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La prima parte del racconto
15 Gennaio 2002 - Cajo Sombrero.
Ci alziamo presto e andiamo al molo con l'intenzione di farci portare
a Cajo Sombrero, ma certamente non a 35.000 bolivares; la nostra
speranza é di trovare qualche altra persona che abbia lo
stesso nostro programma, per poter dividere con loro il costo della
lancia.
Purtroppo i soli turisti in giro siamo noi, quindi quando veniamo
avvicinati da un pescatore che ci offre un passaggio, cominciamo
a trattare; ci accordiamo così per 23.000 bolivares.
Seguiamo il nostro uomo all'ormeggio del barchito. Ci porta dalla
parte sinistra del molo e ci chiede di aspettare davanti a casa
sua.
Il motivo al momento non riesco a comprenderlo, ma quando, dopo
una decina di minuti, ritorna portando un motore off-shore Yamaca
40 cavalli e una tanica di gasolio, tutto diventa chiaro.
Dopo averlo montato, ci invita a salire sul barchito, che non é
poi così nuovo come ci aveva detto e neanche molto grande
(8 metri); tuttavia non ne vedo di migliori, ne di più grandi.
Il cielo é coperto e nella direzione di Cajo Sombrero sembra
sia prossima la pioggia; il mare é leggermente mosso e c'é
una forte brezza, che mi solca il viso.
Chiediamo se ci sia rischio di pioggia; veniamo rassicurati sul
contrario : speriamo bene !
Partiamo solcando onde robuste, che spezzate dalla bassa chiglia
del barchito generano ingenti spruzzi; abbiamo il vento contro e
in pochi minuti, mi ritrovo completamente bagnato.
Costeggiamo Cajo Muerto e il piccolo Cajo Pelon, che praticamente
é un isolotto di sola sabbia, quindi prendiamo verso il mare
aperto.
Le
onde diventano ancora più alte e la lancia, spinta dal piccolo
motore, fatica a solcarle e si dondola parecchio.
La costa é sempre alla nostra destra, non troppo lontana,
Cajo Sombrero di fronte a noi, ma ancora non visibile.
All'improvviso, il motore cala di giri poiché il gasolio
della tanica che si trovava a bordo evidentemente é finito;
il pescatore sposta velocemente il sondino di gomma che pesca il
combustibile nell'altra tanica, che ha imbarcato al momento della
partenza e agisce sulla pompa, ma l'operazione difetta di velocità
e il motore, inevitabilmente, si ferma.
I primi tentativi di riavviarlo falliscono miseramente.
Il pescatore si agita e impreca osservando freneticamente la costa
e il mare aperto, quasi cercasse a vista qualcuno a cui chiedere
aiuto, mentre la lancia, posizionatasi di fianco, subisce completamente
l'ardore delle onde, dondolando paurosamente; l'adrenalina inizia
a salire.
La preoccupazione viene smorzata dal rumore del motore che riparte,
mi distendo per un attimo, ma solo un attimo, visto che al momento
di dare gas, il motore nuovamente si spegne.
Questa scena si ripete per tre volte e per tre volte la speranza
viene resa vana dal rantolo sordo del carburatore, che non riesce
a tenere il minimo.
Anche il pescatore mi appare preoccupato o, per lo meno abbastanza
arrabbiato, e nel suo incomprensibile farfugliare carpiamo le parole
"...non abbiamo neanche i remi...".
E' il panico ! Do uno sguardo alla costa sulla mia destra e mi ricordo
perfettamente di aver pensato : "ce la farò a nuotare
sino là ?".
Tuttavia questo pensiero é durato solo una frazione di secondo,
neanche il tempo di averlo concepito, dato che il rumore del motore
che ripartiva, l'ha cancellato con un veloce colpo di spugna.
In pochi secondi la lancia acquisisce la posizione migliore per
solcare le onde e superato quel tratto di mare, in cui le correnti
probabilmente sono più sostenute, in pochi minuti giungiamo
in vista di Cajo Sombrero.
