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Scopriamo
insieme a la Turchia, la porta d'oriente a due passi dall'occidente.
Federico Franchini ci porta alla scoperta di questa fantastica terra,
ove ogni singola pietra emana storia al suo tocco, dove nei sorrisi
della gente si sente tutto il calore mediorientale. Turchia terra
a cavallo tra l'antica tradizione araba e la modernità occidentale.
Urgup: Con una decisione repentina all'ultimo, o quasi,
minuto abbiamo prenotato questo tour organizzato in Cappadocia e
Istanbul con partenza il 26 dicembre e ritorno il primo gennaio
2001. Abbiamo molti dubbi il costo di 1.248.000 appare molto basso,
il tour operator non sembrava avere un sito web, ma soprattutto
non ne abbiamo mai sentito parlare. La coda in aeroporto dissipa
la maggior parte dei dubbi..... Una massa di gente ci si para davanti,
e capiamo ben presto che sono tutti per questo tour. Diligentemente
mi metto in coda, ma dai lati continuano a saltare e cosi' dopo
mezzora siamo sempre ultimi. Riusciamo
comunque a partire alle 17 e 30 , in orario, con un volo Turkish
Airlines nuovissimo (737-800), pieno pari. 3 ore di volo e Kàiseri
(Cappadocia) e' li sotto. "Non c'e' nessuno, in giro..... e
sembra ovattato......Oddio! E' pieno di neve......" Sono le
parole di Carla, di vedetta al finestrino. Le formalita' sono lunghe,
retaggio di altri tempi (o regimi), percio' i nostri documenti ci
saranno dati il giorno dopo. E dunque alle 22 e 30 ci prepariamo
ad affrontare gli 80 km che ci separano da Urgup, punto di partenza
per i luoghi della Cappadocia. Per fortuna hanno predisposto, in
hotel, un po' di vettovaglie, e anche se e' l' una, ceniamo con
volutta'. Infine dopo che i nostri bagagli sono stati portati in
camera (!) ci addormentiamo come sassi. I silenzi, la cosa che subito
mi ha colpito sono i silenzi, e l' aria tersa, e' secca e pulita.
E... si', e' vero che fumano come turchi.
Stamattina
(27) ci svegliano alle 7 (colazione alle 7 e 30, pullman alle 8).
La prima tappa e' la zona dei "Camini di fata", formazioni
laviche "lavorate" dagli agenti atmosferici nel corso
di secoli, fino ad assumere forme bizzarre. La piu' classica, appunto,
e' quella di camino. Le 4 sorelle, il cammello e il villaggio dei
Trogloditi di Zelve riempiono la mattinata, cosi' viene in fretta
l' ora di pranzo. Che, ovviamente, avviene in un ristorante scavato
nella roccia. Ci trattano bene, a cibo, anche se un po' monotono,
con verdure, legumi, carne e frutta (o dolci). Oggi pero' finisce
il Ramadan, il mese di digiuno dei musulmani, e il giorno che finisce
e' la seconda festivita' in ordine di importanza, per un musulmano,
e in albergo sara' festa, stasera.........Ma siamo ancora al pomeriggio,
che passiamo quasi interamente a Goreme. Abitazioni e chiese (cristiane
e ortodosse) scavate nel tufo, di straordinaria bellezza ci infondono
il dubbio che la Turchia sia veramente bella, anche se certi compromessi
stonano parecchio. Dopo una visita alla "Valle dei piccioni",
cosi' chiamata per via dei nidi scavati nel tufo dagli abitanti,
ci rechiamo, quando oramai e' buio, in un negozio di tappeti. Dove
ci offrono il te alla mela, specialita' turca, insieme al Rakì,
"anisetta" locale. Stamani, invece, avevamo visitato un
negozio di turchesi.
Cominciamo
a conoscere meglio la nostra guida, Graziella Konuk, una pimpantissima
signorina che non finirebbe mai di parlarci della Turchia, oramai
sua patria, pur essendo nata a Genova da mamma italiana e padre
turco. E' molto brava (e lo dico sinceramente) e parla un ottimo
italiano, ma fuma un po' troppo. Giuseppe (qualcuno si ricorda il
vero nome?), l' autista, e' uno spilungone magro magro dalla faccia
assai vissuta, di quelli che la sanno lunga, cioe', e non parla
per nulla l' italiano, ma guida bene (in citta' e' un po' nervoso,
ma vorrei vedere voi) e deve essere un gran tenerone: in una delle
tante soste ha visto che un gattino voleva bere e tenendo le mani
a coppa ha potuto dissetarlo. Stasera, insieme ai ragazzi che cominciamo
a conoscere meglio, Fabio e Simona di Torino, Andrea e Alessandra
di Pistoia, Marco e Maura di Roma siamo andati a quella che doveva
essere una festa tipica, proposta da Graziella, la nostra guida.
