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Un’ esauriente esperienza di Mirella e Lucio che sono andati alla scoprta di questa stupenda terra: l’Argentina. Una vacanza dall’altra parte de mondo che ha lasciato sicuramente un segno nell’anima di questi due viaggiatori. Ecco i loro consigli per chi vuole affrontare un viaggio!

PREMESSA
Questo è il racconto del nostro viaggio di circa 50 giorni in Argentina (con due sconfinamenti in Brasile e Uruguay).
Il resoconto è esclusivo frutto di esperienze personali dirette e quindi non generalizzabili. Abbiamo deciso di riportare sia i giudizi e gli eventi positivi, sia quelli negativi, in quanto pensiamo che il miglior servizio che ci si possa reciprocamente fare tra colleghi e amici viaggiatori o lettori è raccontare l’esperienza non il sogno.
Per preparare il viaggio abbiamo utilizzato tre guide:
Routard, Lonely Planet, Rough.
COME CI SIAMO MOSSI:
Abbiamo privilegiato alloggi semplici, ma che rispettassero parametri per noi importanti come pulizia, bagno privato e locazione strategica. Per quanto possibile ci siamo serviti di Ostelli (in Argentina sono mediamente ben organizzati con proposta ampia e differenziata). Quando il livello di affidabilità degli ostelli si abbassava troppo, per mantenere fermi i nostri non pretenziosi parametri, abbiamo alzato lo standard e talune volte siamo dovuti scendere in hotel 4 stelle. Come vedrete dal resoconto, alloggiare in Argentina è alquanto economico, per questo aspetto le città per così dire più costose sono Buenos Aires, Ushuaia, El Calafate, Mar del Plata.
In Argentina è quasi impossibile mangiare male, quindi non è necessario scegliere i ristoranti più famosi (dove spesso vengono aggiunti balzelli sul conto, già per i locali costoso, senza peraltro che se ne trovi traccia sul menù e/o sullo scontrino fiscale), suggeriamo di andare dove vanno i locali che, come in tutto il mondo, ne sanno molto di più delle guide per quanto affidabili siano.
I costi riportati sono sempre per camere doppie con bagno compresa colazione (ove non diversamente specificato), mentre le cifre per i pasti sono da intendersi per coppia.
Come sempre abbiamo tentato di privilegiare i trasporti pubblici, anche se distanzee situazioni  ci hanno spesso imposto di scegliere l’aereo o l’auto a noleggio.
Per il nostro viaggio di circa 50 gg tutto compreso la spesa è stata di circa  € 8.500. Riteniamo che si possa fare lo stesso percorso anche in una ventina di giorni (senza sconfinamenti) con una spesa certamente inferiore anche se non proporzionalmente  contenuta considerato che  le tratte aeree interne sono le stesse.

Giovedì 08 dicembre – Venezia – Roma – Buenos Aires (BsAs)
Ci alziamo alle 06.30 e andiamo per tempo all’aeroporto di Venezia (partenza prevista 09.30), dove pero ci viene comunicato da AirOne che, per effetto del cambio degli orari da estivi ad invernali, invece di partire per Roma alle 09.30 (come scritto sul biglietto) partiremo alle 14.30, qua ci scappa il primo “accipicchia” mentre torniamo in città a rigiraci i pollici (Aereolineas Argentinas – emettitrice del biglietto complessivo –  avrebbe dovuto comunicarci l’aggiornamento dei biglietti che erano stati emessi e pagati un paio di mesi prima… o no !!?).
Finalmente si parte e a Roma saliamo sul aeromobile della AA per affrontare un viaggio di 14 ore. Personale cortese.  Spazio per pax a bordo accettabile. Qualità/quantità dei cibi veramente modeste.
Venerdi 09 Dicembre – BsAs
All’arrivo prendiamo un taxi remis (il radio taxi, invece che si ferma di fronte al marciapiede degli arrivi, è più economico e comunque a parer nostro sicuro, infatti in seguito li abbiamo presi spesso) e andiamo all’”Hotel Frossard” che abbiamo prenotato su internet (AR 134 – € 38). Stanze piccole, ma l’alloggio è dignitoso e pulito, il gerente è cortese e prodigo di informazioni. L’albergo si trova in perfetto microcentro, così passeggiamo tutto il pomeriggio e il giorno dopo. Ceniamo alla “Caballeriza” sul porto Madero (il rapporto prezzo qualità è molto buono).
Domenica 11 Dicembre – Buenos Aires – Trelew – Puerto Madrin
Partiamo da BsAs per Trelew dove arrivando noleggiamo una macchina (Fiat Siena AR 709 – € 203 per tre giorni). In seguito, lungo la strada per Puerto Madrin, scopriremo che la machina (Hertz) tira pericolosamente a sinistra e ha i fari che non funzionano a dovere.
Arriviamo P. M., dove alloggiamo al “El Gualicho” (AR 85 – € 25 colazione  modesta compresa) che è un pò caruccio per essere un ostello in Argentina, ma in compenso le stanze doppie con bagno sono molto pulite e l’ambiente è frizzantino e ben organizzato. Forse l’unico vero neo è che dopo la colazione bisogna lavare le proprie stoviglie, cosa che non offre garanzie di igiene in quanto non tutti gli ospiti potrebbero essere scrupolosi.
In ogni caso, giudizio complessivo Positivo.
Il pomeriggio stesso andiamo all’agenzia Hertz di P.M. per farci cambiare l’auto (che di fatto ci viene sostituita il mattino seguente alle 7.50), anche quella sostitutiva aveva delle magagnette, ma tantè…. (successivamante ce la cambieranno ancora)….
La sera, cena al “Cantino Nautico” (AR 65 – € 19), tutto veramente ottimo.  Lunedi 12 dicembre 2005 – P.to Madrin – Penisola di Valdes – P.to Madrin
In macchina andiamo verso la Penisola di Valdes dove dovremmo trovare Foche, Pinguini e qualche balena (forse).
Dopo pochi km la strada asfaltata finisce e ci accorgiamo cosa significa guidare sul “ripio” (strada/pista molto larga con il fondo di brecciolino), se si va oltre una certa velocità si ha la sensazione di galleggiare o meglio sciare sulla neve fresca. Prima tappa: P.to Piramides, da dove partono le barche per l’avvistamento delle balene, qui veniamo correttamente informati che, essendo al termine la stagione degli avvistamenti, già da alcuni giorni non si vedono cetacei  e che non c’e molta speranza di vederne. Noi rinunciamo, mentre gruppi di turisti organizzati in tour “tutto compreso e obbligatorio”, si avviano alle barche che si trovano sull’arenile poste su invasi mobili che poi vengono spinti in mare da trattori (nel pomeriggio sapremo che  effettivamente le balene non si sono fatte vedere ( prima di partire è bene informarsi sui  periodi buoni per gli avvistamenti). Poi via verso Punta Valdes, per proseguire a Caletta Valdes e quindi a Punta Norte per vedere i leoni marini e foche, il tutto non proprio esaltante per via del cielo coperto e per il fatto che i percorsi obbligati non sono, per così dire, vicinissimi agli animali e quindi non si riesce a cogliere il colore dei loro occhi. Comunque è piacevole vedere tanta fauna paciosamente, sonnacchiosamente e languidamente abbandonata sugli arenili.
Tornando, lasciamo la costa e passiamo dal centro della penisola per dirigerci a Salina Pequeña, ma non riuscendo a trovare “il desvio” giusto per arrivarci ci accontentiamo di vederla da lontano. Riprendiamo il cammino e in serata torniamo a P.to Madrin dopo aver percorso circa 450 km (per semplici controlli, siamo stati fermati ad un paio di posti di polizia dove peraltro gli agenti si sono rivelati molto gentili e garbati).
La sera andiamo di nuovo al “Cantino Nautico” (gli altri posti consigliati sono chiusi, introvabili o lontani), stavolta abbiamo mangiato i modo banale (forse il cuoco aveva la giornata no) –  piccola delusione.
Martedi 13 dicembre 2005 – Trelew – Punta Tombo – Gaiman – Trelew
Dopo colazione (sempre spartana) andiamo in macchina fino a Trelew e di seguito a “Punta Pombo” dove c’è una colonia di pinguini veramente numerosa, ospitale e comunicativa. È gratificante da vedere, perché per buona parte del percorso si cammina in mezzo alle pacifiche bestiole che per di più in questo periodo hanno i piccoli da svezzare e quindi sono piuttosto sedentarie. Un milione di foto e molto video – esperienza veramente OK.