E' difficile spiegare la sensazione che ho nel vedere questa piccola
isoletta; é come vedere realizzato di fronte a me, il sogno
del luogo, che nella mia mente mi sono costruito, tutte le volte
che ho pensato : "...mi piacerebbe mollare tutto e andare su
un'isola deserta...".
La lancia ci lascia sul piccolo molo di legno, dove un pellicano
se ne sta appollaiato; ci accordiamo per farci venire a prendere
alle 16.30.
La spiaggia é vuota; ci siamo solo noi, anche se si intravedono
tra le piccole palme basse alcune tende di campeggiatori.
Per poter accamparsi qui é necessario chiedere un permesso
alle autorità del Parco Nazionale di Morrocoy, che richiede
alcuni giorni per essere rilasciato.
Camminiamo lungo la baia dirigendoci verso sinistra e superato un
piccolo promontorio, troviamo un'altra deliziosa baia a metà
della quale stendiamo i nostri teli.
Ecco la fortuna di Chichiriviche, paese mediocre, che ha a pochi
minuti di lancia il sogno caraibico più comune.
L'interno dell'isola é verde e ricco di vegetazione; questa
sfuma e si attenua nel bianco della spiaggia, formata da sabbia
fine e costellata di piccole palme basse, che giungono quasi sino
a riva; il mare é di un azzurro tenue, che in pochi metri
diventa di un blu profondo.
Di fronte, la vicina costa, ricca di vegetazione e priva di costruzioni,
rende l'impatto visivo ancora più forte.
L'acqua ha una temperatura piacevole e già vicino a riva
é possibile vedere molti pesci colorati
Il sole rende ancora più vivaci tutti questi colori e il
dolce cullare delle onde rende formidabile ogni minuto trascorso
qui.
Il tempo scorre lentamente, ma inesorabe giunge l'ora del ritorno;
alle 16.30, puntuale, arriva la nostra lancia, che "crudelmente"
ci riporta verso Chichiriviche.
Spinti dalle onde in poco più di 20 minuti siamo al molo;
paghiamo quanto pattuito e ci accordiamo per il giorno successivo
: 6.000 bolivares per andare a Cajo Muerto.
Verso le 18.00 usciamo e facciamo un bel giro perlustrativo di Chichiriviche;
noto che c'é tutto e scopro che i negozi e gli hotel sono
per la stragrande maggioranza gestiti da italiani.
In uno di questi, che vende souvenir di artigianato locale, troviamo
anche le cartoline, le prime che vedo in Venezuela; chiaramente
le compro (350 bolivares l'una) e scopro il motivo della loro rarità
: vanno pagate anticipatamente !
E' tutto il giorno che siamo digiuno, quindi per smorzare la fame
ci prendiamo un'arepa col cazon; troviamo anche la Polar tercio,
quella da 0,33 c.c., che beviamo con grande soddisfazione.
Messo qualcosina nello stomaco continuiamo il nostro giro e percorriamo
il lungo mare verso destra; superiamo i due ristoranti che subito
si incontrano, dove chiaramente ci invitano a sederci, oltrepassiamo
il molo e la capitaneria di porto, giungendo sino al "Ristorante
La Marina", dove entriamo spinti dalla curiosità della
presenza del forno a legna.
Una volta seduti, costatato che il forno c'é davvero, ordiniamo
una pizza, che risulterà buona, grande, ma un pò troppo
carica di mozzarella ! Unico neo del locale : ci portano la Polarcita
!
Paghiamo il nostro conto, comprensivo del 10% per il servizio, consuetudine
di tutti i ristoranti, che vi evita, o vi obbliga, a seconda del
vostro punto di fista, di lasciare la mancia e torniamo in hotel.
16 Gennaio 2002 - Cajo Sal.
Ci alziamo verso le otto e ci avviamo verso il molo; veniamo fermati
da un pescatore che ci offre un passaggio per Cajo Sombrero, dicendoci
che ha già due persone..., peccato, se solo ci fosse capitato
ieri, avremmo risparmiato !
