caste erano suddivise in quattro gruppi: i sacerdoti (bramini), i guerrieri, i commercianti ed i contadini. Nel tempo si sono sviluppate altre centinaia di suddivisioni creando quindi una piramide alla cui base stanno i cosidetti “intoccabili” o “paria”, addetti alle mansioni più umili ed impure.
Anche se le caste sono state dichiarati illegali nella Costituzione, oggi le caste esistono ancora tant’è che spesso i partiti politici fanno leva sugli interessi di casta per ottenere consensi.
Le etnie principali possono essere suddivise in due, anche se ci sono numerosissime sfumature determinate dalla loro fusione: quella ariana (alta statura e pelle chiara) e quella dravidica (bassa statura e pelle scura). Al nord prevalgono le derivazioni ariane mentre al sud quelle dravidiche
I miei amici sono “ariani”, se così posso definirli.
Ma veniamo al mio viaggio, la prima giornata si è svolta nei dintorni di Gurgaon, e ho fatto amicizia con i loro vicini di casa, e le varie mucche e maialini che si aggiravano attorno alla loro villetta. Ho pensato che loro, davvero, non se la passano proprio male là, anche se il loro mondo, non è la “vera India”, che avrei avuto modo di vedere coi miei occhi più avanti. La sera, con l’amico di famiglia, siamo andati a rendere omaggio a Shiva, la divinità preferita delle figlie della signora. Come dicevo prima, un hindu, vive la religione come una parte di sé. L’induismo non ha un fondatore o un profeta come le altre religioni. L’induismo è un modo di vivere o meglio ancora una filosofia di vita. Il fulcro del pensiero induista è basato sul concetto di “karma” e “dharma”.
Il Karma indica il susseguirsi delle azioni in vita che, se saranno buone, incarnazione dopo incarnazione condurranno al congiungimento con l’Essere Supremo. Il Dharma indica il dovere, la virtù; le leggi che regolano la società, le caste, i rapporti di ogni individuo con gli altri.
La religione induista possiede un’ iconografia religiosa molto vasta, rappresentata da una serie di dei adorati dai fedeli. Gli dei, i cui nomi si incontrano più frequentemente visitando i templi e le sculture religiose, sono:

Trimurti
E’ l’insieme di Brahma il creatore, Vishnu il preservatore e Shiva il distruttore. Sono i tre aspetti dell’Essere Supremo.
Brahma
E’ il creatore della Trimurti ed è rappresentato seduto sul loto. Possiede quattro teste e quattro braccia e tiene i simboli del culto. Il suo veicolo (animale preferito) è il cigno.
Vishnu
E’ il preservatore della Trimurti. I suoi simboli sono la conchiglia e il loto. Il suo veicolo è Garuda, mezzo uomo e mezzo aquila. Caratteristica di Vishnu sono le sue 10 incarnazioni fra cui il pesce, il cinghiale, la tartaruga, l’uomo leone ed il bramino nano.
Shiva
E’ il distruttore della Trimurti, ma può assumere anche altri aspetti. Veste una pelle di tigre con capelli lunghi raccolti sul capo. Il suo simbolo è il “lingam”, il fallo stilizzato, mentre il suo veicolo è il toro “Nandi”.
Kali
E’ detta anche “la nera” o la dea del terrore. Rappresenta la personalità distruttiva di Shiva. E’ di color nero con una collana di teschi attorno al collo mentre mani e lingua sono color rosso sangue. Veniva adorata dalla setta dei “thugs” gli strangolatori che in passato infestavano le regioni centro orientali dell’India.
Parvati
E’ la dolce sposa di Shiva in grado di trasformarlo, da dio distruttore, in dio pacifico.
Ganesh
E’ figlio di Shiva e Parvati ed è rappresentato piccolo e panciuto e con la testa di elefante. Alla nascita la testa era umana, ma venne decapitato da Shiva in un attacco di furore. La madre Parvati allora obbligò il marito a resuscitarlo e Shiva gli mise addosso la testa del primo essere vivente che incontrò: un elefante.
Le due figlie, Susha e Shika, mi hanno introdotto alla religione hindu, in quanto una delle loro materie principali era teologia, e si sono dilettate a spiegare a me e alla mia amica Barbara anche le altre religioni che si possono trovare in India:

L’islamismo
L’islamismo di Maometto e le rivelazioni del dio Allah contenute nel Corano furono introdotte in India con l’arrivo di arabi e turchi. Nel pensiero musulmano, religione e politica sono intimamente legate fra loro. La guida spirituale è anche guida politica e tutti devono diffondere questa fede.

