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Questo
il saggio sulle vaccinazioni internazionali tratto dal sito del
Ministero della Sanità Italiano sulla situazione delle varie malattie che
si possono riscontrare sul nostro pianeta e ritenute a rischio per
il viaggiatore.
Viaggi internazionali e vaccinazioni
Dottori: Salvatore Squarcione e Loredana Vellucci
- Introduzione: La nostra epoca è caratterizzata da intensi
e rapidissimi spostamenti da un punto all’altro del globo.
Ai movimenti di personale specializzato che si reca in paesi in
via di sviluppo per collaborare a progetti di cooperazione internazionale
e di progettazione ed installazione di attività industriali si
aggiungono e sono sempre più rilevanti in termini di numero di
persone coinvolte; sono sempre più frequenti i viaggi organizzati
al solo scopo di conoscere luoghi esotici e realtà di vita diverse
dalla nostra.
A questi spostamenti è inevitabilmente legata la possibilità di
contrarre malattie, infettive e non, e di importare agenti patogeni
in territori indenni.
Il timore dell’introduzione di malattie diffusive in territori
indenni e di conseguenti epidemie è stato alla base di atti legislativi
a protezione del territorio, di cui il primo esempio dell’era
moderna si ritrova nella legislazione emanata dalla Repubblica
di Venezia nel 1378.
Da allora in poi sono state numerose le Convenzioni e gli accordi
internazionali che hanno rimarcato l’esigenza di attuare misure
per prevenire l’importazione di malattie infettive, fino all’attuale
Regolamento Sanitario Internazionale, la cui ultima revisione
risale al 1972.
A distanza di circa un quarto secolo, anche il Regolamento Sanitario
Internazionale si dimostra, sotto alcuni aspetti, datato, ed è
in corso il processo per la sua revisione.
Malattie emergenti e riemergenti, non sempre comprese tra le malattie
quarantenarie propriamente dette, hanno assunto una rilevanza,
ai fini della profilassi internazionale, difficilmente immaginabile
fino a pochi anni fa e, d’altra parte, in un epoca come la nostra,
in cui viaggi intercontinentali si compiono nello spazio di poche
ore, il riferimento rigido ai periodi di incubazione delle malattie
quarantenarie appare anacronistico: infatti, il rigido rispetto
delle norme dettate dal Regolamento Sanitario Internazionale non
ha impedito, ad esempio, la reintroduzione del colera in Sud-America
dopo un’assenza di circa un secolo.
- Colera: Nel 1991 il vibrione del colera arriva, quasi
sicuramente con le acque sentina di navi provenienti dall’estremo
oriente, in Perù dove, favorito da particolari abitudini alimentari
e dalle condizioni di degrado igienico e sociale in cui vivono
ampie fasce di popolazione, si diffonde in tutto il continente.
Dopo il 1991, l’anno di massima attività del colera è stato il
1994, con epidemie che hanno interessato numerosi paesi che si
affacciano sul bacino del Mediterraneo, Italia compresa, e dell’Europa
orientale.
Accanto al V. cholerae El Tor, sierotipo Ogawa, responsabile
della maggior parte degli episodi epidemici, un nuovo ceppo di
vibrione colerigeno ha suscitato notevoli preoccupazioni. Il vibrione
non O1 O139, responsabile di estese epidemie a partenza dal Golfo
del Bengala, ha provocato anche numerosi casi importati tanto
in Paesi in via di sviluppo che in Paesi industrializzati. A causa
delle differenze antigeniche tra il vibrione non O1 O139 ed i
vibrioni, sia classici che El Tor, non esiste immunità crociata
ed i vaccini anticolerici tradizionali sono del tutto inefficaci.
L’attività del vibrione O139 ha mostrato, comunque, una certa
diminuzione negli anni successivi al 1994 e l’ondata epidemica
sembra, per il momento, rallentata.
- Febbre Gialla: La febbre gialla è l’altra malattia compresa
nel gruppo delle malattie quarantenarie che ha mostrato chiari
segni di riemergenza nel corso degli ultimi anni.
