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In
questa destinazione torniamo in Sudamerica, in Venezuela, un paese
dai più belli al mondo, ricco di cultura, fauna e flora.
Un paese che va dalle cime altissime delle Ande a spiagge bianchissime
con mare cristallino, come Los Roques. Questo è il viaggio
in Venezuela racontato da Maurizio Fabri, con notizie e consigli
utili per chiunque voglia scoprire questa fantasica terra.
11 Gennaio 2002 - Partenza, arrivo a Maquetia, notte a Macuto.
Finalmente ci siamo..., è il giorno della partenza per la
nuova avventura. I preparativi ultimati solo ieri, mi hanno tenuto
sveglio sino alle 03.00, ma tanto non avrei dormito comunque, vista
l'eccitazione e la tensione : é la prima volta che vado oltre
oceano.
Alle 07.30, come programmato, arriva Michele, il mio compagno di
viaggio; definirlo tale non gli rende però il giusto merito,
visto che lui é la "guida" ed io il suo compagno...,
o forse sarebbe meglio dire il suo bagaglio !
In poco più di mezz'ora giungiamo a Malpensa, terminal 1,
dove prima di congedarci dal gentile Cesare, che ci ha condotto
fin qui, incontriamo il Calcio Como al gran completo e Zucchero
!
Facciamo in modo veloce il chek-in e imbarcato il fido zaino, attendiamo
che giunga il nostro turno al gate B 13 : il volo AZ 666 dell'Alitalia
ci aspetta.
Il costo del biglietto é stato un vero affare : euro 648,67
(Lit. 1.256.000) volo diretto Milano - Caracas, tasse incluse, anche
se ci ha vincolato al periodo 11/27 Gennaio.
Merito di questo va sicuramente e indiscutibilmente a Nadia della
Cit di Como, a cui, da qualche anno, ci rivolgiamo con fiducia.
I suoi sforzi, la sua pazienza e la sua professionalità e
tempestività nell'avvisarci della disponibilità dei
voli e di questa offerta, oltre a farci risparmiare sensibilmente,
hanno contribuito, non poco, all'ottima riuscita di questo viaggio.
La partenza, prevista per le 10.05, slitta alle 10.30; la giornata
é bellissima, limpida e soleggiata e nel momento in cui il
carrello si stacca da terra la nostra avventura ha inizio.
L'aereo è completo; non pensavo che così tante persone
volassero in Venezuela, il collegamento dell'Alitalia é addirittura
giornaliero!
Dopo l'adrenalina del decollo, passo le prime due ore sonnecchiando;
svanita la tensione, sopraggiunge la stanchezza e una notte pressoché
insonne si fa sentire.
Il pranzo, accolto un pò come intermezzo, é triste,
smunto e patetico, ma tutto sommato mangiabile... Poi un'altra oretta
di sonno, due film e uno snack, che più che scaccia fame,
è scaccia noia ! Ma quanto sono lunghe 11 ore di volo ?
Finalmente, dopo il terzo film e la cena, alle 16.02, ora locale,
in perfetto orario, giungiamo a Caracas.
L'aeroporto non si trova, però, nella capitale, ma sulla
costa, in località Maquetia; per raggiungere Caracas é
necessario prendere un taxi oppure il bus.
Sbarcati, il primo scoglio é passare la dogana. E' fondamentale
armarsi di pazienza, perché qui si inizia a perdere tempo.
Percorso quasi tutto il lungo corridoio dell'aeroporto, si giunge
al posto di polizia. Qui bisogna fare molta attenzione; ci sono
quattro diverse file : per i venezuelani ed i residenti, per gli
stranieri (turisti), per i diplomatici e per gli equipaggi dei voli.
Inseritevi subito e correttamente nella fila per i gate riservati
agli stranieri; se sbagliate, giunti al gate, non vi registreranno
e vi manderanno a fare di nuovo la coda che vi compete.
Queste ultime sono estremamente lente; il motivo sta nel fatto che
é necessario compilare un coupon con i propri dati personali
e il luogo in cui si é diretti per ottenere il visto di entrata.
L'Alitalia fornisce tale documento prima dell'atterraggio ai suoi
passeggeri, ma averlo già pronto non evita la coda, visto
che tutti gli altri o comunque molti di essi ne sono sprovvisti
e sono costretti a farlo al momento dell'esibizione del passaporto.
