Un viaggio veramente avventuroso quello raccontato da Graziella,
alla scoperta di una terra misteriosa ed affascinante. Scoprite
insieme a noi questa fantastica avventura nelle terre di Gengis
Khan. Nella seconda parte troverete tutti i consigli per visitare
questo stupendo paese: la Mongolia.
La Mongolia situata tra la Cina e la Russia, conosciuta per l'immensità
delle sue steppe. Al nord e all'ovest troviamo le montagne dell'Altai
e del Khangar. All'est e al sud troviamo alti piani semi desertici
o desertici come il deserto del Gobi...
IL
NOSTRO ITINERARIO
In luglio 2001 dopo avere visitato U.B. e assisto al grande Naadam
siamo partiti con Mejet (rbilegt@hotmail.com) per il deserto del
Gobi con la visita della foresta di granito di Baga Gazarin Chuluu,
Yolyn Ann, la valla di ghiaccio eterno del Gobi, Khongoryn Els o
grande dune, Bayanzag con le sue vallate rosse e rose e dove si
trovano i fossili dei dinosauri, poi ci siamo diretti verso le sorgenti
calde di Sarjaluud vicino Bayangongor, poi verso Tseterleg e il
lago Tsangan nuur, poi Kharakorum e il suo monastero.
NELLE STEPPE DI GENGIS KHAN
"Oceano di steppe desolate e deserti di venti,
Foreste secolari e alte montagne innevate,
La Mongolia si offre incontaminata all'occhio del viaggiatore
Su questa terra di orizzonti senza confini,
Il vento delle pianure si mescola col blu del cielo
Per creare delle pitture impressionistiche
Fuggitivo come la luce è il passaggio del cavaliere sulla
pista,
Effimera è la stabilità della iurta nel cuore della
collina
La Mongolia si merita... e lascia scoprire il suo splendore...
Piano piano...passo dopo passo
Secondo gli incontri e i capricci del suo clima"
LA
PRIMA NOTTE NELLE STEPPE DI GENGIS KHAN
Tramite indirizzi trovati all' associazione di viaggiatori indipendenti
dalla quale siamo membri, avevamo deciso di noleggiare una jeep
già dalla Svizzera, perché l'arrivo a Ulaan Bataar
previsto per il primo giorno del Nadaan, non ci avrebbe consentito
di fare ricerche sul posto. Dopo avere goduto i tre giorni del Nadan
(i Mongoli si ritrovano in occasione della festa nazionale per assistere
ai loro tre giochi virili e preferiti : tiro all'arco, lotta, corse
a cavallo) era scoccata l'ora della partenza per la steppa sulle
orme di Gengis Khan. La proprietaria della guest house, che tra
l'altro ci aveva dato il proprio appartamento per mancanza di posto,
aveva raccomandato di essere pronti per le ore 7.00. Alle 6.00 già
dalla finestra spiavamo l'arrivo della jeep, ma tutto era silenzioso
in quel quartiere di puro stampo sovietico di Ulaan Bataar. Verso
le 7.30 vennero ad avvertirci di problemi riscontrati alla jeep
, quindi la partenza era posticipata di alcune ore. Il tempo scorreva,
si erano fatte le 16.00 e rischiavamo di fare tardi all' appuntamento
con Gengis Khan... Nell'aspettare, decidemmo di riconfermare i voli
di ritorno, visitare ancora la capitale, e conversare con i viaggiatori
della guest house, alcuni reduci di lunghi viaggi in bicicletta
in provenienza dalla Francia. Ad un tratto, l'autista appare e senza
avere il tempo di realizzare lasciammo la capitale; già dopo
pochi chilometri la steppa si estende all'infinito con paesaggi
mozzafiato e splendidi, il tutto quasi all'imbrunire dava una nota
ancora più misteriosa alla steppa.
Mejet,
l'autista, parlava poco la lingua di Shakespeare, e sapendosi in
ritardo non osavamo chiedere di fermarsi ad ogni passo per scattare
fotografie. I nostri occhi tentavano di registrare ogni paesaggio,
ogni volto incontrato, ogni animale che pascolava... La bellezza
della steppa ci aveva già conquistati , faceva battere più
forte i nostri cuori e metteva in allerta tutti i nostri sensi.
Ad una fermata per osservare e fotografare un ovoo ( gli ovoo, simboli
di buona fortuna sono dei tumuli votivi a cui i viaggiatori legano
strisce di stoffe blu o soldi oppure depongono un sasso o altri
oggetti per richiedere protezione; la pratica di erigere gli ovoo
era proibita durante il comunismo e oggi sta rinascendo) chiesi
dove avremmo dormito e alla risposta sotto una iurta capii di avere
trovato l'autista adatto alle nostre esigenze, al nostro desiderio
di condividere la vita locale; di fatto viaggiatori incontrati ci
hanno riferito di mai avere avuto l'opportunità di dormire
nelle ger, solo nei tourist camp.
