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Con una fortuna sfacciata avevo vinto il mio primo viaggio pagato dal mio posto di lavoro. Entusiasta e ancora incredulo preparai i bagagli e mi affrettai a fare i documenti.
Qual’ era questo famigerato posto? Djerba? Dov’era? Con una sempre presente curiosità cominciai a cercare notizie utili. Scoprii che era un isolotto di una decina di chilometri quadrati a nord dell’ Africa, in Tunisia. E che fu visitato da diverse popolazioni mediterranee causa la sua posizione strategica. Addirittura storia vuole che nel sedicesimo secolo la utilizzasse come covo il famigerato pirata Barbarossa. Questi i partecipanti alla mitica avvenura in terra d’Africa. Tutti in tenuta sahariana…Alla faccia di Lawrence…

Primo giorno, il giorno dell’imbarco Da comunicazioni d’agenzia era da presentarsi per i documenti e i bagagli all’ aeroporto Valerio Catullo di Villafranca Verona alle ore 16.50 del 18/03/01. Io c’ero.
Consegnati i documenti e valigie e ritrovato con la mia compagna di viaggio nonché collega di lavoro Daniela, cominciò l’attesa….l’attesa….l’attesa….
Ore 19.30 le hostess di terra ci avvisano che causa il prolungarsi del ritardo verrà offerta la cena. Ore 23.15 Finalmente si inizia a passare dal check-in e ci si imbarca per un volo che durerà 2 ore.
Arrivati a Djerba e raccolto i bagagli il gruppo si cominciava a delineare, infatti la nostra ‘Guida‘ locale Stefania ci fece spostare a lato per una comunicazione mentre altri passeggeri cominciavano la salita ai pullmann per recarsi nei rispettivi hotels.
Notizia edificante delle 2.15: “Le vostre stanze nel hotel sono tuttora occupate da un orda di tedeschi che non è potuta partire, quindi ci si recherà al hotel Coralia per questa notte!” Distanza 30Km. Tempo previsto 30 min. All’ennesima tappa la consegna delle camere con compilazione di apposito modulino per i dati anagrafici si trascinò fino alle 3.45…Dormo!Mercato tunisino dove si può trovare un po di tutto

The Beach
Il mio compagno di stanza portava il mio stesso nome e faceva il mio stesso lavoro ma nel punto Mediaworld di Pescara. Grazie a lui conobbi quelli che poi divennero i miei inseparabili compagni di avventura assieme a Daniela: la timida Silvia, l’impassibile Max e la dolce Regina che erano già sul luogo dal giorno prima. Seppi che si conobbero anni prima in negozio e si erano trovati bene insieme.
Comincia a vedere finalmente qualcosa di nuovo, l’hotel aveva una deliziosa piscina e confinava con il mare. Decidemmo di andare sulla spiaggia dove si potevano fare affari e dove specialmente c’era la possibilità di fare un giro sul cammello, che in realtà era un dromedario.
Parola d’ordine sull’isola è CONTRATTARE. Ogni cosa in Tunisia si contratta.
La spiaggia è così piena di venditori e a corto di turisti, che sembra di essere sulla riviera di Rimini dove però le parti dei mercanti e dei bagnanti si inverte. E’ strano per me pensare ad un popolo che si comportava nel proprio paese come venditore ambulante.Il fascino del mare tunisino

Un giro con due cammelli in 5 persone per mezz’ora costa 5 dinari a testa (circa 8.000 Lit.). Alla fine immancabile foto col quadrupede.
Tornati in albergo e piazzati intorno alle piscine ero l’unico a prendere il sole con i jeans, maglietta, occhiali e anfibi ma la gente non pareva curarsene. Poi il pranzo, un buffet self service dove bisognava cercare tutto, poiché anche le posate erano sparse a seconda del loro utilizzo. Il cibo è buono ed è facile trovare pietanze italiane o internazionali. Ma gli spostamenti non finiscono mai, ci attende il trasferimento all’ Hotel Djerba Menzel. I tunisini sono sempre attenti ed allegri anche nel preparare il pranzo

La costruzione è composta da un complesso centrale dove vi sono il maggior numero di stanze e da un paesino attorno di miniappartamenti, collegati da stradine, che finiscono col costeggiare la spiaggia.
Ancora una volta coda per compilare l’accettazione e per prendere in consegna i nostri appartamenti. Patteggiamento con il personale per poter tenere unito il gruppo ed avere locali vicini. Vittoria! Ci viene dato un edificio con 8 miniappartamenti, numerati, a schiera, chiusi a formare un quadrato con la corte interna ed un ingresso comune contrassegnato con una lettera sopra il portone sempre aperto. Sistemati i bagagli si decide di fare la nostra prima uscita per recarci a Midoun.