Giunti al molo troviamo il "nostro" pescatore, con cui
avevamo il puntello; ci dice di aspettarlo nello stesso posto del
giorno prima e dopo 15 minuti ci viene a prendere con una lancia
più piccola.
Nel frattempo abbiamo cambiato idea; invece che a Cajo Muerto, che
si trova di fronte a noi, gli chiediamo di portarci a Cajo Sal,
posto alla nostra sinistra.
Il viaggio dura meno di 5 minuti; ci accordiamo per il ritorno alle
17.30.
Anche Cajo Sal é molto carino, ma avere di fronte la costa
con le case a vista, altera l'atmosfera caribana del luogo, ma quando
ci si sdraia e si guarda verso l'alto il cielo azzurro tra le palme,
tutto riacquista il suo fascino naturale.
La sabbia é molto chiara, le palme alte, l'acqua di un colore
verde intenso; se ci si immerge, si va leggermente al largo e ci
si girà a guardare l'isola, il quadro che si vede é
veramente eccezionale.
Il sole picchia forte e già verso mezzogiorno, mi ritiro
all'ombra delle palme, che in seguito lascerò soltanto per
fare il bagno.
Verso le 14.00, attanagliati da un languore, trattiamo per un filetto
di pesce, che portiamo via a 4.000 bolivares a testa.
Ci viene portato in un bel piatto, con patacones e riso e mangiarlo
di fronte al mare, a pochi metri dall'acqua, sotto l'ombra di una
palma, mi da una sensazione incredibile, anche perché é
il 16 Gennaio !
Alle 17.30 riprendiamo la lancia e rientriamo; anche oggi é
stata una giornata niente male.
Prima di andare a cena, ci rechiamo al punto internet di Chichiriviche,
che si trova proprio di fronte all'Hotel Caribana; anche questo
é gestito da un italiano, tanto per cambiare, e per 1.000
bolivares ci connettiamo per circa un'ora.
Consultiamo il sito della "Gazzetta", diramiamo la formazione
per il fantacalcio, guardiamo la nostra posta elettronica e inviamo
qualche e-mail.
Sbrigate le nostre attività telematiche, andiamo a cenera
al ristorante "El Caney del Mar", dove ci facciamo fare
un pescado alla griglia, per l'esattezza un pargo da 1/2 kg. a testa.
Purtroppo non rimaniamo troppo soddisfatti di quanto mangiamo, ma
forse siamo un pò troppo severi; comunque non avanza niente
!
Ci intratteniamo a parlare con Enrique e Weinar per circa un'ora,
quindi andiamo a dormire, visto che domani ci sposteremo e sarà
sicuramente dura.
17 Gennaio 2002 - Chichiriviche, Valencia, Maracay, P.to Colombia.
La
mattina ci alziamo con calma e prima di lasciare la camera, andiamo
in banca per prelevare.
Il "Banco Industrial de Venezuela" si trova sulla via
principale di Chichiriviche, dopo la panetteria.
La procedura è molto più veloce di quella che abbiamo
sperimentato a Coro; ci fanno comunque la foto, ma ci risparmiano
l'impronta digitale !
Verso le 10.00 lasciamo il paese con una buseta diretta a Valencia;
costo dello spostamento 2.500 bolivares.
Mentre ripercorro la lunga strada dritta che solca la laguna, non
posso non ripensare ai due giorni passati; chissà se il Venezuela
mi riserverà qualcosa di altrettanto bello.
Dopo una sosta intermedia a Tucacas, alle 12.15 arriviamo a Valencia;
il bus ci lascia all'esterno del terminal della città, dove
per entrare si devono pagare 200 bolivares.
Se non si hanno le monete, non c'é problema, visto che all'ingresso
si possono cambiare.
Prendiamo un'altro autobus per Maracay; lo spostamento é
breve, sono solo 50 km e ci costa 1.000 bolivares.
Con stupore noto che prima di salire ci fanno controllare da un
addetto del terminal con il "metal detector"; questo tipo
di controllo lo subisco solo qui.
