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Quando si parla di terra non ancora esplorata dall’uomo: “In memoria di Charles Darwin”

Un’avventura unica, alla scoperta del canale di Beagle nell’argentina del sud, oltre la terra del Fuoco dove in realtà a discapito del nome regna sovrano il ghiaccio.

Come nell’inferno di Dante il ghiaccio è l’elemento fondamentale, con le sue azzurre sfumature, rende i panorami unici ed irripetibili. Selvaggi e carichi di vita.

Questa è l’avvenuura che riportiamo oggi!

Nel Canale di beagle

I ghiacciai “viventi” nella terra degli Yamanashi: in memoria di C. Darwin

Pochi posti al mondo conservano intatti da millenni dei ghiacciai in costante avanzamento raggiungibili solamente in barca le cui montagne e le cui foreste circostanti per la maggior parte non sono mai state esplorate dall’uomo.
Nonostante nel 2005 la maggior parte dei luoghi del pianeta siano stati per lo meno perlustrati tra l’isola Hoste e l’Isola di Navarino abbracciando l’isola Gordon esiste una zona dove la maggior parte delle montagne e dei laghi risiedono da millenni senza nome e i cui ghiacciai non smettono di urlare il loro avanzamento verso il mare senza ricevere alcuna risposta.

Da tempo avevo sentito parlare della favolosa e parzialmente inesplorata terra degli yamanashi e da ancora più tempo ne avevo sentito parlare per la sua difficoltà di perlustrazione.
Quando giunsi due anni fa ad Ushuaia dopo aver percorso la famosa “Carrettera Austral “solo tre o quattro erano le barche che, beccheggiando attaccate alla banchina della piccola marina venivano suonate dal vento ed una di queste si chiamava “Unicornio” .
Oggi sarà la stessa barca che, comandata dal suo capitano di nome Julio Brunet, ci accompagnerà in questo viaggio.

Da piu di trent’anni Julio vive ad Ushuaia e da soli tre anni organizza delle spedizioni di perlustrazione nel canale di Beagle per ammirare e esplorare la terra che da circa 100 anni non appartiene piu agli indios yamanas, massacrati dalle malattie portate dal primo contatto con l’uomo bianco una cinquantina di anni prima.

Il missionario anglicano Allen Gardiner fu il primo uomo bianco (1848) che cercò di stabilire un contatto “umano” con gli indios yamanas che popolavano queste coste. Provenuto delle isole inglesi Malvinas o Falklands gli toccò una sorte drammatica: venne barbaramente ucciso dagli indios con il suo gruppo di missionari. Gli fecero seguito altri missionari ai quali toccò la stessa nefasta sorte… finché non giunse laggiù un uomo sicuramente singolare: il reverendo George Pakenham Despard. Costui aveva un piccolo figlio adottivo (Thomas Bridges) che aveva imparato la lingua degli indios che le precedenti spedizioni avevano “rapito” portandoli alle Falklands con la scusa dell’evangelizzazione e della civilizzazione.

Questo fatto costruì comunque il “ponte” tra le due civiltà e fu l’inizio della colonizzazione “bianca” in Terra del Fuoco a cui fecero seguito la fondazione della città di Ushuaia nel 1871 e la costruzione dell’estancia Harberton nel 1887. La famiglia Bridges crebbe ed i figli trovarono nell’area dove oggi si trova l’ estancia Viamonte, la zona ideale per insediare un ulteriore allevamento di bestiame che si sommava alle isole adiacenti ad Harberton: Lennox, Nueva e Picton. Le isole di piccole dimensioni come queste avevano il vantaggio di non dovere essere recintate per trattenere il bestiame, anche se si racconta di vacche nuotatrici (!) che fuggirono attraversando nientemeno che il tempestoso Canal Beagle…

Poi fu il momento di padre De Agostini, fratello del famoso editore italiano che, nei primi decenni del secolo, spinto dalla sua devozione per Don Bosco e dalla conoscenza dei famosi sogni ove il santo torinese raccontava di aver visto la catena delle Ande, boschi, laghi e fiumi maestosi diede un contributo al mondo della conoscenza esplorativa scientifica della zona senza precedenti.

Tornando a noi lo scopo del tragitto sarà quello di inoltrarci nei vari seni che tagliano il braccio nord e sud del canale per ammirarne al loro fine i cosiddetti ” living glaciers” ossia i ghiacciai in costante avanzamento e le zone circostanti ad essi per la maggior parte addirittura mai mappate nel dettaglio dall’uomo e osservati e descritti per la prima volta con particolare minuziosità da C. Darwin attorno al 29 Gennaio del 1833.

Il canale, che divide la grande isola della Terra del Fuoco dalle tre minori di Gordon, Navarino e Hoste, scoperto dal capitano Fitz Roy, si puo paragonare alla valle di Lochness, nella Scozia con la sua serie di laghi e di piccole baie. Misura circa centoventi miglia, con una larghezza media di circa due miglia.
Sotto il controllo dei militari cileni, da cui come è noto bisogna passare per controllo documenti presso Puerto Williams, questo ultimo lembo di terre e isole è tormentato da condizioni meteorologiche particolarmente difficili e disagevoli anche per i piu arditi tra i mammiferi viventi .
Venti con raffiche di oltre 60 nodi, piogge praticamente costanti e una temperatura che non supera i 10 gradi in estate ne fa uno dei luoghi piu inospitali del pianeta sebbene qualche condor e pochissimi piccoli quadrupedi non esitano ad andarsene.