Ritorniamo a Trelew per dirigerci a Gaiman, piccolo villaggio dell’entroterra. Ci fermiamo in una deliziosa casa da Te “Ty Nain” antica casa del 1890, dove due simpatiche vecchine (discendenti dei primi coloni gallesi che vennero in Argentina nel IX secolo e fondarono questo villaggio) ci servono te e dolci fatti in casa in grande quantità, il tutto ammansito da benevoli sguardi e sorrisi, insomma una situazione perfetta per “arsenico e vecchi merletti” (AR 25 – € 7 per 2 the e dolci per 1 che sono fin troppo abbondanti per ambedue). Durante il nostro sorseggiare, entra un simpatico ragazzo di Ravenna, Stefano che viaggia da solo e si rivela essere un esperto trekker (Ritroveremo Stefano più avanti a Purmamarca – Salta). Dopo una piacevole chiacchierata ci lasciamo e,  sopravvissuti alle prodighe attenzioni delle simpatiche vegliarde, andiamo a visitare il “Museo del Desafio”; si tratta di un terreno di circa un ettaro dove un’altro simpatico ed arzillo vecchietto negli ultimi vent’anni ha creato una sorta di parco kitch realizzato con tutti i materiali di risulta possibili ed immaginabili. Si trovano piccole giostre, dinosauri, casette in miniatura ecc., il tutto rigorosamente messo assieme usando lattine, bottiglie di plastica e quant’altro la fantasia del suo creatore abbia trovato sulla sua strada. Anche se non è proprio un gran ché pensiamo che sia un esempio di educazione ecologica e lasciamo volentieri il nostro obolo. Ritorniamo ancora una volta a Trelew dove alloggiamo al “Galicia” (AR 90 – US 25), un hotel centrale con camere piccole, datate, ma linde. Il portiere ha una faccia che a Mirella ricorda quella di un personaggio della famiglia Adams (Lerch?) e ciò la inquieta, comunque la notte scorre tranquilla e noi ronfiamo saporitamente.
Mercoledi’ 14 dicembre – Trelew – Ushuaia
La mattina abbondante colazione al “Galicia” e poi via in macchina a vedere l’ultimo villaggio potabile, viste le distanze, Dolavon, niente di ché. Tentiamo di raggiungere anche Las Plumas, ma dopo una quarantina di km di “ripio” rinunciamo perché non faremmo in tempo a tornare per le 17 ora in cui dovremo restituire la macchina all’aeroporto prima della partenza per Ushuaia.
Ore 17,30 restituendo la macchina, a causa delle non perfette condizioni in cui la stessa ci era stata consegnata e dei disagi causatici (v. cambi auto) ci fanno uno sconto del 10% e ci scontano anche tutta la benzina che abbiamo lasciato nel serbatoio. Va bene così: a fronte dei tre cambi macchina abbiamo risparmiato qualcosa.
Finalmente prendiamo l’aereo per Ushuaia (niente cibo vegetariano per Mirella) e dopo un paio d’ore arriviamo. Con grande sorpresa troviamo il sole alto alle 8,40 della sera.
Dopo aver preso possesso della stanza (bella e pulita) all’Hostal Free Style (AR 135 – € 40), andiamo a cena da “Tia Elvira”, troppo caro e pretenzioso, il rapporto prezzo qualità risulta assolutamente sfavorevole; non ci torneremo mai più (AR 125 compreso il 10% di mancia che sembrava obbligatoria, ma di cui poi non c’era traccia nello scontrino che ci è stato consegnato una volta pagato… str.).
Andiamo a letto alle 00,30 mentre il sole è appena tramontato: strana sensazione.
Giovedì 15 dicembre – Ushuaia
Dopo abbondante colazione andiamo a fare la visita al Museo del Presido. Si tratta di un ex carcere piuttosto sinistro. La visita guidata è gratuita e mentre la guida parla si capisce perché: sentire talune storie truculente sui galeotti non rasserena certo l’animo. Comunque successivamente la stessa guida ci ha fa vedere la ricostruzione del primo faro australe e la cosa ci è piaciuta di più, è interessante infatti vedere come a quei tempi i fari irradiavano la semplice luce di lampade a petrolio (poveri marinai). Poi siamo partiti per il classico giro con “el Tren de la fin del Mundo” dove la guida di nome “Maria Eugenia”, ci ha preso in simpatia tanto che dopo il viaggio, salutandoci ci ha dato un bacio augurale – tenera….-.  Il giro con il trenino è piacevole, mentre la piccola e lucidissima locomotiva “Camila” sbuffa lungo il binario a scartamento ridotto, per la prima volta in vita nostra vediamo un numeroso branco di cavalli bradi che pascola pacificamente senza curarsi di noi umani armati solo di strane scatolette che mandano intensi bagliori.
Proseguendo vediamo anche una impressionante diga costruita dai castori che sono stati importati a suo tempo dal Canada. L’importazione di questi simpatici quanto laboriosi animali aveva scopi meramente commerciali (pelliccie), ma il clima molto più mite della Patagonia del sud rispetto a quello del Canada ha fatto si che il pelo dei castori risultasse meno folto e pregiato di quello dei fratelli nordici, così oggi non solo non vengono cacciati, ma addirittura sono diventati una piaga in quanto, prolificando 5 volte all’anno, infestano ormai tutta la regione e creano seri problemi all’eco sistema.
La successiva tappa è il museo antropologico dove uno, studente universitario molto preparato è incaricato di guidare un gruppo eterogeneo (nazionalità diverse) di visitatori. Bravo si! ma troppo “schizato”. Parla velocemente in modo sincopato, intercalando tic con alzatine di spalle e annuimenti vari che secondo lui vogliono dire molto… mah…., comunque è preparato e la buona volontà si vede.
La sera andiamo a mangiare dal Turco (AR 50 – € 15) che si rivela essere una trattoria semplice ma molto frequentata con un camerieri gentili e sgamati che capiscono prima di te cosa mangerai. Il cibo è discreto e il conto veramente modesto. Interessante il posto anche perché vi si trova il vino leggero (finalmente) in bottigliette da 18,7 centilitri, cosa che va molto bene a Mirella perché rappresenta il massimo di quanto può bere durante una cena.
A letto alle 23,00 mentre il sole sta appena tramontando.
Venerdi 16 dicembre – Ushuaia
Classica colazione e via per il Glaciar Martial dove arriviamo in un furgoncino condotto da una simpatica signora chiaccherona (AR 10 a testa ida y vuelta), qui dovremmo prendere una seggiovia ma aspettiamo che smetta di piovere (governo ladro). Non smette, anzi peggiora e mentre decidiamo cosa fare vediamo una coppia di francesi che, insieme ad un paio di marmocchietti che hanno al massimo 6 anni in due, partono in seggiovia per la vetta sotto la pioggia battente che talvolta si trasforma in nevischio.
Abbiamo pensato che la nota “grandeur” dei francesi non ha limiti (possiamo permetterci l’ironia in onore ai tanti buoni amici che abbiamo in Francia). Dopo mezzora vediamo i transalpini ritornare zuppi come ostriche e infreddoliti come ghiaccioli nel freezer; chissà se si sono presi qualche malanno e se se la sono cavata così… speriamo bene soprattutto per i cuccioli.
Alle 12 torniamo con lo stesso pulmino che ci aveva portati e rientrando andiamo alla AA per cercare di anticipare il volo per El Calafate, ma la poca cortesia del nostro interlocutore ci fa rinunciare e andiamo a farci un giro (tanto non abbiamo fretta). Poi in hotel a lavarci e fare un po’ di bucato e quindi a cena al  “Volver”. La cena è discreta anche se Mirella ha scelto una “trucia” (trota) che sapeva da trota di allevamento giunta dall’Italia su una piccola canoa con vele piccole e vento contrario. Comunque il resto era tutto buono e tutto sommato il conto era adeguato ai ristoranti di questa regione del sud (AR 120 – € 35 con mancia). Usciti dal ristorante per gratificarci ulteriormente compriamo una vaschetta (1/2 kg) di buon gelato alle creme e andiamo in albergo per papparcelo davanti alla TV.  
Sabato 17 dicembre – Ushuaia
La prima cosa che facciamo al risveglio è quella di piangere tutte le nostre lacrime di coccodrillo dovute alla abbuffata della sera prima. Poi via verso il porto per la gita in barca lungo il Canal di Beagle. La gita vale i soldi spesi (AR 70 – € 20  cad. x 2.5h.) e le cose da vedere sono abbastanza interessanti anche se essendo stati a P. Madrin e Punta Tombo forse non sono così  esclusive.
Nel pomeriggio alle 13.00, dopo aver bevuto qualcosa all”Opiparo” (simpatica bettola) andiamo a visitare il museo di “Casa Beban” (la casa più antica della città) che si trova verso il sobborgo dell’aeroporto, ma scopriamo che proprio  il sabato e la domenica apre solo dopo le 16.00. Per non restare la un paio d’ore e visto che piove ci riavviamo verso il centro, dove facciamo un po’ di internet e successivamente andiamo in cerca di un paio di scarpe da barca che Lucio aveva visto in un negozio (in Italia sono uguali, ma vuoi mettere averle comprate alla fine del mondo?!?!). Lucio decide di non comprarle per il peso da portare per tutta l’Argentina. Uscendo incappiamo in una ventina di coloratissimi ed attrezzatissimi scooters che ingombravano il marciapiede davanti ad un albergo. Dalle scritte e dalle targhe si vede che si tratta di un raid di sole vecchie e gloriose vespe che partite dall’Italia stavano ora percorrendo tutta la Patagonia. Lucio ha preso l’indirizzo internet perché il prossimo anno vuole aggregarsi a qualche scorazzata di questo genere. Verso le 17 torniamo alla “Casa Beban”, ed un signore molto gentile ci spiega che quella casa è svedese e che era stata comprata su un catalogo da un facoltoso croato che si era insediato a Ushuaia all’inizio del XX secolo, divendo ricco con il commercio delle pelli e del legname.
