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La
Seconda Parte del Racconto
15 Dicembre
(Hoi An – Danang – Treno per Phan Thiet-Mui Né)
Ore
10:00 siamo sul ns. taxi in direzione Danang. Stamattina il pagamento
del conto è stato piuttosto complicato in quanto all’inizio
mi hanno chiesto il 4% di maggiorazione a fronte del pagamento a
mezzo carta di credito. Io mi sono arrabbiata perché normalmente
chiedono il 2% e quindi comincia una discussione sfegatata. Alla
fine ci accordiamo per il 3%. Successivamente il collegamento della
linea non funziona (sarà vero?) per cui mi fanno l’attesa
domanda: “perché non pagate in contanti?” - Perché
non li ho!
No Problem… un cameriere in motocicletta mi porta in una banca
a prelevare (dove mi applicano una commissione del 2,9% che quindi
sommata a quella della Visa fa quasi il 5%. Con mezz’ora di
ritardo sulla tabella di marcia, finalmente si parte! A Danang ci
facciamo accompagnare in un ristorante sulla riva del fiume Han
dove prenotiamo un tavolo per le 13:00 e chiediamo se nel frattempo
ci tengono i bagagli! Certo che sí! Cosí scarichiamo
gli zaini e ci facciamo accompagnare dal nostro taxista al museo
di arte Cham, dove sono custodite le piú importanti sculture
salvate dal sito archeologico di My Son.
Visitato il
Museo, torniamo al ristorante a piedi, lungo il fiume. Fa discretamente
freddo ed è sempre nuvolo. L’Hanakim Din Restaurant
è molto elegante ed ha un servizio superbo. In lista ha piatti
di tutto il mondo, dalla cucina italiana a quella giapponese. Cosí,
fra un assaggio e l’altro (oggi facciamo assaggiare tutto
anche a Giampaolo), arriva ben presto l’ora di recarsi in
stazione. Il ns. treno parte alle 15:30 circa.
Sul treno ci accorgiamo che ci siamo dimenticati di comprare l’acqua…
abbiamo solo della birra, oltre a panini, frutta e varie, ma per
i bambini non va bene. Giochiamo un pó a carte e chiacchieriamo.
Alle 18:30 (peccato non abbiamo la telecamera) ci portano pure la
cena, su vassoietti tipo aereo – quattro portate! A pagamento
possibile ordinare anche coscette di pollo arrosto e birre. L’acqua
è gratis. Il treno è pieno di Vietnamiti in vacanza!
Turisti sempre molto molto pochi. Ore 22:00 scopriamo che la porta
del ns. scompartimento non si chiude (non dico a chiave… ma
non si accosta neppure, è bloccata). Chiamo un paio di ferrovieri
che ovviamente non mi capiscono, ma si fanno tradurre quello che
dico da una bambina di 9 anni (fa parte di una famiglia di Vietnamiti
che vive a Singapore ed è qui in vacanza). Dopo dieci minuti
arrivano in quattro, armati di cacciaviti, tenaglie ecc… e
trovano la soluzione. Tolgono la serratura e cosí la porta
almeno si accosta! Non si chiude? Pazienza e… buona notte.
16 Dicembre
(Pan thiet – Mui ne)
Circa alle 6: 30 arriviamo alla stazione di Pahn Thiet, con una
buona ora di anticipo. Stamattina ci hanno svegliato in tempo ma…
niente colazione, la servono dopo! Giusto 4 bottigliette d’acqua
per lavarsi i denti. Quando scendiamo alla stazione di Phan Thiet
(siamo noi ed una coppia australo-giapponese) rimaniamo sconvolti.
Davanti a noi si apre un piazzale di terra battuta e……
nient’altro! La stazione, in effetti, si trova a Muong Mang
che è un paesino distante circa 12 km. da Pahn Thiet ma ci
aspettavamo un pó piú di vita. Niente bus, niente
taxi…. E come ci arriviamo a Mui Ne? In fondo al piazzale
si diparte una stradina sterrata leggermente in salita; è
l’unica che c’è quindi prendiamo quella…
io azzardo anche l’ipotesi che magari dietro la curva ci apparirá
il centro del paese (ah ah). Il paese è semplicemente un
incrocio di due strade sterrate con quattro o cinque case. BELLO!
Nota positiva non c’è traffico! Iniziano ad arrivare
i primi motociclisti che, a delle cifre esagerate, si propongono
di accompagnarci a Phan Thiet. Ma noi siamo in quattro con gli zaini
ed effettuato un rapido calcolo quello che chiedono è follia
pura! Quindi chiediamo “NO HAVE CAR TO MUI NE??”…
E lì piovono importi folli… 60 dollari… 50…
noi intanto continuiamo a camminare (verso dove non sappiamo ma
fa niente…), scendono a 45 dollari, poi a 40… etc…
Prendiamo tempo e ci sediamo in un localino, a tutti gli effetti
è un negozio di alimentari, dove ci sono i soliti tavolinetti
bassi con seggiolini. Qui non deve essere passato molto turismo,
infatti una bimba, appena ci vede, scroscia in un pianto a dirotto…
si è spaventata. Ci avrá scambiati per mostri bianchi
e con i capelli chiari. Prendiamo del caffè (buonissimo sa
di cacao!), del the e della frutta e aspettiamo. Nel frattempo arriva
l’australiana e mi chiede se andiamo a Mui Ne e come ci andiamo.
Bella domanda… Ma mi viene un’idea…: dato che
vanno anche loro a Mui Ne potremmo chiedere una macchina per 6 persone
e dividere i costi, giusto?!