Sapere che nella maggior parte delle sponde che tocchiamo mai uomo bianco ha messo probabilmente piede e che le montagne sovrastanti non hanno nome è un’emozione unica sebbene non sia paragonabile alla sensazione che ci pervade quando alcuni bacini d’acqua scoperti nei diversi trekking non risultano addirittura essere presenti sulle uniche mappe disponibili dal capitano dell’Istituto Geografico della marina militare cilena.
Impressionanti sono le zone di torba che permeano le zone paludose in riva al mare e sebbene il loro spessore raggiunga in certi punti diverse decine di metri sembra incredibile poterci camminare sopra e sprofondare solo pochi centimetri.

A volte nel camminare ci pervade un certo senso di colpa quando i nostri piedi devastano quell’armonia con la quale la natura ha saputo per millenni amministrare le e intrecciare la sua rigogliosa e piu selvaggia manifestazione fatta di muschi, piante, corteccia marcita e alberi di ogni colore e fattezza.
Tutto sembra aver preso la forma di un tutt’uno e nulla appare fuori posto sebbene solo la mano della natura abbia accatastato secondo le proprie regole tutto questo materiale.
L’umidità e il profumo del tempo paralizzano l’aria che sembra da un momento all’altro essere stracciata dal grido di un animale preistorico nelle vicinanze.

Qualche castoro ha creato qua e la la sua reggia a più stanze.
Un’altra esperienza singolare è vedere come a volte gli uccelli di passaggio sembra non abbiano cosi paura di noi e si avvicinano in modo per noi spropositato saltellando sulla terra circostante quasi incuranti della nostra presenza.

Mi ricordo che su una spiaggia particolarmente disabitata ho dovuto muovere il mio piede per avvertire che il mio passo avrebbe da li a poco calpestato un uccellino che mangiava scarti di “sentolla” sulla riva.
Leggende narrano che fino a poco tempo fa era facile che si depositassero sul corpo umano senza avvertirlo.

Incredibile.
I ghiacciai che incontriamo di nome Olanda, Italia, Francia, Romanche, Spagna sono gli unici dotati di un nome sebbene tra di loro ce ne siano molteplici per cosi dire apolidi e i seni che ne dividono le lingue sono di diverse profondità verso l’interno.
Il piu conosciuto viene chiamato “Garibaldi” che si addentra tra le montagne fino a toccare una parte del ghiacciaio della cordillera darwin la cui opposta estremità si tuffa nelle stesse acque che bagnano lo stretto di Magellano nel cosiddetto seno Almirantazgo.
Come dicevamo la particolarità di questi ghiacciai risulta essere il loro costante avanzamento sebbene, considerando il loro sviluppo nei secoli, la loro grandezza sembra essere diminuita.
Questo puo sembrare in conflitto con l’idea che si ha di “crescita” di un ghiacciaio ma sono da considerare due variabili di sviluppo.

Una è la loro portata totale della massa che varia a seconda dei periodi storici ma che quasi senza dubbio ciò che si scioglie per l’effetto del calore difficilmente viene ricostituito in toto e questo viene comprovato spesso dalle enormi zone moreniche scavate ai lati delle lingue dei ghiacciai e mai piu rimpolpate.

L’altra è l’avanzamento nella sua componente verticale delle lingue stesse che, nella parte finale vicino al mare, sembrano dare sfogo ad una impercettibile eruzione di ghiaccio come se sgorgasse da una fonte demiurgica in costante lavorìo e arrestate solo dalla diversa temperatura delle acque stesse, che tra l’altro ne accolgono i detriti sia dalle pareti sia dal fondale sottostante.
A proposito di questo fenomeno era a me ignoto il pericolo che potessero rappresentare per una barca questi pezzi di ghiaccio che, staccandosi dalla parete sommersa del ghiacciaio, schizzano in superficie ad una velocità elevata uscendo dall’acqua come per prendere finalmente fiato dopo una apnea forzata.

Parlando di laghi e bacini d’acqua da scoprire e soprattutto da studiare in prossimità del primo seno che incontriamo, chiamato da Julio, seno “pia ” arriviamo dopo tre ore di cammino finalmente al lago da poco scoperto a cui è stato dato il nome della figlia della nostra guida: lago martina.
Lago di origine glaciale la cui acqua cristallina e inviolata funge da specchio per i nostri volti irradiati di stupore.

Finisco con una breve descrizione di Walter Bonatti a proposito di cio che alla fine del viaggio tutti avremmo voluto esprimere ammirando e respirando per giorni la vera natura inviolata e primordiale:
“…Tra l’uomo e il creato esiste un dialogo che è vecchio come il mondo…troncarlo andrebbe a discapito della peculiarità dell’uomo stesso, quella particolarità che gli consente di affermare la propria individualità, la piena vitalità dell’essere, l’impeto gioioso del vivere, lo spazio della propria identità” .

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