La casa era arrivata via nave smontata e poi era stata rimontata sulla strada principale della città (allora inesistente), poi recentemente gli eredi del croato l’hanno donata alla municipalità, tenendosi però il terreno in pieno centro su cui era stata edificata in origine, così la casa è stata nuovamente smontata e portata nel luogo dove attualmente si trova e cioè in mezzo ad un piccolo prato alle porte della città. Qualcuno potrebbe pensare che mantenere una casa di legno così attempata è un onere notevole e che regalarla è un buon modo per fare bella figura e liberarsi di un bel problema, mantenendo e avendo libero, nel frattempo, ciò che realmente vale e cioè il terreno dove è stato costruito un bell’albergo (ffffurrrbiiii!!).
La sera andiamo a mangiare all’Estancia, un ristorante con il “Tenedor Libre” (tenedor libre = buffet di verdure e uno spiedo di carni varie al quale il cliente può attingere a volontà dopo che ha pagato una modesta cifra fissa – AR 58 – € 14). Lucio si abbuffa, ma lo fa cercando di mantenere un certo contegno, anche se poi per alzarsi dalla tavola ci mette un po’. La sera, passeggiata digestiva e poi a nanna.
Domenica 18 dicembre – Ushuaia – El Clafate
Nel pagare l’hostal FreeStyle il “freek” che lo gestisce ci chiede una maggiorazione sul prezzo pattuito via internet.  Il tipo farfuglia che il dollaro ha avuto una oscillazione e che quindi il cambio era diverso (altro furbetto). Lucio seccato gli dice che l’e-mail di conferma stabiliva il prezzo in pesos e che dunque avrebbe pagato quello e nulla di più. Andiamo all’aeroporto con l’auspicio di partire, anche se il nostro biglietto è fissato per il giorno successivo e dunque ci mettiamo in lista d’attesa in quanto posti risultavano tutti prenotati. Colpo di C…!! e via che si vola. L’aereo olezzava come una toilette, dopo le proteste di Lucio (il solito) e di altri passeggeri, un’hostess si decide a spruzzare quantomeno un po’ di deodorante che dopo poco perde il suo effetto e quindi terminiamo il nostro viaggio immersi nell’inebriante olezzo (anche questa volta niente cibo vegetariano per Mirella). All’atterraggio a El Calafate il tempo è buono. Arriviamo alla ”Hosteria Austral” (AR 145 – € 41) dove ci riceve una gentile signora biondissima che ci porta nelle nostre camere dove aleggiava un profumo molto intenso (deve essere proprio la giornata degli odori forti!!). Mirella che non si fa abbindolare guarda le lenzuola spruzzate di scadente colonia e si accorge che non erano state cambiate. La Biondissima le cambia e finalmente l’unico odore presente è quello del detersivo usato per lavare la biancheria. La sera andiamo a mangiare ad un “tenedor libre” gestito da “cino” (termine generico con il quale vengono definiti i cinesi da queste parti). Altra abbuaffata. Questa volta anche Mirella fa fatica ad alzarsi dal tavolo (eh..eh..), ma sorreggendoci l’un l’altro guadagnamo dignitosamente l’uscita. Nel pomeriggio avevamo incontrato Leonora e Bepi una coppia di bellunesi che sono in Argentina per incontrare lontani parenti e che si stavano concedendo un giro turistico da soli. Decidiamo che di li a un paio di giorni saremmo andati insieme a fare la navigazione sul lago Argentino.
Lunedi 19 dicembre – El Calafate + Tour
Prendiamo un autobus alle 7,45 per andare a vedere il famoso ghiacciaio
“Perito Moreno”. Un’esperienza imperdibile che ha vale da sola il viaggio. Fantastico, imponente, affascinante, …. il pomeriggio torniamo in città e decidiamo di andare a cena al “Taglierin” (?) dove mangiamo divinamente ad un prezzo buono.
Martedi 20 dicembre – El Calafate + Tour
Con L. e B. prendiamo un a gita organizzata al lago Argentino dove ci imbarchiamo su un catamarano che ci porterà ai piedi di alcuni ghiacciai quali lo Spegazzini, molto bello e lungo, poi il bellissimo l’Upsala il più largo  e imponente di quelli del Parco de Los Glaciares (350 ghiacciai in tutto) e quindi l’Onelli che pur essendo il più piccolino ha un suo fascino particolare perché scende su un laghetto isolato che porta lo stesso nome che si può raggiungere dopo una piacevolissima passeggiata di mezzoretta. Una giornata veramente ricca. La sera decidiamo di andare a mangiare con L. e B. al posto di ieri. Questa volta pare che tutto vada storto, astettiamo più di un ora per avere il tavolo, poi un’ora e quaranta per mangiare. Dopo la prima ora e mezza di attesa, visto che tutti quelli che erano arrivati dopo di noi avevano già finito di cenare, ci siamo permessi di protestare con garbo e fermezza con la cameriera che si è rivolta verso di noi manifestando fastidio. Alla fine mentre riusciamo tutti a mangiare, anche se Lucio deve aspettare altri 20 minuti. Oltre a ciò a B., che lo aveva chiesto al sangue, portano un filetto abbrustolito mentre a Lucio porteranno un “bife di chioriso” insanguinato, mentre lo aveva chiesto ben cotto! Al momento del conto la cameriera, che forse si era resa conto tardivamente di essere stata sgarbata e del disagio procuratoci, informa che la bistecca di Lucio non sarebbe stata messa nel conto. Lucio, troppo amareggiato ha voluto pagare tutto per non giustificare quel comportamento e le ore di attesa. 
Contrariati usciamo e andiamo a prendere un gelato per consolarci, ma essendo ormai mezzanotte e mezza è ovviamente tutto chiuso. Non ci resta che il dolce letto e quindi andiamo a dormire dopo esserci dati appuntamento con L. e B. in Italia.
Mercoledi 21 dicembre – El Calafate – Bariloche
Cerchiamo di partire per Bariloche, ma lo sapremo solo una volta andati
all’aeroporto. Mirella è certa che ce la faremo. Ebbene si!! ancora una volta la sua sensistività funziona e partiamo per Bariloche. All’aeroporto abbiamo salutato Leonora e Bepi, che abbiamo incontrato per caso mentre rientravano a B.A.
A Bariloche andiamo all’Hotel “7 de Fevrero” (AR 75 – € 22) dove il padrone, che vantava origini italiane (e te pareva), ci ha detto subito che lui era il “dueño” (padrone), anche se la cosa non ha donato colore al grigiore del suo albergo. La sera andiamo a mangiare da “Boliche Alberto Pasta” (non male), dove noi facciamo l’errore di prendere pasta con il pesto (ma come si fa dico io?!) e la notte ce ne accorgiamo.
Giovedi’ 22 dicembre – Bariloche
Facciamo un giro della città (piena di negozi per turisti e splendide cioccolaterie tentatrici). Ci limitiamo a comprare un cappello di feltro impermeabile a falda larga fatto con il pelo di lepre patagonica (Maras). Poi decidiamo di cambiare albergo e dopo varie visitine fatte da Mirella decidiamo per il “Venezia” (AR 75 – € 22), un alberghetto centrale e pulito gestito da due pacifici e gentili fratelli immigrati 52 anni fa da Pordenone.
Per non perdere tempo andiamo in un agenzia e compriamo un pacchetto di cinque tours:
1 –  Lago Nahuel Haupi e navigazione all’isola Vittoria (piacevole – voto 7);
2 –  Tirata fino a El Bolson (inutile sfaticata –voto  4/5);
3 –  Al Cerro Tronador (veramente bello! – voto 8);
4 –  Sette laghi          (penosa, interminabile e tirata  scampagnata in camioneta senza aria condizionata, seppure con bei paesaggi –  voto 5);
5 – (in regalo) il Circuito Chico + Cerro catedral (di cui diremo più avanti);
Il tutto per AR 200 – € 57 cad.
Cena alla “Esquina”: cervo è buono, pollo così così (AR 70 – € 20).
Venerdi’ 23 dicembre -Bariloche + tour
Tour 1 + cena alla “Juaja Parilla” (di lato alla Casita Suiza) dove mangiamo un buonissimo salmone cileno e un altrettanto buon nasello fritto. Tutto abbondante ben fatto e irrorato da un buon Malbec per un conto di circa (AR 85 – € 24).
Sabato 24 dicembre – Bariloche + tour
Tour 2 e cena di fronte alla “Familia Weiss”, eravamo arrabbiati e quindi il posto, il cibo è passato in secondo piano.
Domenica 25 dicembre – Bariloche + tour
NATALE PACE FAMILIARE  – di prima mattina telefoniamo per gli auguri a mamma, papà e fratelli vari – tutti bene. Poi tour 3 e cena da “Tarquinio” che sembra il ristorante degli gnomi (cibo buono ad un costo giusto ma nel conto c’era il servizio senza che ci fosse nel menù e dunque Lucio, memore di precedenti esperienze, ha preteso un conto pulito). Gli hanno portato il resto giusto ma non la ricevuta fiscale. Lasciamo comunque la mancia e ce ne andiamo.
