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Ancora un viaggio appasionante per Sivia e Marco, due veri viaggiatori
alla scoperta di terre mistiche e lontane. Questa volta i nostri
due esploratori vanno alla scoperta del Nepal. Pronti per partire?
Il
nostro viaggio Venezia-Vienna-Kathmandu inizia il 28/02/2001 alle
ore 19:15. Il volo Vienna- Kathmandu è ritardato di 5 ore
causa guasto aereo e alle 17:30, dopo 8 ore, arriviamo finalmente
a Kathmandu
L' arrivo all'aeroporto è accompagnato dal pensiero di quello
che ci aspetta fuori dalla zona franca, e cioè: riusciremo
a trovare il nostro mezzo per raggiungere l'hotel? Eccoci in terra
nepalese e dopo le rituali toccatine per controllare portafoglio
e passaporti attraversiamo la strada con fare sicuro e partiamo
a razzo tra la folla alla ricerca di un cartello per noi. Tra decine
di scritte e nomi eccolo, da dietro spuntano tre ragazzi che afferrano
i bagagli e assieme attraversiamo gloriosamente la ressa per salire
in auto in direzione Thamel, New Hotel Florid. Il primo impatto
con il traffico è contornato di odori, suoni e gli scatarri
caratteristici dei nepalesi. Comprendiamo perché è
sconsigliato, per un turista, guidare in Nepal. Si dice che per
sopravvivere alle strade e al traffico qua sono necessarie tre cose:
un buon clacson, buoni freni, e
buona fortuna. Il codice della
strada segue la legge della giungla, ovvero vince il più
forte (o il più sacro). La mucca ha la prevalenza su tutto.
Il camion ha la precedenza sull'autobus, l'autobus sulla macchina,
la macchina sul motorino, il motorino sulla bici, senza contare
carretti, pedoni, capre, risciò. Una cosa ci colpisce subito:
tutti corrono, tutti suonano, tutti sorpassano, nessuno però
alza la voce verso gli altri o impreca, quello che per noi occidentali
è cosi logico fare. Auto che si inchiodano sull'asfalto,
al limite dello scontro e nemmeno un vaff
Qua la vita si svolge
tutta per la strada, dalle docce nelle fontane pubbliche allo squartamento
degli animali da vendere, dalle mucche sacre che "pascolano"
in strada ai bambini che giocano ovunque.
Arriviamo in hotel in centro a Thamel, riponiamo le valigie nella
suite de luxe (si chiama proprio così) e decidiamo di uscire
di corsa, ma prima di raggiungere la strada il gestore dell'hotel
ci devia nel suo ufficio e ci rende partecipi del ritmo che esiste
in questo paese : ci fa accomodare e ci propone il suo itinerario
per il nostro soggiorno. Usciti dopo un'ora di trattative ci siamo
persi per Thamel, il quartiere più turistico della città,
dove non esistono nomi di strade o vie e orientarsi è facile
solo dopo qualche giorno di soggiorno e molti Km a piedi. Siamo
così tornati all'hotel con il nostro primo giro in risciò,
dove ci aspettava il manager per il secondo round di trattative.
Il thè nepalese offerto fumava sulla scrivania del nostro
interlocutore: era l'inizio dei negoziati nepalesi. In pratica se
due come noi - turisti fai da te - che dopo mesi di attenti studi
e ricerche vogliono andare in un posto, ecco che ti viene proposto
di andare da tutt'altra parte, perché, dice, é molto
interessante. Alla nostra richiesta di un'auto per due giorni, ci
viene proposto un itinerario di trekking di 5-7 giorni, una visita
del parco di Chitwan con allegato album di foto con turisti dall'aria
soddisfatta. Non serve a niente ribadire che semplicemente vogliamo
una macchina per due giorni e non ce ne frega niente di seguire
le tracce della tigre del bengala. Ci vogliono almeno 40 minuti
per scrollarselo di dosso e salire in camera con la promessa che
sicuramente ci avremmo pensato durante la notte. Quello che disarma
é l'assoluta gentilezza e grazia con cui vengono condotte
queste trattative. Noi turisti alle prime esperienze con l'oriente
e con le difese immunitarie abbassate ci trovavamo in serio imbarazzo.
