I Promessi
Veneti
«Quel ramo del lago di Como
» è un incipit
a dir poco memorabile, parole altamente evocative, punto di partenza
per critici letterari di ogni tempo. E se fossimo ben lontani dal
suolo lombardo? Ben inteso, il nocciolo della questione è
tuttaltro che la geografia. Il lago di Como è pur sempre
il lago di Como. Ma è in un piccolo paese della provincia
di Vicenza che si svolgono i fatti narrati da Manzoni. I personaggi
ci sono tutti, lintreccio è quello che abbiamo conosciuto
a scuola. Ma siamo ad Orgiano, un paese del basso vicentino, 32
chilometri a sud del celebre capoluogo. Nel 1605 e già
lambientazione temporale coincide con quella di Manzoni- le
magistrature veneziane aprono un processo nei confronti di un signorotto
accusato di molestie ad una ragazza del villaggio. Si tratta di
Paolo Orgiano, che con la complicità di suo cugino Tilberto
Fracanzan insidia la giovane figlia di madre vedova Fiore Bertola.
Il conte zio, al secolo Settimio Fracanzan, interviene per proteggere
i malfattori, mentre il buon padre Ludovico Oddi lotta strenuamente
per difendere le due donne. Non manca neppure linnamorato
infelice, Vincenzo Galvan. La vicenda segue per filo e per segno
quella ambientata, appunto, sul famoso ramo di quel famoso lago.
Due bravi rapiscono Fiore nel cuore della notte, e il
potente conte zio intercede presso le autorità per mettere
a tacere i misfatti. Le analogie saltano allocchio anche a
livello testuale: alcuni passi manzoniani sembrano riprendere fedelmente
i documenti dellepoca. La ricerca filologica potrebbe portarci
oltre, ma quale migliore occasione per gettare uno sguardo al nuovo
scenario che la storia ci propone? La strada che separa Vicenza
da Orgiano potrebbe rivelarsi ricca di sorprese
Lasciata la città, e seguendo la direzione di Longare, si
giunge ben presto alla quattrocentesca Villa Trento, in località
Costozza. Imponente nella sua struttura, la villa porta con eleganza
su di sé le tracce delle modifiche subite nel corso degli
anni, in particolare nel seicento e nel secolo scorso. Villa Trento
Carli, invece, è una scenografica costruzione risalente al
1645. Una fabbica, ma del tutto speciale. Celebre per il suo singolare
sistema di condizionamento, che con una serie collegamenti
fra grotte garantisce una temperatura costante in qualsiasi stagione,
la villa si erge lievemente rialzata dal suolo, ed è preceduta
da unampia scalea. Poco distante, agli occhi è riservato
uno spettacolo di rara bellezza: il monumentale complesso delle
Ville da Schio. Tre edifici in tutto, non molto grandi ma estremamente
rifiniti. Posti a livelli differenti sulla collina, e immersi in
un verde parco movimentato da scalinate, sculture, grotte e boschetti,
i tre palazzi offrono una scenografia eccezionale, sul modello dei
giardini barocchi che trasportano il visitatore in una dimensione
quasi teatrale, slegata dalla realtà.
Lasciati alle spalle gli incanti di Costozza, si raggiunge ben
presto un piccolo ma suggestivo centro: Mossano. Qui si può
visitare Villa Pigafetta Camerini, dalle notevoli forme barocche,
piuttosto insolite per il tradizionale e pulito rigore palladiano
che domina il vicentino. La costruzione, attribuita ad Antonio Pizzocaro,
risale al diciassettesimo secolo, mentre le barchesse annesse sono
più tarde.
Ad Agugliaro, poco più avanti, ci si trova al cospetto di
Villa Saraceno, inserita nel patrimonio Unesco. Progettata da Andrea
Palladio per Biagio Saraceno tra il 1549 ed il 1570, la villa si
distingue per la sua semplicità ed eleganza, che rivela la
mano di un genio dellarchitettura. La volta ed il portico
sono decorati con affreschi perfettamente restaurati. Giunti a Sossano
si viene nuovamente catapultati in ambito letterario: qui i nostri
Renzo e Lucia, Fiore Bertola e Vincenzo Galvan, cercano rifugio
scappando da Orgiano, e sempre qui la povera ragazza viene rapita.
Ad Orgiano, ultima tappa del viaggio, ci accorgiamo che le meraviglie
non sono finite. Villa Fracanzan, oggi Piovene Porto Godi, è
il monumento più interessante della cittadina. Risalente
al 1710, è tra le opere migliori di Francesco Muttoni. Il
parco e linterno della villa gareggiano in bellezza. Ledificio
ospita il Museo della vita quotidiana in villa. Immersi in unaurea
di passato, qui si comprende appieno come le ville venete svolgessero
il ruolo di centro economico di unazienda produttiva, oltre
che di cultura e svago. Numerosi gli attrezzi esposti, che riproducono
fedelmente una realtà lontana strettamente connessa al nostro
presente.
