La
prima parte del racconto
•
LUNEDI 09 AGOSTO 2004
Oggi giornata di riposo dopo i trasferimenti dei giorni scorsi.
In mattinata prendiamo accordi con i portatori per i cavalli per
i prossimi giorni. Provvede a tutto il boss locale Taschi Bay il
quale contatta le persone che dovranno seguirci per tutto l'itinerario
nel Piccolo Pamir. lo vedo discutere animatamente con i locali che
sono pervenuti. Alla fine una stretta di mano sembra chiudere l'accordo
definitivo. La trattativa si svolge con un rituale curioso fatto
di gesti, di sguardi, di ammiccamenti e poi le mani si riunisco
in un'unica stretta a suggellare il contratto. Un po' come i nostri
mediatori di un tempo. Il capo della polizia che avevamo incontrato
ieri è partito stamani molto presto con tutto il suo seguito.
Con molta probabilità compirà il nostro stesso cammino.
La persona che Taschi Bay ci ha assegnato come responsabile dei
portatori mi invita nella sua casa che si trova vicina al nostro
alloggio. Eseguo circa mezz'ora di filmato e scatto parecchie fotografie
all'interno. Si tratta di una famiglia molto numerosa. Non
riesco a capire le connessioni di parentela tra i vari individui.
Ci sono molte donne di età diverse e tantissimi bambini.
L'atmosfera è della massima cordialità e simpatia.
Le donne sono diverse da quelle incontrate nei giorni precedenti.
Sono a viso scoperto e non dimostrano la minima timidezza nei confronti
degli stranieri ne della macchina fotografica. Mi permettono di
visitare tutta la casa. La cucina, nera di fumo, è la stanza
dove si svolge la maggior parte della vita domestica. Al centro
del soffitto un largo foro lascia filtrare l'unica luce che illumina
il locale e funge anche da camino. Su un lato della stanza un soppalco
in legno serve da letto. Nel mezzo uno scavo circolare funge da
cucina e stufa per riscaldare. Altre stanze della casa servono da
ripostiglio e da ricovero per gli animali. Sul tetto piano vengono
disposte ad essiccare delle ciambelle fatte con sterco di animale.
Serviranno il prossimo inverno come combustibile per il riscaldamento
. Mi offrono quel poco che hanno in segno di ospitalità:
pane, the, yogurt. Sono davanti alla casa dove alloggiamo e sto
scrivendo. Provo un grande senso di pace e tranquillità anche
se un po' di nostalgia mi fa sentire la mancanza delle abitudini
domestiche. La valle si perde alla mia destra. Le donne sono chine
sui campi a raccogliere il grano maturo. E' con le ore
del tramonto che il paesaggio assume i suoi colori più intensi.
Le montagne si infiammano. E' l'ora più propizia per la fotografia.
Giro per il villaggio e raccolgo parecchie immagini. La gente è
sempre molto disponibile. E' forse la prima volta che non sono costretto
a scattare di nascosto per non essere soggetto a continue richieste
di danaro. Qui succede il contrario. E' necessario scattare le fotografie
di nascosto affinché il soggetto non si metta in posa. In
questa zona il turismo è inesistente.
•
MARTEDI 10 AGOSTO 2004
Oggi
si inizia a camminare presto. Alle 7.00 i cavalli e gli asini sono
pronti per essere caricati. Contrariamente a quanto concordato ci
danno più asini e meno cavalli. I soliti problemi di questi
paesi : si pattuisce una cosa e poi viene cambiata dopo pochi minuti.
Alla fine partiamo. Gli asini sono molto carichi. Abbiamo tre cavalli
a disposizione per noi. Preferisco camminare per buona parte del
percorso per accelerare il normale fenomeno dell'aclimatamento alla
quota. Il sentiero si inerpica per pendii scoscesi in un continuo
sali scendi per attraversare le vallate che tagliano il nostro percorso.
Molto più in basso alla nostra destra scorre il fiume Wakan.