La contrattazione dura una buona mezz’ora ma alla fine riusciamo
ad accordarci per 24 dollari. Dopo mezz’ora arriva il fuoristrada
e partiamo! Alle 8:20 siamo già al hotel Palmira Resort,
precedentemente prenotato via Internet. La camera è molto
bella e spaziosa. L’hotel ha una bella spiaggia, una bella
piscina in un bel giardino, ping-pong, biliardo insomma tutto quello
che ci vuole per rilassarsi un po’! C’è un tempo
splendido, il mare è un pó mosso, ma in questa stagione
ce lo aspettavamo… peró (nota positiva) la spiaggia,
in questo tratto, ha delle dune abbastanza alte pertanto quando
si abbassa la marea si formano delle lagune naturali dove si puó
nuotare benissimo! Dopo esserci abbronzati (o scottati?!) e fatto
qualche bagnetto rilassante, cerchiamo un ristorante e lungo la
spiaggia e troviamo un posto eccellente! Non è sulla Lonely
Planet ed è pieno esclusivamente di Vietnamiti! Nessuno parla
inglese, ma si mangia da Dio!! Anche qui ci sono i vasconi con i
pesci da scegliere. Noi ordiniamo vongole, lumache di mare, gamberi,
conchiglie ed un pesce da due chili alla griglia! Aperitivo a base
di vodka vietnamita con lime e sale (tipo tequila) e birra fresca.
E.. VAIII!! Questa si che è vita! Dopo pranzo andiamo a fare
una dormitina in piscina.
Ore 20:10 dopo una lite in famiglia perché volevano tutti
mangiare la pizza in un ristorante italiano dove ci siamo fermati
(per curiosità) a prendere un aperitivo, si passeggia per
il paese. Il ristorante era bellino ed il proprietario anche simpatico
ma mi sono rifiutata di mangiare lì perché solo per
due aperitivi e due acque minerali abbiamo speso piú di un
terzo di tutto il godereccio pranzo di oggi! Alla fine finiamo a
cena in un modesto ristorante, tanto nessuno di noi ha molta fame.
In albergo ci facciamo un paio di partite a biliardo. Matteo vince
sempre. Poi andiamo a nanna! Domani ci attende un bel giro in bicicletta.
17 Dicembre
(Mui Ne)
Ore 9: 00 dopo colazione ritiriamo le ns. biciclette prese a noleggio
in un negozio appena fuori dall’albergo (in albergo costavano
4 usd mentre qui 2….?!) e partiamo all’esplorazione
di questo villaggio, che si sviluppa in lunghezza, per chilometri
e chilometri…. Noi siamo quasi all’estremo sud. Sul
lato interno si intravedono le famose dune di Mui Ne. Sono molto
belle. Ci addentriamo un pó all’interno ma è
troppo lontano e troppo in salita. Inoltre c’è un sole
cocente, pertanto rinunciamo… ne abbiamo viste tante nel Sahara,
in Cile, anche in Sardegna… Continuiamo invece per il lungo
mare, attraversiamo tutto il centro città dove, man mano
che spariscono i grandi alberghi e resort, si moltiplicano le piccole
guest-house. Ci fermiamo in un’agenzia consigliata dalla Lonely
Planet per organizzare il trasferimento a Saigon per domani. Lì
ci chiedono 45 dollari per un auto privata da hotel a hotel. Mi
sembra un’ottima cifra (infatti anche il proprietario del
ristorante italiano di ieri sera ci chiederá poi l’indirizzo),
in fondo sono quasi 200 km.. Inoltre, dato che in hotel ce ne hanno
chiesti 58… lo prenotiamo! Arriviamo fino al villaggio dei
pescatori. Lì il panorama è meraviglioso. Scattiamo
un sacco di foto, poi prendiamo la strada del ritorno. Siamo mezzi
bruciacchiati dal sole tranne la Carlotta che si è direttamente
abbronzata! Verso mezzogiorno lasciamo le biciclette al negozio
e la signora insiste che dobbiamo tenerle ancora perché le
abbiamo pagate per tutto il giorno… Vero, ma avremmo già
fatto 40 chilometri e siamo sufficientemente distrutti… poi
oggi è venerdì 17 quindi meglio non esagerare!
Indovinate dove si va a pranzo? Ovvio… al ristorante di ieri!
Ci scateniamo in un’altra colossale mangiata e bevuta. Il
cielo si è coperto… meglio dato che siamo tutti rossi
come gamberi! Oggi scriviamo le prime 32 cartoline dato che, da
domani ricomincia il “tour de force” e non avremo piú
tutto questo tempo libero. Al pomeriggio riposino in spiaggia e
alle 17:00 ultimo bagno nel mare del Vietnam! Conosciamo due signore
Vietnamite che noi, data la particolare eleganza - cappellini, copricostume,
etc. – avevamo scambiato per Giapponesi. Sono di Saigon, sono
in vacanza e domani andranno alle terme (?!? sulle terme non avevo
letto nulla!), in direzione Dalat. Ceniamo alle 21:30 in un ristorantino
dove incontriamo i primi italiani “zaino in spalla”…
sono due giovani di Torino simpatici e stanno facendo il ns. giro
al contrario (ma hanno anche molti piú giorni di tempo….
Beati loro!). Turisti comunque ne abbiamo visti per ora molto molto
pochi. Forse sono tutti concentrati nel periodo Natale- Capodanno…
perché anche il ns. albergo è praticamente vuoto,
ma a giudicare dalle strutture esistenti e dai preparativi che si
vedono in paese, dovrebbero attendere parecchio turismo. Dopo cena
andiamo a nanna anche perché la sveglia è alle 6:
00!
18 Dicembre
(Mui Né – Saigon)
Alle 7:30 arriva puntuale il ns. autista che ci condurrá
a Saigon. Abbiamo già saldato il conto, fatto colazione e
quindi si parte subito! Appena partiti gli faccio subito spegnere
l’aria condizionata (in macchina saranno stati almeno due
gradi sotto zero…) e lui pare anche contento! Oggi il tempo
è splendido. Sulla strada per Saigon l’odore di MUOC
MNON (la salsina puzzolente a base di pesce fermentato) è
tremendo! Ci saranno le fabbriche concentrate da queste parti. Comunque
ieri anche noi l’abbiamo mangiata con la carta di riso…
si vede che dopo un po’ ti abitui…
Verso le 11:00 arriviamo a Saigon, entriamo in città per
mezzo di una modernissima superstrada a quattro corsie, a tratti
sopraelevata, che attraversa una modernissima zona industriale.