Capiamo subito che di "tipico" c'e' ben poco, ed anche
la doppia cena promessaci e' assai scarna (per fortuna che in albergo
avevamo cenato.....), il prezzo e' alto, e lo spettacolo e' scarsissimo.
La danzatrice del ventre e' tutto fuorche' una danzatrice, il balletto
ha una faccia molto indolente, ma ce la mettono tutta, tentando
anche di coinvolgerci. Marco lo fa una danza del ventre strepitosa
e diventa un eroe.
Ankara:
Stamattina il programma e' succoso. La citta' sotterranea di Kaymakli
e' un esperienza bellissima, e' una citta' intera costruita sottoterra,
da un popolo che voleva sfuggire alle conquiste del cattivo di turno.
Fitti cunicoli si dipanano nel sottosuolo, con un alternanza di
stanze adibite ai vari usi, cucine, chiese, stalle. A me ricorda
Coober Pedy, in Australia, ma la' hanno scavato per ricavare l'
opale, e comunque non e' una citta', ma miniere esaurite trasformate
in case singole, chiese o alberghi. Comunque i cunicoli, qui a Kaymakli,
sono strettissimi, e chi soffre di claustrofobia potrebbe aver problemi.
Si visitano solo alcuni livelli, ma Kaymakli era collegata con Derinkuyu
ed altri insediamenti tramite gallerie sotterranee, lunghe anche
9 km. Dopo questa bella esperienza ci trasferiamo ad Ankara, il
primo dei lunghi viaggi in pullman. Percorriamo strade ancora innevate,
con il ghiaccio, ma sono strade secondarie, e Giuseppe non fa una
piega. La neve sparisce nei pressi del Lago Tuz, un grande lago
salato che d'estate funge da salina, e fiancheggiamo un vulcano
spento. Il pranzo e' mediocre, cosi' come la cena ad Ankara, non
a buffet, e bisognava rincorrere i camerieri per ottenere la portata.
Siamo a tavola con Eleonora e Gabriele di Bologna, Alessandro e
Siao, lei cinese, lui di Reggio Emilia, dove vivono.
Eleonora
frequenta la stessa palestra di Carla, cosi' come Antonella e il
suo ragazzo, che sono in un altro pullman. L' albergo e' un po'
piu' confortevole, ma e' pieno di turisti: gli altri 3 pullman del
nostro tour, piu' un gruppo numeroso di orientali. Decidiamo di
uscire, stasera, a fare un giro per Ankara. Alessandra e Gianluca
di Ravenna hanno la guida Routard, e un paio di localini sembrano
avere la "mossa" giusta. Insieme ad altri, arriviamo in
centro, e, trovato un localino, il Kapi7 (se non ricordo male),
ci accomodiamo. Nel locale un gruppo suona dal vivo canzoni turche,
probabilmente canzoni tradizionali, e i ragazzi presenti ballano
una specie di sirtaki (anche se tutto cio' che e' "greco",
come "curdo", e' tabu'). Per chi e' di Bologna e' come
se fossimo andati in un circolo Arci a ballare "La fira ed
San Lazer". La birra, comunque e' buona, e Gabriele, Eleonora,
Gianluca e Antonella ben presto sono coinvolti nei balli. Non passiamo
inosservati, cosi' intonano "Bella Ciao". In turco. Da
un primo (personalissimo) bilancio, il nostro pullman e' abbastanza
compatto, non ci sono dei veri antipaticoni, qualcuno che se la
tira, si', ma niente di trascendentale. Siamo anche disciplinati
quando parla Graziella!
Istanbul: Dopo
aver visitato il mausoleo di Kemal Ataturk (altri siti), il fondatore
della Turchia moderna: una roba enorme che contiene la tomba di
Ataturk in un padiglione gelido, alcune delle auto usate, oggetti
dello stesso, dai bocchini per le sigarette alle moppole in pelo,
dai libri di scuola al beauty-case personale in oro zecchino. Insomma,
avessero avuto i pannoloni da neonato avrebbero messo nel museo
anche quelli. Poi ci dirigiamo al Museo delle civilta' Anatoliche,
e sebbene abbia visto moltissimi musei credo di poter dire che questo
e' uno dei piu' belli, pur essendo abbastanza piccolo. Dal Paleolitico,
al periodo Classico attraverso il Neolitico, Assiri, Ittiti, Frigi,
Urartei, Lidi e civilta' anatoliche il museo offre calici, gioielli,
statuette, simboli tribali, iscrizioni, statue divine e una miriade
di oggetti ottimamente conservati di una bellezza incredibile. Pranziamo
con i soliti brodoni, nella zona vecchia di Ankara (dove abbiamo
avuto il coraggio di avventurarci prima di pranzo). E dunque il
tappone. Ci sorbiamo 450 km che ci separano da Istanbul in tranquillita',
e alle 20 siamo a Istanbul. Conosciamo altri co-turisti, Vito (Vittorio)
e Carla di Cesena, Francesca e Stefano di Genova, Elisa e Alfonso
di Milano e altri, con cui mi scuso, ma non ricordo il nome. La
cena sara' libera ( = a nostro carico) cosi', sebbene stanchi, in
poco tempo organizziamo una spedizione culinaria. Sbagliando il
modo (muovendoci a piedi) sia il luogo: ci troviamo infatti a mangiare
in un kebab poco pulito e poco economico. Pero' la qualita' e' discreta.
