Santo
Domingo: pasta, salsa e merengue.
Cosa spinge un italiano ad andare a Santo Domingo? Probabilmente
la curiosità, le donne, il mare… Poi la certezza di essere a casa.La
mappa del "tesoro" di Santo Domingo.
Eh si, Santo Domingo è una delle New-Colony italiane, ne sono rimaste
poche (Sharm El Sheik, in Egitto e Ko Samui in Thailandia) ma forse
questa è veramente l’unica. Si tratta di luoghi dove l’impronta
tricolore è viva e attiva, grazie al lavoro dei nuovi immigrati.
Quelli che hanno abbandonato l’Italia per cercare di rifarsi una
vita o di fuggire dallo stress che ormai ci attanaglia quotidianamente.
Mai in un paese straniero mi sono sentito così a casa, nemmeno in
Italia. Sarà quell’aria allegra che è presente nei sorrisi dei dominicani,
quel sole caldo, quella voglia di divertirsi o forse la certezza
che le indicazioni stradali le possono chiedere in italiano…
A
S.D. non puoi assaggiare un piatto locale, o almeno fai fatica.
Gli spaghetti e la pizza sono ormai “il” piatto locale. In
automobile la radio ti accompagna al ritmo di salsa e merengue,
la pubblicità ci ammicca con nomi e sapori che ricordano casa: naturalmente
pizza e spaghetti. Manca solo il mandolino e siamo a posto. Questo
è il resoconto di una settimana intensa all’ombra delle Palme.
Se arrivate all’aeroporto di Las Americas vi troverete ad
affrontare una lunga coda per il controllo dei passaporti. Burocrazia
da paese latino-americano, come nei film. Vi consiglio di tenere
a portata di mano una penna perché appena arrivati dovete procurarvi
la Tarieta de entrade/salida. Si tratta del documento d’ingresso,
una specie di visto, che costa 10 dollari americani. Lo trovate
prima di passare la dogana. Mi raccomando per evitare code e tempi
da bradipo, procuratevelo prima di fare la coda. Ho visto molte
persone, non solo italiane, fare la fila per circa 40 minuti per
poi ritornare indietro e rifarla da capo. Raccolto il bagaglio mi
dirigo verso l’uscita evitando con uno slalom da gigante tutti i
facchini. All’uscita trovo Erasmo il direttore dell’ Hotel La Bussola
che mi è venuto a prendere con il mio amico Davide già in loco e
veterano di circa nove campagne in terra dominicana. Dopo 60 chilometri
di pulmino arriviamo a Juan Dolio in albergo. Il paese è molto tranquillo,
è distante 15 km da Boca Cica ma questo è un bene. Le sue spiagge
sono infatti molto più tranquille. In albergo trovo anche Mirko
(altro amico) che è arrivato da circa due ore. Lui è atterrato a
Punta Cana e dopo 4 ore di taxi e 100 dollari è riuscito a raggiungere
l’hotel. Chi vi dice che si l’aeroporto di Punta Cana è vicino a
Boca Cica o alla capitale vi racconta una grossa balla. Tempo di
mettersi il costume e via in spiaggia. Il mare è bello, il tempo
a febbraio è ballerino: sole, pioggia, sole. L’acqua è però fresca
e cristallina, è quello che ci vuole dopo un viaggio lungo.L'incredibile
colore del Mar dei Caraibi.
La Capital
Molte
sono le cose da vedere in Capital (Santo Domingo) come è chiamata
dai locali. A soli 40 minuti da Juan Dolio. Il traffico in Capital
è come un misto tra Roma, Milano, Napoli, di tutto un poco. Caos,
smog, gente che lavora, che ciondola, con i pulmini carichi di persone
che tornano a casa la sera. In capitale si deve parcheggiare l’auto
e girare a piedi. Da vedere c’è la Casa di Cristoforo Colombo, i
Très Ochos, il Faro Colon, El Castillo la residenza del governatore
e il centro coloniale della città. I Très Ochos sono tre Cenotes,
tre grotte di formazione calcarea, dove un’acqua azzurra e cristallina
ammicca nel caldo tropicale. All’interno dovete prendere Caronte
che con un battello a corda vi porta nell’ultima grotta. Qui tra
il verde può capitare di vedere Alfredo, un coccodrillo che vive
li. I Très Ochos dono circondati dalle strade statali, non
capisco come un posto così bello possa convivere con il traffico
e lo smog. Misteri di Madre Natura. Sigari,
sigari e ancora sigari...
