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• VENERDI'
20 AGOSTO 2004
Faceva freddo ieri notte. Siamo stati costretti ad accendere la
minuscola stufa per riscaldare la piccola stanza dormitorio. Con
sorpresa , al risveglio , notiamo le cime sopra di noi ricoperte
di un manto bianco di neve fresca. Partiamo alle 7.00. il cammino
di oggi è abbastanza impegnativo poiché abbiamo deciso
di non pernottare alla vecchia base militare russa di Busay Combad
ma di proseguire fino ai pascoli di Baykarà . Abbiamo circa
sette ore di cammino da compiere. Siamo costretti a guadare parecchie
volte i vari torrenti che incontriamo ed anche il corso principale
del Pamir che scende dalla vallata che porta in Cina. Operazione
laboriosa che richiede parecchio tempo. Si devono infatti trasbordare
tutti i carichi sui cavalli, anche quelli degli asini. Il fiume
in questo tratto e profondo ed impetuoso.
I piccoli asini non sarebbero riusciti ad attraversarlo senza danni
col carico. Costeggiamo il fiume sulla sinistra orografica per raggiungere
la nostra meta. Ci alziamo di parecchio dal suo corso . Attraversiamo
paesaggi incantevoli con formazioni geologiche molto interessanti.
In alcune zone il paesaggio è molto simile alla valle della
Luna di La Paz in Bolivia. La nostra meta, Baykarà, si trova
in un piacevole posto adagiato ai piedi di un ghiacciaio che alimenta
il ruscello che con le sue acque poi si getta nel corso principale
del Pamir. Un'ampia distesa di pascoli si adagia ai lati del torrente
dove sono situate le abitazioni e dove pascolano i molti capi di
bestiame.
• SABATO/DOMENICA 21/22 AGOSTO 2004
Facciamo
due giorni di sosta in questo luogo, zona di pascolo riservata agli
armenti di Taschi Bay. Il sabato andiamo a visitare un campo kirghiso
a circa un'ora di distanza. Rientriamo nel tardo pomeriggio costeggiando
il lago di Chaqmaqtin. Da questo lago nasce uno dei maggiori affluenti
del fiume Wakan e si unisce ad esso, per formare un unico corso,
in prossimità della località di Busay Combad. La vallata
è ampia ed a nord fanno da corona le cime del piccolo Pamir.
Ad est si snodano i dolci pendii che portano al passo di Jaman che
conduce in Tagikistan. La giornata è nuvolosa e la temperatura
è rigida. Correnti di vento settentrionali addensano grandi
nuvole sulle cime ricoperte di neve. Sono le prime avvisaglie di
una perturbazione che il giorno seguente imbiancherà le montagne
fino a quote relativamente basse. Attorno al lago i ciuffi d'erba
sono punteggiati dal bianco dei depositi salini. Le rive pianeggianti
ci permettono di arrivare nelle vicinanze dell'acqua. Senza ostacoli
il vento freddo che arriva da nord increspa leggermente la superficie
del lago. I cavalli pascolano liberamente mentre i portatori dormono
distesi sull'erba. La temperatura si abbassa ulteriormente quando
le nuvole coprono il sole. Siamo costretti ad un rapido rientro.
Alla sera solita cena a base di riso nella nostra yurta. Durante
la notte all'improvviso mi ritorna forte il dolore alla schiena
nel punto in cui avevo colpito il sasso al momento della caduta.
Mi ero già dimenticato del colpo ricevuto. Non mi sento molto
bene. I dolori sono forti. Ogni movimento mi causa delle fitte dolorosissime.
Forse ha una costola incrinata !!!!!! Cerco di passare la notte
nel modo migliore anche perché domani mi aspetta una marcia
di 4 ore. Siamo sulla via del ritorno. Mancano 3 tre notti per arrivare
al paese di Boroghil
• LUNEDI 23 AGOSTO 2004
Trasferimento
da Baykarà a Orumitel 7 ore di cammino. Facciamo a ritroso
la stessa strada fino a Busay Combad dove attraversiamo il fiume
Wakhan su un instabile ponte di legno costruito dai kirghisi in
prossimità della vecchia base militare russa. Qui il fiume
rinforzato dal suo affluente che arriva dai laghi di Chaqmaqtin
si incunea tra due ripide pareti rocciose e scorre impetuoso pochi
metri al di sotto del ponte. Le assi che formano la pavimentazione
poggiano su due vecchie ed instabili traversine di ferro. Gli animali,
dopo essere stati scaricati dai loro carichi, lo attraversano timorosi.