Verso le 21.00 all'improviso Mejet cambio direzione, e in quell'
oceano dove l'erba rasa è sola regina ci chiedevamo dove
fossimo diretti... Circa dieci minuti dopo davanti a noi apparve
una iurta, unica forma vivente in quella deserto incommensurabile.
I Mongoli hanno un senso dell'orientamento eccezionale, si guidano
osservando le varie forme delle montagne, dune, pianure e rii incontrati.
Fummo accolti da una gentile e giovane famiglia con due bambini
in tenera età. Ci offrirono in segno di benvenuto una grande
ciotola di latte di cavalla fermentato, il famoso airak dal quale
si nutrono prevalentemente i Mongoli, possono berne sino a cinque
litri al giorno. Dopo
una cena mongola a base di formaggi e della loro eccellente zuppa,
la padrona di casa ci mostrò dove potevamo sistemarci per
la notte, ossia al lato opposto all'ingresso, posto d'onore per
le visite gradite. Un pò smarriti, vestiti ci sdraiammo sui
nostri sacchi a pelo, sopra la mia testa un vassoio pieno di formaggi
vari messi a asciugare per costituire le provviste invernale. Piano
piano, la vita nella iurta iniziò a quietarsi, i bambini
si addormentarono nei letti posti ad Est e Ovest della ger, la padrona
di casa si occupava dell'ultima mungitura delle cavalle per poi
trasformare il latte in airak. Più tardi arrivò il
marito dalla steppa e stanco buttò la sella in un angolo
della iurta, come noi le chiavi della macchina, baciò la
sua Signora e si accorse di noi, ci salutò con gli occhi
dal tutto non stupito di trovarci lì, nella sua dimora. Questa
è l'ospitalità mongola...
Qualche istante dopo iniziò a piovere, e attraverso l'apertura
nella cima della iurta, che serve da finestra, s'intravedevano le
zebrature dei lampi nel cielo, lo scintillare delle stelle e la
pioggia cadere, senza che una sola goccia entrasse nella ger...
Magia mongola... E mano nella mano, la mente riempita di magici
e fantastici ricordi e emozioni, sognando al nostro futuro incontro
con Gengis Khan, il sonno ci colse fra le sue braccia...
Nel giugno-luglio2002 siamo partiti di nuovo con Mejet (l'autista
rbilegt@hotmail.com) per il lago Kövsgöl, Tsagan nur sun
e a cavallo abbiamo raggiunto la tribù dei Tsaatan, poi ci
siamo diretti verso Kharakorim, Orkon valley, il deserto del Gobbi
per rientrare a U.B. in tempo per il naadam.
ALLA RICERCA DEGLI UOMINI RENNA
Prima
colpisce l'immensità poi il silenzio e infine questi occhi
a mandorla ridotti a semplici fessure per meglio apprezzare le distanze
in quell' oceano che muta a seconda dei capricci del tempo. Siamo
di ritorno nel paese di Gengis Khan alla ricerca degli uomini renna.
Ma prima d'incontrarli abbiamo un importante appuntamento. Il tamburo
rimbomba nella piccola capanna di legno dove regna
l'oscurità, la cerimonia sta per iniziare, il grande sciamano
di Tsaagan Nur Sun ha accettato di praticare la sua arte per noi.
Siamo venuti a chiedergli d'implorare gli dei per la buona riuscita
della nostra gita dai Tsaatan. Le nostre offerte, vodka, sigarette,
vari dolciumi e qualche biglietto di banca sono benvenuti ed esposti
sull'altare. Preghiere, magie, incantesimi, litanie, canti, gesti,
lo sciamano caccia gli spiriti maligni e implora gli dei a raggiungerlo
nella sua danza di trance. A ogni fase del rito intervengono la
moglie e la sorella con movimenti mille volte ripetuti. Ad un tratto
lo sciamano inizia a volteggiare, il ritmo va accelerandosi: lo
sciamano è posseduto! Pochi secondi dopo è di nuovo
quieto ma la sua postura e le sue gesta non sono più le stesse:
oramai è abitato da un potente spirito. I dado è tratto,
tre persone vengono scelte nell'assemblea tra cui il nostro amico
autista che non sa se sentirsi onorato di accompagnare lo sciamano
nel suo delirio.
Ci
rallegriamo di non essere stati scelti, ma non immaginavamo che
presto sarebbe venuto il nostro turno e saremmo stati flagellati
con i lunghi nastri del suo mantello blu, avremmo ricevuto in testa
la corta ma robusta bacchetta di legno che usa per suonare il tamburo.