In circa un'ora siamo a Maracay, dove come prima cosa ci informiamo
sui pullman per Ciudad Bolivar; nostra intenzione é viaggiare
di notte per raggiungerla e scopriamo con soddisfazione che ciò
sarà possibile.
Sciolto questo dubbio, prendiamo la buseta per Choronì -
P.to Colombia.
Il mezzo é veramente pittoresco; si tratta infatti di un
vecchio scuolabus americano, la cui targa di fabbrica é ancora
presente, personalizzato, non certo in modo sobrio, dal conducente
con adesivi e una sorta di stoffa pelosa di colore rosso-blu.
Costo del biglietto 1.900 bolivares per percorrere i 60 km. che
separano Maracay da P.to Colombia.
Il viaggio, però, é tutt'altro che breve; dura infatti
circa 3 ore, dato che la buseta si deve arrampicare sul massiccio
montuoso che domina la costa.
La strada é piena di tornanti, che necessitano, a volte,
di due manovre per essere superati, stretta e incredibilmente affascinate,
visto che solca la foresta tropicale, che come una spessa coperta
ci avvolge letteralmente.
La buseta arranca faticosamente lungo la stretta strada, suonando
ad ogni curva.
La vegetazione é eccezionale; bambù, palme, platani
e piante tropicali sconosciute alle nostre latitudini sono tutte
intorno a noi e culminano in un tripudio di selvaggio e di colori,
che tocca tutte le tonalità del verde.
Finalmente la strada inizia a scendere e cominciano a vedersi le
prime case, i primi aglomerati; non mancano le posade, alcune delle
quali molto carine. Entriamo quindi a Choronì, splendido
paesino, fato di case basse e colorate e in poco meno di 5 minuti
siamo a P.to Colombia, dove c'é il capolinea della buseta.
Le tre ore del viaggio mi sono letteralmente volate.
P.to Colombia mi appare subito molto carina, ma anche turistica,
visto che ovunque ci sono posade e si vedono girare persone chiaramente
europee.
Cominciamo a cercare un posto dove dormire e seguendo le indicazioni
per Playa Grande, andiamo verso il mare.
La prima posada che incontriamo, "Posada el pueblo", ci
chiede 25.000 bolivares a notte per una doppia con bagno.
Proseguiamo il nostro giro avvicinandoci sempre più al mare
e ci imbattiamo, nella "Posada Lemmon Tree", chiaramente
nuova, dove ci chiedono 26.000 bolivares.
Di fronte a questa, veniamo attratti dal muro viola della "Posada
el paesano"; qui una doppia con bagno in comune costa 12.000
bolivares.
La camera é poco sfarzosa, spoglia, ma dignitosa; inoltre
mi piace molto la sorta di coorte in cui é ricavata, quindi
accettiamo e prendiamo possesso della camera.
La posada é gestita dal "paesano" e suo nipote
Rolando, molto simpatico e cordiale.
Ha solo 6 camere, tutte con il bagno in comune, uno maschile e uno
femminile, poste sulla sinistra, all'interno di una piccola coorte,
in cui centralmente c'é una sorta di giardino e sul lato
opposto alle camere la cucina, dove Rolando e/o suo nonno preparano
qualsiasi cosa si desideri, che può essere consumata tranquillamente,
seduti ai tavoli posti di fronte alle camere.
Questo clima familiare, mi piace molto e mi trovo subito a mio agio.
Solo il tempo di sistemare gli zaini in stanza di fare una doccia
e di cambiarci e siamo già in giro per P.to Colombia; il
paesino é molto carino e sono impaziente di vedere la spiaggia.
Per raggiungere Playa Grande é necessario guadare il piccolo
fiume, che costeggia il lato destro di P.to Colombia e alla cui
foce é stato ricavato il molo.
Prima di giungere al mare si trova un ponte che consente comodamente
di andare dall'altro lato del fiume, ma l'acqua é talmente
bassa che si potrebbe passare a piedi. Qui inizia la strada che
porta a Playa Grande.