Un asino si rifiuta di passarvi sopra ed i portatori devono faticare
parecchio per persuaderlo. Raggiungiamo la nostra meta verso le
16.00 e ci accorgiamo di essere di fronte al luogo dove abbiamo
pernottato le sere scorse sul versante opposto della valle, alla
destra orografica del fiume Wakhan. Piantiamo le tende nella zona
dove le erosioni delle piogge hanno trasformato il paesaggio rendendolo
simile alla valle della Luna di La Paz in Bolivia. Pinnacoli policromi
fanno da corona al nostro accampamento. Il giallo intenso ed il
marrone scuro delle argille si accendono alle luci del tramonto.
In lontananza, sull'altro versante della valle, si scorgono gli
hailog dove abbiamo passato i giorni precedenti. Durante il trasferimento
ho avuto alcune difficoltà per il dolore causato dal colpo
ricevuto durante la caduta da cavallo. I portatori sono stati molto
solerti nell'aiutarmi mentre salivo o scendevo dalla mia cavalcatura.
Ciononostante mi sembra che stia migliorando. Speriamo perché
vorrei camminare un po' i prossimi giorni.
• MARTEDI
24 AGOSTO 2004
Partiamo
alle ore 7.30 per un'altra tappa di trasferimento. A quanto ci ha
detto la guida ci aspettano circa 7 ore di cammino. Arriviamo dopo
Langar alle 16.00 e piantiamo il campo in riva all'ennesimo affluente
del fiume Pamir. il percorso si presenta vario attraversando ampie
pianure e vallate che costeggiano la destra orografica del Pamir.
per buona parte della mattinata abbiamo sempre sulla nostra sinistra
i pascoli di Baykarà. E pensare che in linea d'aria siamo
vicinissimi mentre noi abbiamo dovuto compiere, per attraversare
il fiume, un giro che ci ha impegnato per quasi due giorni. Il percorso
di oggi, nella parte finale, segue il fiume sulla sua destra orografica;
ora abbassandosi a livello della acqua altre volte risalendo le
ripide fiancate della valle. Dove piantiamo la tenda il clima è
più mite. Ieri notte la temperatura era scesa sotto lo zero.
La tenda al mattino era ricoperta di ghiaccio. Stasera il campo
viene piazzato vicino ad un ricovero per pastori. Qualcuno che ci
ha preceduto ha lasciato acceso il fuoco ed un fumo acre invade
ancora la zona. Non appena incomincia a far buio mi chiudo in tenda.
Anche questa sera avrò ospite il capo dei portatori che da
alcune sere passa la notte nella mia tenda trovandola più
comoda che non dormire all'addiaccio. Oramai
è diventata un'abitudine. Con la giustificazione che mi presta
le coperte per farmi lo schienale per la notte, cosa che mi allevia
il dolore alla schiena, viene dormire all'interno della tenda. Tutti
i ragazzi stasera mi sembrano più in fermento del solito.
Probabilmente sentono l'avvicinarsi della casa. Stanno suonando
con i rudimentali strumenti in loro possesso come hanno fatto tante
altre sere. Oggi però mi sembra diverso. C'è una maggior
aria di festa. Anche per loro forse c'è un po' di nostalgia.
Sono poco lontano dalla tenda in cui mi sono rintanato. Il vento
è calato quando finiscono la festa. Sento solo il rumore
del torrente vicino. Mi sento bene rinchiuso nella mia tenda, come
protetto. La schiena incomincia a darmi meno fastidio. Oggi ho camminato
per parecchie ore. Lo stesso spero di poter fare domani.
• MERCOLEDI
25 AGOSTO 2004
Questa
mattina si parte presto , si prospetta una lunga tappa di circa
7 ore. Si percorre tutta la vallata del fiume Wakhan mantenendoci
sempre alla sua destra orografica. Il sentiero taglia i ripidi versanti
della valle fluviale. Un paio di volte si abbassa a livello del
fiume dove sono state costruite delle passerelle artificiali per
facilitare il cammino tra la parete rocciosa e l'acqua tumultuosa.