Luned¡ 26 dicembre – Bariloche + tour
tour 4 + internet + cena a “Juaja parilla” (seconda volta), ottimo “lomo” e buona zuppa con insalata (vino Malbec marca Sant Elmo da 375 – buonino).
Martedi 27 dicembre – Bariloche + tour
tour “Cicuito Chico” e “Cerro Cattedral” con salita in seggiovia.
Niente di speciale e come se non bastasse c’è una fatalona che ci perseguita partecipando ai nostri stessi tours e che ogni partenza o ripartenza arriva sempre con notevole ritardo lasciando in attesa 15 persone (mannaggia alle maleducate). Cena al “Boliche Alberto parillada”, a dir poco gratificante, Lomo e pollo con insalatona e una porzione da elefante di patatine fritte, da non crederci (AR 75 – € 21 compresa mancia). Questo è un posto da consigliare e riprovare, purtroppo noi partiamo domani. Al ristorante abbiamo incontrato una coppia, lei italiana di Milano, lui Argentino trapiantato in Italia. Vivono a Roma. Lei ha attaccato bottone con noi mentre lui ha fatto finta di essere trasparente (non fa parte di quel 95% di argentini amabili), Mirella lo ha definito un bell’esempio di puzzone! Questa volta ci siamo fatti una bottiglia intera di vino e Mirella e cotta. Devo lasciare le ultime patatine per portarla nanna, però solo dopo averle fatto prendere il gelato che le ho promesso.  
Mercoledi 28 dicembreBariloche – Salta
Ore 09 partiamo dall’albergo per l’aeroporto destinazione Salta. E come dire? anche stavolta l’aereo è in ritardo (finora non abbiamo preso un volo che fosse puntuale) e dunque partiamo alle 12.15, sapremo poi che il ritardo era dovuto all’attesa di un pezzo grosso della politica. Qua nessuno fa caso se un centinaio di persone aspetta i comodi di un Caudillo di provincia.
Dopo la connessione a BsAs  arriviamo a Salta in orario e andiamo all’albergo che avevamo prenotato via internet. Il tipo che ci riceve è proprio gentile,  ma il resto……. A cena andiamo “alla Posta” OTTIMA qualità e in più per due mega insalate, 1 piatto abbondante di verdura cotta mista e un Bife di chioriso (bistecca di roast beef di almeno 500 gr. – chiamata mariposa se ben cotta), mezzo litro di vino tinto e un litro d’acqua abbiamo pagato la bella cifra di AR 49 – € 14. Dormiamo malissimo: caldo, zanzare e umidità alla quale si sono aggiunti andirivieni notturni nei corridoi (niente di allarmante, scopriremo infatti poi che le partenze dei tours avvengono  prima dell’alba).
Giovedì 29 dicembre – Salta
Il proprietario dell’albergo cerca di farci credere che “Aire Acondicionado” (come ci aveva garantito nell’e-mail di conferma) a Salta significa che ci sono finestre nella camera arricchite con un ventilatore a soffitto. Mandatolo a quel paese per punizione ci facciamo fare la ricevuta fiscale (che nessuno fa) e ce ne andiamo. Cerchiamo una soluzione diversa e dopo lungo peregrinare scendiamo all’”Hostal Marillian”, (60 AR – € 17), si tratta di un ostello in pieno centro con camere con bagno molto decorose molto pulite immerse in un piacevole giardino (colazione di qualità scarsina). Impieghiamo il resto del giorno a bighellonare e a contattare agenzie di viaggio per i tour dei prossimi giorni o per noleggiare una auto. Andiamo al Museo del Cabildo (Consiglio Amministrativo Provinciale – un po’ il nostro Municipio), ne vale la pena per appena AR 2.
Finalmente decidiamo di prenotare un’auto per i prossimi giri che non ci pare il caso di fare con le agenzie. Dopo lunga e perigliosa ricerca troviamo un Alquilador che ci offre un mezzo buono ad un prezzo passabile AR 140 – € 41 al giorno per 6 giorni con il settimo in omaggio.
Purtroppo quando torniamo per perfezionare il contratto di noleggio il tipo non c’è, mah… Giriamo un po’ per Salta e poi troviamo un’altro rent a car (Sudameris, sig. Ariel) con il quale concordiamo 7 giorni di noleggio (km illimitato) con rilascio della vettura  a Cordoba (AR 1470 – € 420). Il sig. Ariel si è dimostrato premuroso, puntuale e gentile, una vera miniera di notizie e suggerimenti, nonché di parola su tutto, insomma: altamente  raccomandabile.
BESTANI LEONARDO ARIEL
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jenecheru@argentina.com
Serata a cena al “El Charruà” dove abbiamo mangiato molto bene (AR 50 – € 14).

Venerdi’ 30  dicembre – Salta e dintorni
Facciamo un giro alla “Quebrada di San Lorenzo”. Un sobborgo di Salta
“molto residenziale”, dove le ville Holliwodiane si sprecano, così come gli alberi di “Santa Rita” in piena fioritura. Lucio si fa un giro a cavallo su per campi e boschi.  Dopo aver fatto un pediluvio nel ruscello della quebrada, ritorniamo sui nostri passi e cena sempre al Charruà (sempre bene). 
Sabato 31 dicembre – Salta
Avremmo dovuto ritirare la macchina alle 7 della mattina ma, visto il tempo piovoso, la sera precedente avevamo telefonato al sig. Ariel che, dimostrandosi comprensivo, ci ha offerto di ritirare la macchina in serata, invece che al mattino, in modo da poterla sfruttare tutto il giorno successivo alla precedente scadenza del noleggio (molto gentile anche in questo frangente). La sera andiamo a mangiare alla “Posta” dove ceniamo molto bene come in precedenza, ma questa volta essendo l’ultimo dell’anno il conto trova una maggiorazione del 20%, siamo stati cosi soddisfatti che abbiamo lasciato comunque una mancia del 10% (AR 110 – € 31,50). Abbiamo continuato la serata, in attesa della mezzanotte, andando per locali di Peña in Calle Balcarce, dove ci fermiamo in un posto simpatico per un bel fine ed inizio d’anno.
Domenica 01 gennaio – Salta – Huammahuaca – Purmamarca
Si parte per Huamahuaca, lungo la strada si possono ammirare parecchie
”quebradas” (canyon), ma il cielo grigio non ci permette di goderle e a pieno.  Verso le 12, avendo visto quello che c’era da vedere torniamo parzialmente sui nostri passi sino alla deviazione per Purmamarca e San Carlos de Los Cobre. Ci fermiamo verso le 16.30 a Purmamarca che si rivela esser un grazioso paesino ai piedi del “Cerro de los 7 colores” (carino). Alloggiamo alla  “Hosteria Bebo Ville”, un posticino a modo dietro la chiesa dove le stanze esterne sono di generosa dimensione e soprattutto pulite (AR 60 –  € 17  colazione povera). Nel pomeriggio i bambini del paese si sono riuniti per una festa nel “comedor” dell’Hosteria e i grandi hanno suonato i tamburi per loro.
Piacevole e simpatica situazione, ma ci siamo chiesti a che ora finisse il festeggiamento. Eravamo preoccupati per il nostro sonno vista la quantità di km di ripio fin lì macinata e quella da macinare il giorno dopo. Verso sera arrivano parecchi pulmini di turisti e in mezzo a loro reincontriamo Stefano, il ragazzo di ravenna incontrato già a Gaiman nella casa da te di cui abbiamo già parlato, nel gruppo c’era anche una ragazza italiana di nome Francesca di Bologna, che ha lavorato nel settore del turismo in Venezuela, Brasile,  Perù e non solo, dunque una vera esperta; la sera abbiamo chiacchierato un po’ con entrambi in un comedor dove c’era una bravissima cantante che si accompagnava da sola con la chitarra. Lucio per riprenderla da vicino si è seduto su una poltrona alquanto instabile e si è esibito in un ruzzolone che contribuito ad allietare la serata dei commensali.
