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Prosegue l’avventura di Maurizio, avventura alla scoperta delle meraviglie di Creta…

Parte Prima

Parte Seconda!

“Ferragosto a Elafonissi”
E’ ferragosto e lo passeremo a Elafonissi; ci svegliamo alle 07.15 e partiamo alle 08.00, non senza aver fatto la spesa per la giornata che ci aspetta.
Riprendiamo a ritroso la strada che ci ha condotto qui e dopo 12 Km., ben segnalata, incontriamo la deviazione per Elafonissi, che dista in totale 51 Km. da Paleochora; 2 Km. dopo aver superato Strovles, nuova deviazione, ancora verso sinistra, che ci immette nella strada principale che scende dalla costa settentrionale.
Ci fermiamo a Elos per fare colazione, quindi ripartiti, incontriamo un bivio ambiguo, che indica in entrambi le direzioni lo stesso paese; prendete ancora a sinistra !
Comincia la discesa e la strada é ottima, ma del resto lo si poteva supporre, visto che ci passano i pullman !
Superata la deviazione per il monastero di Hrissoskalitissa, arriviamo ad Elafonissi, dove un ampio spiazzo funge da parcheggio per auto e pullman; notiamo subito che ci sono numerosi camper e diverse tende anche se, ma solo di fatto non c’è il campeggio.
Tuttavia fare qui campeggio libero è molto comodo, visto che si possono sfruttare le docce e i servizi igienici della spiaggia; inoltre non sono così convinto che le due taverne che ci sono sul mare rimangano chiuse la sera, quindi si può anche mangiare senza problemi, e, se ciò non fosse possibile qui, ci sono altre taverne poco distante lungo la strada.
Al momento del nostro arrivo, siamo praticamente da soli; sulla spiaggia, che é costellata di ombrelloni e lettini, ci “assale” un ragazzo offrendocene uno a 2.000 dracme per l’intera giornata; rimaniamo un pò titubanti, poi, forse troppo frettolosamente, accettiamo, anche perché i postumi di Balos si fanno ancora sentire, scegliendo quello che più ci piace.
Vi consiglio di aspettare a prendere posto, tanto gli ombrelloni non mancano, facendovi prima un bel giro, andando anche sull’isola di Elafonissi, che avete di fronte.
Il colpo d’occhio che offre il posto, nonostante gli ombrelloni, è comunque formidabile; una piscina naturale, con l’acqua cristallina e calmissima, calda e molto bassa.
Sul bagna asciuga, la sabbia assume un colore rosa la cui intensità varia a seconda dei luoghi e la sabbia é fine e bianchissima.
L’isola di Elafounissi si trova di fronte, a meno di cento metri, basta attraversare il bacino che la separa dalla terra ferma, dove come detto l’acqua non è alta più del ginocchio.
Oltre il promontorio si apre una seconda baia, lunga ed anche abbastanza larga, sempre di sabbia bianca, con il batti riva ancora più rosa e un’acqua dai diversi colori : cristallina e trasparente a riva, verde più avanti ed infine di un azzurro intenso.
Sotto le rocce che costituiscono il promontorio é possibile trovare ombra, come pure sotto gli alberelli che delimitano la spiaggia; quindi, prima di accettare l’ombrellone, provate a vedere se qui vi piace di più !
Tornati indietro dalla nostra perlustrazione sull’isola, io e Michele troviamo un’altro scenario ad attenderci : la spiaggia si é cominciata a riempire e in breve tempo, portati dai pullman dei viaggi organizzati, centinaia di persone trasformano quello, che sembrava qualche ora prima un tranquillo paradiso, nella più comune delle spiagge della riviera romagnola !
Il fascino della spiaggia bianca, della sabbia rosa e dell’acqua trasparente é svanito, sormontato e alterato da quest’orda di persone; purtroppo a differenza di Balos, questa piccola meraviglia naturale é troppo facilmente raggiungibile con i mezzi di trasporto.
La spiaggia sulla lato posto a sinistra non é così bella come quella posta di fronte all’isola, quindi se vi volete accomodare, scegliete un ombrellone da quest’ultimo lato.
Verso le 14.00 la folla é enorme; impressionante quanta gente ci sia, in piedi e in acqua.