All’ingresso del centro urbano iniziano ad apparire su ambo
i lati moderni condomini. Il traffico sembra molto piú regolare
che ad Hanoi (peró c’è da considerare che oggi
è sabato…). Arriviamo nel centro. Stupendo. La città
inizia alquanto a meravigliarci. Ci aspettavamo qualcosa di completamente
diverso. Dalla lettura della Lonely Planet, ma anche di alcuni diari
di viaggio pubblicati su Internet, ci eravamo fatti un idea di una
città caotica, sporca, infestata da topi che passeggiano
per le strade alla notte, mendicanti, bambini che ti scippano, baraccopoli.…
Addirittura alcune persone parlavano di shock ed orrore subito all’arrivo
a Saigon….. Siamo senza parole. Per caritá, di gente
povera in giro se ne vede, siamo pur sempre in Asia, ma da qui all’orrore….
Arriviamo al
Hotel Majestic. A Saigon abbiamo scelto un hotel di lusso. Qui in
Asia possiamo permettercelo. Lo ho prenotato via Internet e ci hanno
dato una splendida suite per 98 dollari!! L’hotel è
stupendo, non tanto per il lusso e l’eleganza ma quanto per
l’imponenza dell’architettura di questo antico palazzo
in stile coloniale francese. Lasciamo i bagagli alla reception (anche
perché la camera non è ancora pronta) e ci lanciamo
alla scoperta di Saigon. Fa molto caldo. Giriamo tutto il giorno
a piedi (ci sono gli insistenti cyclo anche qui ma non sono cosí
ossessivi come a Hanoi). Andiamo fino alla Cattedrale di Notre Dame
poi cerchiamo un ristorante consigliato dalla Lonely Placet, vicino
al Museo dei residuati bellici, ma è chiuso… optiamo
quindi per una trattoria lì vicina. Mangiamo un ottimo piccione
arrosto! Poi andiamo al Museo, a cui forse meglio si addiceva il
la vecchia denominazione di “Museo dei crimini di guerra americana”.
In tutti i casi la maggior parte delle foto qui esposte, provengono
dagli archivi americani. Il museo è sconvolgente, soprattutto
la parte dedicata alle devastazioni provocate dalle bombe chimiche,
dal Napalm e dai diserbanti. C’è una sala dove addirittura
sono esposti sotto vetro embrioni deformati di bambini che suppongo
siano nati morti. E foto di persone sfigurate dalle ustioni, corpi
deflagrati dalle bombe, volti deturpati dai gas… E’
orribile.
C’è
anche la foto di un soldato americano che sta in posa tenendo con
la mano destra i brandelli (dico proprio i brandelli) di un soldato
Vietnamita. E tutto poi per una guerra rivelatasi inutile.
Ci distraiamo un pó guardando i cannoni e le bombe da 7 tonnellate
esposti in cortile. Fanno meno impressione. L’ultima sala
del museo è dedicata alla stampa e ci sono le foto di tutte
le manifestazioni di protesta sulla guerra del Vietnam avvenute
nel mondo, dal 1966 al 1969. C’è anche la foto di una
manifestazione a Roma, e persino da Budapest! Quando usciamo è
già tardi ed il Palazzo della Runificazione è già
chiuso. Cosa in piú da fare domani! Ci dirigiamo verso il
mercato centrale, passeggiando piacevolmente fra questi bei viali
in stile coloniale, in mezzo a vecchi palazzi per la maggior parte
molto ben ristrutturati. Anche il mercato centrale si rivela una
piacevole sorpresa.. E’ pulitissimo, luminosissimo. I banchi
sono tutti ben allineati ed ordinati. La merce è ben esposta
e (inaudito!!) per la prima volta in Vietnam ci sono anche i cartellini
col prezzo! Tornando in albergo passiamo in una strada piena di
negozi direi abbastanza lussuosi… Certo ad Hanoi non abbiamo
visto nulla del genere. Ci sono negozi di abbigliamento internazionali
ma anche supermercati all’occidentale.
Troviamo anche
un negozio specializzato in formaggi francesi, enoteche e una salumeria
con prodotti italiani tipici: prosciutto di Parma, salumi e persino
il culatello! Notiamo anche che dai tendoni posti sopra le vetrine
esce una specie di gas… pensiamo a qualche disinfettante invece
è aria condizionata per rinfrescare quelli che si fermano
a guardare le merci esposte! In Hotel prendiamo possesso della suite,
che è molto bella. Mentre i bambini si lanciano sul vassoio
di frutta omaggio e la divorano, noi andiamo a perlustrare l’hotel.
All’8. piano c’è un bar con una vista mozzafiato
sul Fiume Saigon. È il tramonto ed è bellissimo. Poi
c’è un altro bar al 7. piano dall’altro lato
del Hotel ed un ristorante al 6.. C’è anche un altro
ristorante al 4. piano ma è troppo elegante… non sapremmo
nemmeno cosa metterci…. Alla fine decidiamo di mangiare al
ristorante centrale a pian terreno. Stasera c’è un
buffet a prezzo fisso cosí ognuno si sceglie ció che
vuole e nessuno si stressa. Poi disfiamo gli zaini, ci facciamo
una doccia e siamo già pronti per scendere. Io ho un pó
di problemi per recuperare un auto con autista per domani ad un
prezzo decente. Vogliamo andare a vedere i cunicoli di guerra di
Cu Chi… non possiamo andare con un tour organizzato perché
dobbiamo vedere ancora un sacco di cose ed i tour tornano nel tardo
pomeriggio. In hotel, per un auto per mezza giornata, mi hanno chiesto
60 dollari… Allora provo a chiamare quelli dell’agenzia
a cui abbiamo prenotato il tour sul Mekong, cosí approfitto
per confermare l’orario e il luogo del pick up.. ma anche
loro mi chiedono 60 dollari. Poi mi richiamano e mi fanno un’offerta
di 50.. ma nel frattempo, non so come, sono riuscita tramite un
impiegato della reception a trovare un auto a 40 dollari!!!! L’auto
è confermata per domattina alle 8:00. Ceniamo con calma,
poi proviamo a salire al 8. piano per bere qualcosa ma c’è
una festa privata (di inizio vacanze scolastiche invernali) per
cui niente…. I bambini vanno a dormire e noi andiamo nell’altro
bar (quello al 7. piano). Lo spettacolo che si gode sul fiume, anche
di sera, con tutte le luci accesse è una meraviglia. Nel
viale sotto di noi transitano tanti motorini. Qui a Saigon ci sono
comunque piú automobili. Un sacco di gente è per le
strade stasera… bhé è sabato sera anche per
loro. Verso le 22:30 proviamo a vedere se la festa privata è
terminata, infatti il bar è aperto. Ci sono solo clienti
vietnamiti e c’è musica dal vivo. C’è
anche una signora che canta canzoni americane anni ’70, anche
di Gloria Gaynor, ed é veramente brava! Sicuramente in tempo
di guerra faceva degli spettacoli per gli americani, del resto è
qui al Sud del Vietnam che avevano le basi.