Superata la dogana, dopo 1 ora, e ritirato il bagaglio, prima di
uscire dall'area arrivi, si deve consegnare, all'incaricato del
controllo bagagli, un secondo coupon. Quest'ultimo ha valore solo
per i residenti, che devono dichiarare analiticamente tutti i beni
che introducono nello stato; per i turisti é, generalmente,
solo un controllo formale : in pratica, vi consegna il coupon e
si passa !
A questo punto si esce dalla zona "protetta" riservata
ai soli viaggiatori e si entra nella parte dell'aeroporto accessibile
a chiunque;una "jungla" in cui non é affatto raro
essere avvicinati da persone, ben vestite che chiedono se si ha
bisogno di un taxi : stare molto attenti ed essere diffidenti, anche
se stanchi, é d'obbligo.
Per lasciare l'aeroporto si hanno tre possibilità : usufruire
del servizio taxi ufficiale dell'aeroporto
stesso, uscire e prendere un taxi all'esterno, utilizzare i mezzi
pubblici.
Il servizio taxi dell'aeroporto é sicuro ed efficiente, ma
anche costoso; é facilmente individuabile dallo sportello
giallo recante la dicitura "Ticketaxi" e deve essere pagato
anticipatamente in Bolivares.
Funziona in questo modo : si dice dove si vuole andare all'incaricato,
che rilascia un biglietto con banda magnetica, pagando l'importo
della tratta, indifferentemente dal tempo necessario a percorrerla.
Una volta pagato, si viene condotti all'esterno dell'aeroporto e
fatti accomodare su grandi jeep nere, belle, comode e nuove, che
portano a destinazione.
Se non si hanno Bolivares, di fianco alla biglietteria dei taxi,
guarda caso, c'è un ufficio di cambio.
L'alternativa é il taxi normale; per prenderlo basta uscire
e fare cenno ad uno di quelli che si trovano all'esterno dell'aeroporto.Attenzione
però, perché ce ne sono moltissimi abusivi! Quelli
regolari e ufficiali sono bianchi ed hanno sulle fiancate una banda
rettangolare a quadri gialli e neri, nonché la targhetta
in metallo, come in Italia.
Ultima risorsa, infine, é il bus, che si ferma proprio di
fronte all'ingresso del terminal internazionale; costa 2.500 Bolivares
e conduce alla periferia di Caracas, terminando la corsa di fronte
all'entrata della metropolitana "Gato Negro".
Siamo stanchi, sono ormai le 17.30 e decidiamo di non correre troppi
rischi; cambiamo quindi 30 dollari in bolivares e prendiamo un ticketaxi
per Macuto, dove l'amico Massimo ci ha indicato un buon albergo
dove alloggiare. Costo dello spostamento, 9.000 bolivares.
Il
taxi lascia Maquetia e in 20 minuti siamo a Macuto, lungo la costa
che nel 1999 fu martoriata da un tremendo nubifragio.
Il viaggio nella periferia di Caracas e poi lungo la costa, mi mostra
un Venezuela povero, sporco, fatiscente e apparentemente poco sicuro,
ma alla fine del nostro viaggio questa rimarrà solo la mia
prima impressione.
Ci facciamo portare all'Hotel Santiago, che mi sembra subito carino;
prima di lasciare il tassista ci accordiamo con lui per l'indomani
prendendo appuntamento per le 08.30.
L'entrata dell'hotel é al quanto atipica; praticamente si
entra nel bar/ristorante omonimo e dopo averlo oltrepassato, alla
fine di uno stretto corridoio, si giunge alla reception.
Qui il mio primo giudizio dell'Hotel Santiago cambia : da carino
a "caro", visto che per una doppia, per una notte ci chiedono
46 dollari !
Chiaramente accettiamo, anche perché ormai é l'imbrunire
e prendiamo possesso della camera; quest'ultima si rivela dignitosa,
pulita e sicura.
Una doccia rigeneratrice e via in perlustrazione.
Praticamente siamo sul mare, ma non c'è spiaggia; tutta la
costa, o almeno quella che si vede, é delimitata da frangiflutti
artificiali : la catastrofe di alcuni anni fa ha lasciato il segno.
La strada su cui si trova l'hotel é abbastanza trafficata
e noto subito le strane, almeno per noi europei, autovetture che
circolano : sono enormi auto americane con battistrada larghissimi,
oppure pick-up scassatissimi.
Primo pensiero : avvisare casa del nostro arrivo. Chiediamo dove
poter acquistare una scheda telefonica e ci dicono che il supermercato
le vende; lo raggiungiamo velocemente, visto che si trova sulla
prima strada a destra usciti dall'hotel e lì acquisto una
scheda telefonica da 3.000 bolivares, che rimarrà inutilizzata
: i telefoni pubblici, infatti, non funzionano !
