banner tui

La seconda parte del racconto

Ragioni sociali e religiose si intrecciano spesso anche nell’ambito mistico. I Naga e gli altri asceti costituivano fino a poco tempo fa una specie di popolo nomade che, come tale, doveva essere controllato dal potere centrale. A questo proposito, Indira Gandhi fece varare una legge speciale che, da allora, impone a ogni anacoreta o monaco l’obbligo di possedere una carta di identità, chiamata mortsha (un foglio dattiloscritto paradossalmente in inglese e munito di fotografia), che certifica la veridicità del titolo religioso e autorizza l’interessato a ricevere offerte dai fedeli e a viaggiare gratis sui mezzi di trasporto pubblici. Durante il Maha Kumbh Mela, ogni mistico deve versare una percentuale delle offerte (debitamente registrate su un blocchetto di ricevute) nelle casse della propria corporazione, ottenendo così il “rinnovo” del mortsha per altri dodici anni. I più abbienti devono anche offrire un bandara, ossia un banchetto per il proprio maestro e per gli appartenenti alla confraternita.
Come vivono gli indiani queste contraddizioni? Si direbbe con un’accettazione priva di sensi di colpa. Un guru di Benares, tale Laxman Chaitanyaji Maharaj, ha rilasciato questa dichiarazione a un giornalista del Navbharat Times che lo stava intervistando mentre contava l’ammontare dei vaglia postali spediti dai suoi discepoli: “Il lusso? Che c’è di strano? Lo stato in cui mi trovo l’ho raggiunto tramite penitenze e duro lavoro. Sono un laureato, sa?”. Il bene e il male sono un’illusione della mente e vanno trascesi; il giorno e la notte sono apparenze create dal cervello perché esiste soltanto la giornata…..e forse neppure quella.
Varanasi e Allahabad, un’orgia di profumi, suoni, colori, sensazioni, quello che avevo sempre immaginato sull’India, l’ho trovato qua. Ciò che mi ha affascinata di più è la gente comune, sui ghats a Varanasi, e il loro rapporto con tutto ciò che li circonda, un vero panteismo.
Dopo questi giorni stupendi, trascorsi tra la folla dei ghats e i milioni di persone incontrate a Allahbad, ci avventuriamo a Kajurao.