Torno sull’isola con Cinzia per fare il bagno e anche qui é un carnaio. Il posto rimane comunque bello, ma la gente ne altera sicuramente il fascino; non é lo stesso posto che ho visto questa mattina al mio arrivo, peccato…
Verso le 15.00 i primi gruppi cominciano a lasciare Elafonissi, a seconda della distanza da cui arrivano e anche noi, un’ora più tardi decidiamo di andare via.
Ci rechiamo a visitare il monastero di Hrissoskalitissa, che si trova sulla strada a pochi chilometri da Elafounissi.
E’ molto famoso per i suoi 98 gradini; la leggenda narra che l’ultimo di essi sia d’oro e solo chi ha molta fede riesce a vederlo.
Chiaramente io non ci riesco, ma mi sarei stupito del contrario…; ad essere onesto il monastero non é niente di eccezionale, una mezza delusione, ma porta via poco tempo, quindi non me la prendo più di tanto.
Torniamo al nostro campo base e con Michele decido di andare a vedere la fortezza di Paleochora per fare qualche foto dall’alto; arrivarci é semplicissimo, si trova infatti a destra del porto. Dall’alto si possono vedere praticamente ed effettivamente le due spiagge del paese, quella occidentale, di sabbia e quella orientale di ciottoli.
Purtroppo della fortezza rimane ben poco, visto che venne distrutta dai pirati e devo dire che hanno fatto un buon lavoro.
La sera andiamo a mangiare nel primo ristorante che si incontra sulla destra percorrendo la strada che porta a Paleochora; il posto é tipico e si mangia bene, spendendo il giusto.

“Rethimno e Plakias”
Partiamo alle 07.45 da Paleochora in direzione Rethimno, che vogliamo visitare prima di dirigerci a Preveli, nostra prossima meta; pochi chilometri dopo aver lasciato il centro abitato prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Strati e Kampanos, quindi Skines.
Giunti nelle vicinanze di Chania imbocchiamo la super strada che costeggia la costa e dopo 142 chilometri di viaggio giungiamo a Rethimno.
Usciamo dalla super strada e ci dirigiamo verso la fortezza, dove parcheggiata la macchina nelle numerose aree di parcheggio presenti in questa zona, ci avventuriamo a piedi all’interno della città.
Cominciamo il nostro giro proprio dalla Fortezza, che però vediamo solo dall’esterno, perché giunti alla porta Nord, scopriamo che entrare costa 1500 dracme, che sinceramente non mi va di spendere; torniamo indietro e ci infiliamo in un vicolo, cercando di raggiungere il centro.
La parte vecchia é veramente bellissima, con questi vicoli e viuzze, sui quali si affacciano balconcini adorni di fiori e balconate chiuse in legno, antico retaggio della dominazione veneziana.
Le piccole vie sono piene di gente che saltella da un negozio all’altro e l’atmosfera é talmente diversa dal solito, che non sembra neanche di essere in Grecia; se non ci fossero le gyros a ricordarmelo sembrerebbe infatti di essere in una città araba.
Arriviamo al porto, anch’esso strutturato come quello di Chania, ovvero disposto a mezza luna e ricco di locali e taverne, quindi dopo aver mangiato qualcosa, ci lasciamo alle spalle Rethimno e proseguiamo il nostro viaggio.
Rientriamo sulla super strada, direzione Heraklion, lasciandola alla prima uscita, per seguire le indicazioni verso Spili, che però non raggiungiamo, dato che una decina di chilometri prima deviamo per Koxarè, da dove, seguendo le indicazioni che portano al monastero di Preveli, arriviamo sino al cartello che indica la strada per la spiaggia di Preveli.
Qui scopriamo, che a Preveli non ci sono posti dove dormire, cosa che in seguito scopriremo non essere vera, e decidiamo di andare a cercare una stanza nel paese sul mare più vicino : Plakias.
Per raggiungerlo andiamo verso Lefkogia, quindi da lì a Plakias il passo é breve.
Il paese sembra carino e molto turistico; si sviluppa interamente alle spalle della sua spiaggia disposta su un’ampia baia; ovunque si affittano camere e non fatichiamo a rimediarne una, anzi addirittura la prima che avevamo fermato, la lasciamo in favore di una migliore, che troviamo, presso lo “Studios Rooms to let Thetis”.
Quest’ultimo si trova sulla parallela della strada che costeggia il mare, dietro la panetteria posta di fronte alla farmacia, proprio nel quartiere della chiesa di Sant George.
Il posto, gestito da due simpatici coniugi, é ben curato e tranquillo e la stanza, per quattro persone, che costa 15.000 dracme a notte, é bella e dispone di un bagno spazioso e pulito.