Valichiamo anche un passo di 4300 mt, il punto più alto del
cammino odierno. Alle 17.00 arriviamo in una piana dove piantiamo
le nostre tende. I portatori ci comunicano che sarà l'unica
volta che utilizzeremo le tende poiché i prossimi giorni
saremo ospitati nelle case dei pastori. Cuciniamo in fretta qualcosa
ma essendo a 3.300 mt. L'esperimento con la pasta risulta infruttuoso
.
Dopo la cottura si presenta come una massa bianca e collosa. Decidiamo
di sbucciare tutte le mele che abbiamo comperato al mercato e le
cuciniamo in una pentola. Abbiamo scoperto che stavano marcendo.
Finiamo la cena al buio più completo e non appena possibile
mi corico nella mia nuova tenda. Oggi per l'intera giornata ho tenuto
il telefono spento. Ora devo fare i conti con la ricarica delle
batterie. A sera, prima di coricarmi, lo accendo per verificare
se c'è qualche messaggio. Ne trovo uno di Gigi che mi augura
buon viaggio. In cielo le stelle sono moltissime e di una luminosità
straordinaria che solo a queste altitudini si può osservare.
E' il 10 agosto, la notte di San Lorenzo. Ho visto un paio di stelle
cadenti come pure le sere precedenti. Il panorama anche qui è
incantevole: gli spazi, i silenzi, i colori, la sensazione di libertà
che solo in mezzo a tanta natura riesco a provare.
• MERCOLEDI
11 AGOSTO 2004
Stamattina partiamo alle 7.00 ed arriviamo alle 16.00 nel posto
fissato per il pernottamento ( 4180 mt). Siamo arrivati tardi perché
i portatori oggi hanno effettuato due soste un po' troppo lunghe.
Abbiamo lasciato
la vallata principale del Wakan ed abbiamo iniziato a salire verso
i pascoli alti dei Waki. Il sentiero segue gli affluenti del Wakan
tagliando trasversalmente i ripidi costoni delle montagne. In fondo
alla vallata il fiume scorre sinuoso e rigonfio di acqua. Siamo
costretti ad attraversarlo su di un precario ponte di legno che
collega le due opposte sponde che cadono a precipizio sul fiume.
Più in alto, in prossimità della nostra meta, la vallata
si allarga. Sopra di noi crinali sui 5000 mt. ci accompagnano nel
cammino con le creste ancora innevate e contornate da cornici di
neve residui delle abbondanti nevicate invernali. Piazziamo
le nostre tende vicino alle dimore dei pastori. Sono veramente gentili
ed ospitali. Ci offrono del pane e nulla vogliono in cambio. Per
i prati pascolano liberi yak, mucche e pecore. Alla sera gli animali
vengono raccolti vicino ai ricoveri dei pastori. Anche qui i cani
eseguono diligentemente il loro lavoro di raduno delle mandrie.
Una brezza leggera si alza al tramonto. Siamo ad oltre 4000 mt di
quota e l'aria si fa pungente al calare del sole; le cime innevate
sul confine Pakistano sono le ultime ad essere abbandonate dai suoi
raggi. Qui nella valle l'ombra arriva molto prima. E' bello osservare
le cime che brillano all'ultimo sole. Col tramonto le attività
dei pastori volgono al termine, tutti ritornano alle loro case.
Per domani mattina abbiamo l'autorizzazione per fare alcune fotografie
all'interno delle abitazioni ed alle donne che qui vivono. E' delle
donne, nella comunità Waki, il compito di accudire il bestiame
nei pascoli estivi. Qui oramai è il tramonto. Oggi salendo,
quando lo sguardo si perdeva lontano nella valle e la vista si attardava
sulle cime coperte di neve, mentre osservavo lo scorrere lento del
fiume laggiù nella valle, ho sentito un nodo stringermi la
gola. Lontano dalle frenesie del nostro mondo, dalla esasperata
competitività dalla mancanza di sincerità mi sono
sentito completamente libero. Solo questi luoghi riescono a trasmetterti
simili intense sensazioni. Sono sudicio, si mangia male, molto spesso
stanco per le fatiche della giornata ,ma mi sento libero.
• GIOVEDI
12 AGOSTO 2004
Questa
notte nelle tende si è fatta sentire la rigida temperatura
esterna. A mezzanotte ho avuto anche dei sintomi di disturbi intestinali.