Decidiamo quindi di chiamare dall'hotel e per 45 secondi di comunicazione
con l'Italia ci chiedono, ma sarebbe meglio dire ci scippano, 3.000
bolivares ! In seguito scopriremo che tale cifra è esorbitante,
visto che utilizzando i telefoni pubblici, un minuto di conversazione
costa 545 bolivares.
Paghiamo subito il nostro primo "dazio di inesperienza"
e usciamo nuovamente per cercare di mettere sotto i denti qualcosa.
Ci dirigiamo verso sinistra e dopo qualche centinaio di metri troviamo
una birreria, dove prendo un'arepa con carne mechada (1.700 Bls.)
e una polar (birra nazionale in bottiglia, 700 Bls.).
Qui bisogna subito fare una digressione : in Venezuela le birre
sono spesso in bottiglia, ma a differenza che in Europa, la bottiglia
e da 0,22 cc. e non da 0,33 cc. !
Questo non significa che quest'ultima non ci sia, visto che esiste
e si chiama "tercio", ma raramente e solo se richiesta,
viene servita; in caso contrario si riceve la "bottiglietta"
da 0,22 cc., che in due sorsi e già finita !
Il motivo di ciò non sono riuscito a capirlo, ma ho maturato
una mia congettura : probabilmente, visto il caldo, la bottiglia
da 0,22 cc. consente di consumare la birra ancora fredda, evitando
che il contenuto, permanendo "troppo" tempo a temperatura
ambiente si riscaldi.
La Polar é la birra più diffusa e potrete trovarla
in queste diverse qualità :
- polarcita, bionda da 0,22 cc. a 5%;
- polar tercio, bionda da 0,33 cc. a 5%;
- polar light, bionda da 0,22 cc. a 4%;
- polar ice, bionda da 0,22 cc. a 4,5%.
La stessa marca produce anche un succo, commercializzato nelle stesse
bottiglie della birra, che si chiama "Maltin"; assomiglia
molto ad uno sciroppo di ciliegia e per me ha un gusto orripilante
!
Oltre alla Polar, si possono trovare altre due marche di birra :
la "Solera" e la "Brahma"
Quest'ultima é brasiliana e si trova in due versioni, col
vetro a rendere e senza : la differenza non sta certo nel contenuto
! 
Ci sediamo nei tavolini fronte strada a consumare la nostra cena,
che non é affatto male; l'arepa si rivela infatti molto gustosa
ed essendo una frittella di mais, per intenderci polenta fritta
ripiena, sazia immediatamente.
Dall'altra parte della strada c'é un locale dove fanno musica
dal vivo, ma fino al momento in cui lascio la birreria, non vedo
nessuno entrarci.
Prima di fare ritorno all'hotel acquisto una bottiglia d'acqua da
1 litro e mezzo, per 800 bolivares; erroneamente pago con una banconota
da 1.000, scambiandola con una da 100, ma la cassiera, onestamente,
me lo fa notare. Questa cosa, oltre che rallegrarmi, mi colpisce
positivamente.
Giunti all'hotel scopriamo che il bar sottostante si é animato
e riempito di persone, quindi ci sediamo al bancone e prendiamo
un'altra polar prima di andare in camera per la notte.
12 Gennaio 2002 - Macuto, Caracas, Coro.
Dopo una notte tranquilla, lasciamo Macuto alle 07.00 del mattino
direzione Caracas.
Per raggiungere la capitale decidiamo di utilizzare uno dei molti
pulmini (buseta) che passano continuamente di fronte all'hotel,
rifilando quindi un bel bidone al tassista che ci ha condotto qui
e con il quale ci eravamo accordati per farci venire a prendere
alle 08.30.
La buseta non ha, in genere, fermate precostituite, basta mettersi
sul ciglio della strada e fare cenno con la mano; se non si ferma,
c'é un'unica ragione : é piena !
Tuttavia non bisogna preoccuparsi di restare a piedi, visto che
ce ne sono moltissime, si susseguono senza sosta e portano tutte
a Caracas.
Costo del viaggio : 700 bolivares..., se avessimo preso il taxi
avremmo speso molto, ma molto di più !
La buseta segue la costa sino a Maquetia, dopo prende verso sinistra
in direzione dell'entroterra; in circa mezz'ora siamo a Caracas.
L'impressione che ho della città non é affatto positiva;
sia la periferia, che il centro mi appaiono poveri, sporchi e squallidi.
