| Un
Vacanza in un luogo molto amato dal pubblico italiano: Marsa Alam
in Egitto. Maurizio
e Brunella ci raccontano la loro avventura tra le stupende spiagge
della Red Sea Riviera... Che aspettare? Imitiamoli...
Eravamo
già stati in Mar Rosso un paio di volte, entrambe a Sharm
El Sheik, e volevamo vedere la tanto decantata Marsa Alam dai fondali
incontaminati.
La nostra sistemazione era molto buona: il club Amaraya, 4 stelle,
che viene gestito per l’Italia dal tour operator Volando (la
linea “economica” dell’Alpitour), anche se l’immobile
è di proprietà dello stesso gruppo del resort Kahramana,
5 stelle, forse il primo ad essere costruito a Marsa Alam, che viene
venduto per l’Italia da Swan tour.
Entrambe le strutture alberghiere si trovano a Blondie Beach, 40
km a sud dell’aeroporto, e distano 20 km circa dal villaggio
di Marsa Alam, che si trova ancora più a sud.
Il club Amaraya è una struttura molto raccolta (solo una
settantina di camere), a 350 mt.dalla spiaggia, e con la possibilità
di condividere parte delle attrezzature dell’altro hotel,
che si trova invece in prima linea rispetto al mare.
Passiamo a parlare dell’accessibilità della barriera
e delle condizioni meteo, poiché è risaputo che a
Marsa Alam c’è spesso vento, il che può pregiudicare
lo snorkeling e il bagno in mare.
La
baia è molto vasta, divisa sostanzialmente in due parti (spiaggia
Amaraya a sinistra – vedi foto – e quella del Kahramana
a destra) dal lungo pontile che consente l’accesso in acqua
proprio di fronte alla barriera.
Nelle due prime giornate c’è stato molto vento e il
mare era increspato, di conseguenza era vietato fare il bagno dal
pontile. I giorni seguenti il mare era calmo, quindi abbiamo apprezzato
la comodità di avere il pontile da cui entrare in acqua;
la barriera é molto ricca di coralli e popolata da pesci
multicolori, anche di dimensioni considerevoli.
Il
Kahramana offriva comunque una navetta gratuita a orari fissi, che
in 10 minuti raggiungeva la vicina spiaggia di Abu Dabab, di suo
uso esclusivo, fatta eccezione per una piccola parte sul lato destro
che viene utilizzata dal Veraclub Elphistone.
Nel primo giorno di vento siamo dunque andati alla sua scoperta,
e ci siamo tornati anche altre volte.
E’ una splendida baia riparata, con ombrelloni molto distanziati:
si ha accesso alla barriera corallina direttamente dalla spiaggia,
su entrambi i lati della baia (quello destro è più
profondo e con concrezioni coralline gigantesche, mentre il reef
a sinistra è raggiungibile con poche bracciate e comunque
c’è una grande varietà di pesci e coralli).
La
baia di Abu Dabab è anche meta di escursioni a pagamento
da parte di altri villaggi, in quanto vi risiede stabilmente un
esemplare di dugongo, un mammifero acquatico piuttosto raro, che
bruca le alghe sul fondo della baia (vedi foto). Maurizio è
riuscito a vederlo un paio di volte; io, non essendo una nuotatrice
provetta, non mi sono sentita di nuotare fino centro della baia,
zona di probabile avvistamento.
Il tempo è stato sempre splendido, tranne un paio di giorni
in cui il sole è stato velato per poche ore: 30°C di
giorno, sempre ventilato, e 20-24°C di sera, forse un po’
più umido.
Anche sulla
base delle indicazioni lette in diari di viaggio apparsi in rete,
abbiamo fatto la nostra scelta a proposito delle escursioni:
• Mio
marito era più interessato allo snorkeling, per cui ha fatto
una gita di una giornata
al costo di 35 euro, assieme ad un gruppo proveniente dal Bravo
Club, alla baia di Awlad Baraka, che si trova 20 km. a sud del villaggio
di Marsa Alam. Si tratta di una grande baia con una splendida barriera
corallina: per vederla tutta occorre un’ora e mezza, chi si
stanca viene preso a bordo da un gommone d’appoggio e poi
riportato a terra.
Si è pranzato con specialità locali, preparate dai
beduini che gestiscono la spiaggia, poi il gruppo ha terminato la
giornata con un’altra immersione ad Abu Dabab, che per Maurizio
non era una novità.
• Io, invece, ho lasciato al villaggio marito e figlia, e
sono stata a Shalateen, ove si tiene quotidianamente – tranne
il venerdì – il più grande mercato di cammelli
dell’Alto Egitto.