Se invece volete stare in campeggio, quello di Plakias sembra molto bello; posto all’entrata del paese, adiacente al supermercato, ha un’entrata imponente ed é dotato di piscina.
Ci sistemiamo e via subito in spiaggia che é raggiungibile facilmente; basta infatti attraversare la strada che la costeggia !
La spiaggia é molto lunga e non troppo larga, costituita interamente da sabbia grossa e ciottoli di fronte al centro abitato, ma se vi spostate a Sud-Ovest, sembra più sabbiosa.
Il mare é pulitissimo e di un colore intenso in cui predomina il verde; l’unico inconveniente è il fastidiosissimo vento, che soffia continuamente.
Stare sdraiati sul telo é pressoché impossibile, poiché ad ogni folata si viene riempiti di sabbia; capisco perché ho visto molta gente sdraiata nei giardini della passeggiata ed anch’io faccio così, seguito ben presto da tutti gli altri.
Sulla spiaggia, sono comunque presenti i soliti ombrelloni con i lettini, sui quali molto probabilmente non arriva la sabbia e a ridosso della strada ci sono anche le docce di acqua dolce.
La strada che costeggia la baia é un susseguirsi di negozi, taverne, bar e ristoranti, ma se avete voglia di uno spuntino, andate a mangiare una gyros all’ouzeri di “Sitis”.
Quest’ultimo si trova sulla piazzetta da dove parte il trenino panoramico, prima della strettoia che porta alla parte Ovest della città, adiacente alla gioielleria “Yannis”, dopo il “Nufaro cafè snack bar”; non potete sbagliare, ha pochi tavolini tutti azzurri.
Qui potrete mangiare o sorseggiare tranquillamente una Amstel, trattati benissimo da Sitis, il proprietario, che, tra l’altro, parla molto bene l’italiano.
Per mangiare non avete che l’imbarazzo della scelta; sappiate però che i ristoranti a ridosso della strettoia di cui sopra, sono abbastanza cari, chiaramente per dove vi trovate e le porzioni non troppo abbondanti.
Se invece, dopo cena, volete bere un buon caffè ellenico guardando il mare, vi consiglio il bar che si trova sulla destra, superati tutti i ristoranti a cui mi riferivo sopra, di fronte ad una taverna; ha una terrazza, con diversi tavolini, che guarda il mare e l’intera baia di Plakias.

“Preveli e Shinaria”
Dopo una tranquilla notte di sonno ci alziamo alle 08.30 e troviamo una giornata splendida, ma ventosa…; questa é la nota negativa di Plakias, c’è spesso vento.
Meta del giorno é Preveli, una pittoresca spiaggia dove il fiume, costeggiato per un lungo tratto da un palmeto, sfocia nel mare, consentendo di fare il bagno sia nell’uno, che nell’altro.
Riprendiamo la strada che ci ha portato qui e dopo aver fatto una piccola spesa al supermercato, ci dirigiamo verso Lefkogia, dove ci fermiamo per fare colazione in uno dei due bar che si trovano sulla strada.
Io e Michele andiamo al forno, facilmente raggiungibile dalla piazzetta del paese, per prendere una spinac-pie e subiamo le ire della fornaia, che sta litigando con il marito e se la prende anche con noi.
Tornati al bar beviamo il nostro caffè ellenico e ripartiamo seguendo le indicazioni per il Monastero di Preveli; ad un certo punto, ben indicata sulla sinistra, troviamo la deviazione per la spiaggia di Preveli.
Fatto un piccolo ponte e superato un bar sulla sinistra, comincia lo sterrato, che dopo 4 Km. termina in uno spiazzo ampio, dove bisogna lasciare la macchina; c’é anche una taverna, che probabilmente affitta delle camere, visto che sulla facciata del muro capeggia la scritta “Rooms to let”.
Da qui parte il sentiero, molto ben fatto, con numerosi scalini ricavati nella roccia, che ci porta, dopo 500/600 metri, alla spiaggia di Preveli.
Dall’alto, prima di giungervi, si vede benissimo la peculiarità di questo luogo, dove il fiume incontra il mare e il palmeto.
E’ uno scenario particolarissimo; tra le rocce più aspre e spoglie, che si tuffano in un mare dai colori intensi, in cui il verde predomina sull’azzurro, si apre lungo la gola, sulle sponde del fiume un oasi verde fatta di palme, che ricorda paesaggi africani.