Le case sono costruite ovunque si guardi e mi appaiono fatiscenti,
spoglie e in molti casi scheletriche, soprattutto quando il colore
ocra dei mattoni che le costituiscono si contrappone al bianco di
quelle più rifinite.
Lentamente dalla periferia ci avviciniamo al centro; si cominciano
a vedere negozi, centri commerciali, caos, smog e traffico. Per
un solo istante mi sembra di non essere mai partito...; poi il bellissimo
clima presente, con i suoi trenta gradi tutto l'anno, fa svanire
questa sensazione.
Le piccole case lasciano il posto ai grandi palazzi, che si spingono
verso l'alto e per strada c'é un brulicare incessante di
persone.
Un particolare, che noto subito, forse perché non é
così usuale alle nostre latitudini, sono le inferiate e le
sbarre anti-intrusione che preservano ogni finestra, porta, balcone
di qualsiasi edificio, sia a piano terra, che ai piani più
alti; praticamente vivono in gabbie !
Onestamente mi aspettavo molto di più da questa metropoli,
che, data la sua posizione, rappresenta il primo approdo del Sud
America; tuttavia una città con quasi 8 milioni di abitanti,
in cui le etnie si mischiano e la povertà di molti risalta
ancora di più, quando si confronta con l'inusuale ricchezza
di pochi, non può certo rappresentare le tradizioni di un
popolo e di un paese, che ha innumerevoli risorse e bellezze, naturali,
culturali e umane.
Il vero Venezuela non é certo rappresentato dalla sua capitale.
Il viaggio termina al capolinea, che fortunatamente si trova di
fronte alla fermata della metropolitana "Capitolio"; basta
attraversare la strada e scendere le scale.
La metropolitana é molto bella, pulita, funzionale e sicura;
mi ricorda tantissimo quella di Milano, di cui sembra la copia.
I treni sembrano nuovi, al loro interno sono puliti e dotati di
aria condizionata.
Il
biglietto ha costi differenti a seconda della zona in cui si é
diretti; quest'ultima é facilmente individuabile dalla cartina
posta sul vetro della biglietteria. Ad ogni zona é attribuito
un colore e ad ogni colore corrisponde un diverso prezzo del biglietto.
Il terminal dei pullman di Caracas si trova vicino alla fermata
"La bandera", che é nella zona gialla; costo del
biglietto 350 bolivares.
Fate attenzione a non perdere il biglietto, perché oltre
ad assicurarvi l'accesso alla metropolitana, attraverso la sua introduzione
negli appositi gate di entrata, vi necessita anche per l'uscita,
che é garantita dallo stesso sistema.
In totale da "Capitolio" si devono fare sette fermate,
con un cambio di linea a "Plaza Venezuela".
Di turisti in giro non mi sembra di vederne; con lo zaino in metropolitana
ci siamo solo io e Michele; in poco più di 15 minuti arriviamo
a "La bandera".
Usciti dalla metropolitana é molto semplice raggiungere il
terminal degli autobus, basta attraversare la strada e andare verso
sinistra; il terminal si trova infatti a circa 200 metri, sulla
destra.
Se non riuscite ad orientarvi, seguite le persone con i bagagli;
sicuramente sono dirette lì !
Giunti al terminal, saliamo tre rampe, attorniati da molte persone
che offrono passaggi, taxi, biglietti per ogni destinazione e entriamo
nella sala biglietteria, dove si trovano anche diversi bar, telefoni
e un posto bancomat funzionante.
Anche qui veniamo "abbordati" da persone che ci chiedono
dove siamo diretti e ci spingono verso gli sportelli delle agenzie
per cui lavorano; sicuramente ricevono una provvigione per ogni
persona che portano e compra il biglietto.
Armarsi di pazienza é importante : prima di acquistare il
biglietto chiedete a diverse agenzie e scegliete quello per voi
migliore. Ci sono infatti diversi tipi di pullman, dalla "buseta"
a quello di linea extra-lusso, con prezzi chiaramente crescenti.
Scegliete in base al vostro budget e alla distanza da compiere :
un spostamento breve non necessita della stessa comodità
di uno più lungo !
Visto che la nostra meta é Coro, posta ai margini della "Peninsula
de Paraguanà", optiamo per un pullman di linea a 5 stelle.
Prezzo : 14.000 bolivares; 7 le ore di viaggio stimate.
Scendiamo a piano terra e solo esibendo il biglietto ci é
possibile accedere alle piazzole dove sostano i pullman.