Nel tardo pomeriggio il paesaggio si fa famigliare. Riprendiamo
infatti il percorso compiuto il primo giorno quando siamo partiti.
Alla sera ci accampiamo per l'ultima volta in riva ad un affluente
del Wakhan, dove eravamo transitati il primo giorno. Il posto non
è perfettamente pianeggiante e le tende vengono piantate
sul terreno leggermente inclinato. Per tutta la notte abbiamo dovuto
contrastare la forza di gravità che ci faceva scivolare verso
il basso.
•
GIOVEDI 26 AGOSTO 2004
Ultima
tappa. C'è euforia nel gruppo dei portatori. Sentono la vicinanza
di casa. La nottata è passata in modo burrascoso. Verso le
23.00 vengo svegliato dal caratteristico rumore della pioggia che
batte sul telo della tenda. Piove ininterrottamente e piuttosto
forte fino alle 24.30. I poveri portatori che dormono all'addiaccio
si inzuppano completamente. Al mattino si alzano alle prime ore
dell'alba. Le cime circostanti sono imbiancate di neve fresca caduta
durante la notte. I portatori si riscaldano al fuoco e cercano di
asciugare i panni inzuppati. Si parte presto alle 7.00. dobbiamo
compiere circa 6 ore di strada. Il cammino di oggi ripercorre a
ritroso la prima tappa dell'andata. Continui sali scendi ci obbligano
a fare circa 1800 mt di dislivello. Tra pendii scoscesi, erte salite,
ripide discese si arriva all'ultima vallata che si apre sul panorama
della vallata di Boroghil. Una ripida discesa fino alle case del
villaggio e poi il riposo nella casa di Tachi Bay.
• VENERDI
27 - MARTEDI' 31 AGOSTO 2004
Giornate
di sosta a Sarhad de Wakan alloggiando presso la casa per gli ospiti
di Tashi Bay. Le giornate passano tra riprese fotografiche ed interviste,
in particolare modo il primo giorno. Entriamo in tutte le case più
caratteristiche del paese per documentare gli usi ed i costumi delle
popolazioni. Il sabato veniamo a conoscenza dell'esistenza in paese
di una specie di bagno pubblico ricavato deviando l'acqua di una
sorgente termale. Finalmente riusciamo a fare un bagno caldo dopo
circa un mese. Passiamo buona parte della mattinata a goderci questa
inaspettata delizia. Il bagno è ricavato in una specie di
fossa quadrata di circa due metri di lato dove un tubo convoglia
l'acqua calda della sorgente. Attorno quattro pareti di paglia pressata
ed argilla celano a sguardi indiscreti il luogo. La luce arriva
da una foro ricavato nel soffitto di legno. Un acre odore di zolfo
si diffonde in tutta la zona. Per due mattine visitiamo la scuola
del paese eseguendo delle riprese all'interno delle aule durante
le lezioni. Gli insegnanti si dimostrano molto disponibili e ci
fanno accomodare durante le lezioni. La tanto temuta dissenteria
arriva implacabile quando per il secondo giorno ci portano le porzioni
della capra che avevamo acquistato. Nella notte io e Gianni abbiamo
lo stomaco e l'intestino sconvolti. I segni del nostro malessere
restano visibili per alcuni giorni attorno al nostro alloggio non
essendoci servizi igienici in loco. I giorni , dopo il tanto agognato
riposo, passano sonnolenti nell'attesa dell'auto che dovrebbe riportarci
a Faizabad. Il piccolo paese che ci ospita è adagiato
nei dolci pendii sulla destra orografica del Wakan. Il fiume scompare
col suo ampio greto in una immensa pietraia verso Ovest. In questo
punto il suo letto è molto largo. Si perde laggiù
da dove arriva anche la strada che ripercorreremo al nostro ritorno.