Come sempre siamo tra i primi ad arrivare ed anche se ciò vuol dire alzarsi presto, lo faccio volentieri, perché così posso godermi il posto a pieno, senza che la folla ne alteri i caratteri.
Chiaramente anche qui ci sono gli ombrelloni con i lettini, due bar ed é possibile persino noleggiare pedalò e canoe per risalire il fiume.
Fortunatamente le prime persone cominciano ad arrivare verso le 11.30, portate dai battelli che fanno la spola da Plakias; gli ombrelloni cominciano a riempirsi, per la gioia di chi riscuote le 4.000 dracme, che qui sono richieste !
Il pedalò costa invece 1.500 dracme per mezz’ora, ma ve lo sconsiglio caldamente. E’ perfettamente inutile e riduttivo, risalire il fiume per 500 metri su di esso; vi godrete, infatti, a pieno il posto e la particolarità del luogo, se prenderete il sentiero che costeggia il lato destro del fiume, arrivando sino alla fine del palmeto.
E’ impressionante come la natura si possa adattare alle situazioni più strane; qui una pianta tipicamente tropicale si é insediata ricreando lo scenario di un’oasi, che in alcuni punti sembra del tutto reale, con palme altissime e vegetazione rigogliosa.
Se poi a qualcuno può interessare, alla fine del sentiero, quando le due rive si avvicinano sino quasi a toccarsi e il fiume diviene un torrente, io e Michele abbiamo scovato una pianta, che senza dubbi abbiamo catalogato come canapa !
La spiaggia, invece, é corta e stretta, fatta di ciottoli piccoli, che proseguono sino dentro il mare, la cui acqua oltre che limpidissima, ha un intenso colore verde, dovuto probabilmente all’oscurità del suo fondale, che diventa di un blu sempre più intenso mano a mano che ci si allontana dalla riva.
Particolarissimo é fare prima il bagno nel mare e poi, fatti pochi metri, tuffarsi nell’acqua dolce del fiume; non succede molto spesso, credo, e per me é stata la prima volta !
Qui campeggiare liberamente non é poi così estremo, data la presenza del fiume e delle taverne; infatti, nel nostro giro tra le palme, abbiamo scorto, diversi luoghi, dove qualcuno si era precedentemente accampato.
Alle 14.00 decidiamo di andare via; la spiaggia é affollatissima e chi ancora arriva fatica a trovare posto sull’arenile per stendere il proprio telo.
Visto che è presto decidiamo di visitare il Monastero di Preveli prima di recarci alla spiaggia di Shinaria, dove vogliamo passare il pomeriggio; ripercorriamo quindi a ritroso la strada sterrata e superato il ponticello, svoltiamo a sinistra, cominciando a salire.
Poco più avanti ci accorgiamo che é indicata un’altra deviazione per Preveli; probabilmente per questa via la strada da percorrere in macchina é più breve, ma il sentiero da fare a piedi, più lungo. Questa chiaramente é una mia congettura dettata dall’impressione, ma non ho una prova di fatto o una testimonianza che suffraghi la mia ipotesi.
Dopo aver percorso 5 Km. giungiamo al Monastero di Preveli, di fronte al quale é stato ricavato un grande parcheggio, probabilmente per ospitare i pullman consentendogli di fare agilmente manovra, visto che la strada termina qui.
Sulla destra c’é anche un bar, dove Lucia e Cinzia preferiscono andare a dissetarsi.
L’entrata al Monastero costa 700 dracme ed é consentita solo con abiti adeguati; a chi ne é sprovvisto, ne vengono consegnati all’entrata.
Michele entra, mentre io decido di aspettare fuori; tuttavia il ragazzo che fa i biglietti, insiste a farmi entrare e mi consente l’accesso gratuitamente.
Dopo averlo visitato, devo ringraziare l’inspiegabile insistenza di quel ragazzo, che mi ha concesso di vedere un luogo dal fascino mistico; all’interno, infatti, si respira un’aria particolare l’importanza di questo monastero, che per centinaia di anni é stato un centro di resistenza all’occupazione dell’invasore; prima contro l’assalto turco, poi contro quello tedesco.