Il sorriso era stampato sulla nostra faccia per essere altrettanto
gentili e la nostra lingua italiana era utile per scambiarci imprecazioni
per il tempo perso inutilmente.
Risaliti in camera distrutti dal primo giorno, ci aspettava una
notte insonne tra cani che abbaiavano, e musiche indiane ipnotiche.
Nel dormiveglia si sentono litanie che provengono dal locale oltre
la strada. Ora, dovete sapere che la musica indiana non è
come la nostra: da noi le variazioni sono apprezzata, da loro il
canone musicale è sempre uguale, e la frase si ripete ossessivamente
canzone dopo canzone. Aggiungete che avevamo la fortuna di avere
uno dei pochi locali che chiudeva dopo le 2:00, immaginate in quale
sorta di delirio musicale siamo caduti, Marco è svenuto e
Silvia crollò in narcosi con i Travelgum.
Kathmandu
Siamo il 2 marzo e ci svegliamo alle 7:00 pronti per nuove trattative.
Scesi e di fronte al solito thè nepalese ringraziamo molto
e sorridiamo di più dicendo che non abbiamo intenzione di
accettare la sua proposta. Il manager risponde che lo faceva solo
per il nostro bene e ricomincia a proporci il trekking etc... ma
alla fine, quando oramai pensavamo di non avere più alcuna
speranza, cede e finalmente abbiamo la macchina per due giorni e
per lui é giustamente un vero piacere accontentarci.
Usciamo
vittoriosi e ansiosi di conoscere un nuovo mondo. Nuovamente ci
perdiamo per il quartiere, paradiso dello shopping, dove non esistono
punti di riferimento e appena ti fermi per cercare di capire dove
sei, persone di tutti i generi si avvicinano per proporsi come guide
o venderti qualcosa. Prendiamo un taxi che ci porta a Durbar Square,
il centro storico della città, non prima della consueta trattativa
per il prezzo. Il tassista però si perde e non serve a nulla
mostrargli la guida con la mappa etc, in quanto analfabeta. Solo
facendogli vedere il disegno di un tempio riusciamo ad arrivare
il centro città. Durbar Square é ancora deserta, in
quanto si popola dopo le 10:00 e ne approfittiamo per fare colazione
al Festive Fare, unico ristorante con terrazza sulla piazza. Uova
sode, pane e l'immancabile thè : questa sarebbe stata la
nostra colazione per due settimane.
Girando e fotografando la piazza incontriamo un ragazzo del posto
che parla inglese e contrattiamo con lui per un giro guidato. Dopo
averci fatto notare molti particolari dei templi e palazzi, ci invita
per una visita a casa di sua madre. Incuriositi e felici di vedere
come realmente vivono lo seguiamo per le vie di Kathmandu. Il posto
dove vive la sua famiglia misura circa 10 metri quadri, un monolocale
dove si cucina in un angolo e si dorme nell'altro. Non esiste l'acqua
corrente ne tantomeno il bagno e l'elettricità è sconosciuta.
Ci vivono in tre, nonna mamma e sorella. L'accoglienza ci riserva
anche il thè e una prima lezione di filosofia nepalese sull'ospitalità,
l'aiuto reciproco e il senso della vita. Proseguendo la nostra visita
arriviamo, passando per continui templi, sadhu, mucche sacre, bancarelle
e negozi, al fiume sacro Bangamati. In taxi andiamo poi a Swayambhunath,
tempio buddista chiamato "tempio delle scimmie", poi a
Patan, con la più straordinaria rassegna di architettura
newari di tutto il Nepal. E' chiamata anche città della bellezza
e la Durbar Square è costellata di templi e edifici sacri.
Proviamo un certo smarrimento guardandoci attorno in quanto le immagini
da fotografare sono troppe e tanti sono gli edifici sparsi anche
lungo le vie. Pranziamo con riso e zuppette varie pagando 5000 lire,
visitiamo il resto della città e rientriamo in hotel, dove
ci aspetta il thè e la conferma della prenotazione dell'auto.
