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Diario in diretta dall'Australia (quinta
tappa)
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Uluru...
Prosegue l'avventura in diretta, scritta pezzo per pezzo sul territorio
australiano e spedita per e-mail di Roberto Fiume. Un viaggio alla scoperta
di una terra fantastica come l'Australia. Tappa dopo tappa.
Lasciata
Adelaide (pronuncia AD'laid) ci siamo immersi sulla mitica Stuar HY. 3400
km in mezzo al nulla, o quasi.
Siamo passati per alcuni dei posti mitici dell'outback, e siamo finalmente
entrati nel cuore rosso dell'australia nel northern territory. Dopo 12
girni trascorsi su e attorno a questa "autostrada" all'altezza
di Tennant Creek abbiamo girato a destra o meglio verso Est per ricominciare
a vedere il mare alla fine del nostro tragitto a Townville.
Al momento ci troviamo a Mount Isa una allucinante citta' di minnatori.
Vi mandiamo un pezzullo su quello che probabilmente sara' Hi ligth del
viaggio che come capirete ci ha molto impressionato.
"Uluru"
E'
tutta una questione di aspettative. Nelle cose di viaggio le aspettative
sono legate alle foto ed ai miti collegati.
L'Empire State Building e' come te lo aspetti, le foto gli rendono giustizia,
il Grand Canyon soverchia le aspettative, perche' nessuna immagine puo'
rendere l'idea. Uluru frantuma qualunque aspettativa ti puoi essere fatta.
"L'avvicinamento" Cominci a vederla da una ventina di km., la'
sola in mezzo al niente, non e' enorme - lo sai -, ma li' nel vuoto gia'
ti emoziona. Piu' ti avvicini, piu' ti sconcerta, sembra che la terra
abbia deciso di buttar fuori una parte di se', come se tu potessi vedere
l'interno di un organismo, perche' questo appare.
E' organico all'apparenza. Il colore rosa/viola/arancio e milioni di anni
la hanno arrotondata, negandole l'aspetto di roccia; sembra una massa
non definita di un qualche gigantesco essere. Uluru e' oscena, perche'
l'assoluta assenza di alberi o cespugli la fa sembrare nuda, ed e' imbarazzante
stare a guardarla. Perdiamo tutto il pomeriggio al Visitor Centre, per
il permesso per le foto. E' una pratica lunga e complicata, manon ci dispiace.
"Lei" e' li', e noi non siamo ancora pronti. "L'incontro"
Dal Visitor Centre sono solo pochi km., e ci avviciniamo lentamente. Vista
da vicino e' molto peggio; la sensazione di un animale si accentua e sul
suo corpo ci sono i segni di battaglie planetarie. Tagli di centinaia
di metri, grotte che paiono morsi di un mostro incomprensibilmente grande;
e poi i segni neri dell'acqua evaporata; i buchi di dita di giganti; gli
strappi e le sfregature sulle pareti. Qui c'e' stata una battaglia. Gli
elementi hanno preso forma tangibile e si sono dati battaglia. Uluru ne
porta i segni. Camminiamo tra queste memorie sue e dei suoi vicini Kata
Tjuta, che sono altrettanto impressionanti, anche se meno compatti. Tutto
e' ciclopico, e i panorami cambiano ogni dieci passi. Tutto e' epico,
non a caso ben quattro vie dei sogni qui si incontrano, dove i miti della
creazione trovano il giusto scenario. Ma e' troppo, troppo emozionante,
troppo forte, estremo e drammatico. Ne paghiamo le conseguenze. Un tremendo
mal di testa ci attanaglia il secondo giorno, e dobbiamo imbottirci di
aspirina.
"Il saluto"
Il
terzo giorno ce la prendiamo piu' comoda, ma il colore dell'emozione non
cambia. Un temporale rende tutta la roccia ancora piu' epica; i tuoni
hanno mille rimbombi. Non possiamo stare qua. Questo non e' un posto da
uomini. Qui, nel mezzo del nulla, i resti di quest'epica battaglia non
sono per i nostri occhi, ma solo per gli dei aborigeni. Ci allontaniamo/scappiamo,
e ci togliamo di dosso l'alito del mostro, il peso di un'emozione difficile
da sopportare, di un ridimensionamento che ci ha schiacciato.
C'e' una spiaggia in California, dove un fiume crea una laguna prima
di finire il suo corso; la marea riempie e svuota continuamente il bacino.
Era il posto preferito dai nativi americani per fare un po' di vacanza.
Un posto forte. Ma i nativi raccontano che non si puo' stare li' a lungo,
pena la pazzia. Uluru ci ha fatto lo stesso effetto. Siamo contenti di
esserci venuti, e siamo contenti di andare via. Ecco una Roadhouse: qualcosa
di comprensibile, umano, semplice. ONE BEER, PLEASE! PER FAVORE, UNA BIRRA!
Tappa precedente
Tappa sucessiva
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