Dovevamo prendere il treno fino a Jhansi e poi continuare con il bus, ma il nostro treno era un giorno e mezzo di ritardo, quindi abbiamo optato per un bus da Varanasi. Per la strada abbiamo visto una miriade di incidenti stradali, dovuti sia alle condizioni delle strade che agli autisti spericolati.
Kajuraho ce lo aspettavamo meno turistico, ha molti hotels e servizi. Abbiamo deciso di esplorare la cittadina a piedi ed in bicicletta, con la paura di venire messe sotto dalle macchine spericolate. Il complesso archeologico più importante si trova sulla strada principale del paese, vicino al lago. E’ il famoso templecomplex che raffigura il Kamasutra. E’ davvero incredibile il lavoro di scultura che è stato fatto per raffigurare queste piccole statuine in ogni sorta di posizione in modo così dettagliato. I templi in tutto sono undici.
Oltre ad aver visitato questo complesso archeologico siamo anche andate nella cittadina di Orcha, fondata nel XVI sec. dal Rajput Bundela Rudra Pratap che scelse questo lembo di terra lungo il fiume Betwa come sede della sua capitale. Il complesso fortificato, ancora oggi ben conservato, e’ composto da palazzi dove si notano i canoni architettonici Bundela, tra questi: Jehangir Mahal, Raj Mahal, i templi Ram Raja, Chturbhuj e Laxminarayan.
Tornate a Varanasi ci siamo subito dirette alla stazione per prenotare un treno per Delhi; dopo l’estenuante attesa nella saletta prenotazioni per stranieri, ci siamo dirette verso la solita pensioncina e abbiamo fatto una bella gita sul fiume Gange, tanto per riprenderci dal puzzo e dal caldo soffocante della stazione.
L’indomani siamo tornate tra la calca tutte belle felici di prendere il nostro trenino che ci avrebbe portato dai nostri amici a Delhi per altri 5-6 giorni, ma ci siamo accorte che il treno era in ritardo di ben…. Tre giorni!!!! Siamo tornate alla pensioncina tutte scoraggiate e il marito della padrona ci ha detto di conoscere una “società di taxi” a lunga percorrenza, che con poco più delle ex ventimila lire, ci avrebbe portate a Delhi, partenzo la sera alle 9.30 saremmo giunte a destinazione alle 13-14. Ed era, a detta sua e dell’agenzia, una macchina che usano “i politici”, ovvero il modello “Ambassador”. Il nome ci suonava buono, quindi abbiamo detto “Why not?!”.
L’omino che ci si è presentato alle 9.30 con “la macchina dei politici” era alto 1.40 circa, e parlava inglese malissimo. La macchina era dietro l’angolo… svoltato l’angolo… la situazione è diventata tragico-comica… dal fuori la macchina non prometteva nulla di buono, sembrava un po’ quella di Fantozzi, ma non ci siamo fatte prendere dal panico.. montano anche il “nanetto-driver” in macchina, abbiamo capito subito che il viaggio non sarebbe filato liscio… modello di accensione del motore: l’omino apre il cofano, e con un cacciavite, dando delle botte su qualche tubo, riesce ad accendere la carretta… inizia il viaggio. E non si capisce bene come mai, ma decide di prendere le strade secondarie per percorrere una distanza cosi’ lunga, ovvero Varanasi-Delhi. Inizia con le sue smanie da “chai”, il tipico tè indiano, e si ferma ogni mezz’ora per un chai, in quelle piazzole adibite a camionisti, che non si capisce bene cosa facciano con duemila stracci addosso la notte su delle specie di brande, forse riescono a dormire all’addiaccio. Fatto stà che alle 10.30 di notte, nel bel mezzo del niente, scende per urinare, e ci chiude al buio sul ciglio della strada (rischiando anche che qualche camion pazzo ci venisse addosso) e scappa da qualche parte dentro quella che sembra una foresta.

Passano i minuti.. le ore.. e io e la mia amica, chiuse dentro dall’omino, ed impossibilitate ad aprire la porta, riusciavo a fare le contorsioniste sui sedili, cerando di dormicchiare.
Il nano-driver si ripresenta alle 6.30 e con impassibilità ci dice che era andato a dormire e che presto avrebbe avuto bisogno del suo chai.
Noi l’avremmo ucciso, ma visto che eravamo nel mezzo a niente, abbiamo proseguito. Alle 10.30 siamo arrivate a Lucknow, meta che non dovevamo toccare nel viaggio, perché lui ha detto che doveva incontrarsi con un suo amico, che alla fine non è mai venuto… anche qua stavamo per ucciderlo.. ma abbiamo avuto pazienza.. alla fine erano le 14.30 e saremmo già dovute arrivare a Delhi..ma eravamo ancora nei pressi di Lucknow…Ha deciso allora di fare il furbo e di guidare spericolatissimo, alternando sorpassi da perdere tutti i capelli dallo spavento, a delle fermate assurde per prendere il suo chai. Oltretutto io e la mia amica non avevamo niente da mangiare, e per quelle strade non vi era ombra di nessuan fattispecie di negozio… ci siamo fatte coraggio, pensando che un po’ di “dieta” non ci avrebbe fatto male e abbiamo proseguito.. Arrivate alle 18.30 a 100km a sud di Delhi, abbiamo pensato che eravamo vicine, ed eravamo estremamente felici, sebbene fossimo in ritardo, affamate e stanche.. ma non è finita qui… come si suol dire: mai dire banzai… infatti, ci siamo “gufate” l’altra sfortuna… il nano-driver ha sbagliato strada ed è entrato in una strada tutta sterrata poggi e buche, e ha forato… quindi ci siamo fermate, l’abbiamo aiutato a cambiare la ruota e siamo ripartire.. indicando NOI la strada che doveva fare.. ci siamo chieste se sapesse leggere.. visto cheandava nelle direzioni opposte ai cartelli che dovevamo seguire..