All’interno si possono distinguere chiaramente la parte vecchia, molto bella e caratteristica da quella nuova e su delle grosse lastre di marmo, leggere la storia di questo luogo; non é possibile fare foto, ma non ne ho capito la ragione, tuttavia Michele ha “rubato” lo stesso qualche istantanea

Terminato il giro nel monastero e recuperate le donne al bar, ripartiamo per raggiungere la spiaggia di Shinaria, che alcune notizie ci indicano come luogo adatto allo snorkelling; torniamo a Lefkogia e giunti nel centro del paese, appena superati i due bar, giriamo a sinistra.
Il cartello indica 2 Km., ma in realtà ne percorriamo 3,3.
State inoltre bene attenti, perché terminato l’abitato, dovete tenere la destra; il cartello c’é e porta scritto “Shinaria Hotel”, ma é sdraiato per terra e non é così facile vederlo.
La strada termina praticamente sulla spiaggia, nel parcheggio di quello che doveva essere o che sarà lo “Shinaria Hotel”.
La spiaggia é veramente graziosa, non molto ampia, composta di sabbia grossa e posta in una piccola baia, riparata dal vento.
Il mare ha le tonalità del verde e dell’azzurro ed effettivamente le poche persone che ci sono hanno tutte la maschera e le pinne.
Io invece la mia l’ho dimenticata a casa nell’armadio : povero pirla !
Restiamo sino alle 19.00 e devo dire che si sta molto bene, quindi torniamo a Plakias, dove ritroviamo il vento.
Mangiamo una gyros da Sitis e poi via in camera, dove ci aspetta una sorpresa; per la prima volta e anche l’unica, troviamo i letti rifatti e il bagno pulito.
Tale piacevole sorpresa non fa che aumentare il giudizio positivo di questa piacevole sistemazione, che consiglio a tutti.
La sera ceniamo nella taverna che si trova sulla stessa via; i prezzi sono contenuti e il cibo é buono.
Io, Michele e Cinzia prendiamo la grigliata di pesce; ci portano un bel piatto con due pesci, una sardina e un gopa per l’esattezza, con contorno di pomodori, cipolle, cetrioli e tzatziki.
Lucia ordina invece il solito souvlaki di pollo e riceve uno spiedino abbondante e gustoso.
Solo il vino rosso non é niente di speciale, ma pur lamentandoci, lo beviamo tutto.

“Mirthos”
Partiamo alle 08.00 per lo spostamento più lungo in programma qui a Creta, che ci porterà sino a Ierapetra, con sosta a Matala per vedere, almeno, l’omonima spiaggia.
Ritorniamo sulla strada principale, che ci ha portato qui da Rethimno e svoltiamo a destra in direzione Spili, quindi seguiamo le indicazioni per Timbaki; superata quest’ultima, andando in direzione di Mires, giunti a Kaliviani svoltiamo a destra, seguendo per un breve tratto le indicazioni per Festos, dove si trovano le omonime rovine, che superiamo senza fermarci.
Dopo circa 3,5 Km. incrociamo la strada che porta a Matala. Svoltiamo quindi a destra, seguendo le indicazioni per Pitsidia e, dopo aver interpretato un incrocio senza indicazioni, dove tengo la sinistra, giungiamo finalmente a destinazione; il primo spostamento del giorno é di 76 Km.
Matala, di mattina, mi appare contenuta e molto carina; prima di giungere nell’abitato, ci sono sui lati della strada comode aree di parcheggio dove vi consiglio di lasciare l’auto, per proseguire a piedi nel centro del paese.
Costituito da due vie principali che hanno in comune una piccola piazzetta, il paese é pieno di negozi, ristoranti, locali, taverne e bar, molti dei quali danno direttamente sul mare, con vista sulla pittoresca spiaggia, che presenta sull’imponente costone di roccia che ne delimita il lato destro, numerose grotte, visibili facilmente dall’esterno, che venivano usate come dimora dagli hippy negli anni 60’/70′.
A parte questa caratteristica peculiare, la spiaggia, posta in una piccola baia, non é molto lunga, né larga e sembrerebbe anche battuta da un forte vento, che soffia da Est, ma questa é solo un’impressione dettata dalle condizioni climatiche del giorno.
Costituita da sabbia grossa e ciottoli, presenta gli immancabili ombrelloni con i lettini, disposti in due file parallele; l’acqua é di un azzurro intenso, che in alcuni tratti diventa blu profondo, mentre il mare é leggermente mosso.
Facciamo colazione e costatiamo che i prezzi sono leggermente più alti; l’incremento è comunque minimo, nell’ordine delle 100 dracme.