Il viaggio è concluso. Con un sospiro, chiudiamo la porta,
ed il libro. Lasciando i personaggi alle loro disavventure damore,
ci accorgiamo di essere capitati in una delle province più
dolci e preziose della nostra penisola. Godiamoci il panorama.
Per i suggestivi itinerari a metà tra cultura e natura si
consiglia la lettura di "Parchi culturali nel vicentino",
a cura del Touring Club Italiano. Da un'intuizione di Stanislao
Nievo.
Vicenza:da Montorso a Creazzo, viaggio d'amore e arte nella provincia
di Vicenza
Nella testa girano ancora le immagini del pluripremiato film di
John Madden in cui una lunare Gwyneth Paltrow, affacciata alla terrazza,
discorre damore col suo Romeo-Shakespeare, ma non tutti sanno
che in realtà è Vicenza la vera patria dellinfelice
amore che ha incantato il mondo intero. E quale miglior sorpresa
dello scoprire, andando a ritroso verso i luoghi natii della bella
Giulietta, che i luoghi letterari toccano tappe incantevoli nel
mondo fisico: ripercorrerli sarà un viaggio piacevole per
la mente e per gli occhi.
Giulietta
nasce a Montorso Vicentino dalla penna di Luigi da Porto, nobiluomo
e cavaliere vicentino: ferito nel corso della guerra della Lega
di Cambrai, da Porto si trasferisce nella villa di famiglia a Montorso
per dedicarsi alle sue attività preferite: la poesia e la
scrittura. Qui, in questo luogo che lo scrittore definiva «dolce
et ameno», prendono il via le vicende della giovane Capuleti:
solo numerosi rimaneggiamenti letterari successivi permetteranno
a William Shakespeare di scrivere il suo capolavoro. Montorso, facilmente
raggiungibile da Vicenza uscendo per la strada statale 11 in direzione
di Montebello Vicentino, un tempo denominato Montursium, deve il
suo nome allunione fra monte e Orso,
il nome della famiglia edificatrice di un antico castello, ormai
scomparso, eretto sul colle della Fratta. Nel paese spicca la maestosa
Villa Da Porto Barbaran, uninterpretazione architettonica
in chiave settecentesca della villa dello scrittore. Per dar piena
voce agli intrecci amorosi , eccoci al vicino centro di Montecchio
Maggiore, dove i castelli delle due casate rivali fanno da sfondo
al paesaggio di Montorso. Il Comune con il più alto tasso
di imprese in Europa ha in sé il vantaggio di aver preservato
atmosfera e magia in un luogo con il suo tempo e la sua storia.
Percorrendo la strada che dalla frazione di San Pietro di Montecchio
si inerpica verso il monte in cui sono situati i due castelli, si
nota, trattenendo il respiro, la loro emblematica struttura: vicini,
vicinissimi, eppure irrimediabilmente separati da un vallone, per
leternità.
I castelli furono restaurati negli anni trenta del secolo scorso:
quello dei Montecchi è piuttosto fedele nelle forme alloriginale,
mentre quello dei Capuleti lo è soprattutto nel perimetro
esterno e nella torre. Allinterno di questultimo è
possibile ammirare gli affreschi del veronese Pino Casarini che
in quattordici scene ripropone il celebre dramma dei due amanti.
Giunti fin quassù, come non cogliere loccasione per
visitare Villa Cordellina Lombardi, affrescata da Giovanni Battista
Tiepolo. Incentrati sul tema dellintelligenza amorosa, questi
affreschi presentano una Minerva che soccorre gli eroi nelle loro
imprese disperate e Scipione e Alessandro Magno che fanno delle
loro prigioniere spose o fidanzate. Per concludere litinerario
si può risalire in direzione Vicenza, per la strada secondaria
che porta a Sovizzo e Creazzo per raggiungere il Biron, dove allinterno
di un grande parco si staglia Villa Zileri dal Verme, che ospita
gli affreschi del primo Tiepolo. Il viaggio, questo viaggio, si
conclude alle porte di Vicenza, ma la mente è ancora libera
di andare
Per i suggestivi itinerari a metà tra cultura e natura si
consiglia la lettura di "Parchi culturali nel vicentino",
a cura del Touring Club Italiano. Da un'intuizione di Stanislao
Nievo.
Vicenza da scoprire in cucina
Per scegliere di visitare Vicenza di motivi ce ne sono tanti.
Il fascino senza tempo emanato dagli antichi palazzi, le sue piazze,
le tortuose e misteriose vie del centro storico, i ponti leggeri
e i maestosi campanili: Vicenza è una città di pietra
e arte, di cultura e natura. Difficile resistere alla tentazione
di avventurarsi a piedi fino al belvedere antistante il santuario
di Monte Berico, eretto nel luogo in cui, pare, apparve la Madonna.