Lunedi 2 gennaio – Purmamarca – San Antonio de los Cobres – Salta
dopo una colazione veramente povera, partiamo per il tanto decantato “San Antonio de Los Cobres”. Passiamo per “Salina Grande” che è veramente uno spettacolo della natura: una distesa di pochi centimetri d’acqua dove sembra specchiarsi tutto il mondo. Mirella fa una passeggiata a piedi nudi sulle acque (non vi ricorda qualcosa?!) sino a raggiungere un cumulo di sale e da lassù mi fa un sorriso estasiato. Ci sono alcuni indios, questi normalmente tagliano raccolgono i pani di sale nel bel mezzo del “salar”, poi, su scalcagnate biciclette, ad uno ad uno trasportano questi pesanti basti sino al punta di raccolta dove arriva il camion per il trasporto a destino. Tutto avviene con la sola forza dell’uomo e senza alcun tipo di macchinario proprio per evitare qualsiasi forma di inquinamento della salina che anch’essa è parco nazionale. È interessare vedere che le poche case presenti sono interamente costruite con pani di sale. Chissà come si sta in una casa fatta di sale? Gli indios si manifestano come persone veramente semplici e squisite, dagli occhi ancora “innocenti”; vivono nella sierra poco distante e si spostano giornalmente alla salina per lavorare; vanno in città (Salta) molto raramente, quindi sembrano esseri di un mondo a parte. Mentre stava andando verso il Cile con una camioneta per accompagnare un gruppetto di turisti trasfrontalieri, incocciamo nell’omni presente Ariel (ricordate l’Alquilador de auto?), così ci offre ulteriori e complete informazioni sul Salar.  Riprendiamo la strada per S.A. de Los Cobres, e ci avventuriamo  su un ripio reso ancor più difficile dalle abbondanti piogge. Dobbiamo fare parecchia strada sterrata (circa 100 km) e quindi cerchiamo di avere un’andatura adeguata per non arrivare troppo tardi (non sappiamo se dormiremo li o potremo proseguire per Cachi). Facciamo comunque molte soste per fotografare ed ammirare i lama e anche un paio di guanachi. Durante il tragitto incocciamo un’altra macchina noleggiata da una coppia di Olandesi e a seconda delle soste che ognuno di noi fa, una volta ci troviamo dietro a mangiare polvere e un’altra davanti a tirare la marcia. Mentre stavamo dietro e procedevamo a circa 90 all’ora (velocità da temerari per quelle strade) sullo sterrato, vediamo la macchina dei nostri compagni di strada volare letteralmente in aria (almeno un paio di metri) per poi ricadere miracolosamente sulle quattro ruote con i cofani e tutte le portiere aperte. La pioggia aveva scavato molti solchi profondi di traverso alla strada. Questi solchi sono solitamente visibili ma in questo caso no, così i nostri apripista piombano in velocità dentro una traccia profonda almeno 30 centimetri. Ci siamo subito fermati per vedere se si erano fatti del male, dopo qualche interminabile attimo di suspence li vediamo uscire illesi e con un sorriso da miracolati stampato sulla faccia (li battezziamo flyng-duch-people in onore alla famosa deriva olimpica flyng duchman nota per la sua velocità e la capacità di saltare sulle onde). Da quel momento tiriamo noi, che più fortunati e protetti, arriviamo a S. A. Cobres  senza altre avventure. S.A. Cobres è proprio il classico paesino minerario di frontiera, polveroso e piuttosto desertico con abitanti gentilissimi. Facciamo benzina (mai restare in riserva da queste parti), prendiamo un po’ di soldi al “cajero automatico” (ebbene si la civiltà finanziaria è arrivata anche qui) e riprendiamo la strada per andare a vedere il famoso “Viaducto della Polvorilla”, che sarebbe il terminale del “Tren de Las Nubes” attualmente fuori servizio, purtroppo. Sbagliamo strada e dopo circa 20 km siamo costretti a rinunciare alla “Polvorilla” (pazienza) e tornare indietro per riprendere la strada per Cachi. Dobbiamo per forza rinunciare per non trovarci di notte nel bel mezzo di un desertico territorio andino senza possibilità di un eventuale riparo o soccorso. Non avendo tempo sufficiente per arrivare a Cachi, proviamo a fermarci per dormire a Campo Quijano, ma gli hostal che troviamo non hanno stanze con bagno (siamo delicatini eh?!) e quelli che le avrebbero sono chiusi.  Siccome l’auto è tanto sporca da sembrare fatta di fango, decidiamo di farla lavare e un simpatico ometto di un distributore; lo fa alla perfezione (mai vista tanta perizia e dovizia); alla fine ci chiede AR 5 – € 1,50 compreso il controllo della pressione delle gomme. Non possiamo fare a meno di lasciargli una congrua “propina” del tutto meritata. Con molta riluttanza facciamo sosta per la notte nuovamente Salta (poco distante) e questa volta alloggiamo all’”Hostal del Cerro” (AR 50 – € 14 senza colazione), pulito e strategico per uscire in fretta dalla città. I gestori ci suggeriscono un posto per “saltegni” dove cenare, “El Rey del Bife”: un posticino semplice ma veramente consigliabile  (AR 45 –  € 13 con mancia).
Martedi 3 gennaio – Salta – Cachi
La mattina partiamo un po’ scocciati in quanto ci hanno fatto aspettare 30 minuti per darci la colazione (peraltro pagata a parte). Ripresa la strada per Chaci facciamo gli scongiuri perché smetta di piovere. Siamo un po’ preoccupati perché ormai pioveva costantemente dal giorno prima e temiamo che i “ripios”siano impraticabili a causa di smottamenti o “derrumbos” (cosa assolutamente normale quando piove). Attraversiamo la “Quebrada dell’Escoipe” e la “valle dell’Incanto” senza vedere molto a causa delle nubi basse. Quel po’ che si può ammirare è comunque molto bello (deve essere proprio un incanto con il sole). Proseguendo arriviamo alla “Recta del Tintin” (Parque de los Cardones). Si tratta di una strada diritta che più dritta non si può che taglia in due un splendido quanto esteso e ventoso altipiano dove fiori e cactus la fanno da padroni. Sembra impossibile che a queste altezze (siamo oltre i 2500 msl) possa fiorire tanto colore e bellezza. I Cactus (Cardon) sono veramente suggestivi e punteggiano tutto l’altopiano come tante dita rivolte verso il cielo. Mai visto un panorama simile!
Arriviamo a Cachi verso le 17,30 e considerati i 250  km (sempre di ripio) che ci separano da Cafayate, decidiamo di cercare un alloggio per la notte.
Durante il tragitto per arrivare a Cachi continuiamo ad incrociare la coppia di francesi (lui: Olivier, lei: Maryanne) conosciuta la mattina a Salta ed anche quella egli Flyng-dutch-people conosciuti sulla mitica strada 40 per S.A. Cobre –.
Arrivati in paese, andiamo all’uff. del Turismo dove ci consigliano dei bei posticini a prezzi molto superiori a quelli fin qui incontrati in questa regione e quindi cerchiamo con l’ausilio del nostra fedele guida altre possibilità.  Troviamo all’”Hostal Nevado de Cachi” una doppia decorosa e pulita (AR 35 – € 10 senza colazione ovviamente). Aspettando l’ora di cena facciamo un giro e andiamo anche a “Cachi de Dentro” (nulla da vedere). Mentre ci avviamo all’internet point, incontriamo ancora gli Flyng-dutch-people che erano fermi per farsi controllare la pressione delle gomme. Un breve saluto e via a scrivere le ns. memorie. Pappa serale all’ACA (catena di hotel dell’Automobil Club de Argentina). Cena stupenda! l’atmosfera è piacevole, il personale è squisito e professionale il cibo ottimo e il conto assolutamente giusto (anche il vino della casa è ottimo). 
Mercoledi 4 gennaio – Cachi – Cafayate
Vista l’esperienza del giorno prima e considerato che alle 08.30 a Cachi è chiuso tutto, torniamo all’ACA per una sontuosa colazione restando ancora una volta soddisfatti. Poi partiamo per ripercorrere un tratto della strada del giorno prima in quanto oggi c’è il sole mentre ieri era proprio nuvoloso.
Torniamo sino al mirador che si trova alla fine della recta del Tintin per poi prendere la SS 42 detta de “Los Colorados” (Parque de Los Cardones) che dopo circa 30 km si  riunisce alla SS 40 fino a raggiungere in fine Cafayate. Se la SS 40 è definita “la mitica”, la SS 42 và definita “la stupefacente”.
Riconosciamo che è stata un’altra giornata gratificante.
A Cafayate troviamo alloggio all’”Hostal Los Angel” dove, vista la penuria di stanze, prendiamo una quadrupla per (AR 80 – € 23). Una volta spogliatici per fare l’agognata doccia ci accorgiamo che l’acqua è bollente e di fredda non se ne parla.  Si avete capito bene! Proprio il contrario di ciò che accade normalmente. Dopo un chiarimento con la gentilissima padrona cambiamo stanza e ce ne da una di già prenotata da altri per (AR  60 – € 17) in un’altra ala. Una volta lavati, andiamo a cena al Rancho: cena discreta, prezzo discreto, vino discreto, conto discreto. Insomma senza gloria ne infamia.
