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Si conclude l’avventura di Maurizio, avventura alla scoperta delle meraviglie di Creta…

La Prima Parte del raconto

La Seconda Parte

Parte Terza!

“Palekastro”
Partiamo alle 08.00 da Myrthos diretti a Palekastro, che sarà il nostro campo base per i prossimi due giorni; usciti dal paese, ci dirigiamo a Ierapetra e seguiamo le indicazioni per il centro, quindi costeggiando il mare la lasciamo in direzione Sitia.
Lungo la strada, dopo 6 Km. incontriamo lo “Ierapetra Camping”; posto sulla spiaggia, sembra molto grande e all’apparenza non dovrebbe essere male.
Più avanti, dalla strada, intravediamo due splendide baie, dove mi sarebbe piaciuto andare, se fossimo stati più tempo qui : la prima é a Agia Fotia, la seconda a Galini.
Costeggiamo il mare sino a Makrigialos, quindi la strada devia a sinistra e va nell’entroterra; passa poco tempo e sopra una cresta cominciamo a vedere una fila di moderni mulini, con cui sfruttando il vento, che qui non manca, gli isolani si assicurano a basso costo energia elettrica.
Dopo 76 Km. giungiamo a Sitia, che già da lontano sembra essere un grosso centro abitato; non ci fermiamo e continuiamo il nostro viaggio, verso Palekastro, girando a destra, non appena entrati in città.
Nuovamente la strada costeggia il mare per una decina di chilometri, lungo la baia di Sitia; la spiaggia, lunga e stretta é di sabbia fine e l’acqua di un blu intenso.
Dopo solo 19 Km. entriamo nell’abitato di Palekastro, ma volendo trovare una stanza vicino alla spiaggia, proseguiamo dritto, verso Angathia e Chania, giungendo sino al mare, senza però trovare nulla.
A Chania, una delle due spiagge di Palekastro, la spiaggia é di ghiaia e ciottoli ed é pressoché deserta; le persone si contano su le dita di una mano, anche se il mare appare davvero bello.
Ritorniamo quindi a Palekastro e troviamo senza alcuna difficoltà da dormire; la stanza é grande, pulita e con letti comodi, il bagno possiede le stesse caratteristiche e l’acqua per lavarsi é addirittura bollente, tanto da dover essere miscelata con quella fredda.
Tale “Rooms to let” é facile trovarlo, é infatti nella prima strada a sinistra, che trovate prendendo dalla piazza del paese la direzione di Vai; é segnalato all’inizio della strada e si trova a ridosso di una Taverna, sopra la quale per altro é possibile trovare altre stanze.
Il costo é esiguo, il più basso pagato in questa vacanza : 5.000 dracme al giorno per una doppia. Unico neo é proprio la vicinanza della taverna, che sino a tardi disturba il sonno.
Ci sistemiamo e andiamo subito in spiaggia : la nostra prima meta é Maridati, che ci é stata suggerita da una ragazza italiana, incontrata durante la ricerca delle camere.
Per raggiungerla prendiamo la strada che porta a Vai e dopo 3,2 Km. sulla destra troviamo la deviazione per la spiaggia, anche se la segnalazione che più colpisce é quella dell’omonima taverna.
Da qui parte una strada sterrata, che dopo 1,6 Km. termina direttamente sulla spiaggia, collocata in una piccola baia, riparata dal vento e costituita da ghiaia e ciottoli, che proseguono sin dentro l’acqua.
Qui veramente sembra di essere i padroni, visto che siamo solo in otto persone a dividerci il posto; il mare é verde ed adatto allo snorkelling.
Alle 14.30 lasciamo Maridati con l’intenzione di andare a Zakros, che numerose informazioni trovate, descrivono come molto bella.
Torniamo a Palekastro e giunti in piazza svoltiamo a sinistra, proprio verso Zakros; la strada é molto tormentata, fatta di continue curve e tornanti, che dovrete sopportare per 18,8 Km. prima di giungere a destinazione.