Istanbul:
Giornata intensa e culturalmente splendida. Iniziamo con la visita
alla Moschea Blu, quella dei 6 minareti. Poi, di fronte, Santa Sofia,
con bei mosaici, il Topkapi (fu il palazzo del "governo"
ottomano) visitandone (o meglio intuendone, per via della calca)
i tesori e una bellissima raccolta di ceramiche da tutta Europa
e dalla Cina. Visitiamo anche la "Cisterna", non prevista
nel programma, ma molto bella anch'essa (era il serbatoio dell'
acquedotto). Concludono questa giornata la Moschea di Solimano e
il Gran Bazaar al coperto: e' molto deludente perche' e' "artefatto".
In mezzo ad una miriade di persone Carla incontra Martina, una collega
di lavoro. La cena, ancora libera, ci vede in Taksim, centro pulsante
di Istanbul. Abbiamo commesso ancora l' errore di trattare il prezzo
con il taxista, cosi' paghiamo uno sproposito. Inoltre siamo costretti
a dividerci in piu' taxi, e per errore il taxi con Eleonora va da
un'altra parte, mentre Gabriele arrivato con noi, diventa sempre
piu' pallido con il passare dei minuti. "Certe" leggende
sulla Turchia si tramandano ancora.... Comunque alla fine arriva,
e troviamo -stavolta- un bel localino caratteristico sulla strada
pedonale e stavolta mangiamo molto bene, anche se i prezzi sono
molto "italiani". Qui -almeno- abbiamo l' impressione
di essere in una zona "tipica".
31
dicembre a Istanbul: Oggi la giornata sarebbe libera, ma la nostra
solerte Graziella ci ha preparato un programmino difficilmente rifiutabile:
La Moschea Eyup, la chiesa di San Salvatore in Chora (Museo Kariye),
e, anche qui, un immancabile mercatino. E -nel pomeriggio- la crocierina
sul Bosforo e il mercato delle spezie. La Moschea di Eyup e' molto
bella, si staglia su di una collina piena di tombe musulmane, dalle
forgia particolare. Attorno vi e' un mercatino, e l' influenza della
religione islamica e' assai forte, qui. Molte donne hanno il velo
(con la faccia scoperta, pero') e io mi sento a disagio, nella moschea.
Il Museo Kariye e' qualcosa di veramente imperdibile, se si viene
a Istanbul: mosaici perfettamente conservati e bellissimi coprono
le pareti. La crocierina sul Bosforo scivola via veloce, le case
che "leccano l' acqua" sono belle, certamente di facoltosi
mercanti. Il mercato delle spezie da l' idea di "casino".
Gente ovunque, e l' attenzione deve essere massima ai propri beni,
anche se una vera sensazione di pericolo non si avverte mai (vale
per tutti i posti visitati). Qui compriamo the alla mela (mezzo
chilo!), pistacchi, spezie e altre cose.
La serata: ci facciamo portare a Ortakoy, altro centro pulsante
di vita, dove decidiamo di mangiare (in estrema intimita' e scomodita',
siamo in 14 in uno spazio da 8) in un locale che in vetrina presenta
un donnone adibito a "tirare" le piadine locali: sono
vere e proprie piadine ripiene. Avranno anche la Nutella? Consumiamo
fiumi di birra, la Efes Pilsen, e "allegri" ci dirigiamo
sulla riva per vedere lo spettacolo pirotecnico. Moltissimi i deficienti
con petardi. Lo spettacolo non e' granche', pochi fuochi d' artificio,
lo spumantino "Tokai" e' schifoso, ma per brindare va
bene. Cosi' neanche all' una siamo in albergo. Giusto in tempo per
urlare a squarciagola "Fratelli d' Italia" in diretta
tv dal satellite.
Graziella e "Giuseppe" in primis. Ma tutti hanno contribuito
a rendere piacevole e divertente questa vacanza.
Federico F.
Immagini n. 1 e n.7 di proprietà dell'Istambul
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