Epidemie sono state segnalate in Paesi che, pur presentando situazioni
ambientali e climatiche favorevoli allo sviluppo del vettore,
e quindi vulnerabilità alla malattia, sono ai margini della zona
di endemia vera e propria, che in Africa comprende la parte occidentale
del Continente ed in America Latina la zona amazzonica.
Anche se fortunatamente poco numerosi, casi mortali di febbre
gialla sono stati riscontrati in turisti che si erano recati in
zone endemiche senza la protezione della vaccinazione.
Il problema della riemergenza della febbre gialla, che presenta
un ciclo prevalentemente urbano in America Latina ed un ciclo
prevalentemente silvestre in Africa Occidentale, è talmente sentito
dall’OMS da avere indotto alla introduzione della vaccinazione
antimarillica nel Programma Esteso di Immunizzazione (EPI) dedicato
a quei Paesi.
- Peste Polmonare: Per concludere il quadro delle malattie
quarantenarie propriamente dette, bisogna segnalare che gli ultimi
anni hanno visto il manifestarsi di un’epidemia di peste polmonare
in India. Anche se le reali proporzioni dell’epidemia sono state,
a conti fatti ed a revisione dei casi inizialmente segnalati come
sospetti, inferiori a quanto poteva sembrare in un primo momento,
l’evento è stato comunque altamente significativo, non solo per
l’allarme suscitato nell’opinione pubblica internazionale e le
ripercussioni su viaggi e scambi commerciali, ma anche perché
ha dimostrato chiaramente l’importanza dei fattori ambientali
nella riemergenza delle malattie infettive ed in particolare di
quelle a trasmissione vettoriale.
Il fattore scatenante dell’epidemia di peste polmonare è stato
infatti individuato in inondazioni, seguite ad una fase di siccità;
la abnorme mortalità dei ratti, tradizionali serbatoi della malattia,
ha portato le pulci a ricercare altri ospiti, infestando la popolazione
umana e dando avvio all’epidemia.
Non deve essere infatti dimenticato che la peste bubbonica è un’antropozoonosi
presente, in forma di focolai endemici "naturali", in
molti Paesi africani, asiatici, dell’America Latina nonché in
alcune aree dell’America del Nord, determinando da 2000 a 3000
casi ogni anno nelle popolazioni locali.
Non sono però soltanto le malattie quarantenarie a poter creare
problemi nel caso di viaggi e movimenti internazionali.
Anche malattie presenti nei nostri climi raggiungono, nelle aree
tropicali e sub-tropicali, livelli di iperendemia con conseguente
rischio di infezione e di malattia per persone provenienti da
aree di bassa endemia.
- Tifo: La febbre tifoide è iperendemica in gran parte
dell’America Latina, nell’intero continente Africano, facendo
eccezione soltanto alcune regioni della Repubblica Sud-Africana,
nell’estremo come nel vicino Oriente.
Il viaggio in aree iperendemiche espone concretamente al rischio
di contrarre la febbre tifoide, qualora non vengano seguite scrupolosamente
le misure di profilassi comportamentali atte a prevenire malattie
a trasmissione fecale-orale e non sia stato eseguito un trattamento
di immunoprofilassi attiva.
- Epatite: Le stesse aree di alta endemia per febbre tifoide
sono di solito caratterizzate anche da una elevata morbosità per
epatite virale A.
La profilassi immunitaria nei confronti di tale malattia è stata
già da tempo oggetto di specifiche raccomandazioni per i viaggiatori
provenienti da paesi in cui il miglioramento delle condizioni
generali di vita e degli standard igienico-sanitari ha portato
alla riduzione della circolazione interumana del virus dell’epatite
A. Alle immunoglobuline specifiche, disponibili da molti anni,
si è recentemente aggiunto il vaccino antiepatite A, che offre
i vantaggi di una protezione attiva e a lungo termine.
In alcuni Paesi, tra cui l’Italia, è già stato registrato un vaccino
combinato antiepatite A-B, combinazione particolarmente interessante
proprio per le esigenze di immunoprofilassi per i viaggiatori
internazionali in quanto conferisce, con un solo ciclo vaccinale,
protezione contro le due malattie.
Il tasso di prevalenza di portatori cronici del virus dell’epatite
B è, infatti, particolarmente elevato nelle medesime regioni del
globo in cui maggiore è la morbosità per epatite A.