Sulla destra si trovano, uno di fila all'altro alcuni piccoli ristoranti
(uno dei quali gestito dallo stesso Rolando), che sono aperti solo
durante il fine settimana, quando arrivano molte persone dalle città
limitrofe per passare il week-end.
Percorsi 300/400 metri si arriva alla spiaggia, al cui ingresso
sorge un ristorante abbastanza grande con tavoli all'aperto; quest'ultimo
é sempre attivo e ogni volta che si passa, se non si é
interessati a mangiare, bisogna rifiutare gli inviti dei camerieri,
che tentano sempre di guadagnare un cliente.
Playa Grande è veramente eccezionale; finalmente una spiaggia
caraibica a tutti gli effetti ! Ecco quello che si immagina quando
si pensa al Sud America !
Costituita da una lunga baia di sabbia dorata, delimitata ai suoi
lati da due massicci rocciosi, Playa Grande offre un colpo d'occhio
spettacolare, con l'imponente vegetazione delle montagne che ha
a ridosso e grazie alle altissime palme che ne caratterizzano tutto
il perimetro.
La sabbia ha un colore beige brillante, che diventa più scuro
sull'arenile bagnato dalle onde; il mare, di un verde tenue a riva
e di un blu intenso al largo, é sempre leggermente mosso
a causa del vento che senza sosta soffia verso terra.
Il rumore dei cavalloni che si susseguono regolarmente è
una fantastica colonna sonora, anche se al lungo andare stressa
un pò !
L'acqua ha una temperatura piacevole, ma le correnti sono molto
forti e pericolose.
Lasciamo la spiaggia alle 17.45, ma prima di rientrare in paese,
proviamo a chiamare casa dai telefoni che si trovano subito dopo
il ristorante, ma non sono abilitati al servizio internazionale
e il loro messaggio é chiaro : "servicio prohibido"
!
Oltre il ponte ci sono altri 4 apparecchi, ma anche con questi non
ci va meglio; la linea infatti riusciamo a prenderla, ma dall'altra
parte non ci sentono e dopo alcuni tentativi andati a vuoto, rinunciamo.
Torniamo alla posada, dove, dopo esserci fatti una doccia, rimaniamo
chiusi fuori dalla stanza; cose che capitano se lasci la chiave
dentro e fai chiudere la porta ! Fortunatamente la chiave è
sulla panca posta a ridosso della piccola finestra, così
Michele e Rolando, armati di specchio e gancio, la recuperano come
due perfetti ladri : a questo punto posso andare a vestirmi !
Decidiamo di mangiare qualcosa approfittando della cucina di Rolando
e mai scelta fu più azzeccata; anche se la cucina e gli strumenti
sono bruttini da vedere, il nostro "cuoco" venezuelano
ci prepara un'ottima "empanada chipi-chipi" (con le vongole).
Mentre attendiamo il nostro spuntino, sorseggiando una polar, entra
nel giardino della posada un ragazzo di colore, che per come si
muove dovrebbe essere di casa, portando con se due tonnetti. In
seguito scopriremo che é il cognato di Rolando.
Devo ammettere che rimango un pò turbato da come pulisce
i due pesci : sul pavimento della posada !
L'imbarazzo è cancellato dall'arrivo delle empanade, che
oltre all'aspetto, hanno anche un ottimo sapore.
Rimaniamo così soddisfatti che ci facciamo fare anche un'arepa
con i calamari, con la quale un'altra polarcita é d'obbligo
!
Nell'attesa parliamo con il nonno di Rolando, il "paesano"
e apprendiamo che il mare di P.to Colombia è molto pescoso,
ma i pescatori devono allontanarsi parecchio dalla costa.
Ci racconta anche che lui ricava dal fegato del tiburon un olio
terapeutico, che cura l'asma.
Ce ne mostra una bottiglia; il contenuto é di colore marrone
e ha un odore terribile, di pesce marcio !
