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Un’avventura che ci accompagnerà per i prossimi mesi quella che ci ha inviato Maurizio. Il suo racconto è carico d’emozione e di passione per una terra dal passato poco felice ma che ora si sta lentamente risollevando. Un ricordo di un viaggio estremamente particolareggiato…

08 Gennaio 2003 – Partenza.

Mi sveglio presto anche se il volo è previsto per le 12.55 dopo aver passato una notte che non definirei proprio il massimo del sonno profondo; l’euforia della partenza mi gioca sempre questo scherzo… E’ una mattina bianca…, si bianca, come tante nell’inverno del nord. Una di quelle mattine in cui il cielo sembra coperto da un enorme trapunta grigiastra, che inevitabilmente nasconde tutto l’azzurro di cui il cielo dovrebbe essere colorato… Ma non qui… non oggi !

Fa freddo e si vede… lo percepisco dall’andatura goffa delle persone che si affrettano a compiere i tratti di strada, rannicchiati dentro i loro cappotti come se stessero abbracciando se stessi… Fa freddo e si sente…; soprattutto quando scendo in strada ad aspettare Michele, il mio compagno di viaggio, ancora una volta, in questa nuova avventura. Soffia infatti un vento freddo, che si fa breccia nella giacca, mi entra attraverso il collo e mi scivola lungo la schiena…

E’ il classico tempo che si dice “da neve…” Quel freddo secco, che porta con se la percezione che da un momento all’altro i fiocchi bianchi cominceranno a scendere giù. Quasi, se ne sente l’odore… E lungo l’autostrada che ci porta a Malpensa, il nevischio lo troviamo davvero! Quale mattina migliore per lasciare l’Italia alla volta del caldo centro america?

Neanche il tempo di entrare nella grande sala del terminal 1, che siamo già in coda per il chek-in, veloce ed efficiente… Soprattutto efficiente, dato che l’Iberia ha un’ottima organizzazione per quanto riguarda i voli con più scali : il bagaglio infatti viene imbarcato alla partenza e ripreso alla destinazione finale di arrivo, senza più fare alcun chek-in intermedio. Non male per un volo che prevede due scali prima di arrivare a Managua ! Il tempo scorre via veloce ed eccoci in volo verso Madrid, in perfetto orario. Qui sosta tecnica e cambio volo per la traversata oceanica. L’aeroporto di Madrid, mi lascia alquanto deluso… Siamo nella capitale spagnola e quello che mi trovo davanti è un aeroporto che sembra improvvisato, dove le indicazioni sono assenti e/o comunque difficilmente rintracciabili e interpretabili… Vaghiamo un attimo a logica prima di capire, dopo aver consultato un video con l’indicazione dei voli, che dobbiamo dirigerci al gate D! Controllo passaporti, per accedere all’area voli internazionali e due orette di sosta… Quello che non manca sono i punti internet, ma quanto costano! Con 1 euro, mi connetto per 6 minuti e 20 secondi, che scorrono inesorabili in bella vista, rendendo l’invio della mia e-mail inaspettatamente frenetico e nervoso! Alle 17.30 imbarco per Managua. La fila è lunga e prima di giungere in cima passa un’altra mezz’ora. Poi il controllo del bagaglio a mano, che io evito senza nessun ipotizzabile motivo, ma che Michele si becca in pieno! Lo zainetto viene rovistato nei minimi particolari; persino i rullini fotografici sono aperti uno a uno! Sono le 18.30, quando finalmente prendiamo posto sull’airbus che ci porterà dall’altra parte dell’oceano. I posti sono un po’ sacrificati, a mio parere, per un viaggio di 9 ore e 30 minuti, ma questo è quello che offre la classe economica… Del resto il biglietto l’abbiamo portato via per “poco” grazie ad una agenzia di Milano, la “Pindorama” (www.pindorama.it), specializzata in turismo consapevole, che ha un’ottima convenzione con l’Iberia. Costo del volo A/R : 755 euro, tasse incluse. Ben 107 euro in meno di quello che poteva proporci la “mitica” Nadia, a cui come sempre ci eravamo rivolti e che abbiamo “tradito”, non senza farci problemi, proprio all’ultimo… Partiamo con circa 40 minuti di ritardo, che ci costeranno molto cari a Managua; quasi 1 dollaro a minuto (…e capirete in seguito il perché !).

09 Gennaio 2003 – Managua, Leon. ( 93 Km. in bus )

Il volo è tranquillo e neanche eccessivamente stancante… Alle 00.30, ora locale, del 9 Gennaio atterriamo a Miami. Qui siamo in transito, condizione estremamente instabile che ci costringe comunque a passare l’immigrazione statunitense, per poi essere raggruppati in un unica sala in attesa di essere smistati sui voli Iberia per le destinazioni finali. Non “addormentarsi”, in questo frangente, é fondamentale! Quindi uscite pimpanti dall’aereo e percorrete il più velocemente possibile il chilometro di corridoio che vi separa dal posto di polizia. Qui passaporto alla mano, si riceve un timbro di transito sulla carta di imbarco e si ripercorre a ritroso, metà dello stesso corridoio fatto in precedenza, per andare a stiparsi nella tristissima e spoglia sala di “transito”, da dove in seguito si viene smistati sui singoli voli per la propria destinazione finale.