Cambio 200.000 lire e ricevo 34.000 dracme : tutto sommato, come in Italia !
Ripartiamo e superata Pitsidia seguiamo le indicazioni per Mires, poi per Pirgos, quindi per Ano Vianos.
Da Pirgos in poi la strada comincia a salire e attraversiamo un altopiano che mostra dei bellissimi paesaggi, brulli e spogli, con poco verde, ma forti e intensi come i sapori di questa terra, ancora schietta e genuina; Cinzia e Lucia si perdono tutto…, tanto per cambiare dormono !
Giunti a Martha, 8,5 Km. prima di Ano Vianos, sbagliamo strada; invece di prendere a destra, svoltiamo a sinistra e ci ritroviamo a Thomadianò.
Qui ci accorgiamo dell’errore e girata la macchina siamo pronti a tornare sulla retta via; tuttavia essendo ora di pranzo e visto che di fronte abbiamo la taverna del paese, decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa.
La scelta offerta dalla cucina é limitatissima, quindi prendiamo quattro souvlaki con un’insalata greca e delle olive.
Cinzia va in bagno, ma dopo 3/4 secondi riappare, chiaro segno che i servizi igienici lasciano molto a desiderare !
Dopo qualche minuto di attesa riceviamo i nostri spiedini, che sono un pò piccoli, ma molto buoni, come le patate fritte che li accompagnano.
Fortunatamente il conto é in linea con la grandezza degli spiedini e spendiamo in tutto, bevande comprese, 3.000 dracme : una miseria !
Ci mettiamo di nuovo in marcia e in poco tempo giungiamo sul mare a Mirthos, che potrebbe essere un buon campo base per l’escursione di domani sull’isola di Hrissi.
Il paesino, nella sua semplicità, sembra accogliente, ci sono molti “Rooms to let” e girando ne troviamo addirittura uno con due doppie libere; purtroppo non c’é nessuno con cui parlare, caso molto frequente qui a Creta, quindi decidiamo di provare a vedere il successivo centro abitato, prima di Ierapetra, per avere un termine di paragone.
Usciti da Mirthos andiamo verso destra in direzione Ierapetra e vi giungiamo, senza però aver capito dove si trovi Gra-Ligia !
Comunque i centri abitati che abbiamo superato, si sviluppavano tutti lungo la strada principale e mi sembravano abbastanza squallidi; molto meglio fermarsi a Mirthos.
Dato che siamo entrati nel centro di Ierapetra, ne approfittiamo per scoprire a che ora partono i traghetti per Hrissi, in modo da evitare inutili e scomode alzataccie il giorno successivo.
Saputo che la partenza è fissata per le 10.30 del mattino dal porto di Ierapetra, torniamo a Mirthos per prendere le stanze.
Sappiamo già dove ce ne sono due libere, quindi tanto vale cercarne altre e scegliere le migliori; il tentativo va solo parzialmente a buon fine, visto che troviamo due stanze disponibili in un bel centro con giardino, camere superaccessoriate, pulite e belle, posto di fronte alla chiesa, ma con un costo francamente eccessivo : 15.000 dracme a notte.
Andiamo quindi al “Rooms to let” che già conosciamo, il “Despina Rooms”, che tra l’altro si trova appena prima del precedente verso il paese e trovato qualcuno con cui parlare, scopriamo che le camere costano 7.000 dracme a notte; chiaramente le prendiamo.
Non sono niente di eccezionale, anzi forse le peggiori sin ora trovate, ma hanno un letto comodo e un bagno decente, anche se l’acqua é fredda.
Discorso diverso per quella di Michele e Lucia, dove il bagno é effettivamente peggio del nostro e l’acqua, quando si fanno la doccia traborda in camera; ormai però ci siamo e dobbiamo adattarci.
Dopo esserci sistemati, andiamo in spiaggia che é facilmente raggiungibile a piedi, visto che il paese si sviluppa su due strade perpendicolari e sul “viale a mare”.
Nella sua semplicità, il paese, appare carino; ci sono negozi, alimentari, bar e taverne nel centro e diversi ouzeri e ristoranti sulla strada che costeggia il mare, precedentemente indicata come “viale a mare”.
Il posto sembrerebbe anche abbastanza turistico, con predominanza di olandesi.