19 Dicembre
(Saigon – Cu Chi – Saigon)
Facciamo tardi a colazione per cui partiamo verso le 8:30. L’autista
procuratoci dal receptionista è simpatico e parla anche abbastanza
bene inglese (era ora). Scopriamo poi che Mr. Trung, cosí
si chiama, in tempo di guerra combatteva con gli americani. Ci spiega
anche che quasi tutti i guidatori di risciò sono persone
che combatterono con gli americani. Alla riunificazione del Paese
il governo di Ho Chi Min non permetté piú a questa
gente di tornare alle loro mansioni (insegnamento, politica, uffici
pubblici) ma li lasció solo questa possibilitá…
pedalare! Alle 9:45 siamo quasi arrivati. Le strade sono in ottime
condizioni. Siamo in campagna ma tutto è molto ordinato.
Le casette sono tutte molto dignitose e dipinte a colori pastello,
hanno tetti in tegole e recinzioni. Vicino a Cu Chi notiamo che
c’è anche un Acqua-park! Arriviamo ai cunicoli dove,
prima ci fanno vedere un filmato, e poi cominciamo il percorso nella
giungla, fra ricostruzioni di cucine da campo, dormitori, sale varie
e cunicoli… Questi, che per un tratto di 50 metri sono aperti
al pubblico, sono anche illuminati (noi ci eravamo portati le torce
elettriche…). Nel primo cunicolo Giampaolo si sente quasi
male (attacco di claustrofobia) e noi non sappiamo che fare perché
tornare indietro non si puó… ma dopo qualche metro
c’è un’uscita (meno male) cosí continuiamo
da soli – io a gattoni! Il secondo cunicolo lo lascio ai bambini.
C’è molto caldo lì sotto… e pensare che
loro all’interno correvano con anche le armi in spalla. Dato
che noi non abbiamo preso la guida.. ci accodiamo ad un gruppo francese,
cosí capiamo qualcosa. Dopo un pó peró cambiamo
gruppo perché c’è un’altra guida, che
parla inglese e che è troppo forte! Secondo noi è
un ex soldato Vietcong ed è talmente preso dai ricordi della
guerra contro gli americani che spiega al gruppo come funzionavano
le trappole anti uomo con un cinismo ed un fervore da brivido….
Dopo aver bevuto un thé, offerto dalla direzione del Museo,
in una sala che è la ricostruzione delle sale da pranzo sotterranee,
ci avviamo all’uscita. Fine del giro. Si rientra a Saigon
giusto in tempo per andare al Palazzo della Riunificazione (che
chiude alle 14:00). Al rientro passiamo da un’altra strada,
che costeggia il fiume. Lì è pieno di baracche, palafitte
in precario equilibrio, con tetti di latta, terrazze che danno direttamente
sulle rive di un fiume sporco e maleodorante. Questa è la
zona povera di Saigon. Perché se non passi di qui non ti
rendi conto come il Vietnam possa essere considerato uno dei paesi
piú poveri al mondo… soprattutto qui a Saigon. Il Palazzo
della Riunificazione è molto interessante soprattutto a livello
architettonico. Oggi è anche particolare poiché c’è
una manifestazione militare con parate e banda musicale. Dopo la
visita, sempre rigorosamente a piedi, ci avviamo verso il quartiere
di Pham Ngu Lao, quartiere delle guest-house piú economiche,
ma anche questo quartiere è ben tenuto, ordinato. L’unica
cosa è che non troviamo il ristorante che cercavamo. C’è
un grosso centro commerciale in costruzione. Siccome è tardi
(quasi le 15:00) ed abbiamo anche fame, prendiamo un taxi e ci facciamo
portare ad un altro indirizzo nel quartiere di Cholon. Ma anche
quel ristorante è chiuso.
Ma ne troviamo
un altro poco piú in lá, accogliente e con una terrazza
con tante piante. Gli avventori sono tutti vietnamiti. BENE. È
un ristorante di specialitá di Saigon. Il menú è
solo parzialmente anche in inglese (nel senso che le cose che non
sapevano tradurre le hanno lasciate in vietnamita) ma ci sono i
disegni che aiutano. E, guarda un po’, c’è anche
il topo delle risaie… alla griglia, in salsa o fritto!? Fra
le righe scorgiamo anche il disegnino dello scorpione… questo
lo fanno solo fritto! Noi ordiniamo del riso, dei tagliolini, un
pesce alla griglia (che si rivelerá una carpa di fiume al
cartoccio: meglio soprassedere sul luogo di pesca) ed anche un pollo
alla griglia. Anche il pollo secondo noi non era un pollo ma probabilmente
un piccione (molto buono) e Giampaolo mi sventolava le ossicina
davanti agli occhi dicendomi “Hai mai visto un pollo con le
ossa cosí piccine?” Dei clienti Vietnamiti ci offrono
una birra e vogliono brindare con noi ALE’! Fumiamo due sigarette
per l’ira dei ns. figli… poi a piedi ci incamminiamo
verso la via delle erboristerie. Lungo il percorso ci fermiamo a
visitare due pagode cinesi . La prima molto bella la seconda un
pó particolare… dentro ci avevano parcheggiato anche
due moto ed alcune persone stavano pranzando nel tempio(??!). La
via delle erboristerie è incredibile… oltre alle solite
erbe, funghi secchi e spezie varie, qui si vendono anche enormi
iguane sotto spirito, serpenti di tutte le taglie, ma anche cavallucci
marini… Poi Giampaolo avvista un cesto con dei piccoli scarafaggi
neri e chiede “questi si mangiano?” La signora, gentile,
gli risponde che si, ma sono cose per gli uomini… noi ridiamo…
Poi torniamo in albergo. Stasera, al Majestic, ci sono ancora piú
vietnamiti di ieri, famiglie intere con i bambini che, al bar dell’8.,
ma anche al ristorante del piano terra, stanno pre-festeggiando
il Natale.