Zakros, che si sviluppa sulla via principale che lo attraversa, presenta una semplice piazzetta e non mi appare un paese degno di nota; in Grecia sono tutti così !
Ci fermiamo un attimo, giusto per bere qualcosa e scopriamo che qui costa tutto molto meno; un caffè ellenico lo pago infatti solo 200 dracme.
Dopo la pausa risaliamo in macchina e proseguiamo per Kato Zakros, ovvero Zakros bassa, che si trova sul mare; impossibile sbagliare la direzione, la strada é una sola.
Dopo 4 Km. sulla sinistra trovate uno spiazzo con l’indicazione dell’inizio del sentiero di 3,5 km., che attraverso la “Gola della morte” porta sino a Kato Zakros.
A malincuore risalgo in auto, visto che mi sarebbe piaciuto fare questa scarpinata tra le rocce e proseguiamo per il mare; dopo altri 4,8 Km. arriviamo a Kato Zakros.
Prima di giungervi il colpo d’occhio che avrete dall’alto é incredibile; sembra infatti di tuffarsi nel blu.
L’azzurro del cielo si perde nel blu intenso del mare, senza soluzione di continuità e fatta una curva, la in basso, si scorge la baia di Kato Zakros, piccola e con alle spalle la strada, che lì termina, e che sul lato sinistro ha tre ristoranti, uno di fila all’altro.
La spiaggia é di ciottoli grossi e ghiaia, che continuano anche in acqua, dove ricoperte da uno strato di alghe diventano estremamente scivolose; il fondale é molto frastagliato, l’acqua calda, calma e di un colore verde intenso.
Il sole sparisce dietro le rocce solo dopo le 19.30 e a questo punto se volete consumare un bell’aperitivo vi consiglio di sedervi ai tavolini della “Taverna NiKo Platanakis”, sicuramente la più originale delle tre che ci sono a Kato Zakros; infatti attaccati ai rami degli alberi sotto cui ci sono i tavolini, trovate, pomodori, grappoli d’uva, melanzane, angurie, zucche, che rendono lo scenario tanto simpatico quanto surreale.
A Kato Zakros é possibile anche trovare da dormire; sono infatti presenti diversi “Rooms to let” e, a mio parere, stare qui almeno una notte deve essere formidabile, per l’atmosfera che in questo luogo si respira.
Purtroppo abbiamo già preso la stanza a Palekastro, quindi dobbiamo lasciare la piccola Kato Zakros e la strada, fatta interamente senza alcuna sosta, sembra interminabile e più tortuosa di quanto non sia in realtà; arrivo che ho quasi la nausea !
La sera ceniamo in città. Questa é molto semplice nella sua planimetria, infatti la strada da cui si accede al centro culmina in una piazza, dove sulla sinistra si trova la chiesa, che davanti ha un piccolo giardino con tre palme; dalla piazza partono due strade, quella di sinistra porta a Vai, quella di destra a Zakros.
Nella piazza e lungo la strada principale, ci sono taverne, bar, negozi e l’Hotel Hellas, oltre il quale sulla destra, di fronte alla “Taverna Elena”, si trova il centro di informazioni turistiche, dove é possibile cambiare e telefonare.
Decidiamo di mangiare alla “Taverna Mythos”, posta di fronte all’entrata del ristorante Hellas e che ha tavolini all’aperto; all’apparenza sembra un buon posto e ci ispira fiducia.
Ottime sono le polpette di zucchine e abbondanti gli spiedini; chi serve parla uno scarno italiano e i prezzi sono buoni.
Tutti i locali notturni sono quelli che si vedono sulla piazza, quindi non affannatevi a cercarne altri; prendete caffè e digestivo in quello che si trova tra il negozio di souvenire e la pasticceria, proprio di fronte alla chiesa; rimane aperto sino a tardi !

“Vai a Vai e poi vai via !”
Partiamo alle 08.45 per raggiungere Vai, la famosa spiaggia con il palmeto, unico esemplare in tutta Europa, che proprio per questo é meta del turismo di massa, convogliato dai residence di tutta l’isola con i pullman.