Poi finalmente alle 22.30 siamo arrivate a Delhi est, proprio sotto la circonvallazione… e indovina che succede? Si fora un’altra ruota… questa volta le ruote di scorta erano finite… e lui voleva chiuderci in macchina e farci dormire un’altra notte all’addiaccio… Noi ci siamo cosi’ imbellite che abbiamo deciso di non voler piu’ sentire le sue storie e, vista la mancanza di un qualsiasi posto dove poter telefonare, siamo andate in uno “stanzino” dove riposano i camionisti, o insomma, quella gente che noi pensavamo fosse camionista, con un sacco di stracci in testa tipo turbane e due-tre coperte addosso… entrate li’, dopo aver smanacciato tre ore per farsi capire, questi hanno avuto la pietà di chiamarci un loro parente, ce aveva un tuk tuk e ci siamo fatte portare a Delhi Ovest in aeroporto. Non abbiamo pagato per intero il nano-driver, xchè il suo è stato davvero un comportamento scorretto a livello morale… Nel tuk tuk abbiamo subito l’esperienza dell’ “ibernazione” notturna hahahah infatti l’aeroporto della città si trovava proprio dalla parte opposta a dove eravamo noi… c’erano 0 gradi e ci siamo dovute fare nella notte indiana, tutta la città da est ad ovest in tuk tuk… non vi dico la gente come ci guardava ai semafori, due ragazze sole di notte in giro… il tuk tuk si è fermato due, tre volte in certe piazzole dove altri tuk tuk sostavano, e ci è balzato alla mente che forse ci sarebbe potuto succedere qualcosa di brutto, tipo stupri e robe varie, ma ci siamo volute fidare e grazie a Krisna siamo arrivate sane e salve, un po’ ibernate, all’aeroporto di Delhi. Erano le 2.30 di notte… uno squallore incredibile, ma dopo tutte le cose che avevamo visto in giro, ci sembrava di essere al Ritz di Parigi (hahhah). Ci siamo quindi prontamente “accampate”, e bevendosi noi, ora, un chai.
L’indomani mattina, ci siamo risvegliate in mezzo alla gente della Hall, e stranamente non ci era sparito niente. Abbiamo chiamato in nostri amici indiani, che sono venuti subito a prenderci. Che dolci, si erano preoccupati per noi perché non avevano più avuto nostre notizie.
Hanno deciso di portarci, quindi, ad Agra il giorno dopo e a Matura (Vrindavan), la città dove si dice sia nato Krisna.
Ci siamo alzati alle 4 del mattino, e con l’auto (questa volta una bella vettura giapponese nuova di zecca) dell’amico di famiglia, ci siamo diretti verso Vrindavan. Il paesaggio era stupendo, non avevo mai visto un’alba così bella, un sole cosi’ rosa. A Vrindavan si rifugiano le donne che non accettano di togliersi la vita alla morte del marito come impone la tradizione. Queste donne, dette le “vedove bianche” arrivano da ogni parte dell’India; infatti, in molte regioni, la donna che perde il marito, perde automaticamente anche ogni diritto umano. In passato si davano fuoco sullo stesso luogo dove giaceva il defunto marito, Oggi, per fortuna sempre più raramente, restano vittime di misteriosi incidenti domestici, il più delle volte provocati dai parenti del marito che non vogliono più avere a che fare con loro. Non solo intimamente le ritengono responsabili del lutto, ma temono che in qualche modo la loro stessa presenza possa recare chissà quale sciagura al resto della famiglia.