Verso Sud la valle conduce al passo Boroghil che in tre ore porta
in Pakistan. Sul valico incombono le ghiacciate pareti nord del
Karakorum Pakistano con gli imponenti seracchi pensili. Si riesce
a scorgere, disegnata sui versanti della montagna, la traccia della
strada che porta verso il Boroghil. Ad est una cima a forma conica,
quasi fosse di origine vulcanica, divide due vallate. Quella di
sinistra, più stretta e scoscesa, l'abbiamo percorsa per
salire sul Piccolo Pamir mentre nell'altra il fiume Wakan si e scavato
il letto con il suo corso impetuoso. In questa zona esso si allarga
per distendersi più placido nella vallata su cui si affaccia
il paese. A sud le ultime propaggini del Grande Pamir chiudono la
vallata. Sono cime di circa 5000 mt. ma prive di neve. Il forte
sole estivo non permette su questi versanti meridionali depositi
di neve o la formazione di ghiacciai. Il paese dissemina le sue
piccole case negli ampi pendii tra il greto del fiume ed i versanti
meridionali. Le case sono sparse. Non esiste un nucleo compatto
del paese. Tra di esse distese di orti coltivati a grano disegnano
con i loro contorni irregolari forme geometriche a definire i limiti
di proprietà.
• MERCOLEDI
01 SETTEMBRE 2004
Oggi
doveva arrivare il nostro autista. Avevamo concordato per il primo
del mese l'appuntamento. Cerchiamo di metterci in contatto con Faizabad
per avere notizie. Non riusciamo a comunicare con nessuna persona
dell' AKDN. Erano stati loro a trovare all'andata l'autista che
ci aveva condotto fino a Sarhad de Wakan. Con un telefono locale
che forse risale ai tempi di Meucci facciamo dei tentativi per collegarci
con Quala Panjia per avere notizie se è transitata la vettura
col nostro autista. Nessuna novità confortante. Decidiamo
allora di allertare Fabrizio Falcone per trovare un'alternativa.
Dopo varie telefonate decidiamo in accordo con Fabrizio, di far
partire un'altra vettura a Faizabad. Attraverso le sue conoscenze
ci comunica che la partenza sarà immediata, nelle prime ore
per pomeriggio. Lo prego inoltre di avvisare l'autista di acquistare
anche dei viveri al mercato poiché abbiamo esaurito le nostre
scorte. Da alcuni giorni i nostri pasti sono solo a base di pane
riso e the. In serata Fabrizio mi richiama al telefono per avvisarmi
che il mezzo con i viveri è regolarmente partito e che impiegherà
circa 18 ore per il viaggio. Dovrebbe arrivare domani in serata
o nella mattinata di venerdì.
•
GIOVEDI 02 SETTEMBRE 2004
Oggi
sarà una giornata di attesa: non siamo certi che arrivi l'autista
con la vettura da Faizabad. Al mattino una novità: le cime
sopra di noi sono imbiancate di neve fresca caduta durante la notte.
Il limite della neve si trova solamene alcune centinai di metri
al di sopra del paese. Il paesaggio si presenta nel suo abito invernale.
Oggi dobbiamo solo attendere. Per ingannare la noia al mattino mi
dirigo verso la scuola per fare una passeggiata. Mentre mi sto avvicinando
noto una vettura appena giunta . Un tuffo al cuore: possibile che
sia già arrivato il nostro mezzo? Mi dirigo di corsa verso
l'autista e come prevedevo mi conferma che non sono venuti per noi.
Si tratta di una vettura dell'organizzazione umanitaria Focus che
sta facendo una indagine in zona. Dobbiamo purtroppo aspettare ancora.
Nel pomeriggio mi arriva al satellitare una chiamata da Quala Panjia
da parte dell'autista che mi avvisa che sarà da noi in serata
( verso le 19.00). aspettiamo invano alla sera notizie della macchina.
Più volte scrutiamo verso Ovest nella vallata sperando di
vedere qualche fanale di auto arrivare in lontananza. Dal telefono
fisso del paese che si collega con Quala Panjia ci arriva la notizia
che la macchina è ferma per un guasto meccanico. Sfortuna
ancora una volta. Anche stasera ceneremo a base del solito riso.
Passiamo ancora una notte sognando pasti abbondanti e vari : il
cuoco di Kabul !!!!
• VENERDI
03 SETTEMBRE 2004
Al mattino presto abbiamo, dal solito e provvidenziale telefono,
la buona notizia che la macchina è partita da Quala Panjia
e che sarà da noi in mattinata. Passeggiamo per la vallata
per ingannare il tempo. Andiamo a far visita a casa di uno dei portatori.