Voglio godermela, senza il carnaio, come abbiamo fatto in tutti gli altri posti dove siamo stati; scelta che ha pagato moltissimo secondo me, ed alzarsi presto per questo motivo non mi costa nulla.
Da Palekastro a Vai il passo é breve : solo 8 Km. di perfetta strada asfaltata. Lungo la strada cominciamo a vedere le prime palme e un cartello, ci indica di girare a destra; entriamo in una strada abbastanza larga, che alla sua sinistra costeggia il famoso palmeto e fatto circa 1 Km. termina in un’ampia area di parcheggio, dove lasciare la macchina costa 600 dracme.
Questa imposizione, la prima da quando siamo a Creta , mi infastidisce non poco, quindi giro l’auto e fatti poche decine di metri, parcheggio in uno spiazzo, dove ci sono già altre due macchine.
Percorsi gli ultimi metri a piedi, accediamo alla spiaggia di Vai, da un sentiero, circondato dalle palme; sulla destra ci sono i tavolini del bar e sopra quest’ultimo il ristorante a fianco del quale inizia la scalinata che porta ad un punto di vista posto sulla scogliera, superato il quale, seguendo sempre il sentiero si accede ad una spiaggia attigua, che non presenta palme, ma una grande duna di sabbia.
La spiaggia di Vai invece é di fronte a noi, con le sue 5 fila di ombrelloni e lettini, il cui costo é di 1.000 dracme al giorno e una pedana di legno che facilita il passaggio che la percorre interamente da destra verso sinistra, dove, superata la postazione del “Bay-watch”, che chiaramente resterà vuota, si trova un campo di pallavolo e il noleggio dei pedalò.
Devo essere sincero, per me é stata una grande delusione ! Se non ci fossero le palme, qui in Grecia, questa sarebbe una comunissima spiaggia.
Comunque siamo tra i primi ad arrivare e questo almeno mi placa leggermente la delusione.
L’acqua é comunque limpida e di un colore verde intenso; la spiaggia, non battuta dal vento, di sabbia grossa color terra.
I prezzi della caffetteria sono nella media; la differenza é di 100 dracme rispetto a quelli che trovate a Palekastro.
La doccia di acqua dolce che si trova sulla spiaggia di fianco alla scalinata che porta al punto di vista di cui parlavo prima, non funziona o almeno non funzionava quando ci sono stato io; spero che voi abbiate miglior sorte.
Verso le 12.30 la spiaggia é già molto affollata, gli ombrelloni quasi tutti pieni e i pullman continuano a d arrivare.
Con Michele decidiamo di andare a visitare il monastero di “Moni Toplou” e al nostro ritorno di spostarci a Itanos, poco distante da Vai.
Anche il monastero é pieno di turisti e per entrare bisogna pagare 700 dracme; decido di non entrare e anche Michele, che in un primo momento aveva deciso il contrario, in seguito farà lo stesso. Mentre sono seduto sul muretto sento una frase di due ragazzi romani, rivolta ai numerosi stranieri in coda per il biglietto, che da ragione alla mia scelta : “non entrate, é na sola !”
Ritorniamo a Vai e il traffico é impressionante; le macchine e i pullman continuano ad arrivare, c’é fila per entrare nel parcheggio e lungo la strada, sui lati é pieno di auto in sosta.
Mi fermo un attimo mentre Michele va a recuperare le donne, quindi ci lasciamo alle spalle Vai e giunti sulla strada principale giriamo a destra; dopo 1,5 km. la strada termina a ridosso del promontorio dove sorgono le rovine di Itanos.
Qui ci sono tre spiagge tutte vicine tra loro, pressoché deserte, visto che tutti sono a Vai, tra cui scegliere; se salite sul promontorio dove si trovano le rovine, che avete sulla destra guardando il mare, le potete vedere tutte e tre e scegliere quella che più vi piace.
La prima é di fronte a voi al vostro arrivo; é una piccola baia con un attracco, dove tra due lati di scogliera c’é una piccola spiaggia e due grandi alberi che fanno ombra.