Giovedi’ 5 gennaio – Cafayate – Quebrada di Cafayate – Quilmes – Amaicha – Tafy del Valle
colazione scarna e al momento di pagare il conto ci viene offerto uno sconto per l’inconveniente acqua e quindi paghiamo soli AR 50 + 5 – € 16 per lavaggio pantaloni e camicie. Ci pare di capire che lo sconto sia stato dovuto all’intervento del maritone della minuta e gentile titolare, una montagna d’uomo con lo sguardo di un giovane capriolo. La cosa ci mette di buon umore e quindi partiamo per la famosa “Quebrada di Cafayate”, anche questa molto bella con il suoi “Obelisco, Anfiteatro, Garganta del Diable”, ecc. Sembra proprio che la natura da queste parti si diverta a stupire il visitatore con colori e forme rocciose sempre diverse e inverosimili. Lungo la strada reincotriamo la solita coppia di francesi con i quali scambiamo quattro chiacchiere sul loro viaggio quadrimestrale (Cina, Russia, Argentina, Bolivia e Cile – con rientro in Francia via cargo da Santos; non male no..?!). Durante la sosta all’”Anfiteatro” vediamo una coppia di baldanzosi ragazzi (lui argentino, lei francese). Stavano attraversando da nord a sud le americhe in bicicletta (con relativo carrettino al rimorchio). Simpatici aperti e chiacchieroni ci parlano della loro avventura iniziata un paio di mesi prima e veniamo a sapere che avevano già percorso 21.000 km (partenza Alaska) e che gliene rimanevano “solo” 4.000 per arrivare a Ushuaia (La fin del Mundo), li lasciamo con un grande in bocca al lupo, dopo avergli manifestato tutta la nostra ammirazione. Proseguiamo per visitare il sito archeologico di Quilmes (AR 1 a testa con guida) veramente interessante.
La tappa successiva è Amaicha del Valle per vedere il museo di Pachamama (grande madre terra) realizzato da un artista in sette anni di lavoro.  Notevole e abbastanza ben organizzato. Nel pomeriggio avanzato proseguiamo per Tafy del Valle. Per arrivarci si percorre un passo molto bello (el Infernillo) che purtroppo non possiamo apprezzare del tutto perché il sole  era ormai basso e le nuvole coprivano parte del panorama. In ogni caso è stato sorprendente il passaggio in poco tempo da un paesaggio arido e roccioso a praterie verdeggianti e rigogliose. Abbiamo capito perché questo passo si chiama El Infenillo: è una strada costellata di buche, buchette e bucone senza soluzione di continuità, e pensare che è asfaltata! Dormiamo all’Hotel Tafy, carino, pulito e ben organizzato (AR 95 – € 27). Andiamo a mangiare (indicato dall’Uff,. del turismo) dalla “Vieja Loca”: assolutamente da evitare.
Venerdi’ 6 gennaio – Tafy del valle – Chilecito
La mattina presto ripartiamo e percorrendo ancora la mitica statale 40
arriviamo a Chilecito, luogo nel quale ci siamo fermati solo per domire all’ACA che non si è dimostrato all’altezza del nome (AR 70 – € 20) e abbiamo mangiato in piazza al Ristorante Plaza (no comment). Per il resto Chilecito non ci dice gran chè.
Sabato 7 gennaio – Chilecito – Talampaya – La Cumbre
Percorrendo la suggestiva Costa della Miranda con le sue 800 curve (in una ventina di km di ripio), arriviamo al Parque Nacional de Talampaya
dove paghiamo AR 15 di entrata e poi altri AR 35 per fare la visita guidata lunga. Per quanto capito, anche con quella corta si possono vedere le cose più significative e comunque è certamente meno defadigante. Le guide sono molto in gamba e così la visita si rivela interessante e suggestiva, ne vale proprio la pena.
Corriamo verso la Valle della Luna dove ci avevano detto che la visita durava 1,5 h., ma una volta giunti scopriamo che la visita sarebbe iniziata dopo 2 ore e che ne durava almeno 3,5, così decidiamo di rinunciare e cercare di raggiungere un posto più vicino a Cordoba per dormire. Ormai è tutta strada asfaltata e non ci pare vero, però tutto sommato guidare ora è una noia, le  strade sono talmente diritte che quando arriva una curva la si fa a stento, tanto si sono arrugginite le articolazioni negli interminabili rettilinei. Tentiamo di fare benzina vicino La Rioja (che non visitiamo), mentre scendiamo un vento bollente ci investe, è talmente caldo che abbiamo la sensazione di perdere in un attimo tutta l’acqua del corpo (avete presente il film “La mummia”?). Risaliti in fretta ci godiamo l’aria condizionata a manetta, facendoci bastare la benzina fino all’arrivo e senza farci venire voglia di fare pipì (tanto era già evaporata). Scopriamo il giorno dopo che in quella zona il calore percepito era di 47°. La sera arriviamo a La Cumbre, un bel paese di montagna dove si fanno un sacco di sports (avendo tempo). Andiamo a mangiare alla “Casona del Toboso”, dove dopo debita attesa riusciamo ad avere un tavolo in giardino che è ben poco illuminato (non c’erano neanche le classiche candele), per cui Mirella si arrabbia un po’ perché non riesce a vedere il cibo nel suo piatto. Il capretto di Lucio è stato imperiale. Il giudizio complessivo è buono (AR 52 – €  15). Abbiamo visto entrare per mangiare gente, anche con bambini, fino alle 23,50.
Essendo ormai tardi, alloggiamo all’Hotel Plaza (tre stelle, stanza 51 su dependance su giardino) dove scopriamo, al rientro dalla cena, che un sapo (ranocchione) si era intrufolato lasciando i suoi considerevoli escrementi semi umani nel bel mezzo della stanza e aveva deciso di installarsi nel nostro bagno. Alle nostre rimostranze. la gerente (giovane, ma già molto arrogante), invece di offrirci spontaneamente una soluzione diversa per rimediare all’inconveniente, ci dice che avevamo visto la stanza prima di prenderla e che quindi lei aveva rispettato le condizioni. Chiediamo una stanza al primo piano, ma lei pretende più soldi che non vogliamo pagare (molto poco per la verità, ma per noi diventa una questione di principio) – come se solo pagando di più acquisisse il diritto a non avere sapi e cucarache in camera -. Come detto, essendo tardi e non avendo possibilità di cercare un’altra sistemazione siamo costretti ad accettare una situazione di ripiego.
Domenica 8 gennaio – La Cumbre – S.A.Paz – Cordoba
Ce ne andiamo dall’albergo “sbattendo la porta”, minacciando tuoni e fulmini non prima di aver detto ciò che pensavamo di lei all’arrogante gerente. Facciamo una ottima colazione in paese con le migliori “medias lunas” del viaggio (purtroppo non ricordiamo il nome della confiteria, ma se chiedete al distributore di benzina ve la indicheranno come hanno fatto con noi), ciò ci ha rimesso di buon umore tanto che abbiamo dimenticato l’inconveniente albergo e ci siamo rimessi in strada contenti. Per uscire dal paese abbiamo percorso il suggestivo “Camino de los Artesanos” ammirando meravigliose case di campagna immerse in un verde rigogliosissimo, con dovizia di fiori e cinguettii. A Mirella è viene voglia di comprarne subito una (come se fosse un  biscottino!!) e cosi’, tanto per passare un po’ di tempo e appagare la curiosità, andiamo in un’agenzia a chiedere informazioni scoprendo che:
1) una casa con tre stanze matrimoniali + grande soggiorno con caminetto + cucina abitabilissima + tinello + tre bagni + lavanderia + veranda + garage esagerato + giardino di 3500 mq, il tutto in perfetto stato di manutenzione, costa la bellezza € 95.000;
2) altra casa uguale a quella sopra descritta con una stanza in più ma un giardino di soli 1.500 mq e impianto di riscaldamento da rifare, costa invece ben € 80.000;
3) da queste parti costruire a nuovo a seconda dei livelli di rifinitura costa al circa € 300/500 al mq. Compreso il terreno. Viene proprio voglia di farci un pensierino, no?!
Toltici lo sfizio, ci riavviamo sulla strada per Cordoba. E superati vari piacevoli paesini di montagna (la zona assomiglia al nostro Cadore, senza le dolomiti) giungiamo a Cordoba, assolutamente deserta (è domenica) ed appestata dal caldo.
Troviamo con facilita l’”Hotel De La Cañada” (AR 135 – € 38, quattro stelle) che avevamo scelto sulla guida e ci buttiamo a letto con la AC per smaltire la calura. Cena alla “Doña Anastasia” (voto appena sufficiente).
Lunedi’ 9 gennaio – Cordoba
Usciamo per un giro della città, ma ci rendiamo subito conto che il vento desertico della La Rioja è arrivato fin qua e dopo una mattinata sopportabile il pomeriggio ci siamo dovuti rifugiare in stanza per non fare un’infarto. La sera andiamo a mangiare alla “Tinaja”, dove facciamo una ottima esperienza. Si tratta di un classico tenedor libre dove i piatti sono innumerevoli e di ottima qualità, insalate fresche, pesche alla griglia, carne di tutti i tipi, frutta molto buona, creppes con frutta, zucchero caramellato e cognac preparate al momento da un giovane e amabile cuoco molto bravo che maneggia la padella senza mai toccare con le mani gli ingredienti in modo tale da sembrare un giocoliere. Il nostro voto non può essere che OTTIMO (AR 42.5 – € 13 compresa una bottiglia di ottimo Torrontes).
Martedi 10 gennaio – Cordoba
Dpo la visita ai vari musei, cerchiamo di lasciare questa città e peregriniamo per agenzie finché ne troviamo una che ci procura un biglietto per l’domani per BsAs e per dopo domani per Jguazù, dove torneremo dopo ben 16 anni. Il pacchetto andata da Cordoba a Iguazu via BsAs e ritorno a BsAs + 4 gg, 3 notti con 1/2 pensione in hotel 4 stelle + due tours alle cascate – lato brasiliano e lato argentino – (AR 2.440 – € 697 per entrambi).