Stiamo entrando nell'abitazione quando sentiamo il rumore di un
motore che si avvicina a velocità sostenuta. Sembra un miraggio
ma si tratta proprio di una vettura : molto probabilmente la nostra!!!!!!.
Corro
rapidamente dalla collina in cui mi trovo per incontrare la macchina.
Riesco a fermarla gesticolando ed attirando l'attenzione dell'autista
gridando con tutto il fiato che mi rimane. Chiedo se sono venuti
per prenderci. Dopo un momento di esitazione per la difficoltà
linguistica, non parlano bene l'inglese, riesco a capire che sono
venuti per noi. Con l'aiuto dei nostri portatori trasbordiamo i
bagagli dalla casa dove abbiamo passato questi lunghi giorni di
attesa fino al punto in cui la macchina ha dovuto fermarsi per l'impraticabilità
della strada. Carichiamo rapidamente i bagagli che già avevamo
preparato. Questa volta si parte davvero!!. Ultimi rapidi saluti
e poi in macchina. La meta di questa sera sarà Wakan dove
contiamo di arrivare verso le 17.00. Il nostro autista giuda rapido
e veloce anche se talvolta in modo anche spericolato. Una brevissima
tappa per salutare il medico inglese ed i notabili di Quala Panja.
Poi via ancora veloci a superare il guado dopo il paese. Poche esitazioni
ed anche se il livello dell'acqua è alto per l'ora tarda
del pomeriggio, non si ferma la nostra corsa. Dormiamo alla sera
nel piccolo ricovero dell'AKDN. Utilizziamo per cena i viveri che
ci erano stati portati da Faizabad. Qui non danno il vitto, solo
un povero ricovero per la notte.
• SABATO
04 SETTEMBRE 2004
Partiamo
alle 6.00 del mattino. La meta è Faizabad. L'autista anche
oggi corre veloce, talvolta come sempre un po' troppo. Ha fretta
di arrivare. Anche noi non desideriamo altro. Ripercorriamo a ritroso
la strada già fatta all'andata. Facciamo una breve sosta
ad Ischascim per il rifornimento di carburante. Nel tardo pomeriggio
( verso le 17.00) arriviamo a Faizabad. Prendiamo alloggio presso
la sede dell'associazione Norvegese che ha provveduto ad inviarci
l'auto. Finalmente, dopo molti giorni, si mangia decentemente. Non
più il solito riso col pane affumicato e la solita tovaglia
puzzolente. Ceniamo assieme ai tecnici Indiani e Pakistani che lavorano
per tale ente. La sede è situata vicino al comando delle
truppe tedesche dell'ISAF. Trascorriamo in questo luogo la nottata
e per la prima volta dopo molto tempo riusciamo a consumare pasti
regolari. Finalmente le tanto agognate patate fritte, del succulento
melone, uno spezzatino squisito di carne con patate. Questa è
la nostra prima cena dopo un mese di dieta Waki.
• DOMENICA
05 SETTEMBRE 2004
Giornata tranquilla con visita con visita in mattinata al centro
della Croce Rossa Internazionale. Visitiamo tutti i padiglioni ed
eseguo delle riprese documentando tutta l'attività svolta.
Sempre in mattinata passiamo dagli uffici della Ariana per confermare
il volo del rientro. Ci comunicano che il volo non sarà effettuato
come previsto il giorno 7. Non riusciamo ad avere notizie precise
di quando si possa partire. Ci informano che domani partirà
un volo per Kabul con la Kamair. Ci precipitiamo negli uffici della
compagnia aerea per la prenotazione. Il volo infatti è confermato
ma solo domani si saprà l'ora della partenza. Come previsto
i biglietti in nostro possesso della Ariana non sono validi e dobbiamo
acquistarne di nuovi. Speriamo che poi a Kabul ci vengano rimborsati
quelli in nostro possesso. Nel pomeriggio passiamo alcune ore al
bazar di Faizabad prima di rientrare nel tardo pomeriggio al nostro
alloggio per sistemare i bagagli per la partenza. Qui veniamo a
conoscenza che anche un tecnico della cooperazione Norvegese viaggerà
con noi fino a Kabul.
