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Editoriale

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Bersagli Mobili ?

E’ ufficiale il turista nel mondo è un bersaglio mobile.
Non vorrei sembrare pessimista ma il viaggiatore straniero, è un bersaglio sensibile che se colpito può veramente generare un terremoto nell’economia di un paese.
Gli attentati in Turchia e in Egitto la lo hanno dimostrato. Ogni qualvolta un viaggiatore è colpito si crea nell’opinione pubblica una fuga dalla destinazione.
Un esempio lampante è l’Egitto, colpendo nel “mucchio” i terroristi non fanno altro che colpire l’economia. E’ un meccanismo perverso che come un cerchio non ha fine. Infatti l’equazione terribile è la seguente: turisti colpiti-meno visite nel paese dell’attentato- meno entrate nel paese colpito- più disoccupazione- più possibilità di reclutare nuove leve da parte dei terroristi.
Attenzione non parlo di islam parlo di terrorismo.
E’ facile identificare le due cose ma si incorre in errore.
Vi ricordo che quando le bombe scoppiano fanno sempre vittime ed il sangue è solo e unicamente rosso.
Che fare allora? Evitare i paesi dove il pericolo di attentati è sempre alto? Quindi lasciarli a loro stessi alla deriva andando ad aggravare la situazione seppur indirettamente?
Oppure rischiare? Certo la vacanza forse non vale la pelle. Tuttavia è un discorso più complicato, ed è difficile prendere le decisione giusta.
Rinunciare o rischiare comunque.
Se con una strepitosa offerta si decide di partire allora la paura è solo una scusa.
Ribadisco che sta nel buon senso delle persone, sperando che ve ne sia ancora un briciolo, la scelta del paese da visitare.
Un fatto è certo: vi sono destinazioni che dovrebbero avere un vero cartellino rosso. Chi vi si avventura lo fa a proprio rischio e pericolo. E’ vero il Ministero degli Esteri non deve lasciare il connazionale in balia di se stesso.
Ma sono favorevole a mettere a carico del viaggiatore il rimborso delle spese sostenuta dalla pubblica amministrazione e quindi dai cittadini per il rimpatrio.

Penso che sia da irresponsabili avventurarsi, al di fuori di motivi legati alla sfera del lavoro professionale, in zone pericolose, solo per provare un brivido avventuroso.
Certo le situazioni possono mutare velocemente, ma a nessuno verrebbe in mente di fare una vacanza in Georgia o in Sudan in questo momento.
Lasciamo questi paesi a chi cerca di aiutare la popolazione in grave difficoltà.
E mettiamo in conto che in ogni viaggio può capitare un incidente, come può capitare durante il lavoro di tutti i giorni o a casa.
La soluzione ad oggi non esiste, quello che consiglio è di pensare con la propria testa e di evitare le situazioni evidentemente molto pericolose, ma senza cadere nel panico. Francamente la paura è proprio il nemico numero uno. Quello che poi ci fa fare o non fare le cose.

Io contnuo a viaggiare, tenendo gli occhi aperti e facendo funzionare la testa. Sempre.

Buon viaggio!


 

 
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