Il tempo alla nepalese
Il giorno dopo altra lezione: il concetto di tempo nepalese. Se
per esempio volete partire alle 10:00 vi conviene dire che volete
partire alle 7:00. in questa parte del mondo il tempo non ha molto
senso: ci si muove sempre con molta calma e grandi sono le attese.
E' inutile cercare di spiegare che avete pochi giorni e volete vedere
tutto, vi sarà risposto che semplicemente potete fermarvi
un'altra settimana!
Alle sei, la mattina seguente, siamo quindi scesi come d'accordo,
ci offrono il thè e sempre con il sorriso assistiamo al viavai
continuo di persone che si devono accordare sulla macchina e su
chi la guiderà. Tutto questo contornato dagli scatarri mattinieri
molto acuti e pronunciati del signore sorridente alla reception....
Verso le 8:30, con solo qualche ora di ritardo, il manager sorridendo
ci annuncia che il nostro mezzo é pronto e possiamo finalmente
partire per Pokhara. Il viaggio, per percorrere 200 km, dura nove
ore. Per la strada molti camion in panne, frane, buche e una buona
dose di polvere. Il nostro mezzo di trasporto ad ogni curva perde
benzina, una specie di tappeto copre un grosso buco tra i nostri
due sedili posteriori e per finire il nostro conducente é
analfabeta e parla solo nepalese. E' la prima volta, si capisce,
che percorre questa strada.
Lungo
la strada per Pokhara facciamo sosta a Gorkha, un antico villaggio
newari completamente fuori dal mondo a 28 Km dalla statale. Qui
una guida ci accompagna per 45 minuti di scalinata in cima al monte
dove sorge il tempio di Kalica : come un nido d'aquila da qui è
possibile ammirare la catena dell'Himalaya. Entriamo al tempio dove
non è possibile scattare foto e la regola viene fatta rispettare
dalle guardie presenti. Ci sentiamo come in un'altra epoca o dentro
un film, noi occidentali osserviamo con curiosità e rispetto
questo rito molto diffuso. Le tante persone vestite a festa che
sgozzano il proprio animale davanti alla dea Kali: capretti e polli
sacrificati prima di essere cucinati e mangiarti. Al ritorno sostiamo
in una casa da te per uno spuntino a base di pane piccante e thè.
Ripartiamo per Bandipur a 15 Km dalla statale percorrendo una strada
in terra piena di buche sassi e di tutto. Solo un nepalese poteva
avere il coraggio di portarci su per una strada del genere. Arriviamo
dopo 45 minuti completamente ricoperti di polvere e sconvolti dopo
aver visto come fanno la ghiaia ai bordi delle strade: donne accovacciate
rompono con una mazza non troppo grande i massi fino a ridurli in
pezzi piccoli. Ecco un altro panorama sull' Himalaya immortalato
con la macchina fotografica dopo averla svuotata dalla polvere.
Pokhara
Verso le 18 arriviamo a Pokhara, seconda meta più frequentata
del Nepal e città ricca più che altro di bellezze
naturali. Naturalmente ci perdiamo per poi trovare l'hotel lungo
il lago ( hotel Monal ). Le maestose montagne fanno da sfondo ai
molti hotel e ristoranti. La prima sensazione è di essere
in una Rimini decaduta. Girando per la via principale ecco che con
grande soddisfazione scopriamo dei negozietti in grado di offrire
ai turisti prelibatezze come biscottini, mars, twiks ecc. Qua si
riforniscono gli intrepidi che salgono verso l' Annapurna. Il giorno
dopo mentre il conducente lava la macchina ecco che si scarica la
batteria. Il nostro autista non ha fretta e tantomeno voglia di
muoversi, ci aspetterà per 4 ore seduto di fianco alla macchina
( dove avrà dormito??). Noi prendiamo un taxi e trascorriamo
la mattinata accompagnati da una guida locale: visitiamo la città,
le cascate di Devi, il tempio di Varahi in mezzo al lago raggiungibile
in barca, il panorama a Sarangkot, un monastero, il fiume. Tutto
piuttosto deludente ma andava visto. Ripartiamo al pomeriggio e
dopo solo 5 ore arriviamo a Kathmandu. Ci sembra di essere tornati
a casa !! Tutto è così familiare e bello! Senza perdere
tempo iniziamo le trattative per un giro in mountain bike nella
valle. Solito thè ecc ecc. Il giorno dopo, oramai pratici
del ritmo di queste parti e decisi a partire verso le 10 ci mettiamo
in movimento verso le 8:30. Attendendo oramai tranquilli alla reception
gli eventi, assistiamo alle scene ormai familiari, scatarri, lunghe
trattative e finalmente ecco comparire 2 bici in buono stato prese
in prestito da chissà chi. Trovano perfino la guida e alle
11.00 partiamo per Kakani distante 23 Km (circa
). China Lama
è il nome della nostra guida e di lui possiamo dire che è
stato davvero una guida indispensabile, simpatica e siamo diventati
subito amici. Dice che più o meno ha 24 anni, è sposato
da più o meno 7 con una "donna" che ora ha più
o meno 20 anni e una figlia di circa 4 anni. Tutto in Nepal è
come il tempo: vago , cioè anche le distanze, l'altitudine
ecc. non hanno misure precise, così come l'età delle
persone, il matrimonio e tutto il resto. Non esiste anagrafe, né
alcun obbligo di registrare nascite, matrimoni, morti
..