La seconda a destra delle rovine, sempre guardando il mare, é di sabbia scura e ghiaia, con due grosse palme, sotto cui trovare ombra; la terza, infine, é a sinistra oltre un piccolo promontorio facilmente superabile grazie ad un comodo sentiero.
Noi abbiamo scelto quest’ultima, che sembrava la meno caratteristica, ma la più bella. La spiaggia é infatti lunga e di ghiaia grossa, senza vento con un mare calmo dall’acqua cristallina; unico neo non ci sono punti all’ombra, ma se vi piace il sole é l’ideale.
Verso le 15.30 decidiamo di lasciare Itanos per andare a vedere l’altra spiaggia di Palekastro : Kouromenos.
Ritorniamo quindi verso Palekastro e dopo aver superato il “Residence Kastro” troviamo l’indicazione, a dir la verità non molto ben in vista, per Koroumenos; svoltiamo a sinistra e subito dopo a destra in una strada sterrata a ridosso della spiaggia, sul lato destro della quale ci sono delle taverne e dei bar.
Ci fermiamo a bere in una di queste, la “Taverna Garden”, dove torneremo in seguito la sera a mangiare.
La spiaggia di Kouromenos é molto lunga e stretta, pressoché deserta e fatta di ghiaia e ciottoli, che continuano sino dentro l’acqua, che ha un colore verde intenso.
Ogni 200 metri circa ci sono delle docce di acqua dolce, funzionanti, e il sole c’é sino a tardi.

“Elounda e Plaka”
Alle 09.30 lasciamo Palekastro alla volta di Elounda, ultimo nostro campo base prima della partenza da Creta.
Non sappiamo cosa ci aspetti in questo luogo, perché non abbiamo notizie delle spiagge del posto e basiamo la nostra scelta sulle rivelazioni che ci ha fatto un ragazzo in aereo durante il viaggio di andata.
Michele é molto dubbioso, sono sicuro che non é affatto convinto di Elounda, lo conosco troppo bene per sbagliare; preferirebbe fidarsi del suo istinto e fermarsi a Mochlos.
Comunque sia, ormai abbiamo deciso e superata Sitia, presa la direzione di Agios Nikolaos, dopo 95 Km. giungiamo a Elounda.
Lungo la strada, a Istro, troviamo la “Golden Beach”, una spiaggia veramente bellissima, con un’acqua trasparente, che ci ricorda Elafonissi; purtroppo non ci fermiamo, neanche per un bagnetto, e tutto sommato, ora me ne pento.
Elounda é il classico centro turistico organizzato per ricevere la grande massa; il turismo é prettamente inglese e anche i prezzi sono fatti per loro, sulla base del potere di acquisto della sterlina, quindi per noi, non é poi così economico come uno si aspetta che la Grecia sia !
Prova di ciò sono i prezzi che espongono i ristoranti e il costo della gyros pita, che ovunque ho mangiato spendendo al massimo 500 dracme e che qui mi costa 1.200 !
Il paese, che si sviluppa lungo la costa, di fronte all’isola di Spinalonga, a cui é collegato tramite un ponte, non é la vera Elounda, bensì Kato Elounda; infatti il vero centro abitato di Elounda non é sul mare, ma all’interno. Con l’avvento del turismo, quello che prima era un piccolo attracco per le barche con poche case é divenuto un centro turistico sviluppato e fiorente, dove gli abitanti di Elounda hanno impiantato il centro delle loro attività.
La planimetria di Kato Elounda é molto semplice : la strada principale che porta in città, dopo aver proposto una deviazione sulla destra verso l’altra parte di Elounda in direzione della spiaggia di sabbia, culmina nella piazza del porto, da cui partono due diramazioni; proseguendo dritto si sale al vero centro di Elounda, girando a destra invece si va verso Plaka.
Non fatichiamo affatto a trovare posto e a dir il vero non ci affanniamo più di tanto nello scegliere il migliore per rapporto qualità prezzo, visto che prendiamo il primo a cui chiediamo e che ha stanze disponibili.