Da quella posizione, sovrastando la città, si gode di un
panorama di ineguagliabile bellezza. Il centro storico, cuore attorno
al quale pullula la Vicenza più vera, si estende su una vasta
pianura protetta dallimponente cintura berica.
1. Le tentazioni culinarie
I motivi, si diceva. Certo, il paesaggio, laria frizzante,
larchitettura. Ma che dire delle tentazioni del palato? Di
certo non mancano le occasioni per gustare qualche pietanza tipica,
i prodotti della provincia, dai monti alla campagna. Vicenza offre
tanto a chi sa e vuole inebriarsi dei profumi della più autentica
cucina veneta. Un piatto, fra tutti, la fa da padrone. Celebrato
da manifestazioni create ad hoc, proposto nei menu delle osterie
e dei raffinati ristoranti, il principe della tavola vicentina è
senza alcun dubbio il baccalà.
Una vera e propria tradizione, più che un piatto puro e
semplice. Le origini della sua storia si intrecciano e si perdono
fra i meandri della memoria, dove verità e leggenda si intrecciano
senza soluzione di continuità. Sembra la trama di un play
shakespeariano, ma tutto ha inizio con un naufragio
2. La leggenda
Correva il memorabile anno 1432 e Piero Querini si dirigeva verso
i porti della Lega Anseatica con un bastimento carico di ricche
mercanzie: vino cretese, spezie, profumi. Ma qualcosa andò
storto. Nei pressi di Cadice limbarcazione colò a picco.
I pochi superstiti raggiunsero le isole Lofoten, nella Norvegia
settentrionale, a bordo delle scialuppe. Lì, il clima mite
nonostante la latitudine merito della Corrente calda del Golfo-
la gente ospitale e la bellezza del paesaggio, hanno ben presto
rinfrancato i naufraghi. Alla meraviglia presto sopraggiunse la
curiosità, che la vista di centinaia di pesci irrigiditi
stesi al sole dovette alimentare. Stockfish, pesce bastone:
è il merluzzo, la merce che più di ogni altra contribuiva
al benessere economico degli abitanti dellisola. A lui è
dedicato il primo giovedì del mese di marzo, in un clima
di grandi festeggiamenti.
Certo, a Venezia il pesce fresco allora non mancava, e lo Stockfish
importato da Querini dovette attendere il Concilio di Trento per
vedere esplodere il proprio mercato. Non solo facile al trasporto,
in quanto si poteva accatastare come della comune legna, ma un rimedio
efficace per il popolo alle restrizioni religiose imposte dalla
Chiesa. O chissà, forse la sua presenza è molto più
antica.
Stando ad unaltra leggenda, infatti, nel ben più remoto
1296 i veronesi, arroccati nel castello di Montebello, si fanno
vincere dai vicentini che dichiarano di portare «polenta e
bacalà». Sta di fatto che il prodotto gode
di una tale considerazione da essere entrato a pieno titolo nel
mito, e oggi il mercato italiano è la fetta più
imponente del mercato di esportazione delle Lofoten.
3. Terminologia
I nomi, innanzitutto. Direttamente da Stockfish viene il termine
stoccafisso, ovvero il merluzzo essiccato al sole, nei porti o sulle
navi. Il merluzzo conservato sotto sale è invece comunemente
chiamato baccalà, termine derivante, tramite mediazioni varie,
dal fiammingo kabeljauw che significa bastone pesce: appena pescato,
il merluzzo - anche quando non viene essiccato - è posto
su bastoni per la lavorazione. Queste le accezioni più comunemente
riconosciute, tuttavia estranee alla cultura vicentina. Per qualche
imprescindibile mistero glottologico, sublimi mutazioni fonetiche
e soprattutto per lirresistibile illogicità della tradizione
linguistica, a Vicenza si parla di bacalà. Una
sola C, per un suono che meglio di qualsiasi altro rievoca
linconfondibile parlata veneta, dolce e cantilenante. Eccolo
il bacalà rendiamo pure omaggio ai puristi
della lingua-, rigido ed impettito pesce bastone, adottato dalla
cucina regionale ed eletto rappresentante delle tavole della città
del Palladio a dispetto delle sue lontane origini.
4. Pesce fresco? Non proprio!
Il bacalà è un po come il vino:
invecchiando migliora. Il tempo, non sempre brevissimo, che passa
tra la pesca e il piatto, non penalizza la qualità del prodotto,
anzi, se possibile, la migliora. Il pescato, essiccato al tiepido
sole del profondo nord, conserva in sé il suo mistero, che
sarà svelato solo dalle sapienti mani dei migliori cuochi
della zona. A guardarlo bene, sembra cadere vittima di un incantesimo,
dal quale si sveglierà con il succoso bacio della...polenta!