I prezzi, ad un primo impatto, appaiono più bassi rispetto a quelli sin ora trovati; prendiamo infatti un “frape”, l’equivalente del nostro caffè freddo e lo paghiamo solo 500 dracme, contro le 700/800 che ci chiedevano altrove. Anche il caffè ellenico costa meno : 350 dracme contro le 400/450 sin ora pagate.
Giunti in pochi passi su quello che continuo a chiamare con un pò di enfasi il “viale a mare”, ma che si concretizza in una semplice strada rialzata, che lo costeggia, vediamo la spiaggia di Mirthos. Si sviluppa su due lati, é molto stretta e costituita da sabbia grossa e ciottoli; appare poco curata e un forse troppo sporca…, insomma é squallida !
L’acqua é chiara e calda, ma nulla di particolare, dato che siamo in Grecia (ho visto posti in Liguria dove é molto più bella).
Non c’é vento ed il sole scotta; sparisce dietro la montagna intorno alle 18.30, sul lato destro, circa mezz’ora dopo su quello sinistro.
Il lato destro é anche il più attrezzato : ci sono ombrelloni, lettini e una rudimentale rete da pallavolo.
Molto probabilmente anche se Mirthos svilupperà le sue qualità ricettive, difficilmente diventerà meta del turismo di massa, a causa del suo mare e della sua spiaggia, che sono un handicap non indifferente.
Di sera, come sempre, Mirthos appare sotto un’altra luce, che la rende carina ed affascinate, soprattutto lungo la strada che costeggia il mare; qui se volete consumare un aperitivo prima di cena, vi consiglio la caffetteria “Aira”, che si trova sul lato destro, guardando il mare, dove il servizio é molto pittoresco.
Per mangiare invece provate la “Taverna Caterina”, posta in una trasversale della via principale, dopo il tabaccaio; qui tutti i piatti costano 1.000 dracme e le porzioni sono abbondanti.

La signora che vi serve inoltre parla un ottimo italiano e prenotare non é stupido, visto che é sempre pieno; noi abbiamo mangiato alle 22.30 !
Unico neo, l’estrema lentezza del servizio, circa 1 ora dall’ordinazione !
Se siete attenti osservatori, noterete che intorno ai tavoli, in alto nei punti di appoggio, sono attaccati e penzolano i sacchetti di plastica con cui si fa il ghiaccio; non é una stravaganza, serve a scacciare le mosche.
Non so dirvi se ciò e vero, ma per il tempo che io sono stato lì seduto, non ne ho visto volare una, ma forse sarà stato un caso !

“L’isola di Hrissi, il secondo luogo più a Sud d’Europa”
Ci svegliamo alle 08.30 per andare a Ierapetra a prendere il traghetto che ci porterà all’isola di Hrissi, in modo da avere il tempo per fare la spesa per la giornata.
Stupidamente, pur vedendoli aperti non sfruttiamo gli alimentari di Myrthos, pensando di trovarne di migliori a Ierapetra; purtroppo però non abbiamo considerato che é domenica e giunti in città non troviamo nulla di aperto, dove comprare frutta, pane e acqua.
Gli unici esercizi aperti sono i bar sul lungo mare e lì di frutta non se ne compra.
Lasciamo la macchina nel comodo piazzale del porto, di fronte alle barche che portano all’isola e proviamo a fare un giro nella vana speranza di trovare un negozio di alimentari o un forno aperto.
All’ingresso del parcheggio, sarete assaliti dal gerente dell’agenzia, posta sulla destra, che vende i biglietti per il traghetto; questo vi chiamerà a squarciagola dicendovi di comprarli da lui che non vi pentirete. Ignoratelo e andate tranquillamente a parcheggiare, tanto i biglietti li potete fare direttamente sul traghetto al momento dell’imbarco.
Ci sono tre traghetti che vanno e tornano da Hrissi, sono al porto e fanno gli stessi orari, quindi quel simpatico signore non può offrirvi niente di meglio !
Percorro tutto il lungo mare e giunto in fondo giro a sinistra verso l’interno; arrivato all’angolo, sulla sinistra mi trovo una sorta di paninoteca, che vende di tutto; ne approfitto e compro due spinac-pie e due bottiglie d’acqua.
La spinac-pie, in particolare, é quella che mi darà maggiori soddisfazioni; infatti non é la solita che si trova al forno, fatto modello fagottino, ma é quella cucinata in teglia e poi tagliata in porzioni rettangolari. Bassa, poco fritta e piena di spinaci e formaggio, é la migliore ed anche la più difficile da trovare !