La scelta in seguito si dimostrerà azzeccatissima ! Il “Rooms to let Oasis”, che si trova sulla destra, una cinquantina di metri, oltre la piazza, sulla strada che porta a Elounda, é infatti comodo, tranquillo, pulito, accogliente, con giardino di fronte e persino con il posto macchina.
Il gerente é una persona gentile ed educata con la quale si può anche contrattare sul prezzo; il costo della doppia con bagno e cucina, che si rivelerà utilissima, é di 8.500 dracme a notte.
Ci sistemiamo e andiamo alla scoperta di Kato Elounda. Quest’ultima dispone di due spiagge : la prima alla sinistra del porto é piccola e stretta, dotata di ombrelloni e lettini e costituita di sabbia grossa. Appare a prima vista un pò squallidina, e anche l’acqua non é un granché; ci sono infatti molte alghe sul fondale e il colore del mare ne risente, apparendo opaco e torbido. la seconda si trova invece dall’altra parte della città ed anch’essa ricalca nell’aspetto la prima, precedentemente descritta; si trova a ridosso della strada che porta al ponte, che consente di andare sull’isola di Spinalonga.
In centro, ci sono moltissimi locali, bar e taverne, negozi, supermercati e addirittura due banche; i prezzi esposti per mangiare sono molto superiori a quelli che abbiamo trovato sin ora e visto che siamo agli sgoccioli della vacanza é proprio in questo frangente che maturiamo l’idea di usare la cucina che abbiamo in camera per prepararci la cena.
Visto che le spiagge di Kato Elounda non ci piacciono, decidiamo di andare a Plaka; prendiamo quindi la macchina e dopo 4 Km. arriviamo nel piccolo paesino, posto di fronte all’isola sulla quale, un tempo, c’era il lebrosario.
Lungo la strada noto due cose : in primo luogo che é in costruzione un lungomare in pietra molto lungo, che costeggia la costa da Kato Elounda a Plaka e che ultimato sarà veramente bello e romantico; in secondo luogo, che, in questo tratto, non c’é spiaggia. Praticamente il mare termina con il batti riva, obbligando chi vuole balneari qui a stare col telo sulla terrazza dove sono coltivati gli ulivi.
A Plaka invece la spiaggia c’é anche se é stretta e di ciottoli grossi e levigati, che rendono scomodo lo stare sdraiato a prendere il sole; a chiunque voglia venire qui consiglio di portarsi una stuoia spessa o un materassino.
L’acqua é però molto bella, calda, calma, trasparente e cristallina, verde a riva e azzurra più al largo, con chiazze più o meno scure; l’isola con l’antico lebrosario é poi molto affascinante e accattivante.
Alle spalle della spiaggia c’é una sorta di zona pedonale che separa dalla strada, dove sono posti, sotto un pergolato, diversi tavolini della taverna che si trova di fronte.
A sinistra di tale pergolato, posta sulla spiaggia, c’é anche una doccia, con due bocchette, di acqua dolce.
I prezzi della taverna sono, fortunatamente nella norma; una bottiglia di acqua dal frigo costa 300 dracme, un fritto di pesce, 1.100 dracme.
A metà pomeriggio torniamo a Kato Elounda e dopo esserci lavati e aver fatto un ulteriore giro per il centro, io e Michele decidiamo che potremmo prepararci un bel piatto di spaghetti, invece di “dissanguarci” in un ristorante del luogo.
Proponiamo la cosa alle ragazze e, come sempre, riceviamo una non risposta, il classico : “si può fare…”, che pur dandoti carta bianca ti lascia con l’impressione di aver ricevuto una concessione.
Io e Michele non ci facciamo problemi e allestiamo un’ottima cena a base di penne al pesto, accompagnate da una fresca bottiglia di Retzina, insalata greca e olive.
Dopo cena usciamo per prendere un caffè e il centro illuminato, come al solito, appare carino e suggestivo.