Anche soggiorni di durata relativamente breve possono esporre
al rischio di contrarre queste infezioni, soprattutto qualora
non si adottino le specifiche misure di profilassi comportamentale,
ma la vaccinoprofilassi è particolarmente indicata soprattutto
in caso di permanenze piuttosto prolungate ed in situazioni che
non diano la certezza assoluta di poterle applicare.
- Meningite: In Africa si osservano ogni anno estese manifestazioni
epidemiche di meningite cerebrospinale, nella fascia che si estende
dal Sudan al Senegal (cintura della meningite).
Il fenomeno è particolarmente evidente nella stagione secca e
la maggior parte dei casi è dovuta a N. meningitidis di
gruppo A. Il 1996 è stato uno degli anni di massima attività epidemica,
con più di 50.000 casi nella sola Nigeria; più contenuta l’attività
nel 1997, anche grazie alle campagne di vaccinazione.
La vaccinazione antimeningococcica, che è richiesta obbligatoriamente
dall’Arabia Saudita per i pellegrini, di qualsiasi origine e provenienza,
che partecipano ai pellegrinaggi rituali nei luoghi sacri dell’Islam
(Haggi - Umra) e per i lavoratori stagionali provenienti dalle
zone endemo-epidemiche, è consigliabile ai viaggiatori diretti
nelle zone interessate dalle epidemie, tenendo naturalmente presente
la tipologia del viaggio e la sua durata.
- Tetano: Quando si intraprende un viaggio per motivi di
svago si è portati a rifiutare anche la sola idea di poter avere
incidenti o subire traumi per cui sarebbe indicata l’attuazione
della profilassi antitetanica.
Il tetano è una malattia presente in tutte le regioni del globo,
con altissima endemia soprattutto nei paesi in via di sviluppo
con economia basata prevalentemente sull’agricoltura.
I dati relativi alla morbosità del tetano forniti dall’OMS soffrono
purtroppo dell’insufficienza dei sistemi di rilevazione delle
malattie infettive: soltanto i casi di tetano neonatale, notificati
nell’ambito del Programma Esteso di Immunizzazione (EPI), riflettono
con una certa attendibilità la reale situazione di questa malattia.
Un richiamo della vaccinazione antitetanica, o l’avvio del ciclo
vaccinale per i soggetti non immunizzati dovrebbe quindi entrare
a far parte del piano di vaccinazioni da effettuare prima di un
viaggio all’estero; se il viaggio viene effettuato per motivi
di lavoro, poi, la raccomandazione assume quasi il carattere di
imperatività.
Considerando anche la riemergenza della difterite, si dimostra
particolarmente appropriata la raccomandazione di eseguire la
profilassi antitetanica con il vaccino combinato antidifterico-tetanico;
raccomandazione recentemente ribadita nelle Circolari del Ministero
della Sanità n° 16 del 1996 e n° 11 del 1997.
La situazione della difterite è particolarmente allarmante in
Paesi che da poco si sono aperti al turismo, come quelli un tempo
facenti parte dell’Unione Sovietica. L’80% dei casi di difterite
registrati globalmente provengono infatti dalla Russia, dall’Ucraina
e da altri paesi della CIS.
- Difterite: Focolai epidemici e casi sporadici di difterite
sono stati registrati in Lettonia, Lituania ed Estonia ed in altri
Paesi, confinanti o meno con l’Ex Unione Sovietica, legati a movimenti
di persone da e per le zone maggiormente interessate da questa
epidemia che dal 1990 ad oggi ha provocato più di 150.000 casi
di malattia con letalità che in alcune aree ha raggiunto il 10%.
Sempre nella CIS è stata osservata anche, se pure in termini molto
più contenuti, una recrudescenza di poliomielite, dovuta all’interruzione
delle attività di vaccinazione per motivi bellici o per difficoltà
economiche.