Andiamo in camera
a cambiarci e poi al 6. piano a prendere l’aperitivo. Giampaolo
mi aveva preceduto e, quando arrivo al sesto piano, fuori dall’ascensore
mi accoglie un mare di luci, stelline colorate, musica… CHE
BELLO! Stasera c’è un altro matrimonio e veramente
molto sfarzoso…. C’è anche una Super-Star che
canta…. Telecamere, macchine fotografiche, flash che si sprecano.
Gli sposi non siedono al tavolo. Solo gli invitati mangiano. Anche
da noi spesso gli sposi non mangiano molto ma il posto a tavola
è sempre previsto. Qui invece è un lavoro. La sposa
continua a cambiarsi d’abito (è già il terzo)
Il secondo lo ha cambiato per lo scambio degli anelli. Il pranzo
sarà già arrivato all’ottava portata. Quando
ci raggiungono i bambini, beviamo ancora qualcosa con loro e poi
decidiamo di andare a cena fuori! C’è un bel ristorante
appena dietro l’albergo, anche molto elegante. Io mangio l’anguilla!
Ci beviamo anche un ottimo vino francese ed in totale spediamo 45
dollari (35 euro..?). Il cameriere era molto professionale e parlava
un inglese molto buono. E’ l’ultima serata a Saigon.
Saigon, questa città cosí moderna, classica ed elegante
con ristoranti e locali all’altezza dell’occidente.
Questa città brulicante di gente cosí viva, attiva,
vestita bene. Gente dai cui sorrisi trapela una cultura multiforme,
semi occidentalizzata. Persone che hanno voglia di comunicare..
Quanta differenza fra Saigon ed Hanoi. Ad Hanoi si respira molto
di piú l’aria del regime comunista. A Saigon c’è
invece un capitalismo latente, lo si nota riflesso nelle vetrine
luccicanti dei negozi di abbigliamento alla moda, nella gente ben
vestita, nei moderni supermercati ricchi di prodotti occidentali
e nelle salumerie in stile francese. Si nota anche nelle famiglie
che vanno a pre-festeggiare il Natale con i bambini, nel primo hotel
della loro città, o nei gruppi di giovani vietnamiti che
abbiamo incontrato al disco-bar dell’8. piano del Majestic.
E lo si “soffre” davanti alle baraccopoli sui canali
del Fiume Saigon.
Dopo cena saliamo al bar dell’8. piano a sentire la “Gloria
Gaynor” vietnamita che canta, ma quando arriviamo è
all’ultima canzone. Beviamo qualcosa e andiamo a letto…
domattina sveglia presto. Partiamo per il tour sul Mekong!
20 Dicembre
(Saigon – Cai Be - Vihn Long – CanTho)
ore 5:00: veniamo svegliati da un chiasso infernale proveniente
dalla strada! Auto, biciclette, motorini…
la città si è svegliata! Oggi è Lunedì.
Poi, come se non bastasse, qualcuno comincia a vociare come in un
comizio politico e va avanti per oltre mezz’ora … Da
dove arrivi questa voce e cosa dica non ce lo immaginiamo proprio.
Ore 9:00: siamo sulla strada per Vihn Long. Stamani il ns. autista
e la ns. guida (in lingua francese cosí finalmente capiremo
tutto) sono arrivati puntualissimi con pulmino a 11 posti e noi
in tutto siamo 6! Abbiamo due giorni di tempo per chiedere tutte
le informazioni e le cose che non abbiamo ancora capito sul Vietnam!
L’aria condizionata l’ho fatta abbassare subito…
ma ogni tanto la alzano di nascosto…. Siamo già parecchio
fuori Saigon, ma le strade sono sempre in perfette condizioni e
la campagna è molto ordinata.. Ci siamo già fermati
lungo la strada per un caffè poiché la nostra guida
doveva fare colazione… In quel complesso di bar e ristoranti
c’era anche un piccolo zoo e nella gabbia delle scimmie ce
ne era una piccolina che riusciva a passare attraverso i fori della
rete… cosí ridendo e scherzando me la sono ritrovata
sulla spalla! In macchina cominciamo a chiacchierare con la nostra
guida. Si chiama Tó Hiép ed é simpatico. Ci
racconta la storia della sua vita. Viet Mihn, nasce nella zona del
Delta del Melkong nel 1950. Diventa insegnante e si trasferisce
a Saigon. Al tempo della guerra non combatte, proprio perché
dedito all’insegnamento. Ma dopo la riunificazione, il governo
di HoChi Min toglie dalle posizioni pubbliche tutti i dipendenti
messi dal precedente governo e li confina nella zona del Delta a
lavorare i campi. Dopo qualche anno di vere difficoltà, il
Sig Tó riesce a ragranellare i soldi per comprarsi un risciò,
cosí lavora a Saigon per 7 anni. Nelle attese dei clienti,
seduto sul suo risciò, studia il francese. Adesso fa la guida
già da diversi anni!.. Approfittiamo anche per chiedergli
perché in Vietnam abbiamo visto cosí pochi gatti…?
Ci spiega che il gatto, a differenza del cane, è un animale
considerato di malaugurio, pertanto molti Vietnamiti non lo amano.