Dopo aver girovagato per Mall, per cena torniamo al “Tinaja”. Suggeriamo
di non prendere i piatti di pesce perché non si sono rivelati il massimo, per tutto il resto confermiamo il nostro giudizio positivo.
Mercoledi 11 gennaio – Cordoba – Buenos Aires
Partiti in aereo per BsAs , andiamo a cena a Porto Madero al ristorante “la
Caballerizza” dove mangiamo ancora una volta bene. La Caballerizza, tra quelli da noi incontrati, è il ristorante con il migliore rapporto prezzo qualità. Torniamo all’hotel “Frossard” dove ci danno l’unica stanza libera con inclusa una colonna nel bel mezzo, la cosa è un po’ strana che si rivela utile, infatti ci appoggiamo le gambe stando a letto che così, stando alte, si sgonfiano più in fretta (viste le scarpinate che facciamo!). Volendo andare a Iguazù leggerini chiediamo all’hotel se ci tengono parte dei bagagli, accettano e li sbattono nel “sotano” (sotterraneo), speriamo bene!
Giovedi’ 12 gennaio – Buenos Aires – Iguazù
partiamo in aereo per Iguazù dove giungiamo nel primo pomeriggio distrutti dal caldo. Breve rinfrescata all’Hotel Falls Galli (Best Western – in territorio Brasiliano) e poi via in centro a Foz do Jguazu……. si vede che è uno squallidino paese di frontiera che vive solo di turismo legato all’unica attrattiva, seppure notevole, delle cascate. Dopo lo squallor della passeggiata torrida torniamo in albergo dove ceniamo (buffet qualitativamente modesto, quantitativamente abbondante). Chiediamo di poter usare la cassetta di sicurezza della camera e ci vengono chiesti US 5 al giorno (gasp!). Lucio si arrabbia perché dice che in un hotel 4 stelle il servizio dovrebbe essere assolutamente gratuito come avviene in molti 3 stelle. Poi scopriamo che anche l’uso di internet costa US 5  all’ora (ri-gasp!! – per tutto il viaggio abbiamo pagato al massimo mezzo dollaro). Ci convinciamo che da queste parti i US 5deve essere una tacca fissa. Poi ci rendiamo conto che, essendo l’albergo un po’ isolato, il gestore ne approfitta bellamente, L’unica magra consolazione è pensare che la cosa sia comune a tutti gli alberghi del posto (per ripicca conteniamo al massimo le spese extra nell’hotel, pur concedendoci un’ottima caipiriña al bar interno).
Venerdi’ 13 gennaio Iguazù lato Brasiliano – Husina Hidroeletrica Itaipù
Dopo la colazione (ottima) alle 8.30 ci vengono a prendere con un pullman per farci fare la visita alle cascate dal lato brasiliano. La guida (Micaela) sembra in gamba, in realtà parla molto ma offre pochissime informazioni e prendendosi un’ingiustificata confidenza con tutti. Le cascate sono splendide come 16 anni fa, certamente da allora i percorsi delle passerelle sono stati migliorati permettendo oggi una visone ancora più suggestiva dello spettacolo. Abbiamo l’impressione che ci sia un po’ meno d’acqua e che la stessa sia più chiara, comunque tutto resta splendido.
Facciamo pausa pranzo in una zona assolutamente isolata (in modo da obbligare tutti a mangiare) così chi non ha l’abitudine di fare il pranzo è costretto ad aspettare 1,5 ore rigirandosi i pollici. Ripartiamo per visitare il solito negozio di “artesania” (come se non ce ne fossero già abbastanza in giro), ma anche qua, come in ogni parte del mondo, non c’è niente da fare, le guide sono abituate alle provvigioni e quindi…. Il tour continua sotto la pioggia per la visita alla “Presa di Husina Hidroeletrica Itaipù” (famosa mastodontica diga). La visita consta in una visione di insieme dell’opera da un “mirador” posto a un km circa dalla diga e nello sfilare davanti alla enorme muraglia di cemento con il bus. Al ritorno grazie al cielo siamo stati portati in albergo per primi, la mattina ci siamo fatti ben 50 minuti di bus solo per raccogliere tutti gli altri compagni di gita. Cena all’Hotel, (qualità e quantità come la sera precedente).
Sabato 14 gennaio – Iguazù lato argentino
Solita ottima colazione e partenza alle 7.30 per la visita alle cascate dal lato argentino. L’autista che ci preleva sembra non avere il dono della parola, dopo averci chiesto il nome non spiaccica più una parola. Sembra che non ci veda e si fa tranquillamente i fatti suoi. Passata la frontiera con l’Argentina ci sbarca davanti un’altro hotel dove dovremo imbarcarci su un altro bus che deve arrivare (tutte notizie estorte a forza all’autista verboleso). Dopo altri 20 (siamo partiti già da più di un’ora dall’hotel)  minuti di attesa senza avere idea di quanto ancora avremmo dovuto attendere, Lucio dice all’autista che quell’incertezza (e i 50 minuti di scarrozzamento del giorno precedente) non erano certo segno di un buon servizio. Sentendo ciò, l’autista sembra esser colto anche da sordità fulminante in quanto non lo degna di uno sguardo, tanto meno di un seppur modesto commento. Finalmente, dopo un bel po’, ripartiti con un altro autista (menomale) un’altra “Guida”, migliore di quella del giorno prima, ci facciamo uno splendido giro dal lato argentino delle cascate e così vediamo la “Graganta del Diablo” (come mai vista prima);  ci facciamo anche un giro in gommone che ci porta proprio a fare la doccia sotto le cascate. La doccia ci voleva dopo che per imbarcarci avevamo aspettato mezz’ora sotto il sole cocente di mezzodi’. Successivamente il gommone risale per qualche km il fiume, si ferma ad un attracco dove sbarchiamo per salire su un camion scoperto che avrebbe dovuto farci fare un giro naturalistico nella profondità Mata (foresta). Saliti prendiamo atto che il camion e le panche in finta pelle nera sulle quali ci saremmo dovuti sedere, erano stati lasciati in sosta sotto il solleone per qualche ora (solo la cabina dell’autista era all’ombra delle fresche frasche, guarda caso). Quando saliamo un coro di gridolini ci fa capire la notevole temperatura che avevano raggiunto le panche. La gente era salita quasi tutta in costume o in pantaloncini (vista la doccia prevista alle cascate). Ve lo figurate….?! E dire che era pieno di alberi e che quindi il camion poteva essere lasciato tutto all’ombra, mah….. Il giro nella Mata non è un granchè (non vale la pena di farlo).  Solita cena in hotel.
domenica 15 gennaio – Iguazù – BsAs
Partenza per Bs.As. Alloggiamo sempre al “Frossard” che in nostra assenza ne aveva approfittato  per aumentare i prezzi; avendo prenotato con le vecchie tariffe, non paghiamo l’aumento. Ci offrono una stanza cieca, ma dopo avergli fatto vedere bicipiti e quadricipiti, ce ne danno una finestrata anche se minuscola. Per una notte ci accontentiamo, ma pretendiamo che per il nostro rientro verso fine mese ci diano la 9 (l’unica che vale i soldi che chiedono, ma si sa a Buenos va da cosi’ a peggio). Andiamo a cena in un bistrot del Mall Pacifico in av. Florida (senza lode ne infamia).
Lunedi 16 gennaio – BsAs – Colonia (Uruguay)
Partenza e Arrivo a Colonia (Uruguay) in un’ora di Buquebus (aliscafo). L’Hotel (ci scappa il nome) è anonimo a (US 35) Facciamo un ampio giro per la città che è carina, calma, veramente coloniale.  È proprio com’è descritta dalle guide, con le sue viuzze acciottolate, le case coloniali (guarda caso) in stile spagnolo e portoghese (stili molto diversi tra loro) e macchine antiche in gran numero davanti ai ristoranti, per attrarre turisti curiosi che talvolta possono bere e mangiare dentro alcune di esse all’uopo adattate.
Martedi 17 gennaio – Colonia – Montevideo
Montevideo Hotel Europa (US 28con prenotazione molto conveniente fatta dall’agenzia del Buquebus – in hotel la tariffa è molto più cara) + tour della città (US 15 cad.) L’Hotel pretenzioso, ma di qualità modesta (colazione decente).
Il tour della città è stato carino. Scopriamo che Garibaldi è vissuto quì, ma pressoché nessuno se ne ricorda, la guida ci spiega che a parer suo le gesta del personaggio si sono limitate all’appartarsi con una bella indigena e poco altro…. Mah! …. e il nostro eroe dei due mondi?! Ci par di capire che da queste parti il Garibaldi non ha compiuto gesta degne di essere apprezzate.
Mercoledi 18 gennaio – Montevideo – Piriapolis
Noleggio auto 2 gg (US 70) macchina lercia e benzina più costosa che in italia.
Notte a Piriapolis Hotel Select (US 50 4 letti), rompendo le nostre abitudini decidiamo di andare a pranzo sul mare ristorante Sant’Anselmo (Ottimo). Cena al Don Quichote (Insufficiente).