Ci spiega che per ottenerlo é necessario che il fegato del
tiburon sia bianco; se é nero, non é adatto alla produzione
dell'olio.
Il fegato migliore è quello del tiburon cornuto, che consente
di ricavare molte bottiglie di questo "medicinale".
Dopo cena usciamo e facciamo un giro per il centro di P.to Colombia;
i locali e i ristoranti sono tutti aperti, ma miseramente vuoti,
visto che in giro ci sono solo i pochi turisti presenti, che si
ritrovano inevitabilmente sul lungo mare.
Quest'ultimo è ben curato e la sera ci sono diversi venditori
di collanine e braccialetti per tutti i gusti.
Incontriamo e conosciamo un ragazzo italiano, Michele di Bologna,
con il quale scambiamo due chiacchere.
E' alla fine del suo lungo viaggio che in due mesi l'ha portato
in Ecuador, Bolivia, Perù, Colombia ed infine in Venezuela.
Dalle sue parole percepisco che non é poi così contento
dei luoghi che ha visto e, come in seguito ammetterà anche
lui, mi pare che sia rimasto impressionato favorevolmente, solo
dal Perù.
Del Venezuela non parla sicuramente bene soprattutto per il costo
eccessivo, rispetto agli altri paesi che ha visitato, per i posti
che ha visto e per la mancanza di divertimento...
In alcune cose, le mie impressioni sono le stesse, ma sono solo
pochi giorni che mi trovo qui e tutto dovrà essere rivisto
alla fine del viaggio; solo allora avrò una percezione completa
del luogo che ho visitato e potrò dare un giudizio globale
sicuramente più obiettivo.
In questo momento non mi sento ne di salvare, ne di gettare nulla
di quello che ho portato con me dai giorni scorsi; tutto sommato,
però il mio giudizio é molto positivo..., ma forse
quest'ultimo é dettato dalla grande voglia di scoprire, vedere,
provare, che mi anima e per adesso quello che il Venezuela mi ha
riservato, é sicuramente fantastico...
18 Gennaio 2002 - P.to Colombia e Choronì.
Ci
alziamo presto, dopo una notte tranquilla in cui grazie alla zanzariera,
che mi sono portato dietro, ho potuto dormire senza essere preda
dei moschitos; devo ammettere che sono molto meno di quelli che
mi aspettavo, ma per rovinarti il sonno anche solo uno é
"bastante" !
Facciamo colazione alla posada, dove Rolando ci prepara un ottimo
"criollo" (piatto con uovo fritto, fagioli neri, formaggio
e due arepa piccole, il tutto accompagnato da caffè nero
all'americana).
La posada é quasi piena e solo una camera singola é
ancora disponibile.
Il cielo é leggermente coperto, quindi ne approfittiamo per
andarcene un in giro alla scoperta del luogo in cui ci troviamo.
Rolando ci ha detto, che é possibile raggiungere la cima
del promontorio che sovrasta il molo, dove é posta una croce
e che da lì si vede tutta P.to Colombia.
Per raggiungere il posto basta oltrepassare il ponte che porta alla
strada per Playa Grande e prendere il sentiero a sinistra, che costeggia
il fiume, dove sono ormeggiate le barche dei pescatori.
Il cammino é leggermente ostacolato, ma fattibile e dopo
una cinquantina di metri iniziano gli scalini, che conducono alla
"Cruz"; da qui, in effetti, si ha un'ottima visuale su
P.to Colombia.
Scattata qualche foto, torniamo sui nostri passi e, dopo aver provato
inutilmente a chiamare casa, visto il perdurare delle nubi, ci dirigiamo
a piedi verso Choronì.
Seguiamo la strada che ha fatto la buseta e che costeggia il fiume;
il paesaggio é incredibile!
Altissimi gruppi di bambù, palme e una vegetazione con tutte
le tonalità del verde si sviluppa su entrambi i lati della
strada; mai visto niente del genere.
Choronì dista solo 3 km. da P.to Colombia e in breve tempo
entriamo nel grazioso paesino, costituito interamente da piccole
case basse, coloniali dipinte con sgargianti colori pastello.