Avevo preso freddo prima di coricarmi. Per precauzione avevo prelevato
dal sacco dei medicinali un disinfettante intestinale. Al mattino
tutto è risolto. Come di consueto, sia la gente del villaggio
che i nostri portatori, iniziano a sistemare le loro cose alle prime
luci dell'alba. Qui incomincia ad albeggiare verso le 4.00. Quando
li sento muoversi fuori dalla tenda decido di restare ancora per
un po' nel mio sacco a pelo. La tappa di oggi non è molto
impegnativa e lunga. Si parte alle 8.00 e si cammina con tutta tranquillità.
Oggi voglio anch'io riposarmi ed effettuo tutto il percorso a cavallo.
Ne abbiamo a disposizione uno a testa ma i giorni precedenti avevo
preferito camminare. Verso la metà del percorso ci fermiamo
per un paio di ore in un ricovero per pastori. Ci sono alcune famiglie
riunite con uomini, donne e bambini. Si dimostrano cordiali ed ospitalissimi.
Ci offrono pane e the non chiedendo denaro in cambio. Anche
qui sono molto richieste le fotografie senza chiedere soldi. Alle
15.00 arriviamo alla nostra meta. Un villaggio di pastori a 4385
mt di quota. Sopra di noi svettano le cime innevate che fanno da
corona alla valle che abbiamo risalito. Siamo venuti da sud in direzione
nord. Di fronte a noi abbiamo una barriera di montagne che domani
supereremo. Si intravedono già le morene dei ghiacciai. La
valle è molto bella ed ampia. Siamo accampati sulla destra
orografica leggermente più alti del fondovalle. Laggiù
scorre lento il fiume. Accanto a noi un affluente porta le sue acque
al corso principale. Scende dalle montagne alle nostre spalle, verso
ovest dove alle 17.00 tramonta il sole. I versanti di fronte sono
ancora illuminati. Lontanissima, sul greto del fiume, passa una
carovana di animali. Va nella direzione da cui noi proveniamo. Col
sole che tramonta si alza una leggera brezza. La temperatura scende
rapidamente. Mentre sto scrivendo ho accanto a me 4 portatori che
incuriositi osservano cosa sto facendo e commentano nella loro lingua.
I nostri animali girano liberi attorno al campo bevendo nelle pozze
di acqua e nutrendosi con la fresca erba che qui cresce in abbondanza.
Domani mi hanno detto che ci aspettano 5.00 ore di marcia. Si dovrebbe
trovare ancora un insediamento Waki dove passare la notte.
• VENERDI
13 AGOSTO 2004
Partiamo
alle 7.00. Il percorso di oggi ci porta ancora a transitare per
i tipici paesaggi del Pamir. Ampie vallate glaciali con fiumi impetuosi
nel fondovalle dove pascolano le mandrie degli animali. I fianchi
laterali assumono talvolta l'aspetto dolomitico con colori chiari
e rossastri che si infiammano maggiormente nelle ore del tramonto.
Altre volte scendono invece con ghiaioni scuri col tipico colore
della roccia vulcanica. Ci alziamo di quota. Valichiamo un passo
di 4800 mt. Non sono ancora completamente acclimatato ed il camminare
mi provoca un forte affanno nella respirazione. Decido di usare
il cavallo che ho a disposizione. Le cime che incombono su di noi
( 6000/7000 mt) ora incominciano ad essere incappucciate di neve
e dai pendii scendono abbondanti colate di ghiaccio. E' verso le
16.00 che arriviamo in vista della nostra meta giornaliera. E’
un gruppo di ricoveri per pastori. Come al solito sono molto gentili
e ci mettono a disposizione una tenda dove passeremo i prossimi
due giorni. Decidiamo di fermarci qui un paio di giorni sia per
raccogliere del materiale sugli usi e costumi essendo questo uno
dei più grossi insediamenti dei Waki in montagna, sia anche
per recuperare un po' di forze. Appena arrivati ci mettono a disposizione
la tenda per gli ospiti e ci offrono subito del the con pane. Stasera
saremo ospiti anche a cena.