La Carlotta allora subito vuole sapere perché qui vendono,
oltre al balsamo di tigre, anche il balsamo di gatto! Ma rimane
un mistero! Alle 11:00 arriviamo all’imbarcadero di Cai Be
da dove partiamo con una barca lunga e affusolata, noi quattro e
la guida. L’autista ci attenderá con il pulmino a Vihn
Long! Sul Mekong passiamo prima dal mercato di Cai Be… ma
ormai è tardi e sono rimaste solo una decina di barche-bancarelle!
Scendiamo poi in un piccolo villaggio artigianale sulle rive del
Mekong. Qui le persone vivono in capanne molto molto semplici ma
i bambini, con le loro divise scolastiche, non hanno l’aria
né sofferente né triste. Parlano un pó inglese,
ti sorridono. Regaliamo loro delle penne-biro che ci siamo portati
apposta. Nel villaggio ci sono laboratori artigianali di caramelle
(tipo mou) e di croccanti. Seguiamo le varie fasi di lavorazione.
La piú interessante è quella del riso soffiato…
Mettono i chicchi di riso in un calderone, mischiati a sabbia nera
di fiume e quando il tutto raggiunge l’alta temperatura i
chicchi cominciano a scoppiare e si gonfiano! Poi setacciano via
la sabbia e sono pronti! Compriamo un pó di dolci di loro
produzione (soprattutto i croccanti di vario tipo) e poi anche un
cappellino conico alla Vietnamita. Qui costa meno della metá
di tutti quelli visti fino ad ora. Alle 13:40 ci fermiamo in un
ristorante sulla riva del Mekong veramente molto bello. Sicuramente
é solo per turisti (ci arrivi solamente in barca) ma è
immerso nel verde, con un prato pieno di fiori e la vista sul Mekong.
Persino l’acqua del Mekong oggi sembra azzurra! Sará
anche merito del tempo che è stupendo. Il servizio lascia
un pó a desiderare ma la cucina è ottima! E…
sorpresa…. Spendiamo 5 euro e mezzo in quattro..?! Che siamo
arrivati in una realtà diversa? Forse qui constateremo qual’è
il loro reale potere d’acquisto? Dopo pranzo riprendiamo la
navigazione sul Mekong. La mia famiglia oggi è molto contenta
perché la nostra guida è molto meno stressante di
me.
Non va di fretta
e spesso si ferma per bere qualcosa, riposarsi, etc. Anche se c’è
il sole cocente, la brezza che si avverte sulla ns. barca è
piú che piacevole. La navigazione prosegue fra i pittoreschi
canali del Mekong, in mezzo alla natura, alle isolette e alle capanne
a palafitta. Ogni tanto si incrociano barche di locali che rientrano
dai mercati. Vediamo anche tanti barconi che trasportano qualcosa
che ci sembrano dei semi… sono le bucce dei chicchi di riso
che utilizzano al posto della legna, per cucinare. Le semplici capanne
di questa zona sono comunque piú dignitose del ghetto che
abbiamo visto l’altro giorno a Saigon, sarà anche merito
dell’inserimento in un ambiente naturale quasi paradisiaco.
Il ns. giro in barca si conclude alle 16:00 a Vihn Long. Sbarchiamo
dove c’è il mercato al quale facciamo subito una visitina.
Incredibile! Vendono di tutto, dai serpenti ai maiali, e le rane?!
Te le ammazzano li davanti agli occhi poi le spellano d’un
colpo solo e già sono pronte per la vendita. Mancano solo
i topi delle risaie che cosí non riesco a vedere nemmeno
oggi. Il mercato è veramente molto variopinto, frutta, verdura,
spezie. Da un lato si apre sulla strada e dall’altro sul fiume.
La maggior parte della merce infatti arriva e parte via fiume. Compriamo
dei lime. Al mercato di Vihn Long per 1000 dong me ne danno sei!
(fino ad ora li ho sempre pagati 1000 dong l’uno!).
Poi, dopo una
birra fresca in un bar, partiamo con il ns. pulmino che è
venuto a prenderci. Abbiamo un’ora e mezza di strada, compreso
il traghetto sul Mekong perché l’unico ponte che esiste
da questo lato del Mekong é molto indietro rispetto alla
ns. direzione. Arriviamo a Cantho e ci trasferiamo al Hotel Asia,
che non è niente male. Offriamo qualcosa da bere ai ns. accompagnatori
e ci diamo appuntamento per domattina. Rinfrescata veloce (adesso
la ns. guida non è piú con noi quindi sono io a dettare
i tempi!) e poi si esce a perlustrare la cittadina di Canhto. Ci
dirigiamo al mercato centrale ma non lo troviamo perché è
chiuso… (per forza, sono le 19:30)… quindi facciamo
due passi sul lungo fiume. Cantho è una cittadina pulita,
il lungo fiume è moderno ed anche illuminato. Facciamo un
giro con un risciò (nella zona del Delta anche i risciò
sono economici) e poi questo è motorizzato e porta anche
quattro persone! Cerchiamo poi il ristorante segnalato dalla Lonely
Planet (che guarda caso è lo stesso che ci ha consigliato
il nostro autista) e alle 20:30 andiamo a mangiare! Il ristorante
ha una terrazza al primo piano lunga e stretta (alla moda vietnamita)
che si affaccia sul corso principale. Il servizio è cordiale.
Stasera mangio il serpente! Anche Matteo e Carlotta (stranissimo..)
lo assaggiano. Al tavolo a fianco c’è una coppia di
Italiani (i terzi che incontriamo in tutto il viaggio).Sono di Ancona
e stanno facendo una lunga vacanza in Asia. Beati loro. Come digestivo
mi bevo un bel liquorino a base di cobra. Poi torniamo in albergo
a piedi ma è tutto buio, tutto spento, tutto già chiuso!
Meglio poiché domattina la sveglia è alle 6:30.