Midoun
Il mezzo di trasporto principale per il turista è il taxi, costa relativamente poco è veloce ed è sempre presente.
Arrivati alla stazione dei taxi di Midoun al primo negozietto siamo accolti con un’ inaspettata ospitalità ed eloquenza. Capi d’abbigliamento, portafortuna ed oggetti d’arredamento in genere erano sparsi come in un bazar, pronti per essere mostrati e fatti indossare dalle veloci mani dell’instancabile e premuroso venditore. Era addirittura pronto a procurare merce dal vicino pur di non mancare allenostre richieste quali ospiti. Il secondo locale non aveva la parvenza di un negozio, ed in effetti era un’agenzia dove si poteva organizzare un tour in barca di un giorno per la vista dei delfini e fenicotteri rosa nella penisola, se c’è una penisola in un isola, di Ras Rmel a nord di Djerba. Qui scopriamo quello che normalmente viene tirata ad un viaggiatore inesperto: la possibile fregatura. Infatti lo stesso tour era organizzato anche dall’agenzia in albergo ma con un costo doppio. Chiesi informazioni e mi fu spiegato che la nostra agenzia aveva convenzioni proprio con loro ma che si tenevano una cospicua parte del bottino. Tornati in albergo per cenare ci aspettava lo spettacolo serale organizzato dall’ albergo: l’incantatore di serpenti, detto l’impassibile. Preludio: due giri di foto con tutti i presenti singolarmente inquadrati prima con un piccolo varano e poi con un’ iguana nelle mani dell’ ‘impassibile’. Poi numero con cobra che l’impassibile baciava e distendeva immobili a terra. Che sia stata l’alitosi? L’allegra combiccola naviga in questo azzurro mar…

Relax e shopping
Giorno dedicato al rilassamento. Sveglia tardi, colazione e spiaggia. Non vi era ne una spiaggia ne un mare particolarmente belli, l’acqua era limpidissima ma la presenza di sabbia molto fine la rendeva subito torbida. Le alghe inibivano poi il mio desiderio di nuotata, per la mia ignoranza sui possibili animali ivi presenti; ma cosa vuoi che ci sia, è solo paura del buio!
Dopo pranzo riposino all’italiana e giro turistico ancora a Midoun, la dove non eravamo giunti prima. Ecco il pranzo, appena pescato. Questa sera polpo…
Il ragazzo che la sera prima ci accolse nel suo negozio ci rapì subito per due chiacchiere davanti ad una tazza di thè, e poi ci mostrò un pò il paese che a parte le scritte delle varie insegne e dei cartelli, poteva sembrare tranquillamente un paese dei nostri, le strade erano meno curate. Ci mostrò un bazar di un suo amico, dove al piano superiore tessevano tappeti, che potevano essere spediti in Italia, tutto compreso nel prezzo spese doganali incluse. Il pagamento sarebbe stato fatto dopo aver controllato la merce arrivata. Passati in rassegna i diversi stili di tappeto, scopriamo il resto del negozio: ceramiche, piatti, scodelle, paralumi, argenteria, artigianato in legno, quadri e vestiti, tutto insomma. Tornammo poi per concludere gli accordi per il tour sul mare per il giorno dopo: sveglia presto e partenza alle 7.45, pagamento anticipato di pate della quota, foglietto di accordi presi, stretta di mano e via. Tramonto sull’isola di Djerba

L’esperienza di un pronto soccorso tunisino
Ci svegliammo alle sei e mezza per poter aver agio per la colazione ,ma forse non tutti, poiché un piccolo incidente non permise a uno di noi di venire al tour. E chi poteva essere quel tale così sbadato e cosa aveva potuto combinare per non poter muoversi?
Bhé, il vostro eroe sono sempre io, che ha cercato di passare attraverso una vetrata…Naturalmente senza riuscirci, o meglio riuscendoci benissimo, ma con controindicazioni per il vetro…Davvero! Comunque un giorno ci riprovo, contenti? Voi è meglio se l’evitate…
Provai così l’ ebrezza dell’infermeria locale, che a detta delle voci è sempre legata alla stregoneria. L’ambiente era curato ma l’odore emanato non era come quello che si sente da noi, tipo disinfettante ammazza tutto, qui è più carico di essenze ‘calde’.
All’arrivo del medico notai che fortunatamente parlava diverse lingue, e con me l’italiano. Non ebbi il tempo di spiegare l’accaduto che mi stava già disinfettando, mi mise una crema uguale alla pasta d’acciughe, il cicatrizzante e mi disse che avrebbe dovuto chiamare un dottore poiché avevo bisogno di punti.
Un quarto d’ora dopo ecco il dottore che vista la ferita salda con 3 punti, naturalmente senza anestesia, ho paura degli aghi io! L’avventura nel pronto soccorso tunisino…

Et voilà, eccoci al tavolo per preparare la fattura, mi disse che sarebbe costato un pò a punto, allorché gli chiesi quanto valevano i punti tunisini e se c’era qualche tessera da richiedere, preso come sono dalle nostre tradizioni locali. Lui capì la battuta, ma fece finta di niente per non dovermi ricoverare.
Totale circa 100.000 lire. Tutto sommato, vista la prontezza della cura e la professionalità sono soldi che ritengo giusti, peccato che non avevo la tessera…
Seppi poi da Stefania che c’è un’assicurazione e che compilata una lettera di ragguaglio e spedita con la fattura del dottore, mi avrebbe fatto rimborsare parte della somma da me elargita. In effetti c’è una franchigia di 70.000 che nel mio caso è molto, ma nel caso di rimborsi di milioni non conta nulla.
Bene, i miei amici erano partiti, e potevo rimanere chiuso, a letto, con una bella giornata davanti, pronta a tutto ciò che la mia mente mi poteva portare a fare? Naturalmante no! Presi un taxi e mi diressi verso Houmt Souk la città più grande dell’isola importante per la sua posizione, la sua storia e per il suo mercato. Incredibili distese a perdita d’occhio. Questo è il deserto roccioso.

La seconda parte del racconto

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