Il buddismo
Fu nel passato, per un certo periodo, la religione dominante in India. Siddharta Gautama nacque nel 563 avanti Cristo e attraverso una vita moderata e di meditazione divenne il Buddha, cioè “l’illuminato”. Il buddismo si base su alcuni concetti chiave: il mondo è pieno di sofferenze causate dal desiderio del possesso e dall’invidia che consumano l’uomo. Chi riesce a vincere queste debolezze può raggiungere il “nirvana”, lo stato paradisiaco che conduce alla liberazione ed alla presenza del Buddha

Il jainismo
E’ una religione molto antica che si trova solo in India e che è simile al buddismo. Anche in questa religione il concetto base è la capacità dell’uomo di raggiungere il “nirvana” attraverso un retto comportamento in vita.

Il parsismo
Praticano questa religione i Parsi, gli ultimi seguaci di Zoroastro, predicatore di un unico Dio Supremo, che visse probabilmente attorno al VII° secolo avanti Cristo. I parsi, in India, oggi sono una piccola minoranza, ma rappresentano la comunità più ricca del paese. Per non inquinare l’acqua, il fuoco e la terra, elementi ritenuti sacri, i Parsi non sotterrano, né cremano, né affidano ai fiumi i loro morti. I cadaveri vengono esposti agli avvoltoi nelle Torri del Silenzio, templi cilindrici che sono accessibili solo alla comunità Parsi e che a Bombay sovrastano la città da una collina.

L’India e l’islam

In questo viaggio, sono poi venuta a contatto con i jainisti e l’islamismo. Il primo contatto con l’islam è stato quando siamo andate nel Rajastan. Da Gurgaon, dove abitavano i nostri amici, non siamo riuscite a prendere un autobus per arrivare a Jaipur; sembrava quasi che non si fermasse nessun autobus, dal momento che abbiamo aspettato invano per 3 ore su una piattaforma, che come dicevano loro, era adibita a fermata dell’autobus. Tutti ci guardavano, soprattutto la mia amica che ha i capelli rossi corti. Alla fine ci è venuta la pazza idea di fare l’autostop, ed un sikh, che andava per business a Jaipur ci ha caricate sulla sua jeep nuova di zecca. La signora di Gurgaon, dopo un impaurito “God bless you two!” ci ha detto che non voleva avere responsabilità di questa nostra scelta, e quando l’abbiamo tranquillizzata, siamo partiti con questo “gioielliere” alla volta di Jaipur.
L’uomo era molto distaccato, ma cortese, e quindi a noi non ci è parso vero “scroccargli” questo passaggio, certo è che noi volevamo dare lui almeno i soldi della benzina, ma alla fine, non ha voluto.
La highway che collega i dintorni di Gurgaon (ovvero la zona dell’aeroporto di Delhi) a Jaipur è una lunga superstrada dritta, diciamo molto ben tenuta, se si pensa alle condizioni generali delle strade indiane, l’unica cosa che ci ha fatto paura è l’assoluta assenza di regole stradali. Mucche, cammelli, camion modello pakistano con un sacco di addobbi e l’immancabile segnale sul posteriore del mezzo “Horn please”.. sembra infatti che l’unica regola osservata dai guidatori indiani sia quella di suonare costantemente. Arrivate a Jaipur dopo sole 3 ore di auto (non oso pensare quanto ci metta un treno da Delhi!), l’uomo ci ha anche accompagnate all’ostello. Che dire, un vero genleman!
Io e Barbara, abbiamo deciso di dormire nel ben-tenuto Jaipur Inn, ma abbiamo avuto la pessima idea di dormire nella camera più “cheap” che era sotto una piccionaia, hahahaha -ora ci rido, ma mi veniva quasi da piangere- caldissima di giorno, freddissima di notte perché non era dotata di finestra a vetri, ma di un buco nel muro. Tuttavia, abbiamo subito familiarizzato con una coppia di australiani e due ragazze canadesi, anche loro backpackers come noi, ed abbiamo deciso di andarcene un po’ in giro insieme l’indomani.
Oltre all’atmosfera da mille e una notte che ha catturato la mia attenzione, mi hanno colpita anche la massiccia presenza di militari (dovuta alla vicinanza col Pakistan) e un sacco di “furboni” che con la scusa di scambiare delle chiacchere volevano fregare me e la mia amica, nonché infastidirci un pochetto. Questa, comunque, ho notato, non è il tipico comportamento dell’Indiano mussulmano, ma dell’Indiano in generale. Non è un “dar noia” malefico, solo un “fastidio bonario”. Mi sono resa conto che alla fine, poi, il mondo è sempre tutto paese, trovi persone stupende anche dove la cultura ti sembra proprio opposta alla tua e viceversa. A volte basta uno sguardo, e ti capisci al volo anche senza parlare. Sono sensazioni stupende…

La seconda parte del racconto

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here