Nella piazza della chiesa, di fronte alla prefettura ci sono altri
due telefoni pubblici; provo a chiamare, ma il risultato é
lo stesso di quelli che si trovano a P.to Colombia.
Il cielo torna sereno, quindi dopo la classica polarcita, torniamo
verso P.to Colombia e raggiungiamo Playa Grande; sotto il sole,
mi appare ancora più bella di quanto mi era sembrata il giorno
prima.
Ad impressionarmi sono soprattutto le alte palme che la delimitano
e il colore della sabbia; anche l'incredibile vegetazione delle
montagne circostanti contribuisce a dipingere un quadro bello ed
inusuale per i miei occhi, che mi rimarrà sicuramente nel
cuore insieme alle altre immagini di questo viaggio, che si sta
rivelando una fantastica esperienza.
Verso le 17.00 ritorniamo alla posada, non prima di aver fatto un'ulteriore
tentativo di comunicare con casa, che si rivela nuovamente inutile;
speriamo solo che i nostri genitori, comunicando fra loro, capiscano
che le telefonate senza risposta sono le nostre.
Dopo la doccia, chiediamo a Rolando se ci può cucinare per
cena del pesce.
La risposta é significativa : apre il frigo e ci mostra,
quello che ha; scegliamo il bonito, visto che non l'abbiamo ancora
assaggiato. Per aspettare l'ora di cena andiamo sul "malecon",
dove tra contrattazioni e acquisti di collanine giungiamo trascorriamo
un'oretta. Ritorniamo alla posada, dove conosciamo Cecilia, la nonna
di Rolando, che ci cucinerà il bonito. Il piatto si rivelerà
abbondante, con due bei tranci di pesce. Il bonito é molto
simile al tonno, come aspetto, ma il sapore é più
vicino al pesce spada, con una carne molto saporita. Assaggiamo
anche un'altro pesce, che Rolando e i suoi parenti hanno cucinato
per loro, il cataco, che é molto simile al nostro sarago.
Ci vorrebbe un buon caffè espresso per concludere degnamente
questa cena, ma qui non sanno neanche cos'é il caffè
all'italiana e ci dobbiamo accontentare del solito caffè
lungo !
Nel frattempo inizia a piovere, ma la temperatura non cala di un
grado.
La
pioggia dura poco, così verso le 20.30 usciamo aspettandoci
di trovare in giro un pò più di movimento, visto che
è venerdì e i turisti locali del week-end dovrebbero
essere già qui !
Il paese in effetti sembra più vivo, anche se forse la mia
auto-convinzione di ciò, può aver influito su questo
giudizio, soprattutto sul "malecon"; qui oltre ai soliti
venditori di collanine, alcuni ragazzi del luogo si esibiscono con
tamburi in canti tribali, di chiaro stampo africano.
Ritroviamo Michele di Bologna con il quale, con piacere, beviamo
una polarcita e conosciamo altri quattro ragazzi di Rimini, che
si avvalgono di una guida di eccezione; uno di loro, infatti, ha
sposato una venezuelana e conosce molto bene il paese, o almeno
così dice.
Chiaramente chiediamo informazioni sul Salto Angel, dove ci apprestiamo
ad andare e purtroppo veniamo un pò disillusi su quanto riguarda
i costi; dalle informazioni ricavate su internet, ci aspettavamo
di pagare sui 200 $ per l'escursione, ma lui ci dice, che é
un preventivo molto economico !
Al momento ci resto male, dato che non ho alcuna intenzione di spendere
di più di quanto preventivato, ma poi a mente fredda, mi
dico, anzi ci diciamo : "ma chi ha detto che quello che ci
é stato detto sia la verità ?"; solo giunti a
Ciudad Bolivar sapremo realmente se avremo la possibilità
di vedere il famoso salto Angel e non prima.
Nella peggiore delle ipotesi, dirotteremo il nostro interesse su
tour meno costosi, anche se mi scoccierebbe non poco arrivare così
vicino alla cascata più alta al mondo e non poterla vedere.