Giovedi 19 gennaio – Piriapoli – Punta dell’Este – Montevideo
Tour delle spiagge della costa tra Punta del Este e Montevideo. Nessuna nota particolare se non per i residence ultra moderni  che contornano le belle spiagge di PdE. In serata torniamo all’Hotel Europa.
Venerdi 20 gennaio – Montevideo – Colonia – BsAs – Mar del Plata
Pullman  da Montevideo a Colonia e poi Buquebus per BsAs + aereo per Mar del Plata. Da BsAs cerchiamo di prenotare un albergo a Mar del Plata, ma la cosa risulta impossibile. Abbiamo contattato una decina di posti sia per telefono che via e-mail, ma tutti sono completi. Decidiamo di partire comunque e di affidarci alla sorte (Mirella funziona da porta fortuna in questi casi). Arriviamo a Mar del Plata sotto una pioggia torrenziale, per di più il tassista non sa bene dove sia l’ufficio turistico o molto probabilmente fa finta chissà! Alla fine riusciamo ad arrivare all’U.I.T. dove un gruppo di agguerriti ragazzi (studenti) si da fare per trovare posto nei vari hotels a una moltitudine di turisti che sono arrivati in città per il week-end. Siamo colti dallo sconforto, ma abbiamo un po’ di fortuna e dopo aver alzato più volte il prezzo che eravamo disponibili a pagare finalmente ci trovano una stanza all’Hotel San Remo (4 stelle AR 245 – € 70 – colazione abbondante e di buona qualità). L’hotel non ci piace come del resto neanche la gente che lo gestisce. Molta pretesa ma ben poca sostanza. Accettiamo e ci facciamo una prima notte. Andiamo a cena da Cocina Mama e scopriamo che a Mar del Plata per cenare in ristorante si fa la coda. L’impatto con questa dura realtà non è proprio piacevole, ma generalmente il cibo è buono e il prezzo giusto.
Dopo cena andiamo alla ricerca di un altro alloggio per i giorni successivi che sia almeno più accogliente. Essendo Gennaio per loro il nostro “Agosto”, sembra essere tutto pieno. Gli scarsi risultati della ricerca stanno quasi per farci desistere, quando troviamo alberghetto delizioso, l’Hotel Santa Teresita (AR 125 – € 36 – eccellente colazione – H.Yrigoyen 1361 – tel. 0223.495.4901). Si trova in posizione veramente ottima, a una quadra dal centro e a una dalle spiagge di la Perla. È un albergo veramente pulito, con stanze ampie, tranquillissimo pur essendo in posizione strategica. Chi lo gestisce è gente discreta e cortesissima, ci sentiamo di raccomandarlo caldamente.
Sabato 21 gennaio – Mar del Plata
Andiamo per shopping (la città è fatta a posta).  Successivamente ci facciamo una quarantina di “quadras” a piedi per raggiungere la Av. Justo dove, secondo quanto descritto nella guida, si trovano i pullover di cachemere a prezzi bassissimi. Delusione!!! Merci convenzionali di materiale corrente a prezzi normali. Tanto vale stare in centro. Cena al ristorante Alito (altra coda) cibo buono, servizio buono, prezzo ottimo (AR 64 – € 19).
Domenica 22 gennaio – Mar del Plata
Andiamo fino al porto a piedi per sgranchirci un po’ (circa 9/10 km) percorrendo la splendida rambla che costeggia tutto il litorale per decine di chilometri. Al porto prendiamo un tour in navetta per vedere la città dal mare (deludentissimo se non fosse per l’avvistamento di qualche leone marino). Scesi dal battello vediamo che nel piazzale del porto è allestito un grande  padiglione organizzato dai pescatori locali per la loro festa nazionale. Troppo invitanti i profumini che escono dal tendone e quindi decidiamo che si impone qualche assaggino. Per  una cifra giusta mangiamo del buon pesce in mezzo ad una marea di gente chiassosa e allegra, il tutto accompagnato da una Band che suonava in modo approssimativo ma con molti, molti, molti watts.  Proprio piacevole! Davvero!!
Ritorno: tutto a piedi. Veramente volevamo prendere il bus ma ogni volta che arriviamo ad una fermata la gente dice che il bus è appena passato e così si decide di proseguire fino alla prossima per non stare lì in piedi.
Per non stare lì in piedi, di fermata in fermata arriviamo all’albergo cotti e contenti.
Cena da Cocina Mama (vedi sopra).
Lunedi 23 gennaio  – Mar del Plata
Sole a gogò, andiamo per spiagge tutto il giorno e ci arrostiamo come polli.
La sera tanta santa crema.
Cena al ristorante la Piazzetta (Buono, giudizio positivo, salvo la solita coda).
Martedi 24 gennaio – Mar del Plata
Prendiamo il bus (n. 221, dietro all’hotel) e ci facciamo tutta la costa a sud, scendendo alla “Punta Mogotes” e da li ci facciamo tutta la omonima playa a piedi sul bagnasciuga per tornare verso la città. Splendida camminata!! Ad un certo punto la spiaggia finisce al porto per riprendere un paio di km piu´a nord e noi ne approfittiamo per andare ancora alla festa del pescatore a sbocconcellare qualcosa, cibo ancora migliore del giorno prima (anche qua coda ma solo per il self-service). La sera, dopo il fritto di mezzodì, decidiamo di mangiare una semplice insalatona verde e poi a nanna (dopo aver fatto un po’ di internet ovviamente).
Mercoledi 25 gennaio – Mar del Plata – BsAs
Ripartiamo per BsAs dove alloggiamo al solito Frossard. Ci facciamo una vera scarpinata fino alla Paraguai 4000 (quaranta isolati e rotti) alla ricerca di una conoscente di nostri amici, ma senza esito,  infatti anche lei è in giro per il mondo come noi.
Per cenare andiamo in piazza nella zona di Palermo Vecchia, dove scegliamo forse il posto meno adatto (caro e di qualità scadente), usciti  abbiamo invidiato un po’ quelli che negli altri ristorantini all’aperto avevano fatto una scelta migliore della nostra. Le piccole strade sono piene di tavolini e sedie degli innumerevoli luoghi di incontro e l’atmosfera è proprio vivace. Palermo vecchia è un buon posto per passarci una serata.
Giovedi 26 gennaio – BsAs – El Tigre
Prendiamo il treno della Costa fino a El Tigre, deliziosa località lacustre vicino a BsAs. Ci passiamo piacevolmente la mattinata girovagando per i verdi canali tra casette e casone immerse nel verde di lussureggiati prati perfettamente rasati punteggiati e circondati da alberi . Lucio vorrebbe andare sulle montagne russe (carenza infantile??) nel limitrofo parco dei divertimenti, ma rinuncia, sarà per un’altra volta.
Ci prenotiamo un Tango-show per la sera dopo al Cafè Tortoni.
Cena All’Arturito (giudizio 7,5).
Venerdi 27 gennaio – BsAs
Tutta la giornata in giro per shopping e la sera andiamo al Tango Show, ma ci sistemano troppo indietro e non riuscendo a vedere bene decidiamo che ci tocca tornare un’altra volta in Argentina per vedere il tango da vicino.
Sabato 28 gennaio – Bs As – Roma – Venezia
Nel tardo pomeriggio andiamo all’aeroporto e ci informano che l’aereo partirà con due ore di ritardo, così invece di partire alle 22,30 partiamo all’1,30 di notte (e te pareva..!).  Al Ceck-in chiediamo informazioni sulla nostra connessione a Fiumicino per Venezia (secondo l’orario del biglietto originale avevamo solo 50 min. per cambiare) e ci viene risposto che le avremmo avute in seguito. Come all’andata riscontriamo che il cibo lascia a desiderare (soprattutto quello vegetariano). Durante le ultime 6 ore (su 14) di volo non si è visto nessuno del personale di bordo, neanche per chiedere se qualcuno necessitava di un bicchier d’acqua. All’arrivo, su nostra richiesta, una hostess ci dice che allo sbarco avremmo trovato un’incaricato AA che avrebbe indirizzato coloro che avevano  connessioni per altri lidi. Non c’era nessuno e tutti ci siamo arrangiati andando in qua e in la finché non abbiamo trovato il desck AirOne sul quale erano state fatte le prenotazioni su un volo che sarebbe partito due ore dopo. Noi fare quanto in nostro potere per non volare ancora con AA.
Al di là dei piccoli inconvenienti che vanno messi in conto in qualsiasi viaggio e che noi abbiamo riportato per mero dovere di cronaca, dobbiamo dire che la nostra esperienza in Argentina è stata assolutamente positiva.
È un paese amabile e generoso come il suo popolo. L’Argentina é certamente uno dei paesi più sicuri del Sud America (li abbiamo visitati quasi tutti). È un paese facile da girare, ricco di bellezze naturalistiche che solo li si possono trovare (Ghiacciai). è un paese dove il cibo è ottimo, non solo la carne, ma anche la grande varietà di verdure e frutti. Ora è anche piuttosto economico, il che non guasta. Andateci, lo merita! Noi ci torneremo!!.

Mirella e Lucio

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