Già, la polenta. Altro must della tavola veneta. Cibo rustico
e semplice, dal sapore autentico, eccellente accompagnatore di piatti
succulenti ed estremamente saporiti come, appunto il bacalà.
Dà alla bocca una sferzata di freschezza, raccoglie il prezioso
sughetto che si deposita sul piatto e amplifica leccezionale
aroma del pesce.
5. La ricetta
Lo disse Andrea Palladio, che evidentemente non si intendeva solo
di architettura ma sapeva ben deliziarsi attorno alla tavola, e
i maggiori esperti concordano: «Lo stoccafisso va interamente
battuto a mano e tenuto a bagno per tre giorni e tre notti per garantire
la migliore morbidezza».
Eccola, quindi, la ricetta del famoso bacalà
alla vicentina. Non se ne conosce lorigine, ma pare
sia stata tramandata oralmente nel corso degli anni. Piccole modifiche
si sono succedute nel corso del tempo, ma oggi sembra aver raggiunto
la sua forma definitiva:
Ingredienti per 12 persone
1 kg di stoccafisso secco, 500 g di cipolle, 1 litro d'olio extra
vergine d'oliva , 3-4 acciughe, 1/2 litro di latte fresco, poca
farina bianca, 50 g di formaggio grana grattugiato, un ciuffo di
prezzemolo tritato, sale e pepe
Preparazione
Ammollare lo stoccafisso, già ben battuto, in acqua fredda,
cambiandola ogni 4 ore per 2-3 giorni. Levare parte della pelle.
Aprire il pesce per il lungo, togliere la lisca e tutte le spine.
Tagliarlo a pezzi quadrati possibilmente uguali. Affettare finemente
le cipolle; rosolare in un tegamino con un bicchiere dolio,
aggiungere le acciughe dissalate, diliscate e tagliate a pezzetti;
per ultimo, a fuoco spento, aggiungere il prezzemolo tritato.
Infarinare i vari pezzi di stoccafisso, irrorarli con il soffritto
preparato, poi disporli luno accanto allaltro, in un
tegame di cotto o di alluminio, oppure in una pirofila (sul cui
fondo si sarà versata, prima, qualche cucchiaiata di soffritto);
ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo anche
il latte, il grana grattugiato, il sale, il pepe. Unire lolio,
fino a ricoprire tutti i pezzi livellandoli.
Cuocere a fuoco molto dolce per circa 4 ore e mezzo, muovendo ogni
tanto il recipiente in senso orario, senza mai mescolare. In termine
vicentino questa fase di cottura si chiama pipare.
Solamente lesperienza saprà definire lesatta
cottura dello stoccafisso che, da esemplare ad esemplare, può
differire di consistenza. Servire ben caldo con polenta in fetta:
il bacalà alla vicentina è ottimo anche
dopo un riposo di 12-24 ore.
Tra le specie più apprezzate, quella che sembra riscuotere
maggior successo è il merluzzo ragno.
6. Le iniziative
A conferma della notorietà di questo piatto, si assiste
nel corso degli anni alla nascita di associazioni che mirano alla
diffusone ed alla conservazione delle caratteristiche peculiari
di questo piatto. Numerose le feste in provincia dedicate al bacalà
alla vicentina, e molto apprezzate anche le degustazioni allombra
della Basilica, nella centralissima Piazza dei Signori di Vicenza.
La Venerabile Confraternita del Baccalà, istituita
alla fine degli anni Ottanta, riunisce appassionati e cultori e
investe nuovi adepti ogni anno, scegliendoli fra i più meritevoli
nellambito culinario. Le investiture sono una vera e propria
cerimonia a metà fra il serioso ed il goliardico, e lo stoccafisso
sulla spalla a mo di spada è una vera e propria sciccheria!
Per assistere alla cerimonia basta recarsi a Sandrigo alla fine
del mese di settembre, dove, assieme alla festa del bacalà
alla vicentina, si celebrano le Giornate italo-norvegesi.
Tra questa cittadina e i fornitori norvegesi il legame è
talmente stretto che a Sandrigo cè una piazza dedicata
a Røst, lisola di Querini, mentre alle Lofoten cè
unisoletta che è stata ribattezzata Sandrigøya.
Inoltre, un nutrito gruppo di ristoratori, circa sessanta, si sono
riuniti in una associazione che segna un ghiotto itinerario costellato
di fumanti piatti di bacalà. Liniziativa
è della Fipe-Confcommercio, in collaborazione con lAzienda
Speciale della CCIAA Vicenza Qualità. I Ristoranti
del Baccalà propongono la speciale pietanza in tutte
le sue forme il venerdì, il sabato e la domenica
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