• LUNEDI
06 SETTEMBRE 2004
Alzata
di buonora per andare alla compagnia e conoscere l'ora di partenza
del volo: ci comunicano alle 9.00. Con la vettura messaci a disposizione
della Croce Rossa andiamo direttamente all'aeroporto che si trova
a circa 7 km dalla città. Quando arriviamo non c'è
ancora nessuno. Tra i pochi edifici fatiscenti si aggirano solo
alcuni militari di guardia ed alcuni venditori accovacciati all'ombra
dei muri sbriciolati. Appena ci vedono si affrettano ad esporre
la povera mercanzia in loro possesso: qualche pacchetto di caramelle,
alcuni pacchetti di sigarette e qualche confezione di biscotti piena
di polvere. L'aeroporto si anima con l'arrivo di un elicottero delle
nazioni unite che scarica dei materiali ed alcune persone che partono
velocemente con delle vetture che nel frattempo sono arrivate per
riceverle. Si passa poi al grottesco controllo dei bagagli, la conta
degli stessi, una tassa per il sovrappeso che regolarmente viene
intascata dagli addetti. Finalmente arriva il nostro aereo. Si scaricano
velocemente i bagagli a bordo mentre scendono le persone in arrivo
da Kabul. Finalmente si procede all'imbarco. I controlli sono molto
approssimativi. I nostri bagagli a mano non vengono minimamente
controllati. Un vecchio aereo russo è il nostro mezzo di
trasporto che in un'ora e venti minuti ci porterà fino a
Kabul.
All'arrivo troviamo la macchina prenotata da Fabrizio che ci porta
fino all'albergo. Qui prendiamo contatto con l'Ambasciata Italiana
e con l'ambasciatore che ci fissa un appuntamento per Mercoledì
8 alle ore 12.00.
• MARTEDI
07 SETTEMBRE 2004
Giornata di riposo aspettando che arrivi Fabrizio e per organizzare
per i prossimi giorni la nostra partenza per Bamian. Contatto Alberto
Cairo per fissare un incontro sapendo che domani parte per Faizabad.
Ci accordiamo per il giorno 12 Settembre al suo rientro. La giornata
passa sistemando le ultime cose ed oziando in albergo. E' il primo
giorno di riposo completo di tutto il viaggio.
• MERCOLEDI
08 SETTEMBRE 2004
Il viaggio oramai volge al termine. Abbiamo ancora alcuni giorni
a disposizione e decidiamo di dedicare un po’ di tempo per
un’ultima visita
della città di Kabul anche perché i prossimi giorni
abbiamo deciso di dedicarli ad una visita alla valle di Bamian.
In mattinata passiamo all’Ambasciata Italiana per un incontro
con L’Ambasciatore Giorgi il quale ha manifestato il desiderio
di incontrarci per avere un resoconto del nostro viaggio. Passiamo
buona parte della mattinata presso l’ambasciata ed in piacevole
conversazione coll’Ambasciatore che si dimostra molto interessato
al progetto promosso dall’Università di Venezia per
un interscambio culturale tra l’Italia e le Università
locali. Egli dimostra una grande conoscenza delle problematiche
locali ed un particolare interesse allo sviluppo di più costruttivi
rapporti tra l’Afganistan e l’Italia. Ci racconta delle
difficoltà incontrate nella riapertura della sede diplomatica
in quanto l’Italia è stato il primo paese ad aprire
l’Ambasciata dopo la sconfitta del regime dei Talebani. Ci
comunica inoltre che il suo mandato finirà a Dicembre e poi
rientrerà in Italia.
•
GIOVEDI 09 SETTEMBRE 2004
Oggi abbiamo deciso di partire per Bamian. In mattinata non abbiamo
ancora notizie precise sull’auto che dovrà
condurci in questo nuovo tragitto. La ore passano tra interminabili
trattative per trovare un mezzo. Le conferme seguono alle smentite.
Quando sembra che tutto sia pronto e che si possa partire arriva
la notizia che il mezzo non c’è oppure che non si trova
un autista disponibile. Finalmente alle 14,00 riusciamo a metterci
in moto. Il tragitto è lungo, chi parla di 6 e chi di 8 ore
di percorso. Non abbiamo trovato un fuori strada e siamo stati costretti
ad optare per una Toyota Corolla. L’autista sostiene di avere
già fatto il percorso e che non ci sono problemi anche se
non disponiamo di un fuori strada. Ci dirigiamo velocemente per
la strada asfaltata che , con direzione Nord va verso la valle del
Panschir. L’unico ostacolo al nostro cammino in questo percorso
sono i molti camion che rallentano la nostra marcia. Dopo circa
un’ora giriamo a sinistra per una strada che con direzione
ovest si inoltra per la valle che porta a Bamian. Qui finisce il
manto di asfalto e siamo costretti immediatamente a diminuire la
nostra velocità. L’auto inoltre incomincia subito a
dimostrare la sua inadeguatezza a percorre strade non asfaltate.