Ogni anno si verificano ancora nella Regione Europea da 100 a
200 casi di polio paralitica, anche se uno sforzo coordinato tra
18 Paesi dell’area mediterranea e caucasica e dell’Asia Centrale
(Operazione MECACAR) ha portato, tra il 1995 ed il 1996, all’attuazione
di campagne straordinarie di vaccinazione antipolio, con ulteriore
sensibile riduzione dell’incidenza della malattia e assenza di
ulteriori manifestazioni epidemiche nei paesi interessati dall’operazione.
- Poliomelite: Aree endemiche per polio sono ancora presenti
in Africa ed in gran parte dell’Asia, particolarmente nel sub-continente
indiano; anche qui vengono condotte operazioni straordinarie di
vaccinazione, quali le Giornate Nazionali di Immunizzazione, supportate
dall’OMS, dall’UNICEF e da Organizzazioni internazionali non governative,
per il conseguimento dell’eradicazione globale della polio.
Anche la vaccinazione antipolio dovrebbe quindi essere presente
nella programmazione di un piano di vaccinazioni prima di un viaggio
internazionale, tenendo nella debita considerazione lo stato vaccinale
del soggetto, la tipologia del viaggio (turismo o lavoro), la
presenza di focolai epidemici o di endemia nella zona meta del
viaggio.
Per concludere questo excursus sulle patologie infettive che possono
costituire un rischio nel corso di viaggio internazionali, vogliamo
dedicare un breve accenno a due patologie vettoriali, con diverse
aree di distribuzione, prevenibili per mezzo di vaccinazione.
- Encefalite: L’encefalite giapponese, di cui è
responsabile un virus che, come quello della febbre gialla e della
dengue, appartiene alla famiglia dei flavivirus, presenta alta
endemia, in India e nel Sud-est asiatico, nelle Filippine, in
gran parte della Cina ed in Giappone.
La malattia, trasmessa da zanzare del genere Culex, è considerata
un serio problema di sanità pubblica in queste zone, e la vaccinazione,
con vaccini a base di virus uccisi, viene praticata in modo piuttosto
estensivo nell’infanzia.
Per il viaggiatore occidentale è, al momento, piuttosto problematico
disporre di questo vaccino, il cui maggiore produttore è una ditta
giapponese; soltanto da poco tempo il vaccino è distribuito anche
negli Stati Uniti. La vaccinazione è particolarmente indicata
in caso di soggiorni prolungati, di durata superiore a 30 giorni,
in zone rurali, in cui il rischio di infezione è senza alcun dubbio
maggiore che nelle zone densamente urbanizzate.
Anche l’encefalite da zecche (TBE) è provocata da un flavivirus,
e presenta aree di endemia in molti paesi dell’Europa centrale
ed orientale e nei Paesi scandinavi; focolai di endemia sono del
resto presenti anche in Italia, nelle regioni dell’arco alpino
orientale, ed in Toscana.
Il vaccino, a base di virus uccisi, viene utilizzato correntemente
in alcuni Paesi europei, soprattutto in soggetti residenti in
aree endemiche o appartenenti a categorie professionali particolarmente
esposti al rischio di contatti con i vettori delle malattie.
La vaccinazione è indicata in caso di viaggi che prevedano escursioni
in zone boscose o con vegetazione arbustiva che costituiscono
l’habitat preferito dalle zecche.
L’azienda produttrice ha già avviato l’iter per la registrazione
del vaccino TBE, che dovrebbe quindi essere disponibile anche
sul mercato italiano tra breve.
- Profilassi Internazionale. Il piano delle vaccinazioni
da effettuare prima di un viaggio internazionale deve quindi tenere
contro dell’epidemiologia della zona meta del viaggio, della durata
del soggiorno, delle caratteristiche del viaggio, della necessità
di effettuare la profilassi farmacologica nei confronti della
malaria; elementi non trascurabili sono il tempo a disposizione
prima della partenza, ed anche l’età e la personalità del viaggiatore.
Alcune vaccinazioni (antiepatite B, antiepatite A
con vaccino da 720 EU, antipolio, antitetanica-difterica)
richiedono la somministrazione di più dosi, con intervallo minimo
tra le prime due dosi di almeno 4 settimane. Il vaccino antiepatite
A contenente 1.440 EU conferisce protezione già dopo la prima
inoculazione, e necessita del completamento della schedula a distanza
di 6 o 12mesi con una seconda somministrazione.