Eccole, quindi, che partono, verso le varie città sante, dove possono chiedere la carità. Tra tutte le mete, Vrindavan è quella ideale, perché qui visse Krishna, Dio dell’ amore infinito. E perché soprattutto vi fanno capo alcune tra le più efficienti organizzazioni religiose, quali gli Hare Krishna, in grado di sfamarle per il resto dei loro giorni in cambio di canti e preghiere nei templi pubblici e privati. Sono diventate, del tutto involontariamente, una sorta d’attrazione turistica per occidentali e indiani che visitano a centinaia di migliaia il perimetro divino di Braja, che comprende, oltre a Vrindavan, la città di Mathura e il fiume sacro Yamuna.
A Matura abbiamo visitato i vari templi hindu e siamo stati poi tutta la mattina a parlare con degli Hare Krishna americani a Vrindavan, che, tra l’altro, avevo già visto in concerto a in Italia e a New York in passato.
Il pomeriggio abbiamo raggiunto Agra, non abbiamo visitato la città, ci siamo solo passati, e devo dire che non ho avuto l’impressione di essermi persa qualcosa, se non lo smog in quantità industriali.
Ci siamo subito diretti al Taj Mahal, un grandioso mausoleo fatto erigere dall’imperatore Shan Jahan per la moglie Mumtaz, e del Forte Rosso, una delle sette meraviglie del mondo.
Il Taj Mahal di Agra è una fusione di stili islamici ed indiani; fu voluto dall’imperatore Shah Jahan, allo scopo di fungere da tomba-giardino per le spoglie mortali della moglie Mumtaz: questo mausoleo, la cui costruzione cominciò nel lontano 1632 e si protrasse per una ventina d’anni, è davvero il simbolo dello sfarzo e della ricchezza raggiunta dalla dinastia Moghul.
Si tratta di un vasto complesso che comprende un ingresso monumentale, un ampio giardino, due moschee simmetriche ai lati del mausoleo e naturalmente i cenotafi di Shah Jahan e della moglie Mumtaz.
Il mausoleo vero e proprio, a differenza di quello di Humayum, che s’innalza al centro, è posto sulla estremità del giardino, in modo che lo sguardo del visitatore venga automaticamente guidato in tale direzione. Sorge su un basamento di circa cento metri per lato e sette di altezza, completamente in marmo bianco; anche il mausoleo è in marmo direttamente estratto dalle cave in Rajasthan.
Come già precisato, ai lati del mausoleo sorgono due moschee simmetriche in arenaria rossa, mentre ai quattro angoli del basamento s’innalzano i minareti, alti circa quaranta metri, sormontati da chatri.
Il giardino è caratterizzato dalla presenza di quattro canali posti nel suo centro, che confluiscono in un’ampia cisterna di marmo, e che sono affiancati da splendide aiuole; intorno al giardino corrono le mura a est e ovest, le quali confluiscono in una terrazza in arenaria rossa sul lato nord.