Strani rumori incominciano a farsi sentire. A ciò si aggiunga
la spericolatezza nella guida del nostro autista. Più volte
sono costretto a richiamarlo per moderare la velocità e anche
per tutelare della nostra incolumità. Ogni volta che viene
ripreso l’autista rallenta temporaneamente la sua corsa per
poi aumentarla gradualmente dopo pochi minuti. Questo
comportamento porta inevitabilmente al primo di una lunga serie
di incidenti e danni alla macchina. All’uscita di una curva,
a velocità come al solito sostenuta, non riusciamo ad evitare
una serie di sassi appuntiti che coprono la strada: foratura contemporanea
di due ruote !!!!!!!! Siamo a circa 40 km da Bamian e la sera incomincia
a calare sulla valle. Unica persona un motociclista che passa in
quel momento e ci dice che non esistono officine in zona. Il nostro
autista cambia la ruota di scorta e poi decide di continuare con
una ruota forata. Come si può immaginare la parte in gomma
sulla strada non asfaltata dura ben poco. Dopo alcuni minuti infatti
perdiamo il pneumatico ad incominciamo a viaggiare col cerchio metallico.
Il rumore all’interno dell’abitacolo è assordante
e non si riesce neppure a parlare. Unico aspetto positivo in questa
vicenda è che ora il nostro autista è costretto a
viaggiare a velocità moderata. Mente procediamo lentamente
, sempre nuovi rumori si aggiungono a quelli oramai famigliari dello
sferragliare delle ruote. Arriviamo alle 11.30 alle porte di Bamian.
Il paese a quell’ora è completamente deserto. Raggiungiamo
l’unico albergo del paese e prediamo possesso della nostra
unica camera mentre l’autista si incarica di cercare un’officina
per l’indomani mattina presto che possa effettuare una riparazione
veloce in quanto sarebbe nostra intenzione di andare domani ai laghi
di Band e Amir.
• VENERDI
10 SETTEMBRE 2004
Solo alle 10.00 del mattino il nostro autista rientra all’albergo
dopo aver riparato le gomme ed il cerchio danneggiato dal lungo
percorso compiuto la sera precedente con la gomma forata. Abbiamo
una piccola discussione in quanto non sembra intenzionato a partire
ed inventa strane motivazioni. Sostiene che la strada da percorrere
richiede 12.00 ore e che quindi è tardi per incamminarsi.
In realtà sappiamo che il percorso è ben più
corto 2/3 ore e perciò insistiamo per partire. Probabilmente
si è reso conto che la sua vettura non è adatta al
percorso da compiere. Malgrado
ciò noi non siamo disposti a rinunciare alla visita ai laghi
di Band e Amir. Finalmente riusciamo a convincerlo e si parte. Nel
primo tratto la strada corre lungo la valle del fiume che bagna
Bamian attraversando zone coltivate a frumento e paesi abitati da
popolazioni di etnia Azarà. Le colture si sviluppano ai lati
del fiume dove si adagiano i sonnolenti villaggi. I versanti delle
montagne sono brulli e solcati da profonde rugosità generate
dalle poche precipitazioni che caratterizzano il clima secco di
questa zona. Più procediamo più il paesaggio si fa
arido e deserto. La vegetazione scompare ed i villaggi si fanno
sempre meno frequenti. Sulle riarse montagne si scorgono solo solitari
pastori con i loro greggi alla ricerca della poca erba. Qua e là
lungo la strada si notano i resti delle recenti battaglie sostenute
dai Talebani durante la loro ritirata di fronte alle truppe Tagiche
ed Americane. Dai vecchi mezzi militari abbandonati gli abitanti
locali hanno asportato quanto era possibile. Le vecchie carcasse
arrugginite e ricoperte da erbacce ora servono da terreno di gioco
per i bimbi locali quasi a voler esorcizzare il ricordo del recente
e lungo conflitto. Il fondo stradale della pista non è certo
dei migliori e la solita guida sostenuta del nostro autista è
la causa dell’ennesima foratura. Inoltre non conoscendo bene
la zona ci conduce per una direzione sbagliata per circa un’ora.