Il nostro, della "Global Express", é veramente
molto bello, nuovo, con aria condizionata, vetri scuri, tv e sedili
molto larghi tra loro, che grazie a comodi schienali reclinabili
quasi totalmente e a poggia gambe, divengono quasi dei lettini;
unici nei, la temperatura imposta dall'aria condizionata, veramente
bassa, che costringe a viaggiare col maglione e il ritardo fisiologico
con cui parte.
Alle 10.30 lasciamo il terminal di Caracas, che sul muro porta scritto
un monito di buon auspicio : "Dios los benediga en este viaje".
Il viaggio dura poco più di 8 ore; alle 18.45 arriviamo infatti
a Coro.
Approfitto subito dei telefoni pubblici della stazione degli autobus
per chiamare in Italia e prendo tranquillamente la linea : mamma
risponde, Cinzia "non é raggiungibile...".
Noto subito con gran piacere che il costo della chiamata é
nella norma; per un minuto di conversazione si spende infatti intorno
ai 600 bolivares.
Prendiamo un taxi e ci facciamo portare alla "Posada el gallo",
che purtroppo non ha camere disponibili; vista da fuori, però
sembra molto carina e accogliente.
Chiediamo quindi al tassista di portarci all'Hotel Martin, che risulta
anch'esso pieno ! Di fianco c'é l'Hotel Roma, che ha una
doppia con bagno disponibile a 8.000 bolivares a notte; purtroppo
l'aspetto non é per nulla buono e decidiamo di cercare altrove.
Andiamo così alla ricerca dell'Hotel Capri, che dovrebbe
essere in zona, ma di cui non troviamo traccia e finiamo per prendere
una camera all'Hotel Intercaribe (ex Hotel Venezia), un tre stelle
con la reception ben curata, piscina e camere in stile Motel americano
con posto macchina interno.
La camera é bella, con tv e aria condizionata; il costo un
pò salato : 25.000 bolivares a notte. Inoltre non accettano
i travel cheque e sono costretto a pagare con la carta di credito,
visto che in tutta Coro non c'é un posto bancomat da cui
si riesca a prelevare.
La sera usciamo e percorriamo verso destra la strada su cui si trova
l'Hotel; é una via molto ampia e trafficata, ci sono diversi
negozi e locali e sino alle 19.30 anche parecchia gente in giro.
Problemi di sicurezza non ce ne sono, o almeno non li noto, visto
che anche le ragazze girano da sole, ma sui locali stendiamo un
velo pietoso...
Verso le 20.00 tutto comincia a chiudere, la gente svanisce e di
colpo ci troviamo da soli o quasi; resta soltanto il traffico...
I pochi chioschi aperti che incontriamo non ci ispirano più
di tanto e finiamo a mangiare nel fast-food di fronte al nostro
hotel, una sorta di rosticceria/panetteria, dove ceniamo con un
pasticho tutt'altro che delicato per il palato.
Mentre sono seduto a consumare la mia cena, sorseggiando una coca,
visto che il fast-food di cui sopra non vende birra, noto la vigilanza
del locale; una sorta di Clint Eastwood di colore, in divisa bianca
con in mano una pistola a canna mozza !
Per me é una presenza quanto meno poco rassicurante, ma per
tutti gli altri credo sia una figura che rientra nella normalità,
visto che nessuno si scompone.
Se questa é la vigilanza, chissà cosa saranno mai
i ladri ! Comunque é indiscutibile che le inferiate alle
finestre, le sbarre a tutti i locali commerciali, le guardie armate
all'interno degli stessi, creano un'atmosfera poco tranquilla, almeno
per il turista, anche se poi non accade nulla, che giustifichi tale
ansia.
13 Gennaio 2002 - Adicora e Los Medanos.
Sveglia di buon mattino per la prima escursione al mare del nostro
viaggio; meta stabilita Adicora, posta all'imbocco della penisola
di Paragua.
Raggiungiamo a piedi la stazione degli autobus di Coro, fermandoci
per una veloce colazione con un cachito e un "café negro",
che solo per aspetto ricorda il nostro espresso.
In dieci minuti di cammino siamo al terminal, da dove, utilizzando
un telefono pubblico, telefono a Cinzia, che finalmente riesco a
trovare.
Per accedere alla zona da cui partono i pullman é necessario
pagare 100 bolivares; il biglietto per lo spostamento si fa invece
direttamente sul mezzo che si deve prendere.
Dopo una breve attesa, arriva il nostro bus; saliamo e prendiamo
posto. Prima di partire la persona che riscuote i biglietti, passa
con un foglio su cui tutti annotano nome, cognome e nr. del documento
di identità; sembra una prassi normale, visto che tutti,
tranne me e Michele, sanno il numero del loro documento a memoria.