Una curiosità da precisare è che l’intero complesso è concepito in base a raffinate simmetrie geometriche e matematiche, le quali danno unità ed armoniosità.
La seconda parte del pomeriggio siamo stati ad ammirare il Fort, ma solo al di fuori, perché non riuscivamo a trovare parcheggio. Prima di tornare a casa, ci siamo fermati per strada, in mezzo ai campi, passava una macchina ogni 10 minuti, e ci siamo messi a mangiare per terra su una stuoia, con le mani, come fanno gli indiani, c’era il chapati fatto dalla signora Sharma, e poi l’immancabile dhal e delle melanzane piccantissime che la gentile signora sapeva che io adoro.
Il penultimo giorno, io e Barbara, accompagnate alla fermata del bus locale di Gurgaon, abbiamo deciso di andare ad esplorare Delhi. Dopo tutte le città che avevamo visto, ci ha stupito la “modernità” di Delhi rispetto a tutto ciò che avevamo visto in precedenza.
La storia di New Delhi, l’ attuale capitale della più grande democrazia del mondo, risale ad oltre 3000 anni fa ed è menzionata anche nel leggendario poema indiano “Mahabharata” come visione dell’ antica “Indraprastha”. Per ben sette volte Delhi combattè per la propria sopravvivenza ed ogni dinastia regnante, che fosse indù, mussulmana, mogol o britannica, lasciò dietro di sé, ognuna nel proprio stile, una ricca eredità culturale ed architettonica espressa in templi e mercati, palazzi e fortezze, monumenti funebri e torri. Fu infatti da Delhi che l’ imperatore persiano Nadir Shah si portò via il magnifico Trono del Pavone e il famoso diamante Kohinoor, oggi ammirabile con I Gioielli della Corona Britannica.
Gli Inglesi spostarono la loror capitale da Calcutta a Delhi nel 1911, affidandone la progettazione a due loro architetti, Edwin Lutyens e Herbert Baker.
Poche capitali possono vantare oltre 1500 monumenti storici e tanti parchi e giardini come Delhi.
I luoghi di interesse che abbiamo visitato a Old Delhi son stati:
RED FORT: costruito dall’ imperatore mogol Shah Jahan nel 1638, quando spostò la capitale da Agra a Delhi. Il nome deriva dalla pietra rossa con cui fu costruito. Nel Forte si trovano la Daiwan i-Am (sala pubblica), Daiwan i-Khas (sala privata), Moti Masjid (Moschea Perla), Rang Mahal, Khas Mahal e Hamman (Bagni Reali). Nei giardini del Forte viene tenuto ogni sera uno spettacolo musicale “Son et Lumiere” in lingua inglese, che in estate si tiene alle 20:30 e alle 21:30 e in inverno alle 19:30 e alle 20:30.
JAMA MASJID: la più grande moschea di Delhi, capace di contenere fino a 20.000 fedeli. Il cortile interno è circondato da colonnati e padiglioni a volta.
CHANDNI CHOWK: area vicina al Jama Masjid in cui erano originariamente concentrati i negozi di argenteria. Ancora oggi è uno dei mercati più affascinanti e frequentati.