La vaccinazione antiamarillica, l’antimeningococcica,
l’antitifica con antigene Vi (iniettabile), la BCG, la antimorbillo-parotite-rosolia
(particolarmente consigliata per i piccoli viaggiatori) vengono
somministrate in unica dose, con inizio della protezione dopo
periodi variabili da 10 giorni (antiamarillica) a due mesi (BCG)
dalla inoculazione.
Più vaccinazioni possono essere eseguite contemporaneamente nella
stessa seduta senza interferenze nelle risposte anticorpali.
E’ stato dimostrato che i farmaci impiegati comunemente per la
profilassi antimalarica (clorochina, meflochina) determinano
una risposta anticorpale meno efficiente se somministrati contemporaneamente
alla inoculazione di vaccini, che dovrebbero pertanto essere somministrati
almeno 15 giorni prima dell’inizio della profilassi antimalarica
e, in caso di stretta necessità, al più tardi 3 giorni prima
dell’avvio di questa.
La profilassi antimalarica, del resto, deve essere iniziata una
o due settimane prima della partenza ma è soprattutto importante
che essa venga prolungata per non meno di 5-6 settimane dopo il
ritorno; essa quindi, può essere differita fino all’ultimo momento
"utile" prima del viaggio.
Il vaccino antiamarillico è controindicato in gravidanza
e, al pari di altri vaccini a base di virus viventi attenuati,
è controindicato per i soggetti con alterazione dell’immunocompetenza.
Esso non va, inoltre, somministrato a bambini di età inferiore
a 12 mesi.
Le vaccinazioni eseguite debbono essere annotate su un apposito
libretto internazionale di vaccinazione, stampato secondo il modello
approvato dall’OMS e distribuito dal Ministero della Sanità.
Per la vaccinazione antiamarillica, unica vaccinazione richiesta
obbligatoria a livello internazionale per l’ingresso in alcuni
paesi, l’annotazione sul libretto di vaccinazione approvato dall’OMS
deve essere effettuata riportando anche la denominazione del vaccino
utilizzato, la data, il Centro autorizzato in cui la vaccinazione
è stata eseguita, il nome ed la qualificazione professionale del
vaccinatore.
- Passaporto Sanitario
Il certificato di vaccinazione internazionale è un
documento individuale, che non può quindi essere rilasciato a
titolo collettivo, neanche nel caso di minori che viaggiano accompagnati
dai genitori.
La vaccinazione anticolerica non viene più richiesta ufficialmente
da nessuno dei Paesi aderenti all’Organizzazione Mondiale della
Sanità.
D’altra parte, la stessa OMS da tempo ne sconsiglia la somministrazione
a causa della scarsa efficacia protettiva e per il falso senso
di sicurezza che esso potrebbe indurre nei vaccinati.
L’efficacia protettiva dei tradizionali vaccini anticolerici
(iniettabili) è stata stimata nell’ordine del 30-50%; essi quindi
non prevengono tutti i casi di malattia e non riescono a prevenire
l’instaurarsi di uno stato di portatore inapparente e quindi l’introduzione
di V. cholerae in territori indenni.
Migliore efficacia protettiva nei confronti della malattia sembrano
avere i nuovi vaccini anticolerici prodotti per mezzo dell’ingegneria
genetica e a somministrazione orale.
Il loro uso è, anche in considerazione del costo ancora piuttosto
elevato, riservato a situazioni particolari (militari, operatori
sanitari, interventi di profilassi in campi profughi).
Poiché anche i vaccini anticolerici orali non riescono a prevenire
l’instaurarsi dello stato di portatore che nella misura del 30-40%,
il loro uso non è raccomandato per i viaggiatori internazionali.
Inoltre, nessuno dei vaccini anticolerici è efficace nei confronti
del V. cholerae O139 Bengala e, pertanto, la profilassi
del colera deve risiedere nello scrupoloso rispetto delle norme
per la prevenzione delle malattie a trasmissione fecale-orale.
Salvatore Squarcione
Loredana Vellucci
Ministero della Sanità
Dipartimento della Prevenzione
Ufficio Profilassi Malattie Infettive
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