Fortunatamente una vettura dell’AKDN che incrociamo lungo
il nostro cammino ci indica la direzione esatta. Ritorniamo sul
percorso fatto per ricercare la giusta via che conduce ai laghi
dove arriviamo dopo circa un’ora. La strada che porta alla
valle di Band e Amir discende ripida e accidentata fino all’imbocco
della gola da cui esce il fiume emissario dei laghi. Qui si apre
un paesaggio incantato. Ripidi contrafforti rocciosi ed ardite guglie
delimitano la valle. Il colore ocra dei versanti, generato dai contenuti
ferrosi della roccia, si fonde col verde fresco della vegetazione
che cresce attorno alle cristalline acque che pigramente escono
dai laghi turchesi. Uno dei posti più affascinanti dell’Afganistan.
Per una serie di fortunate coincidenze geologiche il paesaggio si
è modellato con forme e colori che incantano il visitatore.
Il posto è frequentato dai pochi locali che possono permettersi
una gita durante la giornata di festa del Venerdì. Alcune
piccole barche in plastica
vengono noleggiate per il divertimento dei pochi turisti che si
spostano remando sulle acque dei limpidi laghetti. Partiamo prima
che i sole tramonti dietro alle montagne anche perché non
è prudente viaggiare durante la notte. All’imbrunire
arriviamo a Bamian.
•
SABATO 11 SETTEMBRE 2004 - Bamian -
Quando
le prime luci incominciano a lambire le rosse pareti della falesia
di Bamian siamo già sotto ai ripidi dirupi per osservare
i giochi di ombre che i raggi del sole compongono tra le grotte.
Questo luogo
fu in un lontano passato sede di una fiorente comunità. Le
grotte erano abitate da centinaia di monaci che per secoli professarono
in questi luoghi la loro fede e resero famoso e potente il regno
Buddista di Bamian. Il tempo e le intemperie hanno cancellato molto
di questa fiorente civiltà. Le guerre ed i conquistatori
( Gengis Khan) che hanno attraversato queste zone hanno ulteriormente
cancellato le tracce di questa prospera civiltà.
Quel poco che
era rimasto è stato ulteriormente distrutto dalla furia iconoclasta
dei Talebani durante il loro breve governo. Ora le nicchie dei Bhudda
, vuote dopo la distruzione delle statue, lasciano un senso di sgomento
e di desolazione. Sui cumuli di detriti accatastati ai piedi della
falesia lavorano alcuni membri di una missione archeologica francese
per recuperare quanto possibile dalle macerie. Ben
poco rimane dell’antico splendore di questo luogo.
In tempi più
recenti qui risiedevano parecchie famiglie di Azara che furono cacciate
dai Talebani che minarono questi luoghi. Qualcuno sta cercando di
ritornare, una famiglia ha occupato alcune delle grotte e vi ha
ristabilito la sua dimora. Le poche celle che ancora conservano
delle tracce di affreschi sono protette da porte in legno sbarrate
per difenderle dai furti e dalle distruzioni. Tra i sentieri che
collegano le varie grotte ci si deve muovere con attenzione poiché
in alcune zone la bonifica dalle mine non è ancora stata
completata. Verso mezzogiorno riprendiamo la via per Kabul.
Riprendiamo
la lunga e disagevole pista che abbiamo percorso all’andata.
Impieghiamo circa 7.00 ore a compiere l’intero percorso. Ancora
per due volte foriamo le gomme dell’auto. Quando a sera arriviamo
alla periferia di Kabul oramai è già buio.
Stiamo entrando
in città e veniamo fermati ad un posto di blocco dove riusciamo
a passare facilmente quando veniamo identificati per occidentali.
Le altre macchine sono sottoposte a severi controlli. Alla periferia
di Kabul l’autista mi fa capire che siamo completamente senza
freni e l’unico modo per fermare la vettura è quello
di ricorrere al freno a mano.
Verso le 20.00
arriviamo al nostro hotel....
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