Perché fare tutto velocemente ? Perché aspettare in coda davanti ai box dell’immigrazione, è sicuramente peggio che aspettare seduti nella sala… Anche qui perdiamo almeno 40 minuti, che ci faranno atterrare all’aeroporto “Augusto Cesar Sandino” di Managua (finalmente) soltanto alle 01.33 con un’ora e mezzo di ritardo… A questo punto bisogna affrontare l’immigrazione Nicaraguense… Con il nostro bel foglietto già compilato in aereo ci accodiamo e dopo un’altra mezz’ora, data l’estrema lentezza del rilascio del visto turistico di 30 giorni, mi trovo di fronte all’operatore. Pochi dati digitati al computer, un bel timbro sul passaporto e il rilascio, in cambio di 5 dollari, del visto turistico, da conservare accuratamente nel portafoglio, visto che è necessario per lasciare il paese. Quando entriamo nella sala dell’aeroporto, i nostri zaini girano sul tappeto soli, soletti.

Pochi istanti e siamo fuori, pronti a sostenere l’attacco dei tassisti… Quelli che dimorano e lavorano all’interno della recinzione dell’aeroporto sono estremamente cari… Lo sapevamo già e nonostante questo non riusciamo a scendere sotto i 10 dollari per il prezzo del passaggio! Un’enormità, visto che le corse dall’aeroporto alla città e viceversa con i taxi normali, costano 40/50 Cordobas al massimo: ovvero l’equivalente di poco più di 3 dollari! Se volete evitare di sperperare gli 8 dollari di differenza, potete tranquillamente seguire verso sinistra il marciapiede, costeggiando l’aeroporto, sino a raggiungere il cancello di ingresso : qui, sulla destra, parcheggiati sul ciglio della strada che porta verso il centro di Managua, ci sono i taxi “normali”, a cui si può sicuramente strappare un prezzo migliore, dei 15 dollari proposti in partenza, all’interno. Noi siamo chiaramente stanchi e anche se sappiamo tutto questo, scegliamo di accettare il passaggio per 10 dollari. Chiediamo di essere portati all’hotel “Jardin de Italia” nel barrio Martha Quezada e la cosa è più laboriosa del previsto : questi tassisti infatti prendono la provvigione da vari altri hotel molto più costosi e fanno di tutto per convincervi ad andare in quello che consigliano.

Non fatevi intimidire dalle solite frasi : “è chiuso a quest’ora”, “è una zona pericolosa”, ripetute moltissime volte, ecc. ecc., ma insistete per farvi portare dove avete deciso! Noi lo facciamo, ma poi incappiamo in un errore/ingenuità : giunti davanti all’hospedaje invece di scendere e bussare garbatamente alla porta, rimaniamo per un momento inerti. Il tassista approfitta subito dell’indecisione e suona ripetutamente il clacson. Questo non fa altro che creare confusione, far abbaiare i cani in zona e accorrere due bambini, che si offrono subito volontari, al solo scopo di rimediare qualche pesos (nome in gergo, della moneta da 1 cordobas), per destare a suon di pugni sulla porta la signora che gestisce “El giardin de Italia”. Quest’ultima, comprensibilmente, risponde senza mezzi termini al “tienes habitaziones ?”, Proferito dall’interno del taxi, un “Nada !”, al quanto scocciato, che ci toglie ogni speranza e 35 dollari dalle tasche; ovvero il prezzo “incredibilmente” alto che pagheremo all’Hotel Morgut, consigliato dal tassista! Roberto, invece, conosciuto in viaggio, ci ha detto che lui ha dormito al Giardin de Italia, pur arrivando alla stessa nostra ora, ma giunto sul posto è sceso dal taxi, ha bussato alla porta e parlato con la signora, senza incontrare i nostri problemi, che di fatto sono stati a noi creati dal tassista, non so quanto involontariamente… Lo scotto della prima notte, quello che cerchiamo sempre di superare. E dire che per farlo ci eravamo documentati e informati bene: sapevamo esattamente come fare, ma non ci siamo riusciti ! Al “Morgut” la camera è accettabile e con aria condizionata, che non useremo e che non giustifica l’esborso… Doccia veloce e calda, quindi qualche ora di sonno, per smaltire stanchezza e fuso. Le cinque ore di sonno per cui abbiamo pagato 35 dollari filano via velocemente e alle 8.30 lasciamo, molto volentieri, l’Hotel Morgut. Inavvertitamente, chiudo nella stanza l’unica chiave disponibile, cosa che fa innervosire il gerente: ma quanto mi dispiace !!!

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