Ci sediamo in quello che reputiamo essere l’unico bar tipico del luogo, un “ouzeri” classico, con due tavolini fuori e le persone del luogo sedutevi. Piccolo consiglio, che siete liberi di seguire : se volete mangiare bene o bere un buon caffè ellenico, scegliete sempre i locali, dove vedete seduti i vecchietti del luogo o mangiare i greci; a discapito dell’aspetto, magari meno curato di altri luoghi di maggiore impatto visivo, vi troverete sicuramente bene, riscontrando un ottimo rapporto qualità – prezzo.
Questo bar si trova di fianco alla National Bank of Greece ed é gestito da un simpatico ragazzo; beviamo un ottimo caffè ellenico, spendendo 300 dracme.

“Vlihadia e Spinalonga”
Partiamo alle 10.00 per andare ad una piccola spiaggia segnata sulla cartina, che si trova a Vlihadia e di cui non abbiamo alcuna notizia.
Superata Plaka la strada comincia a salire ed offre dai suoi tornanti una splendida vista sulla costa e sull’isola di Spinalonga; oltrepassata Seles, dove vi consiglio di comprare l’acqua se ne siete sprovvisti, dato che oltre non ci sono negozi, bar o taverne e Agios Georgios, giungiamo a Vlihadia, dove la strada asfaltata termina, dopo qualche metro di sterrato in uno spiazzo.
Da qui, sulla sinistra, parte una breve scalinata che porta ad una piccola baia, posta sotto la scogliera, che subito ci sembra bellissima.
La spiaggia, fatta di ciottoli grossi, bianchi e levigati, delimitata sui lati da scogli, é veramente incantevole e per di più deserta; per un lungo periodo restiamo i soli a godercela.
Il mare é limpido, quasi bianco da quanto l’acqua é trasparente, poi via via che ci si allontana dalla riva diventa azzurro, quindi blu, ma anche verde in prossimità degli scogli; insomma formidabile.
Verso le 13.30 lasciamo questo piccolo miracolo della natura e torniamo a Elounda; ci dirigiamo nella spiaggia posta sull’altro lato del paese, che purtroppo non ha lo stesso impatto visivo di Vlihadia; non certo un buon modo per concludere l’ultima giornata di mare della vacanza.
Io e Michele, dopo essere andati a piedi sul ponte che collega Elounda all’isola di Spinalonga, decidiamo di provare ad avventurarci sull’isola stessa, per vedere com’é l’unica spiaggia presente; torniamo indietro, recuperiamo le ragazze e con l’auto passiamo il ponte.
Ci fermiamo a bere qualcosa nel bar che si trova subito dopo il ponte a destra, dopodiché, seguendo l’unica strada percorribile, ci avviamo alla ricerca della spiaggia.
Le segnalazioni sono inesistenti, comunque poche centinaia di metri dopo il ponte, sulla destra, prima di un hotel bianco, imbocchiamo una strada sterrata, che dovrebbe portarci a destinazione.
La strada é stretta e quando si incontrano altre auto in senso inverso, bisogna fare miracoli per poter passare; poco dopo, sulla sinistra, si apre uno spiazzo abbastanza grande, punto di sosta per una piccola baia posta sulla destra della carreggiata. Proseguiamo senza fermarci e dopo 500 metri la strada termina con un’altro piccolo spiazzo, dove con difficoltà riusciamo a mettere in sosta l’auto.
Da qui inizia un lungo sentiero, tortuoso e pieno di pietre che porta alla spiaggia; le ragazze ci metterebbero troppo a percorrere tale sentiero, quindi torniamo alla baia incontrata precedentemente.
Qui, parcheggiato comodamente nello spiazzo di cui ho già parlato, scopriamo che questa piccola baia, non segnalata sulla cartina, nasconde un grazioso angolo di mare.
Non c’é spiaggia, ma solo scogli; l’acqua é però bellissima, perché appena più avanti c’é un punto in cui il fondale é costituito di sabbia bianca. Si crea così una pozza, di un azzurro tenue, circondata da un blu profondo.
Facciamo l’ultimo bagno della nostra vacanza, quindi ritorniamo a Elounda, dove per la seconda sera ceniamo in casa, con un buon piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino.