Torniamo al porto e ci imbarchiamo; il biglietto di andata e ritorno costa 5.000 dracme. La partenza é fissata per le 10.30, il rientro per le 16.00.
Piccolo consiglio che si basa su una mia impressione : noi, a occhio, abbiamo scelto il traghetto più piccolo e meno sfarzoso dei tre, che se non erro si chiamava “Dionassis”; guarda caso é stato il primo a partire alle 10.45 e l’ultimo a rientrare alle 16.15.
Uno degli altri due é partito molto in ritardo e questa é la conclusione a cui sono arrivato, sentendo anche i commenti di chi arrivava in spiaggia, quando io avevo già fatto il bagno : secondo me i due traghetti più grandi sono legati anche ai gruppi che giungono dai villaggi, quindi fin quando il pullman non arriva, aspettano; il terzo invece dovrebbe essere un autonomo, libero da tali vincoli e di conseguenza parte in orario. Questa rimane comunque una mia congettura.
Il viaggio sino all’isola dura 45 minuti, quindi il tempo utile da passare a Hrissi é solo poco più di 4 ore; il traghetto attracca sulla parte Nord dell’isola, quella di fronte a Ierapetra, e già prima di arrivare si capisce in che posto fantastico si sta andando.
Sbarcati sull’isola avete due scelte : la spiaggia che trovate alla vostra destra fornita di ombrelloni e lettini, con alle spalle il bar, o quella che si trova dall’altra parte dell’isola, comodamente raggiungibile a piedi seguendo un sentiero di circa 500 m., ben segnalato e ampio.
Noi siamo andati dall’altra parte e vi assicuro che è molto meglio.
Già il primo impatto é suggestivo, spiaggia bianchissima e sabbia fine; l’isola é quasi completamente piatta e tra le dune si alternano piante di ginepro, cedro e lentisco.
Giunti sull’altra sponda dell’isola, quella che guarda l’africa ci troviamo di fronte un paesaggio meraviglioso; é realmente come avevamo sentito dire, sembra di essere ai caraibi !
Anche qui ci sono ombrelloni e lettini, ma non li noterete neanche attratti come sarete dalla bellezza del mare.
Proverò a descrivere cosa ho visto, ma so che non sarà facile rendere con le parole tanta bellezza e chi, dopo aver letto queste mie righe, avrà la fortuna di andare a Hrissi, noterà che le mie parole sono infinitamente lontane dalla realtà.
La sabbia, come già detto, é bianchissima e molto fine, e continua sin dentro il mare, dove sono presenti poche rocce sui fondali, che esaltano ancora di più il colore cristallino dell’acqua.
Quest’ultima ha colori intensi e diversi : a riva è di un tenue azzurro, poi diventa chiarissima, quasi trasparente, infine di un celeste sempre più intenso, mano a mano che si va al largo; insomma una piscina naturale.
Il batti riva ha poi una caratteristica, che non avevo mai visto altrove; è infatti composto interamente da piccolissime conchiglie.
Stendo il telo e volo in acqua e con stupore scopro che é calda e rimane bassa e poi ad altezza d’uomo per quasi un centinaio di metri dalla riva; in questo modo potrete godervi a pieno tutti i colori che tale meraviglia possiede.
Sulla destra, guardando il mare, più staccati dai primi, ci sono altre file di ombrelloni; è il posto dei nudisti, tenetene presente se arrivate dopo e non trovate posto sotto i primi ombrelloni.
Tra i cedri sulle dune, nella poca ombra che tale vegetazione offre, si scorgono delle tende; sono quelle dei temerari che campeggiano sull’isola.
Se da un lato acqua e cibo sono disponibili nel bar posto all’attracco, dall’altro, la mancanza di acqua dolce con cui lavarsi e corrente, rende il free-camping un tantino arduo; tuttavia una notte a Hrissi l’avrei passata e molto probabilmente se fossimo stati soli, io e Michele l’avremmo anche fatto.
Alle 16.00 riprendiamo il traghetto che ci porta a Ierapetra, salutando questo fantastico luogo.
La sera ceniamo a Myrthos, nella omonima taverna, che come recita il cartello é aperta sin dal 1950, mangiando pesce e assaggiando i “dolmatos”, tipico piatto greco costituito da involtini di riso, racchiusi in una foglia di vite; il cibo é ottimo, le porzioni abbondanti e spendiamo il giusto.
Maurizio Fabbri

Continua…

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