• SABATO
14 AGOSTO 2004
Ho dormito bene all'interno della yurta. E' una struttura povera
ma confortevole. Si dorme per terra sui tappeti. Non si sente il
vento che soffia all'esterno al riparo delle spesse pareti di feltro
che avvolgono la struttura portante di legno e che servono sia come
isolante termico che acustico. Passiamo tutta la giornata a fare
riprese e a scattare fotografie dell'insediamento. Mi soffermo a
lungo all'interno delle abitazioni. Il fumo è densissimo
e la visibilità scarsa. Mi piace osservare questa gente mentre
assolve le pratiche quotidiane. La cura degli animali occupa buona
parte della giornata. I greggi escono al mattino presto e rientrano
alla sera. E' a quest'ora che viene effettuata la mungitura. Determinanti
in questa operazione sono le donne. Sembra che anche qui, come in
tante altre comunità' debbano sostenere gli oneri maggiori
nella cura della famiglia e nel governare gli animali. Durante la
giornata lavorano il latte munto il giorno precedente. Preparano
il formaggio che viene messo ad asciugare sui tetti delle case.
Altro compito delle donne è di accudire i bambini che si
portano sempre appresso. All'interno delle scure e fumose dimore
si svolge buona parte del lavoro domestico: la preparazione del
formaggio, la bollitura del latte. I bimbi passano con le madri
buona parte del tempo all'interno di questi locali. Mentre eseguivo
delle riprese nella semioscurità
ho sentito un gemito provenire da un cumulo di stracci. Sotto c'era
un neonato. Certamente si portano appresso fin da piccoli dei grossi
problemi respiratori vivendo in questi ambienti fumosi. Inoltre
la loro alimentazione e povera e molto spesso accusano grosse carenze
vitaminiche. Non si nutrono mai di frutta e verdura non essendo
disponibile a queste quote. La carne stessa viene utilizzata pochissimo
nei loro pasti. Gli animali sono utilizzati prevalentemente come
merce di scambio. Riprendo quanto mi è possibile anche in
condizioni precarie di luce. Loro, sia le donne che gli uomini,
sono sempre molto disponibili e cordiali. Nel tardo pomeriggio,
quando rientrano le mandrie dal pascolo, assisto alla mungitura
prima delle pecore e capre e poi degli yak. Alla sera ceniamo a
base di carne. Abbiamo acquistato per 2000 Afgani una capra che
ci è stata cucinata per la cena.
•
DOMENICA 15 AGOSTO 2004
Avevamo
previsto di passare anche questa giornata presso questo insediamento
e di partire domani mattina. Su consiglio della nostra guida decidiamo
di partire oggi e di percorre circa due ore di strada portandoci
così più avanti sulla tappa di domani che dovrebbe
farci arrivare nella zona degli insediamenti Kirghisi. Siamo a 4480
mt. di altezza e la quota si fa ancora sentire. I movimenti sono
lenti ed ogni lavoro costa fatica. Va' comunque meglio dei giorni
precedenti. E' piacevole oziare fuori della nostra yurta. Osservare
la valle laggiù che si distende in lontananza. Sopra alla
mia testa incombe un meraviglioso ghiacciaio dal quale esce un flusso
continuo di acque che alimenta il torrente che scorre vicino al
villaggio. I resti di antiche morene indicano quanto più
estesa fosse un tempo la colata glaciale. Le stesse ampie vallate
che abbiamo percorso sono ciò che rimane degli immensi bacini
glaciali che qui esistevano migliaia di anni fa. Oggi è ferragosto
in Italia. Qui è un giorno come gli altri. Ho perso la cognizione
del tempo. Unica scadenza il 1° settembre un appuntamento con
l'autista che in tre giorni di viaggio dovrà riportarci a
Faizabad per riprendere l'aereo per Kabul. Qui il tempo scorre lento
regolato più dalla natura che dall'orologio. Sono i ritmi
ciclici del giorno, della notte e delle stagioni che regolano la
vita di questa gente. Tra circa 40/50 giorni le giornate
si accorceranno, la temperatura diventerà molto rigida. E'
l'ora di scendere a valle. Quassù la vita diventa impossibile.