21 Dicembre
(Cantho – Mercati Galleggianti – Chau Doc)
Dopo una colazione abbastanza misera (abituati al mega buffet del
hotel Majestic…) carichiamo i bagagli sul minibus che ci porta
all’imbarcadero dove partiamo per visitare i mercati galleggianti
della zona di Cantho. Il primo mercato è quello di Cai Rang,
a quest’ora del mattino molto animato. La cosa piú
coreografica sono i pennoni issati sulle barche, costituiti da verze,
cetrioli, ananas, pomodori oppure altri ortaggi. È l’indicazione,
a prova di analfabeta, di ció che si vende su quel barcone.
Incontriamo gli italiani di ieri sera (difficile non incontrarsi
poiché i tour sono uguali per tutti). Poi si fa una sosta
presso un villaggio sulle sponde del Mekong dove producono la carta
di riso… ma noi ne abbiamo già visti cosí tanti
di questi laboratori che diciamo alla ns. guida di lasciar perdere…
allora lui che fa? Ci porta da un signore (sicuramente di origini
cambogiane perché é la fotocopia di quello che sta
sulla copertina della Lonely Planet Cambogia) che produce distillati
di riso tipici. Prima ci mostra le varie fasi di produzione e poi
la materia prima, compresa quella nelle vasche, ovvero serpenti,
gechi, iguane, etc… Successivamente si passa alla fase della
degustazione! Proprio come in una qualsiasi cantina vinicola, ci
portano un vassoio con i bicchierini ed un paio di stuzzichini.
Lo beve anche Giampaolo (incredibile!). E alla fine compriamo pure
una bottiglietta. Si prosegue poi la navigazione fra paperelle e
canali circondati dalla giungla. L’acqua è bassissima
e stiamo procedendo molto lentamente. Alle 9:30 la barca si incaglia
e il ns. barcaiolo scende nel melmoso canale del Mekong a spingere.
Io lo aiuto un pó con il remo… chissà se ho
fatto bene? La scena comunque si ripeterá. Arriviamo al secondo
mercato, quello di Phong Dien, piuttosto deludente, ma probabilmente
alle 10:30 ormai è già troppo tardi e sono rimaste
solo poche barche. La peculiarità di questo mercato, che
è definito uno dei più bei mercati del delta del Mekong,
è quella di essere frequentato da barche esclusivamente a
remi. Terminata la gita in barca, saliamo sul pulmino e ci dirigiamo
verso Chau Doc. Lungo la strada ci fermiamo a mangiare in un posto
orribile (ma ho idea che non ci fosse a disposizione molto altro…)
il ristorante era squallido, anche un pó sporco, il cameriere
dormiva su un’amaca stesa nella sala.. La cucina non era nemmeno
male….. tranne il pollo di Matteo che sicuramente (povero
ciccio) era stato fatto marinare nel Nuoc Mam. (la salsina descritta
all’inizio del diario).
Per strada faccio fermare fermare il pulmino perché dal finestrino
ho intravisto un’inquadratura per una diapositiva che non
posso perdere! Dal ponte su un canale del Mekong, piuttosto stretto,
c’è una vista da cartolina: una fila di palafitte in
bambú, altissime, che sembrano stare in bilico su decine
di pali che si intersecano disordinatamente e su ogni terrazza biancheria
colorata stesa ad asciugare. L’acqua sotto di noi è
putrida. La ns. guida ci spiega che il governo Vietnamita, (anche
per questioni di igiene) sta provvedendo a costruire nelle varie
aree abitative, alcuni condomini per farvi trasferire le famiglie
che ancora vivono in queste precarie condizioni ma ci dice anche
che, a volte, l’abitudine a vivere sul fiume fa si che non
tutti sono disposti a trasferirsi. Arriviamo a Chau Doc al Hotel
Thuan Loi alle 15:30. La ns. guida ci dice che possiamo riposarci
fino alle 16:30, ora in cui si parte per la salita al monte Sam.
Riposarci?.. che novitá é questa? Ma no, dai... cosí
andiamo di corsa al mercato centrale (che alla sera altrimenti chiude)
a comprare gli ultimi souvenir. Compriamo anche tre amache per il
ns. giardino. Rientriamo puntuali in hotel e partiamo per il Monte
Sam. E qui raccomando ai lettori di leggere la Lonely Planet che
dice che la salita è faticosa ma la discesa meno pertanto
chi vuole fare meno fatica puó salire con le moto…
MOTO?? Ma quali moto? Qui sono tutti scalini!!
Il tramonto non è un gran che perché c’è
un pó di foschia, ma il panorama sulle risaie che si susseguono
fino al confine Cambogiano, è fantastico! Ci fermiamo in
un barettino a bere qualcosa di fresco e ci godiamo il tramonto.
Qui vediamo nuovamente gli italiani di ieri che stanno ansimatamente
rincorrendo il loro gruppo, che ci ha già sorpassato almeno
10 minuti fa. Riscendiamo quasi al buio. Visitiamo il tempio posto
ai piedi del monte Sam e poi torniamo in albergo. Con la nostra
guida ci beviamo una buona bottiglia di vino francese e salutiamo
il ns. autista, perché domattina ci vengono a prendere con
la barca direttamente qui.. Decidiamo di cenare in albergo perché
la terrazza ristorante sul fiume è veramente bella. La Lonely
Planet non dice nulla a proposito perché la hanno appena
costruita. Il servizio è un pó scadente ma sono tutti
simpatici. Giampaolo mangia le cosce di rane fritte. Sono quasi
grosse come quelle del pollo! Telefono al hotel Hawaii di Phnom
Penh per confermare l’arrivo di domani e l’orario, cosí
ci verranno a prendere al molo. Giá…. perché
domattina alle 7:30 partiamo via Mekong per la Camgbogia! A cena
ci beviamo un’altra bottiglia di vino francese e alle 22:30
andiamo a nanna perché domani la sveglia è alle 5:40!