Alle
09.20 il bus lascia il terminal di Coro e si dirige verso Adicora
per raggiungere la quale dovremmo percorrere la strada che si sviluppa
lungo uno stretto istmo di sabbia, che lega la penisola di Paragua
al continente.
Il viaggio dura circa 1 ora ed il paesaggio appare surreale; all'inizio,
infatti, subito dopo essere entrati nel parco naturale della Paragua,
sulla destra vediamo le famose dune di sabbia, una sorta di mini
deserto, che ha dello straordinario.
L'istmo é invece una delusione, soprattutto per le montagne
di rifiuti che vi si trovano; praticamente é una discarica
a cielo aperto e ciò é veramente un peccato, visto
il forte impatto visivo che potrebbe dare.
Quando manca poco a raggiungere Adicora, il bigliettaio passa a
riscuotere il prezzo del biglietto. Pago io per me e Michele, in
modo da cambiare i 5.000 bolivares che mi ritrovo, ma non ricevo
resto ! Ingenuamente penso che me lo darà una volta giunti
a destinazione, anche perché 2.500 bolivares a testa appaiono
uno sproposito; tuttavia per evitare spiacevoli inconvenienti Michele
chiede ad un'altro passeggero quanto costa il biglietto : risposta,
1.000 bolivares !
Giunti ad Adicora, chiedo il resto e correttamente ricevo 3.000
bolivares, ma se non l'avessi fatto, li avrei "persi",
dato che il bigliettaio non avrebbe preso alcuna iniziativa in tal
senso; in sostanza "ci ha provato" !
Il pullman ci lascia direttamente sulla spiaggia; questa si sviluppa
lungo una baia abbastanza ampia delimitata da un un marciapiede
su cui si affacciano ristoranti, locali e negozi.
La sabbia é di colore beige, non molto larga e dotata di
gazebo e sedie; c'è molta gente, ma ciò dipende dal
fatto che é domenica.
Percorriamo tutto il lungo mare e ci posizioniamo all'estremità
opposta da cui siamo arrivati.
L'acqua non é il massimo..., pulita, ma non limpida; il mare
é leggermente mosso e la temperatura dell'acqua tiepida e
piacevole, soprattutto dopo un pò che si sta al sole.
Ci sono pochissime palme e solo nella parte iniziale della spiaggia,
quella più larga; indubbiamente non è la spiaggia
caraibica che mi aspettavo di trovare e non nascondo che un pò
rimango deluso..., ma poi penso a che giorno é, al freddo
che ho lasciato a casa e tutto assume un aspetto diverso.
Adicora non é il paradiso che si immagina, quando si pensa
alle spiagge dell'America del Sud, ma anche lei ha il suo fascino.
C'è una leggera brezza, che rende il caldo meno opprimente,
ma verso le 13.30 il sole comincia a farsi sentire e anche i venezuelani,
che il sabato e la domenica affollano le spiagge, sono tutti all'ombra
a sorseggiare un cuba libre.
Anche noi decidiamo di porre fine alla nostra prima esposizione
al sole, in modo da evitare scomode scottature e facciamo un giro
nel paesino.
Quest'ultimo é molto caratteristico con le sue case basse
in stile coloniale olandese, dipinte con vivaci colori pastello.
La fame si fa sentire, così ci fermiamo a mangiare alla "Posada
la Carantoña"; é molto carina, pulita e la sala
da pranzo ben curata nei particolari.
Prendiamo un pargo, ottimo pesce di colore rosato, che ci viene
servito alla griglia con contorno di patate fritte e insalata; é
ottimo e abbondante e con quattro birre, spendiamo in totale 8.910
bolivares in due.
Quando usciamo il caldo é opprimente, quindi ripercorriamo
a ritroso il lungomare e andiamo a riprendere il bus per tornare
a Coro; la nostra intenzione é quella di vedere le famose
dune, "los medanos", che sono l'attrattiva maggiore del
Parco Nazionale di Coro, patrimonio dell'umanità.
Giunti a Coro, ci facciamo lasciare all'incrocio prima del terminal,
dove c'é un grande distributore della BP; qui sulla strada
perpendicolare a quella da cui siamo venuti, aspettiamo la "buseta",
contrassegnata dalla scritta "carabobo", che porta al
Parco Nazionale.
Dopo pochi minuti eccone una; un gesto con la mano per richiedere
la fermata e saliamo a bordo.
Il viaggio dura poco più di cinque minuti e ci costa 250
bolivares.