Le temperature scendono di parecchio sotto lo zero rimanendovi per
alcuni mesi. Per gli animali diventa impossibile il pascolo. Ci
spostiamo verso un altro insediamento per spezzare la tappa di domani
che risulterebbe eccessivamente lunga. Camminiamo per circa due
ore. Anche qui ci accolgono con la consueta ospitalità. Dormiamo
in una yurta allestita per gli ospiti. All'orizzonte si vedono delle
maestose cime innevate. Sono nella direzione del Pakistan. Enormi
ghiacciai scendono dalle vette. La guida mi informa che passeremo
in quella direzione tra tre giorni, sulla via del ritorno. La dimora
dove passiamo la notte è più confortevole della precedente.
Al centro fa bella mostra una stufa a legna con un tubo che esce
dalla sommità della yurta. I nostri ospiti si offrono di
accendere il fuoco per la notte. Preferiamo rimanere senza il tepore
della stufa. I nostri sacchi a pelo ci offrono già il calore
necessario per la notte. Vogliamo evitare la possibilità
di passare una notte immersi nel fumo come succede nelle abitazioni
dei pastori. Entrando in quelle stanze scure per fare delle fotografie
ho già sperimentato il fumo che ti assale la gola e ti brucia
gli occhi.
•
LUNEDI 16 AGOSTO 2004
Partiamo verso le 7.30 del mattino. Saliamo per un breve tratto
che ci porta a 5.000 mt di quota. Ancora ghiacciai e cime innevate
ci accompagnano nel percorso. Per la prima volta sulla sommità
del passo transitiamo in prossimità di un laghetto verde
smeraldo alimentato dalle nevi delle vette circostanti. Da qui si
incomincia a scendere. Siamo sullo spartiacque. Da questo punto
le acque vengono convogliate verso la vallata del Wakan ed il suo
fiume omonimo. Non appena si inizia a scendere nel nuovo versante
la valle incomincia ad aprirsi. Preludio agli immensi spazi di cui
l'occhio potrà godere non appena la vallata si aprirà
maggiormente. Ecco di fronte a noi l'immenso paesaggio alla confluenza
delle valli che scendono dalla Cina e dai laghi di Chaqmaqtin. Assieme
si uniscono a formare il comune percorso del fiume Wakan che seguiremo
i prossimi giorni sulla via del ritorno. Piantiamo la tenda presso
le postazioni oramai in disuso di una vecchia base militare Russa
qui insediata ancora ai tempi del governo di Najibullah in località
Buzi Gunbad. Veniva rifornita attraverso i valichi del vicino Tagikistan.
Ora tutto si trova nel più completo stato di abbandono. Oltre
a questo insediamento deserto non c'è traccia di altri esseri
umani. Oggi per la prima volta abbiamo incrociato un ragazzo kirghiso
che col suo yak era alla ricerca di sterco animale da utilizzare
come combustibile. E' in queste zone che dovremo incontrare i pastori
Kirghisi, già forse domani dirigendoci verso i laghi di Chaqmaqtin.
• MARTEDI
17 AGOSTO 2004
Partiamo
di prima mattina. Prima di prendere la direzione della nostra meta,
una deviazione di pochi minuti nelle vicinanze della base militare,
ci porta a visitare quello che rimane di un vecchio cimitero. Le
tombe sono state tutte devastate, con molta probabilità ancora
dai militari che stavano nella base. Il luogo è molto suggestivo,
sia per la posizione in cui si trova che per il fascino che emanano
questi ruderi. Doveva un tempo essere un luogo molto sacro. I resti
di alcune tombe evidenziano una particolare cura nella costruzione,
segno evidente che dovevano essere sepolti dei personaggi illustri.
In circa 6 ore di cammino arriviamo alla nostra meta: il primo insediamento
kirghiso. Durante il percorso facciamo la solita sosta per il pranzo
e per far riposare gli animali. Solamente alla partenza mi accorgo
casualmente che ad una trentina di metri da noi c'è una bellissima
sorgente termale di acqua calda nella quale i nostri portatori avevano
a turno fatto il bagno senza avvisarci di tale possibilità.