Altra
meta il Faro Colon sul Malécon il lungomare. Fuori è una costruzione
orrenda, una croce in cemento armato, dentro vi è invece la tomba
di Cristoforo Colombo, tutta in marmo bianco e con picchetto militare
d’onore. Veramente eccezionale. All’interno del Faro Colon si susseguono
le stanze dei musei dedicati un po’ alla nautica (vi trovate anche
l’ancora di una delle tre caravelle di Colombo), un po’ all’architettura,
un po’ alla cultura latina. Merita una visita. Nelle notti nuvolose
il Faro si accende ed illumina il cielo con una grandiosa croce,
che puntualmente lascia al buio mezza città. Mentre tornate verso
Boca Cica, ancora in città fermatevi al museo oceanografico. E’
uno spettacolo mozzafiato, con mille pesci e crostacei. Uno dei
più belli che ho visto per varietà di specie che si possono ammirare.
Tocca ora al Castello, ex residenza del governatore della Repubblica.
Qui il castello è perfettamente conservato. All’entrata avete due
possibilità: affittare una guida ufficiale 300 pesos a testa, oppure
quella non ufficiale 100 pesos più mancia a discrezione. Noi optiamo
per la seconda ipotesi. Il ragazzo parla bene l’italiano e tra una
spiegazione e l’altra ci chiede se vogliamo anche fumare qualcosa
o se ci serve compagnia. Lui nel caso conosce i posti giusti. Ringraziamo
ma rifiutiamo. Vogliamo una vacanza tranquilla.La
zona dell'imbarcadero per l'isola di Saona.
All’interno
del Castello c’è la prigione di Cristoforo Colombo, ci sono le torri
e i cannoni. Tutto come allora. Dall’alto del castello si vede buona
parte della città. Vediamo anche una costruzione antica. E’ la Casa
di Cristoforo Colombo costruita da lui ma che purtroppo non ha mai
avuto l’onore di abitare. Ci ha pensato comunque il figlio. La giornata
scorre veloce, i piedi chiedono pietà ma ci aspetta un’ultima fatica:
il centro con la piazza Monumental. E’ li vicino e ci si arriva
a piedi ma non senza aver fatto tappa in un bar a bere una Coca.
La piazza è molto grande con la cattedrale e le facciate coloniali.
Proprio come in Italia è un posto di ritrovo, con panchine e piccioni.
Anche qui quando ti fermi a chiacchierare trovi sempre sorrisi e
persone disposte al dialogo.Il Castello
del Governatore, dove per un certo periodo venne rinchiuso in prigionia
Cristoforo Colombo.
Poi il giro per il consueto shopping. Bellissime le scatole umidificatici
per i sigari (anche
qui molto apprezzati). Negozi di souvenir, bar, supermercati, ristoranti
e monumenti questo è il concludersi di una giornata veramente molto
attiva. Il rientro è un poco tortuoso: verso le 6 il traffico in
Capital si paralizza. Tutti fanno ritorno a casa con il risultato
che tutti ci arrivano in ritardo di un’ora buona. Mi ricordano che
in città devo tornarci per una visita al Mercato Modelo.Il
Mercato Modelo (ottimi i sigari, il Brugal e i quadri).
Mercato Modelo.
E’
il caos, il mercato turistico per eccellenza, dove trovate tutti
i souvenir tipici e meno tipici del luogo. Magliette, camicie, tabacchi,
rum, quadri e tantissimi oggetti inutili. Se andate con un amico
non perdetevi tra le sue. I venditori locali cercheranno di fermarvi
in tutti i modi, fino allo stress totale. E’ impossibile che voi
non compriate nulla. Fate però attenzione, qui i prezzi sono più
alti che nel resto della città fatta esclusione per il centro storico.
Un consiglio: i quadri degli artisti dominicani sono veramente belli
ma se volete risparmiare andate da Francis alla Joyeria Pintura
Naif. Qui i prezzi sono veramente reali.La
Baia di Samanà
La
Baia di Samanà e le balene.
Una gita da non perdere assolutamente, se andate nel periodo di
febbraio, è quella dell’avvistamento delle balene che si accoppiano
nella Baia di Samanà. Dopo una lunga corsa in automobile attraversando
parte del centro isola, tra foreste e frutteti, tra montagne e campi
di canna da zucchero, dopo mille curve si arriva alla baia. Parcheggiata
l’automobile si prende una barchetta che fa acqua da tutte le parti
che vi traghetta al vero battello. Poi comincia il safari. Tutti
in coperta a scrutare il mare, con la macchina fotografica pronta.
Poi all’improvviso uno sbuffo e la balena e avvistata. Poi la pinna
della coda, poi ancora altri sbuffi è un’esperienza incredibile
che rende pieni di gioia. Se siete fortunati potete vederle che
saltano fuori dall’acqua. Non vi sono parole per descrivere quei
momenti. Si può dire solo: ho visto le balene in amore… Una
palma dell'Isola di Saona.
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