Scesi a destinazione, é necessario percorrere 500 metri a
piedi lungo il viale che introduce al parco, quindi dopo una piccola
piazza, di fronte a noi vediamo l'entrata del parco.
Percorriamo nella sabbia un sentiero in salita e superata una piccola
collinetta, quello che vedo ha dell'incredibile; di fronte a me
c'é il deserto ! Dune altissime di sabbia si susseguono a
vista d'occhio.
Il parco ha un'estensione di 92.000 are e sembra veramente di stare
nel Sahara; é impressionante, alle mie spalle la più
lussureggiante fauna tropicale, di fronte a me, aride dune di sabbia.
14 Gennaio 2002 - Coro, Chichiriviche.
La mattina, prima di lasciare l'hotel, ci rechiamo in banca per
cambiare i travel cheque in bolivares. Questa operazione si rivelerà
più difficile del previsto; l'unica banca che offre questo
servizio a Coro é infatti la "Corp Banca".
C'è molta gente e siamo costretti a fare la fila anche noi
come tutti; le operazioni sono lentissime e mi sembra che la burocrazia
assomigli molto a quella italiana.
Michele inoltre non si sente bene e l'aria condizionata della banca
non gli giova di sicuro.
Finalmente arriva il nostro turno, ma purtroppo la procedura per
la conversione dei travel cheque é lunghissima; prima di
tutto ci chiedono i passaporti, poi richiedono l'autorizzazione
via telefono all'operazione comunicando il numero dei travel cheque,
quindi quando sembra che tutto sia a posto, ci fotografano con una
sorta di macchina fotografica fissa che consente di immortalare,
oltre al viso di colui che fa l'operazione, anche il passaporto
e i documenti per l'operazione bancaria.
A questo punto mi aspetto di ricevere i bolivares, ma invece mi
danno un biglietto con un numero e mi dicono di andare alla cassa;
qui la coda é ancora più lunga e comincio a perdere
la pazienza.
Fortunatamente é il cassiere a chiamarci, ma le sorprese
non sono finite; prima di consegnarci i soldi, ci fa infatti apporre
l'impronta digitale del pollice su tutte e tre le copie dei documenti
bancari, che descrivono l'operazione.
Mai vista una cosa del genere e tutto per 100.000 bolivares, ovvero
150 euro ! Dopo un'ora siamo riusciti a cambiare !
Torniamo in hotel, lasciamo la stanza e prendiamo un taxi per raggiungere
il terminal; costo dello spostamento, 1.000 bolivares.
Chiediamo qual'é il primo autobus che porta a Sanare, dove
dobbiamo cambiare mezzo per raggiungere Chichiriviche.
Ce ne indicano uno in partenza; saliamo senza chiedere il costo
del biglietto e di ciò ci pentiremo in seguito !
L'autobus é quasi pieno e come sempre l'aria condizionata
é a temperatura glaciale; prendiamo posto e dopo poco che
siamo in viaggio, come prassi, passa l'incaricato per incassare
i soldi del biglietto. Ci chiede 15.000 bolivares; lo guardiamo
tra lo sbigottito e l'incredulo, poi Michele trova la forza di dire
: "no, é troppo !". A questo punto ce ne chiede
5.000 a testa; sono sempre troppi, ma li paghiamo. In seguito scopriamo,
che al massimo il nostro viaggio poteva costare 3.000 bolivares
!
Purtroppo l'errore l'abbiamo fatto noi a non chiedere prima e arrabbiarsi
dopo é un'inutile spreco di energie nervose; chiedere quanto
costa, deve sempre essere la prima preoccupazione, perché
dopo i margini di contrattazione saranno ridottissimi.
In circa due ore giungiamo a Sanare; scesi attraversiamo la strada
e aspettiamo la buseta per Chichiriviche, che non tarda ad arrivare.
Anche su questa ci provano chiedendoci 1.000 bolivares; ne paghiamo
800, ma sono comunque uno sproposito, visto che ai venezuelani vedo
pagare 250 : probabilmente non é giornata !
Chichiriviche si trova all'interno del Parco Nazionale di Morrocoy,
caratterizzato da una grande laguna e da numerose isolette raggiungibili
con le barche.
La strada che porta in città attraversa perpendicolarmente
la laguna nella quale scorgo durante il viaggio grossi stormi di
fenicotteri rosa.
In circa mezz'ora siamo a Chichiriviche. Il piccolo centro é
in ristrutturazione; la strada principale che porta al porto é
infatti in costruzione, a prova che il turismo é ormai una
costante di questo luogo.