Mi dispiace di aver perso tale occasione. Mi sento sufficientemente
sporco e quindi disponibile per un bel bagno. Arriviamo all'accampamento
kirghiso dove ci accolgono con la solita ospitalità.
I pastori abitano in yurte mentre noi siamo ospitati in una costruzione
in muratura. Ci vivono circa 50 persone. Anche qui si ha la chiara
sensazione che siano le donne a svolgere la maggior parte dei lavori
mentre gli uomini si perdono in interminabili discussioni ed inutili
ozi. Siamo ricevuti nella tenda del capo. Mentre lui e gli altri
uomini della famiglia si intrattengono con noi a conversare, una
donna sfaccenda all'interno della tenda senza mai alzare gli occhi
dal suo lavoro. Alla sera ci viene offerta una cena a base di carne
di yak. Poi stanchi, nella stessa stanza, stendiamo i tappeti sui
quali passeremo la notte. Pur essendoci alzati di quota non fa freddo
ed il ricovero è ben riparato.
•
MERCOLEDI 18 AGOSTO 2004
Si
passa il tempo oziando tra le yurte. E' una giornata di riposo che
si trascorre scattando foto e facendo interviste ai locali. Il cielo
rimane coperto per tutta la giornata e soffia un vento piuttosto
freddo. Si è diffusa la voce che ho dei medicinali e tutti
vengo per farsi medicare e curare. Mi sento un medico. Eseguo terapie
solamente nei casi in cui non ho il minimo dubbio oppure applico
medicazioni esterne. Non somministro nessun tipo di antibiotico.
Passiamo lunghe ore in conversazione col capo e mentre gli uomini
si dedicano a tale attività con noi le donne procedono nelle
loro molteplici incombenze: dalla lavorazione del latte, alle cure
dei bambini, alla preparazione dei pasti, al confezionamento dei
vestiti. La tenda del capo è la più grande e la più
ricca di suppellettili all'interno. Un focolare centrale provvede
a mitigare la temperatura del locale. Sulle pareti fanno bella mostra
molti rotoli di tappeti che appoggiano su tutta una serie di valigie
metalliche. Un orologio in plastica scandisce le ore ed ogni volta
tutti i presenti controllano con quello al polso. Da una piccola
culla ricoperta di una spesso telo colorato esce il gemito di un
piccolo nato da pochi mesi. E' già stato sottoposto alle
mie cure ieri per una piccola ferita al glutei. E' un via vai di
persone, prevalentemente uomini, che incuriositi vengono a vedere
gli stranieri. Siamo la novità del momento. In questo ultimo
anno non è passato nessun forestiero. Alla sera ci richiudiamo
abbastanza presto nel nostro ricovero poiché la temperatura
cala rapidamente. Ci accendono anche una rudimentale stufa in ghisa
per riscaldare un po' l'ambiente. Si cena come al solito a base
di riso.
•
GIOVEDI' 19 AGOSTO 2004
Oggi sostiamo al villaggio kirghiso e spendiamo la giornata per
visitare i vicini campi dove ci sono altri gruppi. Partiamo di prima
mattina. Subito fuori dal villaggio, nell'attraversamento di un
guado, vengo letteralmente disarcionato dal mio cavallo. La mia
prima preoccupazione è stata di sfilare i piedi dalle staffe.
Cadendo picchio con la schiena su di un sasso. Mi alzo dolorante
e per un po' preferisco non cavalcare. Procedo a piedi. Dedichiamo
la giornata alla visita dell'insediamento e poi rientriamo costeggiando
il lago di Chaqmaqtin. Alla sera il solito menu a base di riso.
Abbiamo anche due ospiti afgani che sono saliti in queste zone per
promuovere la prossima campagna elettorale a favore del candidato
Karzai. Come al solito si cena alle 20.00. Una grande tovaglia sudicia
serve per posare i viveri. Unica variante per noi occidentali alcuni
cucchiai che servono per attingere il riso dall'unico piatto. Per
tutti gli altri niente posate ed il cibo viene portato alla bocca
con le mani. Alle 22.00 si spegne la lanterna e buona notte.
La
prima parte del racconto
La
terza Parte del racconto |