Con zaino-valigia in spalla, inforcati gli occhiali, bendato mezzo
viso per non mangiare troppa polvere, infilati i preziosi guanti
da ciclista e sperando che i pantaloncini appositi da bici facessero
la loro funzione, cerchiamo di uscire dalla città. Ci buttiamo
dietro alla guida con gli occhi praticamente chiusi: mucche, risciò,
pedoni, camion, galline, macchine, bambini, tutti che suonano per
farsi sentire. L'unico modo è buttarsi facendo rumore e normalmente
ti va bene.. Si perché nonostante l'assenza totale di viabilità
, il disordine è ordinato, nessuno litiga, tutti sono calmi
e suonano solo per dire ci sono anch'io. L'unica cosa da fare è
evitare gli ostacoli. Usciti indenni dalla città dopo appena
1 Km la strada è deserta, non ci sono rumori e sembra di
essere tornati indietro di 100 anni. L'unica cosa che turba il silenzio
è qualche bus : le persone nei villaggi sono intente a fare
cose che i loro nonni facevano e i bambini ti corrono incontro per
salutarti, per vedere le bici. Così oltre alla fatica della
salita devi sempre preoccuparti di sorridere e di salutare tutti.
E' un'esperienza comunque splendida. Dopo alcune ore Silvia è
senza fiato e una ripida e costante salita ci fa decidere di prendere
un autobus, carichiamo così le bici sopra il tetto grazie
alle magiche (per la nostra guida) corde italiane (il classico elastico
con i gancetti). Anche il bus è un mito in Nepal: non si
sa se arriva, quando arriva e la situazione dentro e asfissiante,
tra polli, sacchi di ogni genere, persone ammassate ecc.
Kakani
Scesi
ad un bivio percorriamo gli ultimi 4 Km incontrando bambini all'uscita
di una scuola. Eccoli che sorridono, ci fanno festa e ci accompagnano
finalmente a Kakani. Situata oltre i 2000 mt d'altitudine, non offre
altro che una superba vista panoramica sull' Himalaya. Arriviamo
all'hotel ( Kakani Guest house ), una casa da thè che sembra
più una stalla con bagno all'esterno dell'edificio
definiamola
pure estremamente spartana. Purtroppo saremo costretti a mangiare
qua per non offenderli, ma soprattutto perché è l'unico
posto dove mangiare qualcosa. Prima della cena andiamo a visitare
un tempio colorato dalle stoffe di preghiere che sventolavano in
cima al monte: qua vediamo il tramonto e i nostri piatti lavati
nella "fontana" e stesi a terra ad asciugare. Ceniamo
con il dal bhat, piatto composto da riso e condimenti a piacere
sempre rigorosamente piccantissimi. Ci fa compagnia una coppia di
australiani in bicicletta come noi, anzi messi un po' peggio di
noi visto che per tutta la notte la ragazza si è spostata
dal letto al "bagno" . Alle 20 tutti a nanna e l'istinto
ci consiglia: meglio dormire vestiti!
Continua...
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