Ci chiediamo cosa sta per succedere: lo sciamano sembra avere una
preferenza per una di noi, passa più volte sul suo corpo
la sua bacchetta dando grandi colpi al suo stomaco, s'informa sui
sintomi che sente e alla fine esegue speciali incantesimi per liberarla
dei demoni. Anch'io ho avuto lo stesso trattamento ma in forma meno
violenta, un'anziana signora viene scaraventata a terra dallo sgabello
sul quale sedeva, il nostro autista come penitenza non dovrà
bere alcool per sette giorni, ad un bambino, che faceva i compiti
invece di stare attento alle evoluzioni magiche del gran maestro,
lo sciamano sputa nelle sue orecchie.
Finalmente il tamburo si fa di nuovo sentire con insistenza, lo
spirito soddisfatto è pronto a rientrare nel suo universo
e a rendere il corpo preso in prestito al suo legittimo proprietario.
Dopo mille giravolte sua moglie inizia a spogliarlo ad uno a uno
dei suoi vestiti da cerimonia, quando ad un tratto lo sciamano cade
a terra e solo il fumo di una brace spolverata di erbe benefiche,
riposta vicino lo farà tornare tra noi. Dividiamo con l'assemblea
la vodka e i biscotti, il resto viene distribuito alle famiglie
vicine, lo sciamano ci assicura che godiamo tutti di un'ottima salute
ma che la nostra amica deve coprirsi bene e consultare uno stregone
moderno. Ripartiamo con la certezza di essere stati benedetti malgrado
l'ira degli dei perché la cerimonia in nostro onore si è
svolta di giorno e le divinità, si sa, preferiscono il fitto
buio per esprimersi.
In
una mattina che fatica a sorgere, la nostra carovana composta da
una decina di cavalli si mosse per raggiungere la tribù dei
Tsaatan. Avevo messo dei fiori nella criniera del mio cavallo chiamato
per l'occasione Gengis Khan. I nostri corpi ballano seguendo il
ritmo dei nostri destrieri, la steppa come un film senza fine, senza
orizzonte che si possa toccare col dito passava davanti ai nostri
occhi. Solo il rumore degli zoccoli e i nitriti turbavano ad intervalli
la quiete di questi luoghi magici, poi si chiudeva il silenzio dietro
di noi per meglio cancellare le nostre tracce: la steppa deve sempre
rimanere intatta. Ebbri di libertà, inebriati di aria pura,
portata dallo zeffiro della steppa, un canto sale dalla profondità
della terra: è la nostra guida che canta l'amore per i suoi
cavalli e la sua patria. Suoni gravi si sprigionano dalla sua gola
per volare trionfanti sino al blu del cielo, mai avevamo conosciuto
una tale pienezza e nemmeno una tale armonia con la natura. E quando
la musica abbandonò all'aria leggera i suoi ultimi accordi
restammo immobili, pensando cosi di poter fermare l'istante, prolungare
questo presente all'infinito. Qui, anche la musica riflette l'anima
profonda della Mongolia, le note comunicano totalmente con la natura.
Montagne spoglie, boschive, fiorite, rotte, sassose, nevai, torrenti,
passaggi stretti e tortuosi dove i nostri bagagli s'impigliano e
le nostra ginocchia si sbucciano, sentieri quasi invisibili dove
anche una capra tibetana esiterebbe a condurci la sua prole. Dobbiamo
però proseguire in quel universo minerale e vegetale verso
la salita cosi irta, il terreno cosi scivoloso, inzuppato e fangoso
che fatichiamo assieme ai nostri cavalli che a volte sprofondano
sino a metà coscia. Impressione di vertigine. E se il tempo
non esistesse? E se questa vita lontana da tutto ma cosi vicina
alla natura fosse la verità? E se questi nomadi (e uomini
renna) avessero trovato la chiave per vivere fuori dal tempo nel
presente? Delle nuvole bianche come la neve scherzano col sole disegnando
forme arabesche su questo mare d'erba o di sassi, ci avviciniamo
in silenzio per non intimidire gli uomini renna e finalmente come
ricompensa dietro l'ennesima montagna ecco i primi urt simili alle
tende dei Pellirossa con le loro fumate blu si offrono alla nostra
visione, i nostri sensi si mettono in allerta: quale accoglienza
I Tsaatan ci faranno? Il nostro timore viene presto dimenticato
, subito si preoccupano di servirci cibi caldi per riscaldare i
nostri muscoli indolenziti, ci portano della legna e ci aiutano
a montare le nostre tende moderne nei quali geliamo durante la notte.