LUOGHI DI CREMAZIONE DELLE PERSONALITA’ INDIANE
RAJ GHAT: monumento al Mahatma Gandhi
SHANTI VANA: monumento a Jawaharlal Nehru
VIJAY GHAT. Monumento a Lal Bahadur Shastri
SHAKTI STHAL: monumento a Indira Gandhi
Tutti i monumenti citati si trovano sulle rive del fiume Jaruma alla congiunzione fra Old e New Delhi.
FEROZ SHAH KOTLA: è il luogo in cui sorgeva la città di Ferozabad costruita nel XIV secolo dall’ imperatore Feroz Shah Tughlaq, ora in rovina. Accanto si trova un campo da cricket.

Mentre i luoghi che abbiamo visto, scorrazzando per la città nuova, sono:
CONNAUGHT PLACE: costruito nel 1931, è il più importante centro commerciale di Delhi. INDIA GATE: si tratta di un arco maestoso, alto 42 metri, eretto in memoria dei soldati indiani morti nella Prima Guerra Mondiale. Posto ad una estremità di Rajpath, all’ ingresso del
viale che porta alla Residenza Presidenziale, “Rashtrapati Bhawan” e ad altri uffici governativi, l’ India Gate è particolarmente affascinante nella sua illuminazione notturna.
TEMPIO BIRLA: costruito nel 1938 è il più grande tempio indu di Delhi. E’ conosciuto anche come Tempio Lakshmi Narayan.
TEMPIO BAHAI: questo gioiello in marmo a forma di loto è stato soprannominato il Taj Mahal del XX secolo.
PALAZZO DEL PARLAMENTO: è un edificio circolare costruito nel 1927 che ospita sia la Camera del Popolo (“Lok Sabha”) che la Camera Superiore (“Rajya Sabha”). L’originale della Costituzione, scritto a mano, è custodito nella Biblioteca del Parlamento.
RASHTRAPATI BHAWAN: residenza ufficiale del Presidente Indiano ed ex residenza del Viceré dell’ India. Gode di una magnifica vista del Rajpath.
TEEN MURTI HOUSE: residenza di Jawaharlal Nehru, il primo Capo del Governo dell’ India indipendente, convertita in museo dopo la sua morte. Il museo raccoglie interessanti cimeli della vita e dei tempi di Nehru. Durante la stagione turistica viene tenuto alle 20:00 uno spettacolo “Son et Lumiere” sulla sua vita e il movimento indipendentista. Il museo è aperto dalle 10 alle 17 (entrata libera). E’ chiuso il lunedì.
JANTAR MANTAR: si trova a pochi passi da Connaught Place (lungo Parliament Street). E’ un osservatorio astronomico in pietra, costruito dal Maharaja Sawai Singh di Jaipur nel 1724, su commissione dell’ Imperatore mogol di Delhi, per la revisione del calendario e la correzione delle tavole astronomiche.
PURANA QILA o OLD FORT: si tratta di un complesso cinto da mura, costruito nel XVI secolo dagli imperatori Sher Shah e Humayun sul luogo della leggendaria Indraprastha, la capitale ariana del 1000 a.C.
TOMBA DI HUMAYUN: eretta alla metà del XVI secolo da Haji Begum, vedova di Humayun, il secondo imperatore mogol. E’ il primo esempio di architettura indopersiana.
TOMBA DEI LODI: tombe e moschee erette dalla Dinastia Lodi nei giardini omonimi (XV e XVI secolo).
TOMBA DI SAFDARJANG: è un mausoleo in marmo a cupola eretto nel 1735/54 da Nawab Suja-ud-Daulah per il padre. E’ l’ ultimo monumento mogol eretto a Delhi prima della caduta dell’ Impero.
QUTAB MINAR: minareto in pietra alto 78 m. la cui costruzione fu iniziata dal re Qutab-ud-din Aibak nel 1199. Alla base si trova la prima moschea dell’ Inda. Davanti ad essa si erge un famoso pilastro del V secolo.

Dopo questa estenuante giornata, ci siamo rimpinzate ad uno dei tanti bazar, mangiando i mitici samosa, belli piccanti come piacciono a me.
Che dire, mi son sentita un po’ triste al pensiero che l’indomani notte sarei risalita su quella carcassa di aereo Aeroflot per tornarmene a casa.
L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato allo shopping, ma per fare le “meno globalizzate” ( hahaha), siamo andati nello sconosciuto Bazar di Gurgaon, suggeritoci dalla signora Sharma, dove ho anche comprato tre grandi scatole di “laddoos”, i miei dolcetti indiani preferiti. La leggenda di Ganesh, dice che anche lui fosse “very fond of laddoos”, mi chiedo se forse ci sia una sorta di connessione tra me e questa divinità, dal momento che è anche la mia preferita. Hahahaha. Scherzi a parte, l’addio a questa terra e soprattutto a questa gente stupenda e piena di dignità, mi ha fatta sentire un verme per lungo tempo, e come ho detto all’inizio di questo racconto, dopo questa esperienza, ho iniziato a valutare più “il succo” delle cose, e meno l’apparenza. Ho imparato ad essere più umile, e a ricercare il vero “senso” delle cose, al di là delle apparenze. Spero di avervi fatto rivivere questo mio splendido “Passage to India”.

Chiara Lambertucci

Per ulteriori informazioni sull’India contattare: Ufficio Nazionale Del Turismo Indiano 028053506 http://web.tiscali.it/india_turismo/

La cartina in prima pagina è stata fornita dall Ufficio Nazionale del Turismo Indiano

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here