Questa località dista dal nostro hotel ben 280 km.; ciò
significa oltre 3 ore di viaggio, che comunque trascorrono piacevolmente
osservando il deserto roccioso che scorre a fianco, e grazie alla
guida che ci parlava dell’Egitto e di quello che avremmo trovato
al mercato.
Shalateen si trova quasi al confine con il Sudan, da cui provengono
i venditori di cammelli che, arrivati con grossi camion, ripartono
stracolmi di ogni genere di merci, comprate con il ricavato della
vendita.
I
cammelli vengono comprati per essere usati come animali da lavoro,
o per la loro carne: i compratori sono per lo più egiziani,
molti dei quali macellai.
Abbiamo seguito tutte le fasi della vendita, con discussioni feroci
e riappacificazioni, strette di mani e passaggi finali di denaro
(vedi foto). Alle trattative seguono il controllo degli animali
da parte di veterinari statali nel recinto cosiddetto della “quarantena”,
dove gli animali sani vengono marcati sulla coscia destra per poi
proseguire verso la loro destinazione finale (villaggi dell’interno
o addirittura il mercato del Cairo), mentre quelli malati vengono
curati e rimangono lì fino alla guarigione, per evitare il
contagio in tutto il paese.
Nel complesso gli animali vengono trattati in modo piuttosto rude,
ai nostri occhi di occidentali: pensate che hanno una zampa anteriore
legata per non scappare, ma anche così i più intraprendenti
riescono a fare delle belle “sgambate” prima di venire
riacciuffati.
La
mattinata prosegue con un giro del mercato dove si vende un po’
di tutto (frutta, verdura, carne, stoffe, spezie, souvenir, scarpe,
vestiti) e termina con il pranzo servito nell’unico ristorante,
piuttosto spartano, di Shalateen, in cui si può mangiare
pollo o cammello.
Per darvi l’idea del costo della vita, vi posso dire che l’autista
ha pagato il pasto del ristorante 10 lire egiziane (corrispondenti
a circa 1,5 euro); la gita ci era costata 65 euro a testa, quindi
la gran parte degli introiti veicolati dai turisti rimane nella
mani dei grandi gruppi europei e ben poco arriva agli operatori
locali.
L’impatto del mercato dei cammelli è stato un po’
forte, sembrava di aver preso la macchina del tempo ed essere finiti
in un’altra epoca: certo si vedono i segni della modernità,
non sempre positivi, infatti i cammelli non attraversano il deserto
come una volta, non sulle loro gambe almeno, e sono invece stipati
sui camion sia all’arrivo che in partenza.
Almeno sono riuscita a vedere un pezzetto di Africa vera e sono
ritornata nel 3° millennio entusiasta. Al
ritorno abbiamo fatto una sosta di un’oretta nell’area
protetta delle mangrovie, che sono le uniche piante che riescono
a vivere nell’acqua di mare: qualche momento di relax passato
in una laguna interna di acqua bassa, a cercare le conchiglie sulla
battigia (comunque non si possono portare fuori dall’Egitto,
e ci sono multe salatissime per i contravventori).
Non
abbiamo fatto altre escursioni, perché si stava bene nella
nostra spiaggia e in quella vicina di Abu Dabab, e perché
non ci interessava provare la “motorata” nel deserto
o altre gite molto turistiche.
Nostra figlia
Lisa, quindicenne, dopo un paio di giorni di circospezione si è
aggregata ad altri ragazzi e ragazze nelle attività dell’animazione,
e non l’abbiamo vista più di tanto.
Io e Maurizio
invece siamo rimasti un po’ defilati rispetto alle varie attività
proposte, preferendo dedicarci al mare e al relax, lontano dagli
animatori del villaggio.
Ricordo con
nostalgia le nostre passeggiate pomeridiane nelle varie calette
del Kahramana, per poi ritornare verso il nostro hotel al calar
del sole, mentre le colline in lontananza mutavano colore col progredire
del tramonto; e anche le passeggiate serali, ad ascoltare il mare
e contemplare il cielo stellato dal gazebo vicino al pontile.
Nel
complesso ognuno di noi tre ha trovato quello che cercava in questa
vacanza.
Soprattutto
mia figlia, ripensando ai giorni passati a Marsa Alam, si sente
come la signora della pubblicità delle crociere Costa, che
nella vasca da bagno sussurra: “l’acqua è fredda
.... non riesco ad abituarmi alla vita di sempre.”
Sapremo trovare
presto nuove avventure!!
Saluti a tutti.
Brunella e Maurizio
PIACENTINI
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