La nostra salita si conclude dopo dieci ore di lunghi sforzi nel
reame dei cervi delle nevi; qui le renne hanno soppiantato la più
nobile conquista dell'uomo (il cavallo) nel cuore di questa tribù:
la vita si organizza e dipende totalmente dalle renne. Figli di
una natura grandiosa ma ostile, il piccolo popolo dei Tsaatan sta
scomparendo e silenziosamente chiedono aiuto. Ad ovest del lago
Kövsgöl, là dove la steppa cede il posto alla taiga,
in una terra solcata da innumerevoli fiumi, dove l'inverno è
rigidissimo, abita un piccolo e antichissimo popolo nomade. Questa
tribù di circa 200 anime in totale simbiosi con i loro animali,
tanto che i mongoli li hanno chiamati uomini renna, dalle parole
tsaa buga, cervo delle nevi e tsang, popolo. La loro sopravvivenza
dipende, infatti, interamente dalle renne: la loro carne e il loro
latte quattro volte più ricco del latte vaccino rappresentano
quasi gli unici prodotti dei quali si cibano. La pelle viene utilizzata
per fabbricare calzature e copricapo, le corne tagliate direttamente
sull' animale vivo, molto apprezzate come afrodisiaco nella farmacopea
cinese, sono utilizzate come merce di scambio per procurarsi prodotti
indispensabili come il riso, la farina, il tè e il sale.
I
Tsaatan hanno conservato le loro tradizioni ancestrali e praticano
lo sciamanismo. Venerano e temono gli spiriti del cielo e della
terra e rispettano gli antichi riti funebri. I bambini imparano
tutto per imitazione osservando gli adulti compiere il loro lavoro,
anche i più piccoli sanno badare alle mandrie, e si preparano
così ad affrontare la dura vita della tribù e le migrazioni
annuali. Come per tutti i popoli dell'Asia centrale il nomadismo
non è causato dalla necessità di trovare nuovi pascoli,
in queste terre sconfinate l'erba non manca, ma il nomadismo ha
un profondo significato spirituale legato ai cicli della vita che
permette la relazione tra terra e cielo, fra visibile ed invisibile.
I Tsaatan hanno rinunciato a una vita più facile al villaggio
di Tsagan Nur, al comfort hanno preferito vivere senza catena la
loro cultura e spiritualità, hanno scelto la libertà.
Ma la lotta è impari, ora che a loro è stato vietato
far pascolare le mandrie nella vicina Siberia, la brucellosi decima
uomini e bestie e se nulla verrà attuato fra pochi anni questo
popolo dalle lontane radici sarà soltanto un ricordo. E sul
cammino del ritorno ripartendo verso nuovi sublimi paesaggi e indimenticabili
incontri pensiamo a lungo agli uomini renna laggiù nascosti
nelle foreste confinanti con la Siberia.che ci hanno dato una formidabile
lezione d'umiltà, loro che lottano ogni giorno per una precaria
sopravvivenza conservando con tenacità il valore della libertà.
Graziella (angy8@bluewin.ch)
NB: l'autista può essere contattato a: rbilegt@hotmail.com
Gli Tsaatan: gli uomini renna
Questa
tribù vive in una delle regione più remote della Mongolia
settentrionale, fra le foreste montane della taiga inaccessibili
ai mezzi meccanici: l'unico modo per raggiungere gli Tsaatan è
il c cavallo. Sono allevatori nomadi di renne e vivono in tende
(urt) sostenute da pali e ricoperte da teli molto simili ai tepee
dei pellerossa nordamericani. Per gli Tsaatan la renna è
tutto: cibo, indumenti e
trasporto. Il loro regime alimentare si basa quasi esclusivamente
sul latte ed i suoi derivati. La loro comunità è composta
di circa 40 famiglie e 800 renna, ora grazie ad una associazione
italiana le renne stanno meglio, la brucellosi ha danneggiato la
salute delle mandrie e degli uomini perché non possono più
avere rapporti e andare a fare pascolare le loro bestie dai loro
fratelli nella vicina repubblica Tuva in Siberia.
Da metà giugno a metà agosto la tribù dei Tsaatan
vive a 1 o 2 giornate a cavallo da Tsaagan Nur Sun. Prima e dopo
gli accampamenti sono più lontani e nascosti nella foresta.
Composta di non oltre 40 famiglie, questa tribù vive quasi
esclusivamente dall'allevamento delle renne e abita in capanne simili
a quelle degli Indiani d'America. Queste famiglie molto povere lottano
ogni giorno per la loro sopravivenza e se decidete di incontrale
si consiglia vivamente di apportare qualche
generi alimentari alfine di migliorare la loro vita. Potete comperare
il tutto a U.B. prima della partenza o completare i vostri acquisti
a Mörön e Tsaagan Nur Sun. Si consiglia di comperare quantità
equa per le famiglie che s'intende visitare (da 5 a 10 seconda la
vostra permanenza).
Graziella
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