Chiediamo anche del parco nazionale di Mochima e anche questo ci
viene ridimensionato... a questo punto decido che le impressioni
di questo individuo non possono influenzarmi, anche perché
ho capito qual'é il suo unico interesse... le donne !
Il suo consiglio è di andare alle isole Los Roques, quindi
passare il fine settimana a Merida ! Bel programmino, non c'é
che dire, ma quanto costa ? e quanto del vero Venezuela c'é
in tutto questo ? Molto meglio continuare a seguire la nostra tabella
di marcia, che ci consentirà di vedere e apprezzare questo
bellissimo paese.
19 Gennaio 2002 - P.to Colombia, Maracay, Ciudad Bolivar.
Ci
alziamo presto e preparati gli zaini, li lasciamo alla posada (in
cucina), liberando la camera nr.3 !
Andiamo in spiaggia e già dai primi passi verso Playa grande,
mi rendo conto che c'è molta più gente dei giorni
scorsi : il week-end é iniziato !
La strada che porta alla spiaggia é percorsa da molte macchine
e altre se ne vedono parcheggiate; sono comparsi molti più
ombrelloni, le persone sono tantissime e c'é addirittura
il bagnino che vigila sui bagnati !
Ci spostiamo chiaramente verso destra, oltre la fine degli ombrelloni,
sistemandoci in un posto meno affollato e più tranquillo.
Tuttavia la gente continua ad arrivare e ben presto anche la parte
di spiaggia non attrezzata si popola di persone.
Verso le 14.30 lasciamo Playa Grande e ci fermiamo per mangiare
al ristorante di Rolando, posto all'inizio della strada che porta
alla spiaggia, prima del ponte; pranzo con enpanada al queso e polarcita.
Rientriamo alla posada e dopo una doccia siamo pronti per la partenza,
non prima di aver conosciuto una nuova ospite della posada, una
ragazza brasiliana, con cui parliamo di Costarica e Brasile.
Visto che è presto e Rolando é rientrato, ne approfitto
per farmi preparare un "coco frio", ovvero il succo del
cocco non ancora maturo.
Particolare é la sua preparazione; con il macete viene praticato
un foro sulla noce di cocco, da cui con la cannuccia se ne beve
il succo. Il sapore é buono e il liquido dissetante.
Salutiamo nuovamente Rolando e raggiungiamo la fermata degli autobus
di P.to Colombia; qui ci mettiamo in fila ad attendere la buseta
che ci riporterà a Maracay.
L'ultima parte intorno alle 17.30, ma è necessario giungere
alla fermata un pò prima, visto che le persone che la prendono
sono diverse e se non si riesce a salire si é costretti ad
utilizzare il taxi,che é molto più costoso.
Siamo tra i primi in fila e riusciamo a salire senza problemi sulla
buseta, che lascia P.to Colombia alle 17.35; prezzo del biglietto
2.200 bolivares.
Il viaggio é molto più movimentato a causa del traffico
sulla strada che porta a Maracay, dove giungiamo alle 19.30.
Qui acquistiamo un biglietto per Ciudad Bolivar con la compagnia
"Los Llanos" per 14.000 bolivares; il pullman arriva in
orario e parte come previsto alle 21.30 !
Come sempre l'aria condizionata é al massimo e dentro sembra
di stare in un frigorifero; inoltre i posti che vi assegnano con
il biglietto, raramente corrispondono a quelli che vi danno sul
pullman e bisogna essere un pò elastici nell'accettare la
collocazione offerta.
Assistiamo infatti ad una animata discussione tra l'autista ed una
coppia, che protesta perché al posto indicato sul loro biglietto
é seduta una ragazza con un enorme pupazzo di "titti"
al suo fianco...; la discussione, dai toni accesi, va avanti per
diverso tempo e riprende alla prima fermata in programma, sino a
che alla coppia non viene assegnato un nuovo posto, migliore (a
loro dire) di quello precedente.
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