Proprio di fronte allo spiazzo (chiamarlo terminal é un pò
azzardato !) dove si fermano i bus ci sono due posade, ma non le
consideriamo per niente, anche se dal giardino due signore si sbracciano
per suscitare la nostra attenzione.
La nostra prima scelta, dettata dalla consultazione della guida,
é la posada gestita da una coppia di italiani. Purtroppo
non riusciamo ad orientarci e per qualche minuto rimaniamo spaesati
a guardarci intorno; poi Michele, chiede informazioni e non senza
fatica riusciamo a scovare la posada in una delle vie interne, parallele
alla strada principale.
Troviamo la posada, ma non l'alloggio !
Proseguiamo in cerca di un'altro hotel e ci imbattiamo nell'Hotel
Caribana, che Michele si ricorda di aver visto su internet.
L'aspetto é molto bello e per curiosità chiediamo
quanto costa una doppia; risposta : 20.000 bolivares a notte.
Saliamo a vedere la camera, che, pur se piccolina, risulta essere
molto carina, curata e ben pulita; dotata di Tv via cavo e aria
condizionata.
Decidiamo di prenderla, un pò per stanchezza, un pò
per poca voglia di girare a cercare altri alloggi; inoltre Michele
non si sente troppo in forma e tutto sommato non costa poi così
tanto, visto l'ottima qualità offerta.
Il tempo di fare una doccia, che come sempre si trasforma in una
sorta di pozione rigeneratrice, e di scoprire che la tv via cavo
prende anche RAI Internetional e usciamo alla scoperta della piccola
Chichiriviche.
Il centro é in espansione; probabilmente tra qualche anno
sarà molto più turistico e organizzato di quanto i
miei occhi non lo vedano oggi.
Percorriamo per una ventina di metri la strada di fronte all'Hotel
Caribana e raggiungiamo la via principale (quella in costruzione);
proprio all'incrocio ci sono dei telefoni con i quali si riesce
perfettamente a parlare con l'Italia.
Giriamo a sinistra e scendiamo verso il mare giungendo sino al molo;
sui lati della piccola strada ci sono, bar, ristoranti, hotel, e
negozi.
Qui mi sembra che la gente sia più abituata alla presenza
dei turisti e si sia organizzata per massimizzare il profitto della
loro presenza.
Dal molo si vedono i quattro isolotti più vicini : Cajo Muerto,
proprio di fronte; Cajo Sal sulla sinistra; Cajo Perazo sulla destra
alle spalle di Cajo Muerto e infine il piccolo e deserto Cajo Pelon
sempre sulla destra, ma di fianco a Cajo Muerto.
Non sono visibili i più lontani Cajo Borracho e Cajo Sombrero,
che dovrebbero essere i più belli; anche gli altri però,
seppur dal molo, mi sembrano molto caratteristici e invitanti.
Il neo di Chichiriviche é che non ha spiaggia; la sua fortuna
sono i cajos, raggiungibili facilmente con le barche.
Chiaramente ogni spostamento ha un differente costo e la tariffa
esposta al molo reca questi prezzi, chiaramente e necessariamente
trattabili : - Cajo Muerto, 10.000 bolivares; - Cajo Sal, 10.000
bolivares; - Cajo Perazo, 15.000 bolivares; - Cajo Borracho, 25.000
bolivares; - Cajo Sombrero, 35.000 bolivares.
Il costo, chiaramente, si riferisce alla singola lancia, che può
portare al massimo 8 persone; di conseguenza, più si é,
meno si spende !
Dopo aver scattato qualche foto ci accomodiamo ai tavolini di un
ristorante di fronte al molo, a sinistra della pescheria "El
Caney del Mar"; qui prendiamo una birra e una pizza, che risulta
dignitosa.
Michele non perde occasione per far pratica con lo spagnolo e in
men che non si dica conosciamo il titolare del locale, Enrique Martinez,
persona squisita e molto educata e il cameriere Weinar, simpatico
e amichevole.
Da loro ricaviamo molte informazioni utili, conferme e qualche dritta
per poterci muovere, non solo a Chichiriviche, ma anche nel prosequio
del nostro viaggio.
La sera ceniamo in un ristorantino nel vicolo che porta al molo;
io prendo un'arepa con cazon (squalo giovane), che risulta essere
molto saporita, Michele a causa dei suoi disturbi, si deve invece
accontentare di una zuppa di pesce, di cui non resta molto soddisfatto.
Dopo cena ritorniamo dal nostro "amico" Enrique con l'intenzione
di prendere un caffè espresso; purtroppo ci dice che non
lo fa, ma ci offre una tazzina di quello americano.
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