La sera andiamo nuovamente a bere il caffé nell’ouzeri dove siamo stati il giorno precedente e di cui vi ho già parlato; qui Michele fa amicizia con un ragazzo di Creta, che studia a Venezia, Giorgio, con cui passiamo divertendoci la serata, bevendo rachi e parlando in italiano.

“Heraklion”
Intorno alle 09.30 partiamo alla volta di Heraklion, ultima nostra tappa prima del ritorno a casa; seguiamo la strada che porta a Elounda e dopo esserci fermati a Fourni, tranquillissimo paese dell’entroterra, per un buon caffè ellenico, giunti a Neapoli, entriamo nella super strada, che in breve tempo, ci conduce nel capoluogo cretese.
Giunti a destinazione, seguiamo le indicazioni per il centro; Heraklion é caotica, come tutte le grandi città, piena di traffico e fa un caldo bestiale, umido e senza un alito di vento.
Troviamo posto all’Hotel Petra, in Via Dikeossinis, subito prima della Piazza Eleftherias; prendiamo una stanza per quattro con bagno, che si dimostra un vero affare, visto che é composta da due stanze separate con in comune il solo bagno, dotate di tv, attraverso la quale possiamo vedere dopo 15 giorni un telegiornale italiano, su rai 1; costo della camera : 18.000 dracme per una notte, ovvero 4.500 dracme a testa. Unico neo : sentite passare in decollo tutti gli aerei che partano da Heraklion.
Ci sistemiamo e usciamo per visitare la città; appena fuori dall’hotel prendiamo a destra, quindi al primo vicolo ancora a destra e ci ritroviamo in via Dedalou, che é costellata di negozi e locali; la percorriamo sino in fondo arrivando in Piazza Kalergon, dove, dietro la fontana di Morozine, ci sono diversi ristoranti.
Quando ci passate davanti, qualcuno cerca subito di invitarvi a sedere per il pranzo; questo tipo di comportamento non lo sopporto, anzi, anche se avevo deciso di sedermi, proprio perché mi chiamano, non lo faccio.
Sulla piazza ci sono diversi chioschi che fanno i gyros; ci sediamo in uno di questi e mangiamo l’ultima gyros pita della vacanza, che qui a Heraklion costa 650 dracme.
Proseguiamo il giro giungendo inconsapevolmente in Piazza Ag. Ekaterinis, dove ammiriamo la bella cattedrale di San Mina; a questo punto decidiamo di andare verso il mare, che raggiungiamo all’altezza delle rovine della chiesa veneziana di San Pietro. Da qui costeggiando il mare, lungo Via Sofokli Venizelou, giungiamo al porto veneziano, dove si trova la fortezza, che ancora mostra chiaramente sulla sua facciata il leone di San Marco.
Dopo un breve giro sulla banchina, risaliamo verso Piazza Kalergon percorrendo interamente Via 25 Avgoustou, a metà della quale sulla sinistra si trova la chiesa di San Tito, che merita di essere vista.
Da Piazza El. Venizelou a Piazza Kornarou, dove si trova la fontana turca, si sviluppa la via del mercato, luogo adatto per spendere le ultime dracme.
Prendiamo un caffè nel bar che si trova al centro della piazza Kornarou, quindi ritorniamo in camera.
La sera andiamo a cenare in un ottima taverna che si trova in una traversa sulla sinistra, scendendo verso il porto, di Via 25 Avgoustou circa all’altezza della Banca di Grecia; caratteristico con i suoi tavolini all’aperto e per il menù in italiano, che va compilato con la propria ordinazione, é frequentato dagli abitanti di Heraklion e ad un buon prezzo offre piatti abbondanti e buoni.
Attenti comunque al conto, meglio rifare la somma che vi portano con la vostra ordinazione, potrebbero aver sbagliato di 1.000 dracme !
Dopo cena rientriamo in Hotel, dando il definitivo addio alle vacanze.

Maurizo Fabbri

 

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