22 Dicembre
(Chau Doc – Confine Vienam/Cambogia – Phnom Penh)
Ore
6:30 colazione sul Mekong, sempre sulla terrazza galleggiante di
ieri sera. Scendere il ponticello con tutti gli zaini in spalla
è stato piú impegnativo di ieri sera, ma ci siamo
riusciati. È molto poetico… Il sole è già
sorto ed i suoi raggi disegnano riflessi dorati sulle tranquille
acque del Mekong, a volte interrotti dal passaggio delle sagome
scure delle barche stagliate contro luce. I profili delle donne
con il classico cappello conico, che conducono a remi le loro barche,
già cariche di merci, ci resterá cosí, impresso
nella mente, come ricordo dell’ultima colazione in Vietnam!
Ore 7:00 si parte col barcone. Non si va subito all’imbarcadero,
ci spiega la ns. guida, prima c’è un altro programma….
Altro programma? Io avevo chiesto i biglietti per la barca che partiva
alle 7:30?! Va bhé… andiamo a vedere i canali di Chau
Doc. Belli, ma ormai di canali ne abbiamo abbastanza. Ad un certo
punto peró arriviamo nella zona dove ci sono le case galleggianti
(come a Cat Ba) ma questa volta sul fiume. Molto interessante. Ci
sono anche delle case molto belle. Alcuni, ci spiega Tó Hiép,
affittano anche le camere ai turisti. BELLO! Scattiamo quasi un
rullino di diapositive intero. Assistiamo anche allo spettacolo
della pesca. Hanno delle strutture, nel fiume, formate da due grosse
reti collegate da un trave in legno lungo 3-4 metri e che appaiono
come un’altalena ancorata nel centro. Risalgono il trave a
piedi fino a che, superato il punto centrale, una rete entra in
acqua e dal altro lato emerge la seconda (con i pesci dentro). Con
un retino raccolgono i pesci e, dopo qualche minuto, ripetono l’operazione
all’inverso.
Ci portano poi a visitare gli “allevamenti di pesce”
con annesse “fabbriche” di mangime. Sono grandi case
galleggianti con al centro un sistema di grosse vasche che contengono
pesci di tutti i generi. Poi sul lato hanno dei calderoni dove cuociono,
a fuoco alto (alimentato dalle bucce del riso che abbiamo visto
ieri!), una mistura di resti di pesce fino a farla diventare una
poltiglia compatta.
Ma il tour mattutino non finisce qui… (quando partiremo???).
Andiamo successivamente a visitare un villaggio cham, piccola etnia
originaria dell’Indonesia, di religione musulmana. Alle 9:00,
finalmente, prendiamo il battello per la Cambogia. È praticamente
una barca come quella di ieri solo che su questa siamo in 25.. Salutiamo
la ns. guida e partiamo. Non abbiamo capito un gran che di questo
sistema di trasferimento … pare che ci abbiano inseriti in
un gruppo di turisti di qualche agenzia (ci sono anche gli italiani
di ieri) che vengono trasportati al confine Vietnam/Cambogia per
prendere poi il battello che va a Phnm Penh. Non è in tutti
i casi, il traghetto diretto e forse era meglio se avessimo provveduto
direttamente all’acquisto dei biglietti, come facciamo di
solito. Le sorprese, infatti, non tardano ad arrivare. La tizia,
che sembra essere la guida di questo gruppo di turisti, ci chiede
i passaporti e 25 dollari a testa per fare il visto. Io protesto
perché sono sicura che mi sta chiedendo troppo (gli uffici
governativi cambogiani mi hanno mandato un e-mail prima di partire,
che indicava la cifra di 20 dollari). Le faccio anche vedere la
copia ma lei dice che è impossibile. In ogni modo io m’impunto
e le dico che i visti ce li facciamo da soli! Dopo tre ore di lenta
navigazione, arriviamo al confine, ultimo posto di controllo vietnamita.
Lì ci dicono che abbiamo un’ora di tempo per mangiare.
Meno male che c’è un posto di ristoro perché
sulla barca non c’era nessun servizio e stiamo morendo di
sete. Le chiedo dove si fanno i visti e mi risponde che ce li fanno
sulla barca gialla che arriverà. Mangiamo tranquilli e spendiamo
gli ultimi Dong! Alle 13:00 ci fanno segno di salire sul battello.
Ancorati ce n’è due. Noi andiamo dove sale la maggior
parte delle persone (anche perché sulla barca gialla non
sale nessuno e fa anche un pó pena…). Appena partiti
ci controllano i biglietti e ci dicono che non è la barca
giusta, dovevamo prendere l’altra (quella gialla)… Non
potevano controllarli prima i biglietti? Ma… NO PROBLEM! …
al confine Cambogiano possiamo scendere ed aspettare l’altra
barca. Tanto si fermano tutti per i visti. Già, e noi i visti
dobbiamo ancora farli…. Scendiamo quindi con bagagli e bagaglini
ed io mi reco agli uffici per i visti ma i visti non si fanno qui!
Qui c’è solo il servizio vidimazione! BENE! …e
dove si fanno? CHIARO… dove eravamo prima a mangiare.
Subito capisco:
la tizia vietnamita si è vendicata!! È terribile.
Ora che si fa? Interrogo i doganieri cambogiani con aria abbastanza
preoccupata. NO PROBLEM … moto-taxi ONE DOLLAR! Non avendo
molto tempo da perdere, urlo a Carlotta di avvisare papà
(che è sul molo con i bagagli) che vado in moto a fare i
visti e di fare qualcosa per fare aspettare la barca…
Corsa in moto su sentiero sconnesso fino all’ufficio doganale
(che era proprio a fianco al ristorante dove abbiamo mangiato).
Intanto penso a cosa potrei fare a quella befana se dovessi incontrarla
ma, in effetti non sarà neanche colpa sua… È
l’agenzia che mi ha fatto questo giochetto! Peccato….
Perché fino ad ora si era dimostrata valida!
In ogni caso, dopo poco tempo, con la stessa moto, torno indietro
raggiante - con i ns. visti a 20 dollari l’uno!!
La barca gialla è ancora lì che ci aspetta…
un pó scassata ma si è visto di peggio.
Facciamo vidimare i visti e partiamo. SIAMO IN CAMBOGIA!
La
Prima parte del racconto
La
Seconda parte del racconto
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